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Facebook non è lo spinterogeno: dillo al NEJM

Trecentocinquantamilioni di utenti di Facebook e Twitter: può mancare l’industria farmaceutica dai social network? Se lo chiede il New England Journal of Medicine nel commento Pharmaceutical marketing and the new social media. Caspita quanto sono preoccupati i due autori, Jeremy A. Green e Aaron S. Kesselheim. Il modo in cui i due docenti del dipartimento di Farmacoepidemiologia e Farmacoeconomia della Harvard School of Medicine si accostano all’argomento mi fa venire in mente quando, ogni volta che mi sembra che la mia macchina abbia un problema, mi viene da pensare “mi sa che è lo spinterogeno”. Era l’unica cosa che sapevo riconoscere sotto il cofano della mia Seicento e mi aspetto che, toccandolo in un certo modo, tutto possa risolversi. Chi è disposto a spiegare a Green e Kesselheim che la Seicento non la fanno più e anche di spinterogeni in giro non ce ne sono più molti?

L’articolo entra nel merito degli aspetti regolatori della comunicazione farmaceutica, dal Pure Food and Drug Act del 1906 all’introduzione del “brief summary of risks” che dal 1985 deve accompagnare qualsiasi informazione sui medicinali provenga dalle industrie verso i consumatori. L’articolo tocca vertici di inaspettata comicità quando arriva a richiedere che una dichiarazione dei conflitti di interesse accompagni i post su Facebook e su Twitter.

Già adesso, l’industria farmaceutica (ma anche alimentare, turistica, dello spettacolo) non ha bisogno di “andare sui social network”; già il verbo di moto fa trasparire una distorsione di fondo: chi pensa che Big Pharma possa “colonizzare” Facebook parte da un’ottica di migrante digitale, non di natural born digital.  L’industria è nei social network perché è fatta di persone (product manager, informatori scientifici, medici, dirigenti) che sono i social network.

Forse, la lettura di Clay Shirky (Cognitive surplus) avrebbe potuto aiutare Green e Kesselheim… “This is the paradox of revolution. The bigger the opportunity offered by new tools, the less completely anyone can extrapolate the future from the previous shape of society. So it is today. The communication tools we now have, which a mere decade ago seemed to offer an improvement to the twentieth-century media landscape, are now seen to be rapidly eroding it instead. A society where everyone has some kind of access to the public sphere is a different kind of society than one where citizen approach media as mere consumers”. In sostanza: è tutto cambiato e credere che strumenti che andavano bene (?) in una situazione diversa possano rivelarsi utili anche oggi è un’ingenua illusione.

Infine: tornando allo spinterogeno, qualcuno si fiderebbe a leggere cosa ne penso io delle centraline elettroniche digitali? Non credo, anche perché sarebbe l’opinione di qualcuno che ha visto un motore per l’ultima volta venti anni fa. Un po’ come di due autori dell’articolo: provate a cercarli su Facebook e su Twitter e vedrete che dinamismo…

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In this important work with colleagues from Italy, we examine if price negotiations lead to better alignment between price of cancer drugs and their outcomes. bmjopen.bmj.com/content/9/12/… @AntonioAddis2 @fperrone62 pic.twitter.com/Nohz0Hp733

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…