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Riportare la salute al centro della sanità

Mangiare meno formaggio. Non andare in moto a fare la spesa. Arrivare alla partita di calcetto in tempo per fare il riscaldamento. Evitare di dormire a pancia sotto. Appena fa meno freddo, fare un’ora di corsa alla settimana. Ecco la mia “top five list”.

Qualcosa del genere la propose Howard Brody alla medicina statunitense un paio di anni fa (l’articolo è accessibile sul sito del New England Journal of Medicine). Si tratta di scegliere in modo saggio tra le opzioni disponibili, non di “tagliare” i costi della medicina in maniera indiscriminata. La tesi di Brody ha ispirato la campagna Choosing Wisely che sta riscuotendo sempre più consensi, non solo negli Stati Uniti. Ne ha parlato anche Salute internazionale, con un post molto esauriente di Alfredo Zuppiroli.

Dietro sollecitazione di Brody, diverse società scientifiche hanno scelto e pubblicamente indicato cinque procedure diagnostiche o trattamenti di cui il servizio/sistema sanitario potrebbe tranquillamente fare a meno. Una provocazione intelligente ha dunque messo in moto una risposta altrettanto convincente e probabilmente utile. In chiusura d’anno, al momento di formulare buoni propositi e gli auguri per la stagione che si apre, viene voglia di spingersi ancora un pochino più in là, oltre lo steccato con cui la medicina accademica nordamericana sembra aver recintato il problema.

Primo punto: è necessario sottolineare con maggiore enfasi che il problema è nella necessità di cure più appropriate e non nell’urgenza di spendere meno. Del resto, ogni cura efficace dovrebbe essere garantita gratuitamente, come diceva Archie Cochrane, a prescindere dal suo costo. Se c’è qualcosa di urgente è riproporre a medici, infermieri, farmacisti e dirigenti sanitari la necessità di basare su evidenze scientifiche affidabili le decisioni cliniche e le strategie di sanità pubblica. Una prestazione sanitaria inefficace è da evitare anche se costa poco, in buona sostanza. In un’intervista rilasciata a proposito della giornata in onore di Alessandro Liberati, Carlo Saitto ha raccomandato di rimettere la salute al centro della medicina: significa non prescrivere cose inutili, non pensare ad accontentare il malato o le industrie e riflettere sulla sostenibilità economica solo nella scelta tra strategie di pari efficacia.

Secondo punto: nonostante la buona volontà di alcune associazioni americane, è improbabile che la spinta per un cambiamento del genere possa venire dalle società scientifiche. Già ampiamente “sotto scacco”, ricordava nel suo libro On the take Jerome Kassirer, non sembrano essere soggetti capaci di anteporre il bene della comunità agli specifici interessi della disciplina che – stringi stringi…- sono chiamate a difendere. Per scegliere con saggezza è indispensabile una visione più alta, libera da interessi di parte, multidimensionale e multidisciplinare; potenzialmente, potrebbero recitare un ruolo chiave quelle associazioni che motivano e accolgono operatori di diverse professionalità, attivi negli ambiti sanitari più vari.

Se le istituzioni sanitarie e sociali pubbliche scegliessero saggiamente, è a questi interlocutori che dovrebbero guardare.

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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…