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Il ragazzo che amava fare cose insieme

Erano gli anni nei quali, dopo un decennio segnato da lutti e lacerazioni, la passione ostinata di chi cercava comunque di andare oltre il presente progettava in campo sanitario una Riforma “molto matura a parole e così poco pronta nelle cose e nelle strutture”. Si trattava di un cambiamento che metteva il nostro paese in una posizione di eccellenza internazionale ed era dovuto alla determinazione di pochi Maestri della politica sanitaria capaci, in quegli anni, di indicare la strada a molti giovani che, nei successivi trent’anni, avrebbero garantito la continuità di quella conquista, proteggendo e attualizzando via via i principi fondanti che l’avevano ispirata.

Alfredo Pisacane era ragazzo quando, con Maria Grazia Franzosi e Gianni Tognoni, affidò alla nostra casa editrice un manoscritto di poco più di cento pagine: un mazzo di fogli battuti a macchina e annotati a margine che giungevano nella redazione del Pensiero a distanza di pochi mesi dal lavoro al prontuario di farmacoterapia curato dalla Federazione Italiana di Medicina Generale e dal Mario Negri. Era il 1979 ed era anche “l’anno del bambino”. Cosa questo significasse non era ben chiaro ma per noi era comunque sufficiente a giustificare un sovrappiù di entusiasmo; Vittoria – che più che caporedattore era l’unica redattrice dei volumi del Pensiero – prese una matita e disegnò un bambino seduto che finì col caratterizzare una linea editoriale che nei mesi successivi si arricchì di non pochi nuovi titoli. Maria – la grafica – portò da casa una bambola di pezza, rimediò siringhe e compresse e scattò una foto che divenne la copertina di Bambini e farmaci, un libro che ha lasciato un segno nella comunicazione medico-scientifica italiana.

Nell’imminenza dell’uscita del libro, mi furono affidate le bozze impaginate per preparare un dépliant di preannuncio che fu stampato con uno sfondone che mi costò una telefonata caustica di Silvio Garattini: il Mario Negri era diventato un “Istituto Farmacologico” e, da allora, a ciò che può sembrare un dettaglio ho prestato molta più attenzione. Trovai comunque un giustificazione alla cappellata proprio nelle parole con cui il direttore dell’Istituto introduceva il libro: “Non è detto che al desiderio debba corrispondere necessariamente un risultato”.

Erano anni in cui gli editori telefonavano ai librai. Niente mail o alert; ancora niente fax. Con Giuliana e Dino dividemmo un elenco di numeri di telefono e, dopo averli chiamati tutti, la tiratura di Bambini e farmaci passò da mille a seimila copie. Si aggiungevano alle 60 mila distribuite dalla SIP alle famiglie dei propri dipendenti: tranquilli, non della Società Italiana di Pediatria si trattava, ma della azienda che allora regolava in esclusiva la comunicazione telefonica degli italiani. Presi dall’euforia per una diffusione tanto ampia quanto inattesa, partì un’altra telefonata, questa volta ad un interlocutore che davvero non c’entrava nulla: la 3M. Altre 6 mila copie, così, sulla fiducia: stavolta, al desiderio corrispondeva un risultato.

Alfredo Pisacane era ancora un ragazzo, dentro, quando dopo parecchi anni mi portò con Isabella Continisio un testo splendido, uno dei più importanti che il Pensiero abbia pubblicato negli ultimi anni: Come fare Educazione medica continua. Fu una mattina fatta di ragionare e di progetti. Il giorno dopo, mi mandò una mail; lunga, ma vale la pena: “Grazie per l’opportunità di scambio su idee su cose complicate e che meritano riflessione (anche se a livello dell’ECM nazionale sembrano forse marziani quelli che si occupano di ciò). Ma i nuovi provider non dovrebbero fare una riflessione profonda su questi temi? Su quello cioè che della formazione continua resta? E su come organizzare la formazione in base a ciò che si desidera che resti? E chi decide le competenze necessarie? E chi insegna ai formatori come favorirne l’acquisizione tra i professionisti che si aggiornano?”

Quando sentivi ragionare Alfredo era come se vedessi il mondo per il quale lui lavorava. Sembrava quasi di vedere i muri sbreccati di Napoli, come fossero la destinazione necessaria del suo agire. “Quale il compromesso giusto tra lo studio personale autodiretto e gli obiettivi educativi che servono ad un’azienda o ad un reparto per migliorare la qualità dell’assistenza? Il problema è che l’ECM è partita più su un versante normativo ambiguo (dovete fare i crediti, ma poi non succede niente se non li fate) e di business (contenti i medici che viaggiano e le aziende private che combinano marketing e detrazioni fiscali) piuttosto che di grande sforzo di progettazione per raggiungere obiettivi sensibili (es. riduzione di certi errori, miglioramento dell’appropriatezza in determinati settori, ecc). In presenza di un grande sforzo di progettazione, sarebbe utile chiedersi quanto puntare sulla verbatim e quanto sulla gist memory (e quindi quando/come usare la fad e come fare un blended intelligente, in cui le nozioni acquisite servono nell’ottica di una metaconoscenza che è quella che ti dà gli strumenti per tentare di risolvere i problemi nuovi che si presentano ogni giorno, con i singoli pazienti o con i gruppi.).

A volte mi sento avvilito, perché sento il vuoto di progettazione sia a livello nazionale che regionale (almeno in Campania). E molte aziende utilizzano la formazione solo per mettere le carte a posto senza minimamente porsi il problema della crescita professionale dei propri professionisti. Un ministero intelligente farebbe sorgere e promuoverebbe decine di esperienze come quelle di Bolzano, per ricavarne indicazioni sui fabbisogni formativi, sulla capacità dei docenti, sulle metodologie didattiche. Purtroppo non è così.”

Alfredo era ancora un ragazzo quando, nel chiudere la mail, mi raccomandava di “pensare positivo”. Tipicamente sua era l’aggiunta: “insieme”. Pensare positivo insieme.

Torno al capitolo conclusivo di “Bambini e farmaci” che ha un titolo oggi ancora più attuale di allora: Verso una pratica sanitaria basata sulla partecipazione? In chiusura, i tre autori avevano scelto di mettere una Premessa che sottolineasse come quelle 150 pagine e tutto il lavoro che le aveva generate sarebbero servite solo se si fossero rivelate “uno strumento di dialogo e di comprensione comune tra operatori sanitari (medici e non) e la gente”. Sono pagine che andrebbero riprese e ripubblicate oggi e ancora domani perché hanno anticipato mille altre iniziative, progetti, percorsi mirati a incentivare la partecipazione delle persone alla gestione della propria salute e della propria vita sociale.

Alla fine, Alfredo resterà un ragazzo anche domani che non sarà più con noi, perché sarà come se continuassimo a fare cose insieme. Ai ragazzi piace.

Comments

27 Comments

rino panico

Grazie per questo ricordo di Alfredo. Pur consapevole della grave malattia che lo aveva colpito ha sempre “pensato positivo” fino alla scorsa settimana: un maestro di vita. La collaborazione con Alfredo rimane una delle esperienze più significative della mia vita, alla ricerca di quel senso giusto da perseguire perchè tutti INSIEME possiamo migliorare il mondo della tutela della salute

giuseppe cirillo

Alfredo è stato per noi studenti del ’78 una voce coerente con i grandi maestri della medicina democratica e di comunità, una voce fuori dal coro.
La pediatria campana non ha favorito i suoi due grandi filoni di interesse (la farmacologia clinica e la public health) anzi li ha sempre ostacolati ed i risultati purtroppo si sono visti. La logica del mercato e del potere ha reso non facile il cammino di Alfredo. Onore alla sua purezza di cuore ed al suo amore per le giovani generazioni.

Pierpaolo Mastroiacovo

Alfredo, lo ricordo con affetto, con stima. Uno dei pochi che è riuscito a coniugare nella vita quotidiana i principi della medicina basata sulle evidenze e la medicina basta sulla relazione medico-paziente. E’ stato anche un vero maestro, basta leggere i manuali da lui curati, aver partecipato ai suoi interventi a corsi o congressi, aver parlato con i suoi allievi (sono sicuro che la parola allievi però non gli sarebbe piaciuta, ha sempre avuto relazioni forti, tra pari). E’ anche stato un coerente “uomo contro”, inflessibile. Una vera GRANDE perdita per tutti noi. Una voce della coscienza che ci mancherà moltissimo.

Gaetano Liotta

L’incontro con il prof. Pisacane è stato per me un momento felice. Lo ricordo per la sua semplice, caparbia e ostinata fermezza nel credere nel suo lavoro. Fiero e sicuro, era capace di catalizzare l’attenzione per ore, senza eccedere, come amava ricordare negli incontri che ci hanno visto partecipi. La sua notorietà mi era giunta perché miei colleghi e suoi studenti mi avevano anticipato una caratteristica particolare, assente nella quasi totalità dei professori universitari: “…è amico degli infermieri”. Ed era vero. Non un’amicizia superficiale e di convenienza: credeva nel lavoro e nella professionalità degli infermieri più degli infermieri stessi. Peccato che persone così aperte e sensibili siano quasi sempre destinate a lasciarci prima dell’umana accettazione. Non mancheremo di ricordarlo nel perseguire e proseguire in quella che è stata la sua opera di educatore fuori dagli schemi preordinati. Oggi siamo un po’ più soli.

Ernesto Mezza

La perdita di un amico ti lascia sempre un vuoto dentro. Il dolore che provi, talvolta, prescinde dalla frequentazione. Per un attimo ti meravigli in po’ di quanto sia intensa la tristezza che ti prende. Ma poi ci ragioni e capisci che quando ci lasciano persone come Alfredo non è solo il tuo dolore che avverti, ma quello di un’intera generazione che sa di perdere uno tra i migliori!

antonietta totaro

Il Prof. Pisacane è stato per gli infermieri del Policlinico Federico II un faro. In un mondo accademico che vive solo in funzione di sé stesso, ha voluto condividere le proprie conoscenze anche con gli infermieri. Ha formato molte coscienze e attraverso un gruppo di “visionari” ha raggiunto anche chi era più restio al cambiamento. La sua direzione dell’Ufficio Unico di Formazione è stata un grande esempio di democratizzazione dei saperi. E’ pensando al suo insegnamento che continueremo a perseguire il sogno di professionisti emancipati.

benedetto scarpellino

Alfredo era appena rientrato al II Policlinico di Napoli da un’importante esperienza umana e professionale in Africa. Fui il suo primo “interno pre-laurea”, era il 1983. Lo considero il mio unico Maestro, perchè è stato l’unico a volermi insegnare qualcosa; da altri ho “rubato” poco altro. Ho collaborato con lui ininterrottamente fino al 1997 e poi ancora, seppur sporadicamente, fino a qualche anno fa. Il “qualcosa” che mi ha insegnato Alfredo è in realtà tutto quello che cerco di mettere in campo nella mia quotidianità professionale, quel “qualcosa” è dunque tutto quello che so fare a tutela della salute dei bambini.
Alfredo ha ricevuto meno di quanto ha saputo dare, i suoi collaboratori hanno ricevuto tanto, ma solo da lui.
Ho timidamente provato a contattarlo nel momento più difficile, poi mi sono fatto da parte, non so se per vigliaccheria o per un senso di impotenza e frustrazione. Proprio qualche giorno fa, insieme ad un altro ultradecennale frequentatore della sua stanza, sempre aperta, avevamo pensato di farci forza e “imporre” la nostra presenza. Non abbiamo fatto in tempo… e solo oggi abbiamo appreso della perdita del Maestro. Quello che ci rimane è il desiderio, nel nostro piccolo, di continuare a “essere pediatri” come lui ci ha insegnato: anche contro gli adulti, se necessario, ma sempre a difesa dei bambini.

iginio di fraia

Ho sempre ammirato il suo modo semplice di essere una persona per bene che non prestava il fianco ad alcun compromesso. Questo signore ci mancherà moltissimo.

luigi quagliata

Caro Alfredo, la mia barca è vuota senza di te, andare per mare adesso mi gonfia il cuore di nostalgia pensando alle nostre pescate, ai nostri silenzi intervallati di poche, ma profonde e mai banali considerazioni sulla vita, sulla nostra vita e sul futuro. Negli ultimi tempi sei stato tu a fare coraggio a me per il destino che tu eri consapevole si doveva compiere. Mio buono e coraggioso amico, arrivederci.

ROSETTA PAPA

Se le mamme e soprattutto i bambini di Napoli sapessero quanto del suo tempo e della sua competenza ed ancora quanto della sua passione Alfredo ha dedicato al loro benessere, la pioggia che oggi ha coperto le strade della Città dovrebbe contenere tutte le loro lacrime.

Gianfranco

C’è chi vive senza vivere e chi muore senza morire. Caro Alfre, mi sa che tu fai parte di questi ultimi: tutto quello che sei stato e che sei difficilmente scomparirà. Grazie di tutto!

maria

caro alfredo
è difficile trovare le parole per descrivere la tua perdita.
Hai impersonato tutto quello che nella nostra immaginazione c’è di “eroico”. Delle tue parole nessuna era mai detta a caso e si respirava passione e coraggio a parlarti insieme. Grazie per aver condiviso esperienze grandi, come l’Africa, la pediatria, la formazione, le battaglie sull’allattamento e sui farmaci, ma anche l’emozione di crescere i nostri figli. Il tuo ricordo, il tuo pensiero e le tue idee vivono nel nostro cuore e nella nostra mente. Un abbraccio

francesco lotito

Ho saputo via Gianfranco Mazzarella sulla mia posta elettronica che Alfredo Pisacane non c’è più.
Ho avuto l’onore di scrivere qualche articolo per lui e con lui di ortopedia pediatrica e di prevenzione. Competente, molto competente e come tutti quelli che sanno, preciso, puntuale e sempre pacato. Un esempio in questo mondo di arrivisti ed arrivati, vera “crisi” del nostro sistema.
Un abbraccio alla sua famiglia che sappia quanti di noi l’hanno stimato.
Francesco M. Lotito

maria

Caro Alfredo
È difficile descrivere a parole quanto ci manchi. Ci manca il confronto umano e professionale su una medicina e pediatria più equa, più corretta e più democratica. Ci mancano la tua ironia, il tuo spirito e il coraggio con cui affrontavi i problemi, l’intelligenza e l’empatia con cui trovavi soluzioni semplici alla complessità della medicina, la tua capacità di comunicare con tutti in modo attento, appropriato e comprensibile, di incoraggiare i giovani con un sorriso, trovando sempre le parole giuste. Grazie Alfredo, per aver condiviso con noi esperienze significative in Africa prima e in Italia poi, dalle battaglie per la salute dei più poveri, per l’allattamento, per i farmaci efficaci, per la formazione medica libera dai condizionamenti e per la promozione della salute. Grazie per esserci stato, le tue idee e i tuoi pensieri vivono nel nostro cuore e nella nostra mente. Un abbraccio.

Massimo Menegozzo

Un amico antico se ne è andato. Ciao Alfredo, rimaniamo tutti un po’ più soli.

Raffaele Iorio

Ho conosciuto Alfredo negli anni ottanta, quando da studente iniziai a frequentare l’Istituto di Pediatria diretto dal Prof. Rubino. Nel corso degli anni ho avuto diverse occasioni di collaborazione con Alfredo e anch’io ho potuto apprezzare le sue indiscusse qualità professionali ed umane che tanti amici e colleghi hanno ricordato in occasione della sua prematura scomparsa.
Mi colpisce, ma non mi sorprende, l’ampia convergenza che si è realizzata nella enumerazione delle sue peculiarità che erano altrettanti pregi e che raramente coesistono in una sola persona! … non l’ho mai visto adirato, ti insegnava le cose con semplicità ed umiltà e con una naturalezza che denotava la padronanza delle sue conoscenze.
Era capace di insegnare senza che il discente avvertisse la fatica che l’apprendimento inevitabilmente comporta.
Era capace di ascoltare l’interlocutore con attenzione e rispetto profondi consentendo a ciascuno di esprimersi al meglio.
Era capace di grandi battaglie che portava avanti con profonda onestà intellettuale, con rigore scientifico ma nello stesso tempo con garbo e lealtà. Ne sono un fulgido esempio le strenue lotte che ha condotto per la promozione dell’allattamento al seno contro le pressioni, palesi e occulte, dell’industria.
Ci mancherai, Alfredo!
Lello

giuseppina annecchiarico

Sono arrabbiata…infantilmente e consapevolmente arrabbiata con Alfredo. Semplicemente non poteva andare via così o, di sicuro per me, non avrebbe mai dovuto andare via. Sono troppi i pensieri che vorrei condividere, faccio mie le note dei colleghi e compagni di un tempo Benny, Gino e Gianfranco.
Ciao Alfredo, ora il tuo gong risuonerà più forte.

paola vairano

Caro Alfredo, ti ricordo con il fonendo al collo, con la dolcezza che sapevi portare ai bambini malati, al tuo sorriso la mattina quando entravo nella stanza che condividevamo, ai tuoi piccoli stupendi figli! mi mancherai sempre…

Francesca Cuomo

Alfredo…professore, maestro di vita, come solo i “grandi” sanno essere, umile e generoso nel donare il tuo sapere. Dietro le quinte e mai sul palco per insegnare a tutti, così te ne sei andato, in punta di piedi e senza sbattere la porta. Ciao Alfredo.

Stefano Guandalini

Perla rara, in un mondo auto-referenziale e spesso percepito, a torto o a ragione, come chiuso in una torre d’avorio, Alfredo ha saputo essere sempre se stesso, limpido, sereno, costantemente volto al bene dei più deboli tra i deboli, dei più piccoli tra i piccoli. Non ho mai saputo se possedesse il dono della fede: ma so per certo che nella vita è sempre stato un esempio splendido di come tutti noi, sedicenti cristiani, dovremmo imparare a essere. Ho letto bellissimi commenti su come hai donato a tanti il tuo sapere; ma tu non hai donato solo il tuo sapere: tu hai saputo donare te stesso. Arrivederci, Alfredo.

nunzia officioso

Caro Alfredo potrei riscrivere quasi tutto quello che ho letto, nel mio cuore ti ho ringraziato, ma c’è qualcosa di cui ti devo profondamente ringraziare: aver avuto la possibilità di esprimere sempre con verità i miei pensieri; questo è un grande dono che ho ricevuto da te.Caro Alfredo il prof Stefano Guandalini ha scritto Arrivederci ed ho avuto paura, ma è emerso anche un sorriso. Ci sei!

Ornella Piazza

Sorridimi, Alfredo! C’è tanta strada da fare ancora insieme!

Emanuele

Ho conosciuto il Prof Pisacane da specializzando, negli ultimi anni del suo insegnamento, eppure questo incontro mi ha lasciato qualcosa di importante, un nuovo punto di vista sulla pediatria, che prima di tutto e soprattutto in Italia e in Campania è medicina di comunità e educazione alla salute. Ho visto in lui la figura di un universitario che sa guardare al territorio e trasferire il metodo scientifico nella progettazione di interventi di salute pubblica, un ponte che spesso manca ma che è il significato più nobile della nostra disciplina.

monica

Con te ho capito casa significasse “Lavoro di squadra”. Ma resta solo tua la capacità di ascoltare tutti con la mente ed il cuore. Con affetto e profonda stima.

Fabiana Toscano

Ho avuto la fortuna di conoscere il prof. Pisacane lavorando insieme per lo screening uditivo neonatale. La sua presenza trasmetteva serenità, sicurezza e tanta voglia di lavorare “bene”; sempre disponibile attento ad ogni bisogno o esigenza, ha sempre messo a disposizione senza mai risparmiarsi la sua professionalità di medico e di docente. Dopo un po’, oltre al rapporto lavorativo, è nata un’intensa amicizia ed è diventato “Alfredo”, per me punto di riferimento e di forza nei momenti di maggior scoramento e non solo. Alfredo: una delle poche persone dalle quali c’è sempre qualcosa da imparare… mi manchi tanto.

Giacomo

Grazie Alfredo. Veramente.

grazia rizzolo

…nel ricordo di un mito, che viveva come un uomo semplice, in balia delle sue emozioni… come pochi! Come solo i grandi sanno fare! Grazie Alfredo!


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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…