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Chiedere numi in redazione

“L’atto della lettura è a rischio”. Lo dice l’articolo di apertura del supplemento domenicale del Sole 24 Ore. E se a scriverlo è Alfonso Berardinelli è probabile sia così.

“Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. (…) E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé.” Evidentemente, oggi la cura di sé è più estetica che interiore. “Il primo rischio per il lettore, il più originario e fra i più gravi, è il rischio di diventare, di voler diventare, scrittore, oppure, anche peggio, critico”. Leggere è destabilizzante perché espone al confronto con le idee degli altri e poi la tentazione è a un passo, ha ragione Berardinelli: quella di farsi lettore-speciale, iper-lettore, lettore-giudice, lettore-pedagogo.

Il mondo editoriale vive di queste figure a cavallo tra la parola letta e quella scritta. A loro il compito di ammettere o tenere fuori dall’ambiente quelli che Fabio Mauri chiamava “i non pertinenti”. Era a pagina 17 di uno dei libri più divertenti del secolo scorso: I 21 modi di non pubblicare un libro. Mauri era stato per anni a capo della redazione romana della Bompiani; entrambi pagati per aprire centinaia di buste e pacchetti e soprattutto per distinguere i pazzi dai savi, come diceva Umberto Eco, suo péndant a Milano. Ho ripreso in mano l’introvabile tascabile pubblicato dal Mulino dopo aver chiuso il libro di Cristiano Armati sulle Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno.

Quello dei “libri sui chi vorrebbe pubblicare libri” è ormai un genere a sé; c’è da scommettere che si vendano, sia per la frequente presenza vicino alla cassa della libreria, sia per l’aver raggiunto – la folla degli aspiranti autori-pubblicati – una dimensione preoccupante.  Scrivere una guida di questo tipo è cosa delicata perché l’autore dovrebbe dimostrare di saper mettere in pratica il decalogo proposto. Vero è che Armati si sofferma prudentemente su aspetti per lo più formali:

  • rilega il manoscritto prima di mandarlo,
  • non essere insistente,
  • non millantare crediti inesistenti,
  • non credere di poter convincere un editor offrendogli prestazioni sessuali (mah)…

La delicatezza di dare consigli a un giovane scrittore può essere protetta da un pizzico di understatement. Dal non prendersi (troppo) sul serio. Mauri c’era riuscito, eccome. E’ che i tempi sono cambiati; ci sono ancora più “scrittori” in giro e anche più “editori”, magari provvisori. Mail e social network hanno resto tutto più semplice e rapido; è un’operazione veloce anche trasformare in libro i contenuti di un blog.

Anche questo, come la lettura, espone a pericoli. Per esempio, al rischio di consigliare di “non chiedere numi sulle vostre mail” usando Facebook. Che è una cosa che gli aspiranti editori farebbero meglio a non scrivere e invece scrivono.

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Luca De Fiore

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