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Valutare le tecnologie senza scorciatoie

“La medicina è una scienza imperfetta, un’impresa che si basa su conoscenze in continua evoluzione, su informazioni imprecise e su individui che possono sbagliare proprio quando la vita delle persone è in pericolo”. Non c’è da stare allegri, a dare retta ad Atul Gawande, chirurgo di Harvard che personifica il lato più cool della medicina di oggi.

Uno dei modi per sbagliare di meno potrebbe essere far crescere una “cultura della valutazione” (di sistema e individuale) all’interno della sanità. L’Health Technology Assessment è la metodologia che più potrebbe aiutare, in questo senso. Con la Fondazione MSD, abbiamo provato a organizzare un corso diverso da quelli che si svolgono di solito in Italia: venti persone e sette docenti, con un rapporto maggiore all’ 1:3 e una semi-convivenza di due giorni. Fortuna che il posto era gradevole: la Città del gusto, a Roma.

Da parte mia, mi sono convinto di alcune cose.

L’HTA valuta la sanità. Anche (soprattutto) processi e strategie. Qualcuno è spaventato dalla complessità della metodologia di HTA, ma dimentica che – ad essere complessa – è in primo luogo la dinamica salute/malattia. Ancora non possiamo ridurre né la complessità della sanità né quella della sua valutazione.

HTA e salute pubblica sono legate strettamente. Per questo gli obiettivi della prima sono anche quelli della seconda. Non “economicità” o razionamento delle prestazioni. Piuttosto, efficienza e equità: ciò che è meglio per il cittadino.

Le revisioni sistematiche sono il cardine dell’HTA. Sono studi ancora poco conosciuti che si caratterizzano per la necessità di essere “comprensivi” e per l’esigenza di dover scegliere, escludendo le ricerche di qualità scadente. Di fatto, è un passaggio che – valutando la clinica – vigila sulla qualità della ricerca.

In questo contesto, le regole sono fondamentali. Servono sia per la valutazione, sia per la comunicazione dei suoi risultati.Il rispetto delle regole è anche la condizione che rende confrontabili diversi studi valutativi.

Non esiste HTA valida in assoluto, perché il contesto di applicazione/implementazione di una tecnologia è un elemento dal quale non si può prescindere. Scott Berkun, in The myths of innovation, ricorda come sia stato impossibile introdurre l’uso dell’acqua calda in un villaggio peruviano dove i cibi riscaldati erano considerati un alimento riservato agli ammalati.

L’HTA è un’attività di ricerca applicata e i tempi della ricerca sono diversi da quelli della politica. Purtroppo, possono essere anche diversi dai tempi della salute/malattia. Ma la distanza che separa l’avvio di un percorso di valutazione dalla sua conclusione deve essere considerata una garanzia per il malato. Qualsiasi scorciatoia è un fattore di rischio per il sistema sanitario (“mini HTA”?) o, semplicemente, una cosa potenzialmente utile ma differente (metanalisi a network? Comparative Effectiveness Research?).

L’HTA non può prescindere da un più generale governo della domanda di prestazioni sanitarie; una attività “politicamente forte” incompatibile con una perenne situazione “emergenziale” e che riduca al minimo i condizionamenti derivanti dagli inevitabili conflitti di interesse.

Comments

1 Comment

Felice Musicco

Ciao Luca,
sono contento del tuo commento, sul quale concordo pienamente e del titolo che gli hai dato.
Avendo partecipato al corso, cercherei di mettere in evidenza di più i risultati delle tecniche di HTA che hanno avuto impatto sull’assistenza, anche se magari è necessario ricorrere di più ad esperienza estere, senza essere esterofili.
Evidenzierei che un buon HTA è il risultato di una buona ricerca e, se mancano studi che sono le fonti per le revisioni sistematiche e le valutazioni, è perché non si fa ricerca o non si fa una buona ricerca. Di qui non si scappa, inventarsi altre cose rischia di aggravare la situazione e in qualche modo, giustificare un sistema che non merita di essere difeso. Ricordiamoci che è in gioco la salute delle persone.
In Italia sono poche le Agenzie e le persone che lavorano sull’HTA, come sono poche anche quelle che lavorano sulle linee guida, perché non c’è cultura in materia, non se ne riconosce l’importanza per i cittadini, c’è molta autoreferenzialità. Non c’è la cultura della ricerca e non c’è neanche il rispetto per chi conosce la materia, in quanto a occuparsi di valutazioni vengono messe persone senza preparazione specifica solo a fini clientelari. Fatte poche eccezioni quello sanitario è un sistema che per funzionare deve rivedersi gli obiettivi e prioritario e indispensabile alla valutazione delle cose, farmaci e dispositivi, è saper valutare bene le persone.
Un caro saluto


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The end of science communication as we know it. [The title runs: “Tocilizumab works. Announce given on Paolo Ascierto social media”.] pic.twitter.com/Vvolj9cPeZ

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…