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La direzione la indica l'angelo

“Troppa realtà: c’è da diventare matti”. Questo tweet di Humair Haque mi ha accolto al ritorno dall’incontro sul rapporto tra internet e gli adolescenti. “Too much reality will drive anyone insane”: era la sensazione che provavo dopo una mattina ad ascoltare racconti e punti di vista di ragazzi, genitori, insegnanti, tecnici scolastici. Testimonianze che tracciavano un quadro inquietante, fatto di ragazzi preda – o comunque assai vicini – alla dipendenza da internet e di adulti spesso terribilmente preoccupati.

“Stati generali della Pediatria”, dedicati ad un argomento meno drammatico di quelli che forse potrebbero motivare una convocazione così solenne; certamente meno preoccupante dei problemi vissuti da troppi bambini anche nel nostro Paese, territorio di un’infanzia alla quale non riusciamo ancora a garantire pasti adeguati.

Quasi cinquecento ragazzi ad ascoltare il sindaco di Udine, Furio Honsell, e Alessandro Ventura, direttore della Clinica pediatrica di Trieste, registi – insieme a Bruno Sacher, direttore della Pediatria dell’ospedale di San Daniele del Friuli – di una mattina fatta essenzialmente di opinioni. Credo sia la prima “evidenza” di cui tener conto: qualsiasi giudizio non può che basarsi su impressioni, emozioni, sensazioni. I dati di cui disponiamo sono fragili e difficilmente attendibili. Una delle poche revisioni sistematiche sulla internet addiction dimostra che gli studi condotti sino ad oggi poggiano sulle sabbie mobili di definizioni di patologia non condivise e di metodologie di ricerca inaffidabili, al punto che gli autori avvisano: “The extent and severity of these problems may be somewhat overstimated” (King, 2011).

Le critiche alla Rete potrebbero derivare dal pregiudizio negativo che non di rado condiziona l’approccio all’innovazione che, come riteneva Nicola Negroponte, “è ciò che nessun padre vorrebbe dai propri figli”. Oppure, sostengono i più maliziosi, dalla necessità di inventarsi qualche nuova malattia capace di portare un po’ di denaro nelle casse degli ambulatori di psichiatria convenzionati col Servizio sanitario. Non ci sarebbe di che stupirsi, considerato cosa è accaduto alla timidezza contrabbandata per “fobia sociale” e all’irrequietezza di molti bambini, amplificata al punto di trasformarsi in un disturbo da trattare energicamente. “New diagnoses are as dangerous as new drugs”: parola di Allen Frances, già coordinatore del panel per la preparazione del DSM IV.

La Società Italiana di Pediatria invita genitori e insegnanti ad aiutare i ragazzi a usare meglio internet anche se, con una buona dose di realismo, ammette che molto spesso i genitori “sono meno capaci dei propri figli a navigare su web”. Non mi sembra probabile che un adolescente accetti di farsi guidare da un adulto nell’uso di internet. Piuttosto, sarebbe divertente ribaltare la prospettiva, pensando a…

  • corsi autogestiti dai ragazzi e rivolti a genitori e insegnanti per far loro capire a che può servire internet
  • costruire pagine Facebook per dare continuità ai consigli di classe o di istituto, favorendo lo scambio tra genitori, studenti e insegnanti
  • creare “canali” su YouTube per raccogliere video utili alla didattica  per ospitare video fatti dai ragazzi dentro o fuori scuola o in occasione di gite scolastiche
  • usare Slideshare per creare una sorta di “spazio di condivisione” di “lezioni” che vada oltre il confine del singolo istituto.

Sono solo esempi, ma se un ragazzo sa che è possibile un diverso uso del web è molto probabile che trovi nuovi stimoli e passioni, passando dallo “stare connesso” all’essere in rete. Alla fine di una giornata molto bella, guidato da Bruno Sacher per le vie di Udine, la sintesi la offre l’angelo d’oro che – più che vigilare – tiene desta la città. Dall’alto della collina, indica la direzione del vento: è importante e utile seguirla, sfruttare la brezza per procedere avanti. E’ così importante  non disincentivare la spinta alla condivisione che viene da internet. Ancora: non smarrirsi nelle informazioni e far crescere lo spirito critico.

E, soprattutto, ritrovare la disponibilità a scandalizzarsi e a desiderare un mondo in cui tutti i ragazzi possano non soltanto usare la rete con intelligenza, ma anche mangiare in maniera adeguata.

Fonte: King DL, et al. Assessing clinical trials of Internet addiction treatment: A systematic review and CONSORT evaluation. Clinical Psychology Review 31 (2011) 1110–1116.

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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardrpm/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…