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Strage da PowerPoint

Manca poco alla fine della stagione congressuale: stringiamo i denti.

Gran parte delle migliaia di partecipanti a convegni di ogni ordine e grado (per lo più “terzo”, l’ordine, e basso, il grado) è stata vittima della temutissima sindrome da PowerPoint: una guerra che non fa prigionieri, una strage che accomuna pubblico e relatori. Eppure, le regole fondamentali si conoscono, spiegate in diversi utili libri, a iniziare da uno dei più recenti e riusciti, Listen write present, di Stephanie Roberson Barnard e Deborah St James. Il lavoro delle due autrici è impeccabile e brilla per sintesi e chiarezza. Un esempio di comunicazione integrata che coniuga libro tradizionale, e-book, sito e social networking (FacebookTwitter e anche Pinterest…).

Già sarebbe qualcosa se tu, “bravo relatore”, sapessi che…

  • La gente è venuta per vederti parlare, non per ascoltarti leggere
  • Non devi inserire più di una frase per diapositiva
  • Devi usare un solo carattere e di dimensioni tali da essere letto da ogni punto della sala
  • Devi dimenticare che esistono le tabelle (non importa se con pochi o molti numeri)
  • Devi scegliere immagini non didascaliche che suggeriscano associazioni di idee
  • Devi usare fotografie: “belle” e a medio-alta risoluzione.

Dopotutto, non sembrano regole così severe: perché allora non le segui? Perché …

  • Consideri raggiunto il grande risultato: apparire sul programma del convegno o sul libro degli abstract
  • Pensi che preparare la presentazione è una rottura di palle che ti saresti volentieri risparmiata
  • Sei convinto di non avere tempo o di non poter sintetizzare: a te sembra sia tutto fondamentale così che anche se ti sono stati assegnati 10 minuti prepari 20 diapositive
  • Costruisci le slides pensando a cosa è importante per te invece di chiederti cosa è importante per chi è venuto ad ascoltare.

E’ così difficile farti cambiare abitudini che sarebbe ora che chi organizza un convegno ingaggiasse un tutor per i relatori. Fare ricerca è importante. Comunicare obiettivi, metodi e risultati della ricerca è molto importante.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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