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Che noia

A non farla breve si rischia di stufare. Gran parte della comunicazione scientifica è noiosa non per il contenuto ma per la forma col quale è esposto.

1.       Non mettere a fuoco il problema è il primo passo per non comunicare. Nascondere il punto fondamentale di una tesi dietro un mucchio di cose inutili disorienta anche il più motivato dei lettori. Siamo semplici: “Simplicity means removing the superfluous and keeping only what is essential” (Garr Reynolds).

2.       Essere prolissi: qualunque concetto sintetizzabile in due pagine può essere diluito fino a occupare uno spazio molto maggiore. Crediamo così di dare consistenza ai nostri argomenti o pensiamo di dover colmare uno spazio o un tempo predefinito: è il caso di quei guru del giornalismo che, alla domenica, scrivono sempre lo stesso numero di parole o degli relatori che ai congressi preparano i propri interventi non in base a ciò che hanno da dire ma del tempo che hanno a disposizione. La cosa più difficile è decidere cosa omettere; come diceva Dizzy Gillespie: “It’s taken me all my life to learn what not to play”.

3.       Non essere originali: talvolta non è una scelta ma il risultato della nostra mancanza di entusiasmo o della relativa personalità di un progetto di ricerca; in altri casi è un corollario del publish or perish che obbliga a pubblicare anche se non si ha nulla da dire.

4.       Non proporre interpretazioni personali e muoversi lungo una traccia già nota: chi legge o ascolta preferisce confrontarsi con punti di vista inusuali, anche per mettere alla prova le proprie convinzioni senza, alla fine, cambiare idea.

5.       Non usare immagini: interminabili giri di parole per (non) spiegare ciò che può essere sintetizzato da un’immagine sono la strada migliore per smarrire il filo del discorso.

6.       Usare immagini o grafici inopportuni: infatti, peggiore del non usare immagini è solo scegliere quelle sbagliate. Banali, scontate, prevedibili, di cattiva qualità o a bassa risoluzione. Ancora: una tabella zeppa di dati non ha senso: non sono le cifre in sé che hanno importanza, ma il loro significato. Un elenco per punti in una diapositiva addormenta più rapidamente del contare le pecore.

7.       Saltare da un argomento all’altro senza spiegare i passaggi logici. L’attenzione di una persona difficilmente si mantiene elevata oltre la soglia dei dieci minuti; un passaggio critico è nelle frasi che collegano diversi concetti: curiamo questi collegamenti rendendo comprensibile e trasparente il nostro ragionamento.

8.       Abusare di abbreviazioni e terminologia tecnica. Obiettivo della comunicazione è includere, non escludere; chi legge o ascolta deve poter comprendere concentrandosi sui contenuti, non decrittando la forma nella quale sono esposti (ops: “decrittando”?).

9.       Citare riferimenti bibliografici ad ogni piè sospinto. E’ sì, necessario documentare ciò che si afferma, ma senza esagerare: ogni nota, riferimento o link esterno è un invito a seguire percorsi diversi e, talvolta, alternativi.

10.   Alzare barriere tra noi e il mondo. Comunicare è confrontarsi, dialogare. Per raggiungere questo obiettivo è necessario sentirsi parte di un gruppo, essere coinvolti. Quindi, facendo degli esempi riferiamoli al contesto in cui vive chi legge o ascolta; se raccontiamo una storia, inseriamo elementi che la rendano familiare e credibile.

Noi per primi, non annoiamoci. Solo così potremo riuscire a non stufare chi ci legge o ci ascolta.

Comments

1 Comment

mluisa zuccolo

Utilissimo ed azzeccato questo decalogo. Ci imbattiamo tutti i giorni in questo tipo di comunicazione e a tutti i livelli: dall’informazione sui fatti quotidiani a quella che dovrebbe essere Informazione/formazione per chi come me opera in ambito sanitario. La voglia di concretezza e chiarezza (che come dite voi va a braccetto con la sintesi) viene confusa con superficialità o poca scientificità e vi si risponde con perfezionismo e tecnicismo esasperati che a tutto portano tranne che a raggiungere l’obiettivo sia esso l’informazione sui fatti quotidiani, un’informazione scientifica o un percorso formativo.
Spesso viene il dubbio che sotto tante lungaggini manchi davvero l’obiettivo.
Condivido tutto ciò che avete scritto.


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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardRPM/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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