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Articoli open più letti ma non più citati

Se si può leggere gratis è forse più probabile che venga scaricato ma, alla fine, le citazioni degli articoli open access non sono più numerose di quelle degli articoli venduti in abbonamento. Lo studio di Philip Davies della Cornell University uscito sul BMJ è una conferma del sospetto che il supposto “citation advantage” degli articoli scaricabili gratuitamente in Rete sia in verità una leggenda metropolitana.

Del resto, è un ambito in cui il rischio di distorsioni negli studi è molto alto. Basti pensare all’associazione provata tra la disponibilità gratuita su internet di un articolo e l’impact factor della rivista sulla quale lo stesso articolo è apparso. In altri termini, se un autore pubblica su una rivista prestigiosa non sa resistere alla tentazione di rendere pubblico il proprio lavoro in un archivio personale o istituzionale.

E’ interessante anche vedere quali elementi inducono a scaricare gli articoli: se è una rassegna, se i contenuti sono segnalati in un comunicato stampa dell’editore o del giornale e se il titolo è richiamato sulla copertina della rivista.

Al di là dei limiti di uno studio come questo – che non è il primo nè l’ultimo sull’argomento – molte suggestioni emergono dalla lettura dell’articolo; per esempio, qualcuno potrebbe vedere nei risultati la conferma che lettura del testo completo e citazione dell’articolo non sono correlati (quindi: la cattiva abitudine di citare gli abstract è viva e lotta insieme a noi); altri potrebbero pensare che sì, è proprio vero che ormai il sistema del medical publishing a pagamento fa acqua da tutte le parti e per questo – ufficiale o meno – gran parte della letteratura scientifica è ormai open access.

E c’è da preoccuparsi. Perché se il principio ispiratore dell’OA è nobile, la prassi di molte case editrici è davvero discutibile. Mi diceva ieri un amico di aver lasciato il comitato scientifico di BiomedCentral Public Health per le inopportune pressioni della casa editrice che, di fronte alle critiche dei referee, è troppo incline a prendere le parti degli autori. Eccesso di benevolenza? Forse, ma sospetto, dal momento che – prima ancora di essere autore – l’interlocutore è un “cliente” che per pubblicare tira fuori qualcosa come 1200 o 1500 dollari…

Fonti: Wren JD. Open access and openly accessible: a study of scientific publications shared via the internet. BMJ 2005;330:1097-8.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…