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Al medico non piace il social web?

Sul Lancet di questa settimana c’è la recensione di The Social Network, il film che racconta la nascita di Facebook. Poche righe e molto banali, che – dopo aver ricordato che persino (addirittura!) il New England e “questo giornale” sono su Facebook – sostiene che  “The Social Network reminds us that the need to feel connected in the way that Facebook provides can be both a manifestation of our own insularity and a threat to those few connections that run more deeply.” Punto.

Punto? Neanche una parola sull’importanza del social web per medici e ricercatori. Meno male che qualcuno sveglio ha scelto di “essere dentro” Facebook (per esempio il gruppo della rivista pediatrica Medico e Bambino) e soprattutto che c’è chi pensa sia una novità straordinaria, qualcosa che ha cambiato anche il modo di usare la Rete; come ha scritto Richard P. Grant sul blog di The Scientist il 24 ottobre: “Nel mondo di internet la parola più importante non è ‘search’. È ‘share’.” Proviamo a pensare tout court a questa frase non come se fosse riferita al “cercare in rete” ma all’attività di ricerca sperimentale e clinica: la cosa più importante non è cercare ma condividere. Qui sì che si potrebbe mettere il punto.

E capiremmo anche perché a medici e ricercatori il social web piace così poco.

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Cosa stiamo imparando da #COVID19? Nei prossimi giorni uscirà l'intervista a @MedBunker su cosa dovrebbe cambiare nella comunicazione scientifica. Qui una piccola anticipazione. @dottoremaevero @RobiVil @lucadf pic.twitter.com/eW1NUdhqvk

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…