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L'AIFA estiva e l'utilità dell'informatore

I medici che riducono gli incontri con gli informatori scientifici del farmaco o che – addirittura! – sospendono queste … “straordinarie opportunità di aggiornamento” sono i più lenti a modificare le abitudini prescrittive dopo provvedimenti delle agenzie regolatorie. Soprattutto nella medicina generale. I risultati di uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Hypertension sono allo stesso tempo clamorosi e scontati: in assenza di fonti più autorevoli e indipendenti, l’appropriatezza rischia di dipendere dal colloquio con l’ISF.

E’ un’evidenza imbarazzante e in pochi ne hanno parlato. Da una parte, sostenere l’utilità del colloquio con il “rappresentante” è quanto di meno politically correct si possa pensare. Dall’altra, l’industria si guarda bene dal sottolineare che una delle principali (forse residuali) funzioni della propria rete è mettere in luce le debolezze della concorrenza. L’attività pubblicitaria che le industrie farmaceutiche svolgono nei confronti del medico è descritta in maniera puntuale ed esauriente in un documento di cui, purtroppo, nessuno (o quasi) ha parlato, forse perché pubblicato sul sito dell’AIFA all’inizio della calura estiva. Il “Rapporto 2011 sulla pubblicità dei medicinali presso gli operatori sanitari in Italia” curato da Gabriele Angiello, Sabrina Giacomelli e Ivan Pruni spiega le ragione della principale distorsione della comunicazione farmaceutica verso il medico: “l’occultamento degli elementi che qualificano la natura promozionale” del documento (in sostanza: le aziende non inseriscono la data di deposito all’AIFA e non includono il Riassunto delle caratteristiche del prodotto – scheda tecnica –  nelle brochure che lasciano ai medici) compromette il rapporto tra le parti, rendendolo asimetrico e non trasparente. Ma non incontrare l’informatore è una soluzione?

Probabilmente no. Quella che, nel libro L’età dell’ignoranza, Fabrizio Tonello chiama “la pratica del confronto” è il solo strumento che abbiamo a disposizione per migliorare il benessere collettivo attraverso la promozione della cultura. Parlare, discutere, litigare è la via obbligata per crescere. Tanto più in un Paese, come il nostro, in cui la lettura è una pratica desueta e, molte volte, anche chi legge non capisce. Riporta Tonello che il 46 per cento degli italiani ha difficoltà nel reperire un’informazione in un testo breve e semplice come un articolo di giornale. Del rimanente 54 per cento solo il 2 per cento riesce anche “a fare deduzioni o interpretare linguaggi specialistici”. L’Italia è il Paese europeo con la peggiore competenza matematica, che è sempre di più “l’impalcatura su cui si regge il mondo in cui viviamo”. Competenze che non servono – purtroppo – per interpretare queste, di cifre, talmente disastrose da lasciar prevedere che tra poco anche i medici e i farmacisti non saranno più in grado di leggere l’etichetta della confezione di Aspirina perché analfabeti (di andata o di ritorno), come Robert De Niro, pasticciere del film “Lettere d’amore”. E ci voleva Jane Fonda per recuperarlo…

A pensar male, tutto si spiega. Le industrie farmaceutiche continuano a liberarsi degli ISF (vedi le ultime cattive notizie su Informatori.it) e affidano la quasi totalità della propria “informazione” a reprint di articoli su riviste “prestigiose” di cui i medici destinatari sono capaci di leggere solo i titoli. Richard Smith, in questo è ottimista: “the point of reprints is not to provide doctors with scientific data but to link drug company products to prestigious journals. Well over 80% of reprints are probably never read”.

Aridatece gli informatori e tenetevi i reprint.

 

Fonti: Chressanthis GA, et al. Can Access Limits on Sales Representatives to Physicians Affect Clinical Prescription Decisions? A Study of Recent Events With Diabetes and Lipid Drugs. J Clin Hypertension 2012;7:435-46. DOI: 10.1111/j.1751-7176.2012.00651.x

Smith R. Time to open up the finances of medical journals [Letter]. BMJ 2012;345:e4968.

Comments

2 Comments

Francesco Lupinacci

Condivido le riflessioni di questo articolo che ho segnalato sul mio sito. L’informazione corretta e completa non sempre e non da tutti è ritenuta uno strumento indispensabile nella comunicazione commerciale. Tuttavia ritengo che occorra essere presenti nel campo
dell’informazione con proposte sensate. Il buon senso del lettore e la professionalità del medico sono spesso sottovalutate.

CESARE MARCORELLI

Condivido il commento ed aggiungo che oggi il medico e’ certamente in grado di differenziare e riconoscere un ‘informazione scientifica viziata da una corretta e coadiuvante per la professione.
Difficile che si posa trarre profitto da un rapporto col medico non sincero e di scarsa fiducia,la professionalita’ paga sempre ed oggi con un codice deontologico cosi’ ben chiaro e rinnovato costantemente e’ davvero impensabile che aziende ed informatori di spessore possano compromettere il proprio futuro per nulla.


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Il vaccino non arriverà mai a dicembre, come sta dicendo Conte alla stampa senza contraddittorio. Serve serietà da parte di tutti. Ci sono stati morti, ce ne saranno, c'è un paese in ginocchio.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…