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Google Books: la rivoluzione può attendere?

“Il masochismo è una competenza preziosa”, come dice Chuck Palahniuk, e ho l’impressione di essere un maestro nel campo. Altrimenti non terrei il feed del blog di Nicholas Carr sulle mie pagine di iGoogle. Non bastasse, mi sono anche sciroppato il suo libro, da poco in edizione italiana.

La tesi di Carr è nota, anche per essere stata ripresa da molti giornali anche in Italia: Internet sta modificando il nostro cervello, compromettendone alcune capacità fondamentali, quali la memoria, la concentrazione, l’orientamento spaziale (Carr arriva a sperare che i tassisti non usino il navigatore satellitare, per non compromettere la conoscenza delle città per diretta esperienza…) Come spesso accade in libri di questo tipo, le evidenze su cui si basano le tesi dell’autore sono perlopiù aneddotiche: “in una mail, il tale amico mi ha scritto di non riuscire più a leggere un testo più lungo di una pagina” o “parlando col tale professore ho avuto conferma che…”

Ma il nemico giurato di Carr non è il web ma Google (non a caso, la polemica fu avviata da un suo articolo su the Atlantic intitolato Is Google making us stupid?) al punto che il post sul blog The rough type ha il sapore di un déjà vu: A message to you, Larry.

Sembra di sentire il botto del tappo di champagne: il giudice Danny Chin ha respinto l’accordo tra Google e gli editori, sostenendo si spinga troppo oltre il ragionevole obiettivo di rendere disponibile il patrimonio di conoscenze contenuto nelle opere digitalizzate (“The Amended Settlement Agreement would simply go too far”). Bel contrattempo per il Google’s scanner-in-chief, come Carr definisce Larry Page.

Carr riporta un ampio brano del parere del giudice, ma non il seguente. “The benefits of Google’s book project are many. Books will become more accessible. Libraries, schools, researchers, and disadvantaged populations will gain access to far more books. Digitization will facilitate the conversion of books to Braille and audio formats, increasing access for individuals with disabilities. Authors and publishers will benefit as well, as new audiences will be generated and new sources of income created. Older books — particularly out-of-print books, many of which are falling apart buried in library stacks — will be preserved and given new life.”

Alla fine, il giudice ha chiesto alle parti che autori ed editori aderiscano attivamente all’accordo dando esplicitamente il consenso, piuttosto che negandolo a posteriori. Ma l’impressione è che, nonostante si discuta di questioni di principio (copyright, riservatezza delle preferenze culturali degli utenti, posizione di monopolio), il problema centrale sia l’incompatibilità tra due modelli di business. Uno tradizionale, di Amazon e Microsoft (i due competitor di Google che, con molta più forza di autori ed editori, hanno ostacolato l’approvazione del Settlement), che non ha quasi nulla della new economy e commercializza beni di consumo; l’altro sostanzialmente nuovo, che non assegna più un valore in sé al prodotto (sia il contenuto di un libro o di un giornale, sia una mappa o il progetto di un viaggio) bensì alla sua fruizione.

E’ una cosa straordinaria constatare quanta coerenza ci sia tra il progetto iniziale del Page Rank e quella che oggi può sembrare una prospettiva visionaria alla quale stanno strette sia la legislazione corrente sia – tanto più – la giurisprudenza anche recente. Possibile applicare leggi antiche ad una rivoluzione?

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Va beh, mi hanno invitato a farlo girare... So’ ragazzi, questi di @forwardRPM , come fai a dirgli di no? twitter.com/forwardRPM/sta…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…