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Regalare non è un dono. Condividere sì

Alla fine del giorno, Bismark ha guadagnato un euro. Basta per un piatto di riso e pomodoro e forse anche per una coscia di pollo cotta sulla brace che arde nel cerchione di un auto. E’ troppo poco, però, per dormire al riparo di una baracca. Passa la notte rannicchiato accanto alla carcassa di un frigo o al monitor infranto di un vecchio computer che domani brucerà.

E’ uno dei bambini ghanesi che sopravvive nella discarica di Agbogbloshie, ai margini di Accra. Qui, e in altri posti come questo in Africa o in Asia, inizia l’adolescenza di centinaia di Bismark e finisce il viaggio di rifiuti elettronici del primo mondo. Stampanti, computer, cellulari: alla fine restano scheletri. Alla fonderia vicino al porto della capitale andranno i metalli ricavati dai fuochi accesi nella discarica; sul corpo dei ragazzi ceneri e veleni. Cadmio, diossina, arsenico, piombo.

Ogni anno si producono nel mondo circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici e elettronici. Smaltire in Germania un vecchio monitor – è scritto in un reportage pubblicato su Internazionale nel maggio 2010 – costa circa 3,50 euro. Ma a mandarlo in Ghana in un container te la cavi con meno della metà della spesa. L’Unione Europea ha varato una direttiva, la Waste from electrical and electronic equipment, che regola riciclaggio e smaltimento di questi rifiuti pericolosi, e la Restriction of hazardous substances directive, che impone restrizioni sull’uso di sostanze gravemente dannose nella produzione di apparecchiature elettriche e elettroniche. Nonostante le leggi, centomila tonnellate di rifiuti di questo tipo sono destinati al sud del mondo.

La discarica di Accra è il tragico teatro di un reportage di Pieter Hugo, un giovane fotografo (nato nel 1976 in Sudafrica) che ha documentato ciò che accade in quella che gli abitanti di Accra chiamano la “Sodoma e Gomorra” del paese.  Le immagini sono esposte al Maxxi di Roma fino al 29 aprile.

Spesso, computer e stampanti giungono come “regali” teoricamente funzionanti. Un dono avvelenato che ricorda altri bizzarri e poco plausibili regali del Primo mondo; come quello che fece arrivare all’ospedale di una missione in Zambia una donazione di medicinali a base di amfetamine per perdere peso. Proprio quello che ci voleva, insomma. Uno studio di Harvard, del 1999, dimostrò che un medicinale su tre di quelli regalati ai paesi (teoricamente) in via di sviluppo sarebbe scaduto entro un anno e due quinti dei farmaci erano comunque non richiesti. Raramente, nella raccolta e consegna dei medicinali vengono rispettate le norme per la corretta conservazione e quasi sempre chi riceve i farmaci non è in grado di leggere o interpretare i foglietti illustrativi o le indicazioni alla prescrizione.

“Donare” è un atto filantropico che costa molto meno dello smaltimento dei rifiuti. E, soprattutto, costa molto meno del condividere.

 

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Nel post elezioni mi stupisco sempre due cose : 1) il numero enorme di non votanti ( ignorato da tutti ) 2) continuare a commentare e a confrontare dati percentuali ignorando i numeri assoluti tra una elezione e l' altra .@RaiNews @TgLa7 @domanigiornale @ilcorriereit @sole24ore

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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