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iHeaven e il nostro inferno

E’ atteso da un iHeaven, Steve Jobs. Mentre noi, il nostro inferno, ce lo siamo davvero meritato.

Con il mondo profondamente colpito dalla morte di uno dei fondatori della Apple, in Italia siamo alle prese con qualcosa che in quasiasi Paese normale sembrerebbe uno scherzo: il tentativo (la pretesa?) di regolamentare il web. Si crede di poter applicare a internet logiche proprie di un mondo superato; siamo già oltre, si è già voltata pagina. Al di là della possibile riconsiderazione delle nuove normative – forse adesso meno severe, dal momento che le opinioni che più spontaneamente si esprimono in rete sembrerebbero risparmiate dal decreto legge – il tentativo di definire impossibili regole finisce con l’essere una … buona notizia: chi è al governo è fuori dalla modernità e teme il web per la capacità di aggregare, di coinvolgere, di determinare attenzione.

La rete sta vincendo la battaglia contro la strategia della disattenzione. La seconda (e non la prima…) è fatta di information overload, di diluvi di inutilità, di un’inondazione di superfluo; migliaia di network che animano il web, invece, sostengono un’economia nuova, basata non sul mercato ma sulla conoscenza, sulla condivisione, sulla parità. La nuova Politica deve scommettere sulla generazione di senso, sulla produzione partecipata di nuovi significati del vivere intorno ai quali restituire attenzione ai cittadini.

La rete sorride a chi domanda “rettifiche” o denuncia possibili “inesattezze” sul web. “Dove c’è libertà ci sono errori”, ricorda Kevin Kelly: “possiamo considerare ogni nuova briciola di intelligenza artificiale come un nuovo modo per compiere sbagli, per fare cose stupide, per combinare guai. In altre parole, la tecnologia ci insegna a fare errori nuovi, che prima non avremmo fatto. In realtà, interrogarci sul modo in cui l’umanità potrebbe commettere nuovi tipi di sbagli è la migliore strategia per scoprire nuove possibilità di scelta e di libertà”.

Leggi o non leggi (meglio la seconda, comunque), il mondo non è più quello di ieri. Le regole che si pensa di poter imporre sono dettate da quello che Clay Shirky chiama “the world of money”;  la Rete è davvero cosa dell’altro mondo: “the world of affection”.

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Furti all’italiana. Con l’aria di chi la sa lunga, @paolomieli spiega il senso del dimenticare. Un paio d’anni dopo lo splendido libro di @davidrieff Ma quanto siamo provinciali? @OttoemezzoTW pic.twitter.com/71eJVgCY99

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…