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Gli artisti sbagliano, i professionisti mai

Il fotografo dei volti. “I look for the unguarded moment, the essential soul peeking out, experience etched on a person’s face.” Al MACRO di Testaccio c’è una mostra di Steven McCurry: molte foto, organizzate per “parole chiave” in un percorso snodato sotto igloo di plexiglas. Dopo averle guardate mornava in mente, McCurry, come giudice di un concorso della Lavazza. Le immagini sono ancora più vicine, al bar Marylin sotto casa: tutte perfette, al punto che quella premiata ha una tazzina rovesciata accanto a un cuscino senza nemmeno una traccia di caffè. Possibile?

In genere, le foto di McCurry sono ben più drammatiche di quella della bella addormentata (sarà mica stato avvelenato, il Lavazza?). Però, sono sempre ugualmente perfette. Niente sembra essere fuori posto, al punto che anche il soldato iracheno carbonizzato è simmetrico al cannone del carrarmato. D’accordo: “Non basta che una fotografia sia errata per definirla una buona fotografia” diceva Jean-Philippe Charbonnier. Ma non basta neanche che una fotografia sia perfetta per definirla una bella fotografia. Piuttosto, per produrre scatti memorabili serve trascorrere mesi tra l’India e il sud-est asiatico o trovarsi la mattina dell’11 settembre 2001 sotto le Twin Towers. Che acquisti la copia del National Geographic (o che la sfogli nell’attesa dal dentista) o che visiti la mostra al MACRO, a guardare queste immagini sono occhi occidentali, ai quali non può che piacere che anche il più terrorizzato tra i bambini abbia, in definitiva, un’aria serena.

“L’arte è il culto dell’errore” sosteneva Francis Picabia.  A dar retta a Clément Chéroux, autore di un saggio divertente sull’Errore fotografico, verrebbe da dire che quelle di McCurry siano “istantanee premeditate” opera di un professionista ma non di un artista.

Anche quando sembrano scatti presi al volo, le impronte sui muri sono troppo colorate o distribuite con un equilibrio sospetto.

 

Lontane un mondo dalla “fautographie”  di Man Ray o dall’estetica della sciatteria di Robert Frank. Per dire: guarda come ha visto una donna a letto Bernard Plossu, che non a caso usa anche macchinette “usa e getta” o comunque a buon mercato. Strumenti reali per soggetti veri, insomma.

Errare è “andare di qua e di là” e McCurry preferisce questo significato a quello di “commettere errori”. A meno che lo “sbaglio” non sia, alla fine, quello di documentare una realtà inverosimile.

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Luca De Fiore

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