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Accesso aperto ai … Naturisti

Nature Publishing Group annuncia Scientific Reports: la prima rivista open access di una delle case editrici scientifiche più note al mondo.

Come si legge nel comunicato stampa, Scientific Reports pubblicherà articoli di ricerca in una serie di discipline che vanno dalla astrofisica alle neuroscienze; per gli autori, il costo della pubblicazione è fissato in 1.046 euro (1350 dollari). Il processo di peer review sarà superato da tutti i lavori “tecnicamente validi e originali” e questa minore severità di giudizio sarà compensata dalla pubblicazione della classifica dei lavori più letti, più condivisi e più citati nei blog.

Come scrive Cameron Neylon nel suo blog Science in the open, è una notizia che potrebbe contribuire a ridefinire il panorama dell’editoria scientifica: “The announcement will also be scaring the hell out of those publishers who have a lot of separate, lower tier journals. The problem for publication business models has never been with the top tier, that can be made to work because people want to pay for prestige (whether we can afford it in the long term is a separate question). The problem has been the volume end of the market. (…)  2011/12 would see the big publishers looking very closely at their catalogue of 100s or 1000s of low yield, low volume, low prestige journals and see the beginning of mass closures, simply to keep down subscription increases that academic libraries can no longer pay for.”

Cameron non è convinto della scelta di Nature di conservare per sé il diritto di sfruttamento commerciale degli articoli; “NPG still hope to get some juicy pharma company reprint orders .. or am I missing the point?” annota Liz Wager su Facebook replicando ad un post di Richard Smith. E’ la cosa più probabile ed ovvia.

Ma queste perplessità sono ben diverse dalle preoccupazioni di uno degli editor di Bioethics, che nel 25mo compleanno della rivista se la prende direttamente con l’editoria online (open o closed che sia…) illustrando con ammirevole sistematicità la complessa situazione dell’editoria scientifica. 

Così scrive Schucklenk:

“I am an avowed Luddite on that front. I want to preserve print copies at nearly all cost. The reason is my lack of trust in the integrity of on-line only ‘publications. I have seen prestigious journals changing the publication record of their on-line ‘publications’ without leaving a trace explaining why they changed the substance of already ‘published’ content. warrants, to my mind, keeping print circulations going, however small they might be. This would make it impossible for editors and publishers to change publication.”

Schuklenk conclude preannunciando decenni entusiasmanti per la sua rivista; in un panorama così incerto, in cui editori e autori fanno tutto e il contrario di tutto, una così convinta fiducia fa quasi tenerezza…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…