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La più intelligente era la sala

Metti cinquecento persone in una sala e non riesci a distinguerne i volti. Ho provato questa sensazione venerdì scorso a Bologna, durante la giornata organizzata per ripartire con un anno migliore tra solo una quindicina di giorni. “Devi cambiare gli occhiali, sei in un’età critica”. Vero, devo cambiare gli occhiali.

Queste, di lenti, mi hanno fatto credere che più di un amico non fosse riuscito a essere presente per timore di emozione o neve o scioperi. In queste ore, internet mi dice che non è così e – via mail o sulle pagine facebook dell’evento e del gruppo di Slow Medicine – leggo commenti, vedo foto fatte col cellulare, lacrime, sorrisi, entusiasmi e anche dissensi che non speravo di scoprire.

Metti cinquecento persone in una sala e forse è giusto non riuscire a distinguerne i volti. Non era semplice scegliere la parola chiave di un incontro del genere: molteplicità era la più vera, forse, perché testimonianza di diversità anche marcate tra i curatori, tra gli autori degli interventi, tra i partecipanti. Diversità di biografie, di bibliografie, di letture e scritture, di sensibilità musicali (dal Mahler di Rodolfo Saracci al John Cage di Maurizio Bonati, che più d’uno ha scambiato per un audio … rovinato) o di predilezioni pittoriche (dal Tiziano di Richard Smith al Giotto chiesto da Hazel Thornton come sfondo della propria lettura). Diversità che si riflettevano anche negli occhi di chi ascoltava guardava seguiva: nitidamente confusi l’uno accanto all’altro.

Cinquecento persone attente e ciascuna a suo modo impegnata in un tifo personale per il relatore preferito: chi ammirato dalla presenza scenica di Richard Smith, chi concentrato su Domenighetti (qualcuno ha scritto “bravo e tenero nella sua agitazione da studente all’esame”); tanti colpiti dalla visione di Sir Iain Chalmers, vera guida consistente per tutti i presenti; molti sedotti da Gianni Tognoni e dal puntuale richiamo a riportare in un contesto di ordinaria sofferenza ogni ragionamento troppo astratto o dimentico della scelta radicale tra i sommersi e i salvati…

L’inaffidabilità della vista aiuta a confermare che non c’era nessuno “migliore” degli altri. Nessuno capace di motivare i presenti più di quanto non avesse saputo fare chi lo aveva preceduto nel parlare. Nessuno più intrigante o preparato o esaustivo nella propria esposizione. David Weinberger avrebbe detto che la più intelligente era la sala: il discorso della “wisdom of the crowds”, in un caso del genere, non funziona perché “quando la conoscenza entra a far parte di una rete, la persona più intelligente della stanza non è la persona che tiene la lezione davanti a noi, né è la saggezza collettiva delle persone presenti. La persona più intelligente nella stanza è la stanza stessa: la rete che unisce persone e idee presenti, e le collega con quelle all’esterno. (…) Il nostro compito è imparare a costruire stanze intelligenti, cioè imparare a costruire reti che rendano noi più intelligenti”.

Però, Mark Zuckerberg disse un giorno che i network non si creano: esistono. Il 14 dicembre abbiamo avuto conferma che quella rete fatta di prossimità, di sensibilità simili se non uguali, di aspirazioni condivise se non identiche può certamente rinsaldarsi e tornare ad avere visibilità e impatto nella sanità del nostro paese.

E’ proprio l’eterogeneità del gruppo a costituire la sua forza.

La citazione di David Weinberger è tratta dalla edizione italiana del suo libro Too big to know: La stanza intelligente: la conoscenza come proprietà della rete. Torino: Codice Edizioni, 2012.

Comments

1 Comment

Giovanna Baraldi

Ho conosciuto e stimato Alessandro Liberati e amato, letto e riletto le lezioni di Calvino ma non ho potuto partecipare al ricordo che Bologna ha voluto fare di loro e insieme. Il racconto della sala intelligente lo trovo bellissimo e vedo la sala e mi sento anche io presente in quella sala, in mezzo a quelle teste, menti, intelligenze fantastiche, idee, conoscenza, ricordi, differenze, emozioni e commozioni. E penso che sono diventate una unica cosa negli stessi valori.


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Ho avuto il privilegio di seguire le lezioni del professor #Massimiano Bucchi, che in questo breve video, in collaborazione con la rivista @forwardRPM, parla del valore degli errori. #fallimento #Io&Tech youtube.com/watch?v=zdHZpy… @MassiBucchi

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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