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Innovazioni a portata di mano

Questo post è sull’innovazione tecnologica. Quindi, attenti perché è molto importante.

Gli appartamenti piccoli sono più richiesti perché le famiglie sono sempre meno numerose; per lo più mononucleari, ma spesso unipersonali. Si vive da soli, insomma. Anzi: sei volte su dieci una ultrasessantacinquenne da sola. Case più piccole e bagni più piccoli, in cui tutto è a portata di mano: pure troppo, che quasi puoi lavarti i denti seduto. Serve dunque a poco o a nulla il cosiddetto “rotolo della disperazione”: la carta igienica intonza vicina a quella in corso di utilizzo. Che poi, a dirla tutta, non è così frequente avere talmente furia di andare in bagno da non potersi consentire uno sguardo alla riserva per capire se cautelarsi o meno con un po’ di scorta di sicurezza. Serve a poco perché la confezione di rotoli (ormai inevitabilmente “salvaspazio”) è comunque a distanza di un braccio.

Ciò premesso, un oggetto come il portarotolo con riserva è sottoutilizzato o desueto, buono solo per gli hotel (dove, ma dimmi tu, l’avvio del rotolo è ripiegato a formare una freccia che indica chissà dove e cosa); quando sopravvive nelle case, si presta ad un nuovo differente uso, certamente utile dal lato culturale ma forse anche da quello psicologico e, secondo alcuni, sanitario. L’alloggio superiore può diventare elegante ripiano porta libri, da scegliere con saggezza nella vasta offerta di tascabili degli editori vuoi di saggistica vuoi di narrativa.

Avranno finalmente un senso i Sassi pubblicati da Nottetempo (che se li metti in uno scaffale normale li perdi per sempre); capirai (era ora) perché mai, ad Iperborea, hanno scelto di fare libri stretti e lunghi (come una notte norvegese?) di autori che si chiamano come sedie di Ikea; potrai provare a infilarci un mini di Minimum Fax, una collana davvero assorbente; sarà il luogo ideale per vedere crescere la Biblioteca Minima di Adelphi.

Per un aiuto a scegliere basta visitare un blog molto più bello di questo (ci vuol poco): Librobreve. E’ dedicato ai lettori dalla palpebra pesante, quelli che leggono a letto ma proprio da sdraiati, che se il libro pesa dopo un paio di pagine gli fanno male le braccia e dopo due o tre giravolte tra le lenzuola fanno un’orecchia alla pagina e si mettono a dormire.

Ma non è in discussione la palpebra pesante, qui; piuttosto la peristalsi scoordinata, l’onda rallentata al punto che la permanenza in bagno da piacere si fa passione e il bisogno, più che impronunciabile, è impossibile. Che la lettura sia una via d’uscita (è il caso di dire) più che probabile è dimostrato (semi) scientificamente: le “evidenze” dicono che chi, sul trono bianco, legge si sente meno costipato. Dunque è anche più sereno (con un trascurabile side effect che taceremo, per non compromettere questo splendido ragionamento). Pratica dunque risolutiva e raccomandabile senza se e senza ma? Forse, con qualche cautela segnalata da un microbiologo inglese al Guardian: Val Curtis, dell’Hygiene Centre della London School of Hygiene and Tropical medicine, raccomanda di evitare che l’oggetto che leggiamo si trasformi in uno strumento di contagio. In poche parole: leggiamo pure, poi mettiamo via la rivista o il libro, concludiamo la nostra pratica di igiene quotidiana e ci laviamo bene le mani. Guai a sovvertire l’ordine delle cose.

Ancora una cautela: sulla carta plastificata i microbi campano di più, quindi privilegiamo copertine ruvide e carta usomano (così si chiama: tutta attaccata, usomano). Ed evitiamo di smanettare con l’iPad o l’iPhone. Un device su sei è contaminato da materiale fecale e non è il caso di far peggiorare le statistiche.

Questo post è sull’innovazione tecnologica, dicevamo (Berkun, 2011). Perché

  • conferma che pensare ad un uso diverso e vantaggioso di qualcosa già esistente può provocare un cambiamento
  • che, nel caso specifico, è un cambiamento che risolve un problema (avere qualcosa da leggere a portata di mano) senza crearne altri
  • dimostra che anche i cambiamenti a costo zero possono rivelarsi una reale innovazione
  • perché la soluzione trovata ha un possibile, benefico impatto sulla qualità di vita
  • perché l’innovazione introdotta può anche tradursi in benefici per la società e l’economia: gli editori hanno un motivo valido, finalmente, per produrre tascabili.

Come dice John Maeda, nessuna cosa che abbia il valore per provocare una trasformazione è possibile senza una visione. Quindi, apri gli occhi, che il nuovo è talvolta davvero a distanza di uno sguardo.

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Quali regali dell'industria al medico? | DottProf

[…] L’innovazione è ciò che ti cambia la vita in meglio. Il progresso è innovazione. La novità non è innovazione. Questa è una ripetizione, ma qualche volta vale la pena. L’innovazione va alimentata, soprattutto quella con cui convivi quotidianamente, tipo quella descritta nel post di parecchi mesi fa [puoi leggerlo qui]. […]


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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardrpm/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…