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Un libro da leggere, guardare, ascoltare…

La prima volta che l’ho letto è stata su Internazionale, il settimanale: quasi in fondo al fascicolo, un pezzo sul “fantastico” hotel ES a Roma, vicino alla stazione Termini. David Byrne ne ha raccontato i dettagli, dal telecomando non funzionante all’interruttore elettrico delle tapparelle, fino alla poltrona con la zampa difettosa o qualcosa del genere. Da là, passare al blog è stato ovvio con il divertimento di seguire la voce dei Talking Heads in giro per il mondo con la sua  bicicletta. La porta con sé in valigia. Mette i guanti, tira fuori la chiave inglese e la monta in un attimo in stanza, per poi uscire dall’ascensore nella hall davanti ai concierge sbigottiti.

I Bicycle Diaries sono molto più di un libro di viaggi, perché in quelli non c’è scritto che “Europe is manicured”, che “In making smooth street some say that the Germans have ironed out the psychological bumps in their daily lives” e che “Leafing through a fashion magazine is essentially a tragic and melancholy experience”…

Sono l’agenda di mesi passati correndo da una parte all’altra delle città del mondo per stare spalla a spalla con la gente: “Creativity gets a boost when people rub shoulders, when they collide in bars and cafés and have a tentative sense of community”. Strofinarsi le spalle per accendere la scintilla delle idee: “Inspiration comes from accidental meetings and encounters with people outside one’s own demographic, and that’s less likely if you only communicate with your friends”.

E’ un libro da mettere nello zaino e portarsi in giro per una settimana in montagna. Da aprire accanto all’iPad acceso per entusiasmarsi degli incontri dell’autore con le cento persone citate nel testo, per guardare su YouTube un video di Mercedes Sosa o una performance con Léon Gieco, per trovare su Google Maps la vista satellitare di Uluru, la montagna di Ayers Rock e seguire il percorso che Byrne compie a piedi, tutto intorno alla roccia alla scoperta dei dipinti e graffiti degli Anangu…

E’ il libro che meglio fa capire il significato della frase chiave che Clay Shirky ha scritto nel suo Cognitive Surplus: quelli di oggi (e forse di domani) devono essere degli “sliding media”, giornali blog libri siti eventi che rimandano l’uno all’altro. Per lettori che si entusiasmino per ogni porta o finestra aperta: “A window has opened and people might be willing to rethink the balance of quality of life”.

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Luca De Fiore

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