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Basta che ti sbrighi

Pochi mesi di tempo per chiudere e pubblicare quanti più trial possibile. Così, da gennaio ai primi congressi di primavera si corre: l’industria editoriale si è trasformata in una officina di produzione di reprint dei resoconti delle sperimentazioni cliniche.

Fa un certo effetto vedere gli stand congressuali delle industrie tappezzati da display carichi di estratti di articoli da riviste sempre (o quasi) prestigiose: Lancet e New England, soprattutto, e a seguire i periodici specialistici, da Circulation al Journal of Clinical Oncology (interessante leggere la policy del NEJM). Studi clinici in cui tutto funziona, con miglioramenti millimetrici purtroppo. Titoli sempre promettenti, anche se – a leggere il full text – gli stessi autori ammettono che non tutto è rose e fiori: “sono necessari altri studi per confermare i nostri risultati” era ed è la classica ammissione dell’editoria scientifica.

L’importante, spiega chi se ne intende, è che il marchio della rivista sia associato al nome del farmaco. La scommessa è che il medico non legga il contenuto: tranquilli, è una scommessa vinta in partenza. E poi: tutto di corsa. A sottolineare la fretta è la rondine in copertina (sul Lancet e su Lancet Oncology): peer review e fast tracked publication in 4-8 settimane. Una corsia preferenziale, insomma: siamo sicuri che questo trattamento speciale sia nell’interesse dei malati?

E dire che neanche una revisione critica lunga, attenta e scrupolosa può garantire di scoprire i trucchi, sempre più raffinati, che nascondono le distorsioni. Figurarsi se tutto è fatto di corsa, cosa può succedere.

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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…