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Raccontare la malattia con un fumetto

Ma l’illustrazione può davvero:
• essere uno strumento efficace ed utile al paziente per capire meglio la sua patologia?
• migliorare la comprensione della diagnosi e della prognosi, stimolando domande più consapevoli da parte del paziente?
• influire sulle relazioni medico-paziente?
• essere uno strumento didattico utile per insegnare cose come l’etica professionale, ecc?
• migliorare le capacità di osservazione e diagnosi degli studenti di medicina, incidendo positivamente sull’empatia?

Se lo sono chiesti con fiducia Michael J Green e Kimberly R Myers, aprendo la discussione sulle pagine del BMJ. Fiduciosi hanno concluso la loro riflessione con un verdetto ottimistico: le graphic novel e i fumetti sono un modo creativo ed efficace per capire ed insegnare meglio la malattia. Se non bastasse: i temi trattati, la struttura e la sempre crescente popolarità proprie del mezzo sono caratteristiche che destinano rendono la narrazione per illustrazioni ad essere in sintonia con un numero sempre maggiore di medici.
Sicuramente il raccontare per illustrazioni ha un grande potere, quello di rendere accessibili questioni estremamente difficili e delicate. Basti pensare al Maus di Art Spiegelman e alla sua potenza nel raccontare la vecchiaia, l’olocausto, l’amore, la depressione post-partum, il suicidio…

Ma che succede se proviamo vedere cosa accade quando la creatività di grandi autori del fumetto internazionale si mette al servizio della malattia (quando riguarda la mente), portandoci dal punto di vista del malato? Leggere inciderebbe positivamente sullo stigma? E sull’empatia?

Miguel Gallardo ci parla di autismo. Gallardo è un disegnatore professionista per il New York Times, l’Herald Tribune, il New Yorker, ed ha una figlia autistica. Nella graphic novel Maria ed io, ci mostra il suo modo di comunicare con la figlia Maria che avviene da sempre per mezzo dei disegni. Il libro, il suo taccuino di viaggio, è diventato un libro sui disturbi dello sviluppo che, con l’apparato narrativo del fumetto, riesce a spiegare l’autismo agli adulti, attraverso gli occhi di una bambina.

Nate Powell ci parla di schizofrenia in Portami via. Nel racconto, l’adolescenza e la schizofrenia corrono su due binari paralleli, con un preciso compito: narrare lo spaesamento dell’adolescenza con i suoi umori e la sua percezione della realtà, riuscendo a smorzare i toni dell’alienazione propria del disturbo psichico. Leggendo si ha la sensazione che ciò che sta accadendo sulla pagina sia tecnicamente complesso da decifrare. Voci disturbanti e tempi diluiti sono tutti ingredienti perfetti per rappresentare la schizofrenia in parole ed immagini – senza mai attingere al linguaggio clinico – e per portarci così vicino ai personaggi da poter stare dentro i loro incubi e percepire le loro distorsioni.

A David B la parola sull’epilessia. David B è un fumettista francese che tra il 1996 e il 2003 ha pubblicato sei album dedicati alla storia della malattia del fratello. In Italia i racconti sono raccolti in un unico volume, Il grande male, per una narrazione che attraverso le immagini parte dalla malattia, passa per la tragedia della sua famiglia, per arrivare a toccare più universalmente la Storia degli uomini, attraverso un susseguirsi di crisi epilettiche, vista con il occhi di un bambino. Un percorso, che dalla malattia arriva all’analisi storico-sociale, un po’ come Sigmund Freud ne Il disagio della civiltà…

L’autore spagnolo Paco Rocha ci parla di Alzheimer, in Rughe, una graphic novel che racconta – con toni leggeri, ma non meno struggenti – di uomo e della sua memoria che sfugge, ma anche di un gruppo di anziani ospiti di una casa di riposo e della loro ricchezza emozionale. Un apologo sulla vecchiaia e la memoria chiudono la storia, che in un susseguirsi di tavole, oltre a commuovere e far riflettere, ci riporta con il tema della vecchiaia a Maus, a Spiegelman, a suo padre…

Siamo dalla parte della malattia e si può arrivare così vicini a quelle parti della nostra mente con le quali noi forse conviviamo meglio, da uscire arricchiti dalla lettura, riuscendo a coesistere – stigmatizzando meno – con chi da quelle parti della mente è abitato. Buona lettura. Meglio: buona visione.

di Norina Wendy Di Blasio

Riferimenti
Green MJ, Myers KR. Graphic medicine: use of comics in medical education and patient care. BMJ 2010;340:c863
Il blog di Miguel Gallardo

Comments

1 Comment

Anna Frisinghelli

credo proprio che sia una bellissima idea


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Luca De Fiore

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