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Immobili foto in movimento

Il lustrascarpe dodicenne a NYC

Finalmente (a Reggio Emilia) con le foto di Kubrick, quelle scattate ancora adolescente con la Graflex ricevuta a tredici anni dal padre medico e pubblicate su Look. Per capire, è utile un articolo di Frederick Raphael sul Guardian: “an unmoving movie, which primes and frustrates the viewer’s wish to know more”. Immagini ferme in movimento: questo sono.

Perché sì, puoi pensare mille cose, di immagini del genere: com’è dolce il lustrascarpe dodicenne newyorkese o quanto è figo Rocky Graziano sotto la doccia. Quanto è intenso il mondo del jazz o sexy Montgomery Cliff in mutande sul divano. Ma l’entusiasmo è per il dinamismo di foto appiccicate al muro che viste insieme fanno un film.

 

Rocky sotto la doccia.

C’è movimento nelle pieghe di un marmo o di una facciata barocca ed è una qualità che, se assente, rende una figura dipinta “doppiamente morta” perché è finzione e non mostra movimento, nè di mente nè di corpo. Lo diceva Leonardo e lo riferisce Rudolf Arnheim nell’insuperabile (come il tonno) Arte e percezione visiva. (E’ un testo ancora fondamentale per leggere le immagini; pubblicato nel 1962, fu tradotto da Gillo Dorfles e riletto da Arnheim per un controllo: aveva vissuto sei anni in Italia – dal 1933 al 1939 – e quando parlava di Roma la chiamava “casa mia”.) La sensazione di movimento è data dalla forma triangolare e dall’obliquo: dimostra di saperlo Kubrick che mette in scena il suo “unmoved movie” intorno a corde, catene, funi, sbarre di cancelli e tubi di doccia che limitano lo spazio e disegnano cunei tracciati da rette che attraversano il mondo fotografato.

 

Una delle foto del reportage di Kubrick giovanissimo dal Portogallo: l'unico fuori dagli States.

E’ l’obliquità che suggerisce il movimento. Di sforzo e impegno, se dal basso/sinistra verso l’alto/destra, come nella foto dell’anziana che tira la barca in secca. Di impeto e rapidità, se dall’alto in basso (destra vs sinistra). Gli effetti dinamici dati da quella che Arnheim chiama “tensione guidata” sono la forza delle immagini, ciò che le rende attraenti e memorabili. La tensione moltiplicata dall’essere in sequenza, scattate e ordinate secondo un ritmo che solo un appassionato “drummer” come il giovane Kubrick poteva avere nel sangue.

Tensione e ritmo: ricordiamoli nello scegliere le illustrazioni che accompagneranno un documento o una conferenza. Preferiamo foto che raccontino una storia, che abbiano in sé forza e dinamismo, tali da dare cadenza viva al nostro testo/parlato anche nel momento in cui riprenderemo fiato, noi o il nostro scritto.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…