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Un nuovo inizio d’anno

I dieci giorni dal 5 al 14 ottobre del 1582 non sono esistiti. Aboliti dalla bolla Inter Gravissimas di Papa Gregorio XIII per ricondurre l’equinozio primaverile al 31 marzo. In realtà, questo salto di data non fu notato praticamente da nessuno; la stessa azione di datare i documenti era riservata ad atti notarili  e propria di una piccola parte della società: così che i modi con cui giorno, mese o anno venivano riportati erano sempre molto variabili.

Fino alla fine del Cinquecento – e in alcuni casi anche molto oltre – l’anno iniziava nei vari stati italiani e paesi europei in coincidenza con una festa religiosa che poteva essere l’Incarnazione, la Natività  o la Pasqua. Nella curia romana, per esempio, fino al 1445 ogni papa portava la propria regola.

Calendario, almanacco, agenda: sono, tutto sommato, delle novità. La stessa idea di “programmare il futuro” è una scoperta recente, se è vero che solo dopo la metà del Settecento venne proposta una definizione della parola agenda: “così chiamata da una parola latina che significa l’uso di segnare sul proprio almanacco le cose che ci si propone di fare in certi giorni dati o in diversi tempi”. L’Almanach d’amour pubblicato per la prima volta nel 1657 era caratterizzato dal vedere associati a ciascun giorno dei personaggio emblematici per tutto ciò che riguardasse l’amore: da Saffo a Romeo e Giulietta. Ma era un’eccezione: agende e calendari erano quasi esclusivamente strumenti di mercanti: “L’agenda è un libretto di carta sul quale i mercanti scrivono tutto quello che devono fare durante il giorno” era scritto sull’Encyclopedie del 1751.

Molto più bello il calendario di Linneo: il naturalista svedese, nel 1756, pubblicò una guida all’anno che si apriva in cui a ogni giorno era associato il fiore che sboccia in quella data, oppure l’arrivo o la partenza degli uccelli migratori, del momento in cui gli altri depongono le uova e poi ancora la muta delle piume dei volatili, l’accoppiamento dei pesci e i momenti adatti per i lavori agricoli (Maiello, 1994). Qualcosa di simile ai divertenti e coinvolgenti calendari locali che in qualche provincia italiana ancora sono prodotti.

Sarebbe bello se la misura dell’anno fosse più strettamente legata al fluire delle stagioni; avremmo un calendario diverso ma anche una piccola variazione lo renderebbe più amico. Ad ogni buon conto, per me quest’anno inizia oggi: ho preso la decisione di abolire i primi dieci giorni di un anno iniziato in modo troppo crudele.

E mi sento meglio. Quasi come un papa.

Fonte: Francesco Maiello. Storia del calendario. La misurazione del tempo (1450-1800). Torino: Einaudi, 1994.

 

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Luca De Fiore

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