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Estate: i lettori sono animali notturni

“In estate non è il caso di appesantirsi con troppi libri. L’estate, specialmente marina, non è fatta per leggere e nemmeno per scrivere o tener lezione”. Avrà ragione Claudio Magris sul Corriere del 17 agosto?

A nulla può il cocktail (improvvisato) di antidolorifici, antinfiammatori, stiracchiamenti artigianali; così come l’acquisto al supermarket di una seggiolina cinese di plastica bianca. Otto euro e record di resistenza: 72 secondi. “Non le avevo detto che reggeva fino a 50 chili?” No, non me l’aveva detto. Arrendiamoci, ragazzi: “Stagione da posizione orizzontale” (sempre Magris) in cui “i giornali non si riescono a leggere e i libri si inumidiscono e si gonfiano” (Francesco Piccolo, Sole 24 Ore, 14 agosto). “Che dittatura l’estate” in cui il lettore è animale notturno.

Che fare? Pensare a ciò che si legge la notte. “Distributori che diventano editori, editori che si mettono a vendere libri. Cadono le barriere nel mondo editoriale, si accorcia la filiera” (Corriere, 19 agosto). Amazon diventa editore  con “libri non di alto livello letterario ma di sicuro impatto sulle vendite” (Tommaso Pelizzari, Corriere, 19 agosto). C’è ancora chi riesce ad essere sicuro di quello che per tutti gli editori (quelli vecchi) resta una scommessa; del resto, il gruppo di Seattle viene da un giugno trionfale con 28 milioni di visitatori unici (il 20,4 per cento del traffico web).

Filiera corta (come la Roma di Luis Enrique? ahi ahi…). A settembre chiuderanno le ultime 11 librerie della catena Borders: in pochi mesi 19.500 persone a casa. Ma come ti spieghi che gli iscritti alla American Booksellers Association sono passati da 400 nel 2005 agli attuali 1.830? Aprire una libreria è ancora oggi una forte tentazione, soprattutto per chi è convinto che chiunque possa improvvisarsi librario forte delle proprie buone letture. Quelli che “non potrei mai rinunciare al profumo della carta…” Cattive notizie dall’America, per gli apocalittici (ancora il Corriere del 19, ma a scriverlo è Cristina Taglietti).

Apocalittici e autolesionisti, perché la chiave è in una fulminante nota di Scott Berkun nel suo “The myth of innovation”: “The best business opportunity might be the least interesting personal challenge”. Gli editori hanno sempre sbagliato dando retta alle proprie passioni e trascurando le opportunità per fare affari semplicemente perché non ritenute personalmente stimolanti; parafrasando Paolo Conte, quello dell’editoria è (o era?) un mondo bambino, in cui si sbaglia da dilettanti e non da professionisti.

Il rischio, adesso, è che – filiera corta o lunga – il caos suggerisca improbabili improvvisazioni. “L’autopubblicazione è un elemento imprescindibile per gli editori – dichiara Riccardo Cavallero, di Mondadori, a Prima Comunicazione; stiamo studiano modi diversi di self-publishing. Nel prossimo futuro, un editore che non sarà coinvolto nel self-publishing non avrà autori”. Risponde Stefano Mauri su Affari Italiani (citato da La Stampa del 19 agosto): “Se uno pensa che il lavoro dell’editore sia prendere un manoscritto e pubblicarlo così com’è fa bene a ritenere di non essere più necessario in futuro”.

In fondo alla vacanza abbiamo imparato che d’estate non si dovrebbe leggere, che i giornali in spiaggia svolazzano, che le librerie chiudono (ma aprono anche), che Stefano Mauri si sente necessario (al mondo? a chi?). Un’ultima notizia: uno dei due primi titolo pubblicati da Amazon (primavera 2012) sarà una guida alla felicità lavorando poco. Oddio: lavorando poco? Ma come, davvero il primo libro del nuovo editore sarà una guida per allungare le vacanze e… leggere di meno?

 

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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardRPM/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…