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Twitter e la rivoluzione (sanitaria)

La gente che usa Twitter produce qualcosa come 130 milioni di tweet al giorno. Durante il Super Bowl, lo scorso fine settimana, i messaggi sono stati 4 mila al secondo; poco, in confronto ai 6 mila tweet prodotti dai giapponesi allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre scorso.

Un grande business potenziale, per un’azienda che inizia a guadagnare. Lo ammette, non senza qualche reticenza, il chief executive Dick Costolo al Mobile World Congress di Barcellona; grande prudenza, anche per non rovinare un giocattolo che ha conquistato 200 milioni di utenti per tre caratteristiche: “simple”, “instantly useful”, “always available”. Giocattolo, dicevamo, ma è solo divertimento?

Mica tanto. E’ stato addirittura Richard Horton a spiegare “per filo e per segno” come usare Twitter per seguire il dibattito sulla riforma sanitaria in Gran Bretagna. Chi pensa che il microblogging serva solo a monitorare le rivoluzioni in Nord Africa sbaglia di grosso, sembra voler sottolineare il direttore del Lancet: è solo su Twitter che puoi renderti conto dell’incredulità con cui hanno reagito i telespettatori del programma Question Time, sulla BBC, quando il ministro Caroline Spelman ha sostenuto che “in questo Paese qualcuno ha il doppio delle probabilità di morire di infarto rispetto alla Francia”…

Horton ha scelto il BMJ (attenzione, però, che il primo autore dell’articolo è Martin McKee, docente alla London School of Hygiene and Public Health) per dare ai lettori una mappa per usare Twitter per informarsi di politica sanitaria; in sostanza, di chi essere follower? Di Muir Gray (@muirgray – il suo blog è The Third Healthcare Revolution), John Appleby (@appleby123) o Ben Goldacre (@bengoldacre), opinionista del Guardian (il suo blog è Bad Science).

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Voi adesso andate in edicola e comprate @Internazionale e leggete anche la pubblicità. Quella che trovate in quarta di copertina, di @nen_energia, perché è scritta bene. Molto bene. pic.twitter.com/y4ANTT6Exp

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…