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Fatti di medici e camorra

“Questi francesi pretendono di insegnarci come si gestiscono le cose? Ma se l’abbiamo inventata noi, la mafia, eh?” La frase strillata al telefono dal “Grande Professore” – irritato dal vedere sfumare un seppur modesto business economico a causa di un’imprevista incursione di colleghi d’Oltralpe – continuava a tornarmi in mente mentre leggevo il libro di Corrado De Rosa sui Medici della camorra.

Così, mi ero incantato su un esercizio stupido: scegliere delle frasi e immaginare un soggetto diverso. Un esempio? “Il suo campo di azione è definito più da convenienze e convergenze di interessi che da un’etica e un rigore comportamentale” (p. 51). Certo, l’autore parlava della criminalità organizzata, ma la frase avrebbe funzionato anche sostituendo il soggetto con quella che – da direttore del New England – Marcia Angell aveva definito la Academic Medicine. Accostamento un po’ forte e evidentemente sproporzionato, ma i blog sono un diario e nei diari si confessano anche i cattivi pensieri.

A questo primo approccio “a tesi” non poteva non seguirne un altro, facilitato dall’avere evidenziato i tratti salienti (Tratto video giallo, strumento perfetto su una carta spessorata un po’ ignorante…) distribuiti in modo equilibrato nelle trecento pagine del libro. Lascio che sia l’autore, però, a spiegare di cosa parla il suo lavoro: “E’ un libro che parla di camorristi e di psichiatri, che racconta fatti di camorra e prova a spiegare come questa abbia utilizzato le perizie e la malattia mentale nella sua lunga storia criminale; che descrive rapporti e collusioni tra le mafie e l’ennesima professione solo apparentemente lontana dai problemi della legalità ma, invece, contaminata e strumentalizzata: quella di psichiatra, appunto. Come le migliori pagine di un genere letterario che riscuote sempre maggiore interesse, quelle di De Rosa raccontano fatti. Avvenimenti prudentemente documentati che concorrono a descrivere il “crimine dei colletti bianchi”. Perché “informare un detenuto su come simulare un tentato suicidio, spiegargli che assumere un farmaco o una sostanza specifica facilita il suo deperimento organico, fornirgli strumenti per simulare un delirio o un’allucinazione, avallare una richiesta di scarcerazione per false ragioni di salute significa colludere, ostacolare correttezza e trasparenza. Tutto questo va nella direzione della connivenza e complicità ideologica con i sistemi criminali” (p. 24). I fatti incalzano il lettore e lo terrorizzano: teste mozzate poggiate sui sedili di automobili, corpi sciolti nell’acido, cuori (umani eh…) divorati ancora palpitanti, tariffari criminali dove un omicidio vale solo un milioncino di vecchie lire. Insomma, cose da pazzi.

Ah, certo, cose da pazzi. E qui sta il punto. Vorremmo mica considerare “normale” tutto questo? Infatti, fioccano diagnosi di ogni genere: psicosi primaria paranoica in soggetto con epilessia psichica; sviluppo paranoicale in personalità fanatica; sindrome ansioso depressiva di grado lieve con tratti di personalità antisociale; e potremmo continuare chissà ancora per quanto, finendo col rimpiangere una edizione speciale del DSM con poche, inequivocabili diagnosi, ad uso della nostra sciagurata penisola. Insomma, una banda di “pazzi intelligenti” che con la “carta di matto” in tasca soggiornano in case di cura convenzionate impreziosite da televisori al plasma, idromassaggi e cene prelibate. C’è anche chi esce, fa secco un nemico e torna a dormire in clinica.

Una follia, che ha una straordinaria capacità di adattarsi alla modernità. Questa “rivelazione” è la forza della ipotesi formulata da Corrado, che si candida a meta-diagnosi di un sistema di potere particolarmente capace di leggere le dinamiche sociali, politiche, economiche e perfino culturali degli ambienti in cui prospera. Incredibile: ‘o Cecato, Cicciotto ‘e Mezzanotte, ‘o Barbiere, ‘o Malommo, ‘o Fuggiasco, tutti capaci di alternare omicidi a gite a Euro Disney, importazione di cocaina e lettura di manuali di psichiatria (e meno male che c’è qualcuno che li compra, allora…). Ma soprattutto abilissimi nel recitare le parti insegnate loro dai periti di parte. Psichiatri esperti, quanto – se non di più – dei loro colleghi periti d’ufficio, che per 387,86 euro devono valutare la compatibilità carceraria di un capo Clan. La cosa paradossale è che “i medici della camorra” agiscono talvolta anche come “medici dello Stato”; il cambiamento di ruolo è la prassi. Non vale, sottolinea l’autore, e con lui Girolamo Lo Verso, psicologo siciliano, e Franco Roberti, magistrato, autori di due commenti a chiusura di libro. Qui sì che ci vorrebbe una … separazione delle carriere. E’ uno dei pochi correttivi concretamente realizzabili; infatti, da una parte l’idea di Mario Maj, di ripartire dalla formazione dei giovani psichiatri (lo spiega nella Presentazione) offre una prospettiva incoraggiante ma dai tempi lunghi; dall’altra, hai voglia a richiamare all’etica i professionisti sanitari: in un contesto scarsamente protettivo, che raramente tutela da pressioni psicologiche, intimidazioni o minacce, troppe volte la strada più breve è in quel pezzo di carta, che non va neanche tanto distante dalla verità: so’ pazzi, pazzi da slegare.

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Il vaccino non arriverà mai a dicembre, come sta dicendo Conte alla stampa senza contraddittorio. Serve serietà da parte di tutti. Ci sono stati morti, ce ne saranno, c'è un paese in ginocchio.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…