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La differenza tra investire e spendere

Lo studio sul confronto tra l’efficacia e l’efficienza delle cure oncologiche prestate ai malati negli Stati Uniti e europei avrebbe meritato maggiore e più ampia discussione. Pubblicato su una rivista di indiscussa autorevolezza come Health Affairs (qui il link al testo completo), giunge a conclusioni che sembrano favorire l’assistenza “a stelle e strisce”.

Queste le conclusioni degli autori: “We found that US cancer patients experienced greater survival gains than their European counterparts; even after considering higher US costs, this investment generated $598 billion of additional value for US patients who were diagnosed with cancer between 1983 and 1999.”

Qualcosa, dal punto di vista metodologico, lascia a desiderare. Soprattutto riguardo l’esito misurato, la sopravvivenza. Una diagnosi molto precoce estende il tempo della malattia, ma è indice di assistenza (diagnosi e terapia) appropriata? Una diagnosi “troppo” precoce non rischia di trasformarsi in “overdiagnosi”? In definitiva, è in discussione unaq delle più importanti dimensioni dell’appropriatezza, quella stessa al centro dell’attenzione di molti amministratori regionali; per esempio, quelli delle Regioni Lombardia e Veneto, alle prese con la ridefinizione delle modalita di monitoraggio degli antitumorali ad alto costo.

Però, sarebbe opportuno che la perplessità sul valore degli investimenti sanitari non riguardasse solo i farmaci. A questo proposito, lascia interdetti la decisione della Gran Bretagna che ha deciso di “investire” (?) 250 milioni di sterline (300 milioni di euro) in due centri per il “proton beam treatment”, forma di radioterapia forse utile in alcuni tumori rari. Non è stata sottoposta ad un percorso di Health Technology Assessment da parte del NICE e, come Fergus MacBeth dichiarò nel 2008 al Journal of Clinical Oncology, non c’è prova che il trattamento migliori gli esiti clinici, aumenti la sopravvivenza o dia vantaggi in termini di qualità di vita. Da allora, non sono state prodotte rilevanti prove di efficacia. Sarà un caso che questa forma di “terapia” sia pubblicizzata da quei paesi, come la Cina, che cercano di incentivare … ad ogni costo le forme più estreme di “turismo medico”? (questo è il sito di Medical Tourism).

Forse è vero, come ha scritto Adam Smith (che nome!) sul Guardian, che nonostante si lavori intensamente e con profitto alla produzione di conoscenze, siamo ancora lontani da un uso diffuso del sapere da parte di chi assume decisioni politiche.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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