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Da Gutenberg a Zuckerberg

Il primo romanzo di Sophie Divry non è niente di speciale ma ha il pregio d’esser breve.  Sessanta pagine ambientate in una biblioteca dove avviene di tutto: ragazzi che studiano o che flirtano, bambini che giocano, anziani che sfogliano il giornale, casalinghe sole che tornano su pagine lette da giovani. Chi non entra mai qui dentro è il trentacinquenne benestante, preso dal lavoro, che non usa i mezzi pubblici e sembra non aver mai tempo per leggere.

Mi è venuto spontaneo mettergli un camice: è il medico immerso nel lavoro, che si fa coinvolgere in progetti di ricerca, che  incrociamo a un congresso ma che vede le riviste e i libri solo delle opportunità per fare carriera. Sempre più spesso, lo vediamo affacciarsi in tarda serata alla finestra dei social network: ancora sporadicamente su Twitter, molto di più sulle pagine di Facebook. È questa la ragione per cui, noi del Pensiero abbiamo deciso di stare sul social network di Zuckerberg, cogliendo al volo un’altra indicazione di Sophie Divry: per intercettare l’interesse di chi non è un lettore forte è necessario un “esercizio di garbo”. Con questa espressione delicata l’autrice de La custode dei libri definisce quell’insieme di disponibilità e cortesia che in molti casi è la sola ricetta per avvicinare una persona distante.

Ma, in concreto, in cosa consiste il nostro “esercizio di garbo”? Per esempio …

  1. sulla pagina Facebook del Pensiero Scientifico cerchiamo di parlare poco di quello che pubblichiamo noi e il più possibile di quello che esce sulle grandi riviste internazionali;
  2. JAMA, New England, Lancet sono le nostre fonti preferite, da cui scegliamo il meglio da riproporre ai nostri … “piacitori”;
  3. non perdiamo un post dai blog del BMJ, così che i commenti di Richard Smith, Trisha Groves o Richard Lehman siano prontamente segnalati a chi ci segue;
  4. anche i quotidiani internazionali sono preziosi (New York Times e Guardian, soprattutto), i magazine illustrati (The Atlantic, Salon, The Economist) e le riviste culturali (The NewYorker, London Review of Books e New York Review of Books).

Parliamo di noi, dunque, raccontando cosa leggiamo, cosa ispira il nostro lavoro e quale sanità vorremmo. Ogni tanto ci mettiamo la faccia, per così dire: fotografie di chi lavora in casa editrice (in redazione, in libreria, ai congressi) per sottolineare che quello editoriale è ancora per molti aspetti un lavoro artigianale. È così che in pochi mesi il numero dei “Mi piace” il Pensiero è più che triplicato; che molte biblioteche scientifiche sono tra le più interessate a seguirci perché in questo modo riescono ad avere sott’occhio gran parte delle novità più importanti della letteratura professionale; che sono nate diverse altre nostre “pagine” dedicate solo a progetti specifici, soprattutto a nuovi libri sugli stili di vita e il benessere.

Essere nel social web è un esercizio di trasparenza indispensabile per proporsi in maniera credibile ai lettori, agli autori, ai bibliotecari e documentalisti. Incontri ravvicinati con lettori già acquisiti o ancora potenziali. Incontri serali o notturni, anche per le barriere che molte aziende sanitarie ancora alzano per schermare i social network rendendoli inaccessibili dai propri operatori. Ma non è lontano il giorno in cui anche i responsabili della Formazione delle nostre istituzioni si accorgeranno di una cosa che è sotto gli occhi di tutti.

Facebook è la piattaforma ideale per rilanciare, in modo moderno e partecipato, il Journal club del futuro.

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Attracco. Non mi attacco. (potrebbe essere la sintesi del ricercatore preda del publish or... publish). twitter.com/forwardrpm/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…