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Un anno nuovo senza andare stando

Il giorno di Natale, ad una festa dove mi stavo annoiando, ho letto buona parte di un libro appena tirato fuori da sotto l’albero e scartocciato. Purtroppo non era un regalo per me, ma ho rimediato appena riaperte le librerie. E’ Oriente, di Paolo Rumiz, racconta il suo viaggio da Trieste a Istanbul (bella l’intervista all’autore sul sito Feltrinelli).

Ci sono alcune cose, dice Rumiz, che rendono “viaggio” un viaggio.

La scrittura. “Se al termine di una giornata di viaggio non riesco a scrivere quanto ho visto e provato, non riesco a dormire. E la mattina dopo riparto con una zavorra che mi tira giù. E’ il segno che l’andare non è completo senza la scrittura. L’andare è paesaggio, dunque passaggio, dunque ritmo, dunque narrazione.”

La valigia. Rumiz dice di averne una sempre pronta sotto al letto. Ci saranno taccuini, dunque, ma anche spazzolini e mutande. Pronta per partire, per muoversi. Leggendo di quella provvisorietà impaziente, mi è venuto in mente Fabio Mauri e il suo uro occidentale o del pianto: “una serie di vecchie valigie di cuoio sovrapposte e composte in modo da realizzare un muro di quattro metri, dalla superficie regolare davanti e irregolare sul retro, sul quale trovano posto soltanto una piccola pianta di edera e una fotografia della prima performance (Ebrea) dell’autore risalente agli anni settanta. Il muro, esplicito riferimento a quello di Gerusalemme, diventa il simbolo di ogni esilio, di ogni diaspora” si legge sulle note del MAXXI, il nuovo museo romano che ha ospitato provvisoriamente l’opera.

Tante ragioni rendono importante il viaggiare. Una, molto bella, la ricorda Antonio Tabucchi: “Posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco, farci credere che quella terra ci appartenga, come se essa non fosse in prestito, come tutto è in prestito nella vita”.

Annotare per riflettere e condividere. E soprattutto muoversi, non indugiare. Si può star fermi anche viaggiando come sostiene tra le righe anche Rumiz, ricordando come suo figlio, quando era piccolino ed era sistemato sullo zainetto sulle spalle del padre, gli chiedesse: “Dove andiamo stando?” L’uso ingenuo del gerundio svela una grande verità: se il viaggio non sollecita a mettersi in discussione nè si accompagna ad una autentica curiosità per l’altrove … andiamo stando.

E anche un anno nuovo può essere partenza per un viaggio nuovo. Senza andare stando, possibilmente.

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1 Comment

Jacqueline Costa

proprio oggi ho cominciato a leggere Notturno indiano di Tabucchi (Sellerio editore). Viaggiare, per perdersi, per trovarsi, andare… ricordando la storiella del viandante e il contadino.
Mi auguro e ci auguro un anno – questo anno nuovo – pieno di di andare, di scoprire, di avventure e di sorprese.


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Il vaccino non arriverà mai a dicembre, come sta dicendo Conte alla stampa senza contraddittorio. Serve serietà da parte di tutti. Ci sono stati morti, ce ne saranno, c'è un paese in ginocchio.

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Luca De Fiore

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