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… ma non fidarsi è meglio

“Promettiamo di non farlo mai più”. Ai primi d’agosto, il Journal Watch ha inviato un alert a tutti i propri lettori scusandosi per aver infranto l’embargo richiesto dal Lancet, avendo anticipato il contenuto di un articolo preannunciato alla stampa dal settimanale britannico. Una mezza giornata di anticipo, dovuta – hanno spiegato quelli della newsletter della Massachusetts Medical Society – ad un calcolo sbagliato del fuso orario tra Boston e Londra: capirai, dirà qualcuno. Capirai un corno.

Con il termine “embargo” si intende il lasso di tempo che deve intercorrere dalla pubblicazione di un articolo sulla rivista scientifica e la segnalazione o il commento da parte dei servizi giornalistici. L’obiettivo dell’imbargo è tutelare il primato della stampa scientifica sull’informazione laica, mettendo tra l’altro sullo stesso piano i “produttori di news” di ogni parte del mondo. Alcuni periodici arrivano a rifiutare di pubblicare contenuti che siano stati anticipati alla stampa; così recita la policy del BMJ: “We do not want material that is published in the BMJ appearing beforehand, in detail, in the mass media. If this happens, doctors and patients may be presented with incomplete material that has not been peer reviewed, and this makes it hard for them to make up their own minds on the validity of the message.”

Il problema, però, non sembra essere tanto nell’embargo, quanto nell’eccesso di importanza che i comunicati stampa stanno assumendo nella comunicazione della scienza. Come fa giustamente notare Philip Wilson sul suo blog, stiamo arrivando all’eccesso per cui vengono diffuse press release non accompagnate a documenti scientifici, vagamente riferite a comunicazioni congressuali, impalpabilmente basate su “comunicazioni personali” o su altre esternazioni non verificabili.

Dal post di Wilson ricaviamo indirettamente una sorta di checklist che dovrebbe guidare i giornalisti nel dare (o meno) credito ai comunicati:

  • Posso prendere visione della ricerca originale?
  • Se no, ciò che si sostiene nel comunicato è stato almeno presentato ufficialmente in una comunicazione congressuale?
  • Se no, posso contattare il comitato scientifico (o il comitato etico) che sta considerando preliminarmente lo studio per avere un parere sulla sua affidabilità/consistenza?
  • Se no, posso parlare direttamente con gli autori?
  • Se no, posso avere con loro uno scambio di e-mail chiedendo i dati?

Se no, non raccontiamo balle ai lettori.

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Furti all’italiana. Con l’aria di chi la sa lunga, @paolomieli spiega il senso del dimenticare. Un paio d’anni dopo lo splendido libro di @davidrieff Ma quanto siamo provinciali? @OttoemezzoTW pic.twitter.com/71eJVgCY99

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…