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Abolire i congressi? Sì, però…

E’ una cosa che probabilmente non giova alla salute ma difficilmente il vostro medico la criticherà. Parliamo dei congressi medici: 100 mila ogni anno, in ogni parte del mondo. Con l’intensificarsi degli appuntamenti e con la buona stagione, si torna a discutere della loro utilità.

John Joannidis ne ha parlato sul JAMA. I congressi, sostiene, dovrebbero servire per:

  • diffonderne i risultati e far progredire la ricerca
  • addestrare il personale sanitario a specifiche tecniche o procedure
  • formare il medico su argomenti rilevanti
  • definire politiche o percorsi assistenziali basati su evidenze.

Invece, i congressi servono per:

  • divulgare tante informazioni sotto forma di comunicazioni e abstract, non sottoponendole ad una seria revisione critica
  • arricchire il curriculum dei relatori con contributi effimeri che non saranno mai pubblicati
  • alimentare la notorietà di opinion leader funzionali ad una medicina che vive all’ombra dell’industria
  • infarcire i programmi congressuali di simposi satellite (ma non solo: anche di sessioni plenarie) con la partecipazione di relatori pesantemente condizionati da conflitti di interesse.

Questo quadro è confermato dalla lettura di un dossier pubblicato sulla rivista Aboutpharma: si cercano “nuovi modelli” perché il format del congresso è in crisi. Sembra di capire che il primo ad essersi stufato sia il medico, ma la cosa sorprendente è che, invece di andare alle radici del problema, si inseguono soluzioni facendo per lo più affidamento sulla tecnologia: quattro o cinque schermi sul palco (invece di uno), “sistemi wireless per potersi collegare in tempo reale” (in altre parole: dare la possibilità ai partecipanti di stare su Facebook o di scambiare e-mail mentre stanno seduti in platea), sessioni “meet the expert” (sai che novità, soprattutto se l’expert è un KOL ben retribuito dagli sponsor), “webinar e simposi multimediali” (mah)…

Come ha commentato Richard Horton sul Lancet, è molto probabile che tutto ciò faccia del male al paziente. L’unica strada, scrive il direttore, è quella indicata da Lionel Opie e Derek Yellon con il congresso At the Limits che da 14 anni aggiorna non più di 250 medici alla volta in un sobrio teatro di Città del Capo: nessuna pubblicità, nessuna esposizione commerciale, nessun materiale promozionale distribuito.

Spezzare il legame tra industria e educazione continua: è questa la soluzione? Forse. Anche se potrebbe essere una terapia con parecchi effetti collaterali. E’ il parere di Michael A. Steinman, Seth Landefeld e Robert B. Baron che, sul New England, si mostrano preoccupati: se impediamo alle industrie di finanziare l’ECM, non rischiamo di indurle ad investire su attività dis-informative dagli effetti ancora più gravi?

E’ difficile dire: la tentazione è quella di raccogliere uno spunto offerto da Paolo Cornaglia Ferraris in un editoriale sul Giornale Italiano di Cardiologia. “E’ essenziale – scrive – che l’educazione dei nuovi medici subisca un radicale cambiamento. Preveda, cioè, fin dal primo anno, un’educazione a lavorare in gruppo”. Forse una possibile “soluzione” è nell’abbandonare la prospettiva della formazione continua del singolo operatore sanitario a favore di una crescita di sistema che coinvolga l’équipe, il reparto, l’unità operativa: workshop rivolti a gruppi multidisciplinari di operatori abituati a lavorare insieme, in cui convivano medici, operatori del nursing, dirigenti, documentalisti. Un’audience meno interessante per l’industria e in grado, al proprio interno, di sviluppare quelle difese dai condizionamenti esterni così difficili da garantire individualmente.

Il non aggiornamento è un problema di sistema: anche la soluzione dovrebbe essere di sistema.

Fonti:

Ioannidis JPA. Are medical conferences useful? And for whom? JAMA 2012;307:1257-8.

Horton R. Why (some) medical conferences make sense. Lancet 2012;379:1376.

Steinman MS, Landefeld CS, Baron RB. Industry support of CME. Are we at the tipping point? N Engl J Med 2012;366:1069-71.

Cornaglia Ferraris P. Il conflitto di interesse in medicina. G It Cardiol 2012;13:234-5.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…