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Chi ricerca usa Twitter più Facebook

Su Repubblica del 13 agosto Maurizio Ferraris scrive sulle “comunità documentali”: Facebook è l’emozione e Twitter la ragione. L’urgenza di semplificare aumenta col caldo agostano?

Uno studio del Charleston Observatory, Social media and research workflow  (University College of London e Emerald, dicembre 2010) ci dice qualcosa in più di come gli strumenti del social web sono usati da chi fa ricerca (comprende anche l’ambito sanitario, clinico e sperimentale):

  • le funzionalità collaborative hanno preso piede nell’ambiente accademico di quasi tutte le discipline;
  • l’uso non dipende dall’età ma dalla maggiore/minore disponibilità/curiosità per l’innovazione;
  • le persone più lente a cambiare usano prima strumenti più vicini a quelli tradizionali, come Skype, Google Docs o Google Calendar;
  • gli “early adopters” (vedi la classica figura di Rogers) scelgono i blog, i social network e i microblogging.

Insomma: chi usa Twitter è molto spesso la stessa persona che usa Facebook e che ha un blog. Quindi, Ferraris, come la mettiamo? I diversi strumenti soddisfano le differenti facce della nostra personalità, narcisista e razionale? Può darsi.

Ma può anche essere che Facebook, Twitter – come anche YouTube o Flickr – siano ciò che serviva per tornare a raccontarsi. E anche la ricerca o, in generale, il proprio lavoro può essere oggetto di narrazione. Così si concludevano le Lezioni americane di Italo Calvino: “Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Quindi, anche con Twitter e Facebook, no?

Piuttosto, ciò che sembra più difficile è uscire dalla prospettiva dell’io individuale, portando queste comunità documentali “al di fuori del self”, per usare di nuovo un’espressione cara a Calvino…

Comments

2 Comments

Giannandrea Ferraiolo

Ora che e’ disponibile anche il social network Google + cambiera’ qualcosa ? La mia impressione e’ che la scelta di potere condividere all’ interoe di “cerchie” definite e impostate dall’ utente potrebbe ricreare su goggle+ quello che succede nei rapporti reali con amici conoscenti colleghi di lavoro parenti ecc
Molte persone compreso il sottoscritto desiderano “condividere” informazioni emozioni in funzione di “cerchie”..non tutto a tutti

Ldf

Bella domanda. Qualcuno dice di sì, essendo d’accordo con lei sulla “intelligenza” del progetto di Google+ proprio finalizzato ad una gestione “selettiva” delle amicizie. E’ da vedere s eil vantaggio strategico acquisito da Facebook potrà comunque garantirgli la posizione di leadership. Certo l’integrazione è “la” via, per la difficoltà di seguire un numero troppo elevato di profili (da Facebook a Twitter, da YouTube a Picasa o Flickr…).


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Luca De Fiore

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