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L'Italia ha due sistemi sanitari

Qual è l’impatto dei grandi network di ricerca sui sistemi sanitari? La risposta arriva da Jeremy Grimshaw, cochair della Cochrane Collaboration alla riunione annuale della rete italiana.
Per un brutto scherzo del destino, sede del convegno è l’aula magna del Policlinico di Modena, quello dal quale partivano telefonate come questa: «Sono soldini, facendo una cosa e n’altra, arrivo a porta’ cinquemila euro a casa, capito? Senza spremermi tanto, piglio i soldi sotto banco, un bordello di soldi, li fatturo ad una onlus, perché porto avanti studi clinici e c’ho le aziende che mi propongono contratti…»
Così confidava al telefono (intercettato) il 16 giugno 2011 il medico Alessandro Aprile. Sodale di Giuseppe Sangiorgi, emodinamista che l’11 luglio 2011, parlando con Carlo Briguori, responsabile di emodinamica a Napoli, si lamentava – riporta il Corriere della Sera – delle difficoltà di convincere i pazienti a mettere il catetere, fondamentale per certi tipi di ricerche: «Mi dicono: perché mi devo cateterizzare? E tutte queste puttanate qui! Siamo riusciti a fare a 7 casi… si sono fatti cateterizzare…»
Due giorni dopo, il medico Luigi Politi, 34 anni, ora ai domiciliari, sembra aver trovato una soluzione: «Sto aspettando di beccare un paziente che ha già il catetere – dice a Sangiorgi – e poi vado di nascosto a prendergli il piscio. Ho anche detto ai ragazzi di cui mi posso fidare: “Quando vedete uno con un catetere, mi fate uno squillo, segnali di fumo”.»
Questo insieme di illegalità costituiva “ricerca” e, forse inutile aggiungerlo, produceva articoli: «Tanto alla ditta gli va bene, tanto lo pubblica…». Il primo luglio 2011, al telefono con la specializzanda Raffaella Marzullo, Sangiorgi afferma: «Adesso vedo, tanto qui bisogna inventarsi i dati…».
Torniamo alla domanda iniziale: quale impatto hanno i network di ricerca sui servizi sanitari?
Una risposta onesta sarebbe: c’è rete e rete.
Una come quella dalla cardiologia modenese ha un impatto molto forte: determina morti evitabili di pazienti ignari, consuma enormi quantità di risorse, genera letteratura scientifica spazzatura (a proposito, vai su Pubmed e cerca semplicemente ‘sangiorgi g modena mg’). Quella della Cochrane Collaboration ha purtroppo un impatto molto modesto in Italia, nonostante nel mondo coinvolga più di 20 mila revisori e siano disponibili migliaia di documenti potenzialmente molto utili per prendere decisioni basate su evidenze.
Dello scandalo di Modena, il ministro Balduzzi ha detto che ciò che è avvenuto è un fenomeno “marginale”: beato lui che è così tranquillo.
Una cosa è certa: esistono due “sanità” molto diverse tra loro, quasi opposte.
Il problema è che occupano gli stessi spazi, vivono gli stessi ambienti, usano le stesse riviste.
L’una è ombra dell’altra, ma in un clima così opaco può diventare difficile distinguerle.

Comments

1 Comment

Vincenzo

Sono scioccato. Ho cercato in Web of Science, hanno 27 lavori, almeno tre sono collegabili ad un potenziale interesse commerciale guardando il titolo, ma molti altri sembrano disinteressati. Citazioni poche, ma i lavori sono recenti. Mah! Perchè fare questo? Per i soldi? Non ne avevano abbastanza? Ed il comitato etico, dov’era? Hanno fatto senza? Mah!


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…