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Gli errori simili di medici e giornalisti

“I giornalisti sanno che devono raccontare quel che è successo, come i medici sanno che devono guarire i pazienti”. Questa frase di Piero Ottone è in epigrafe ad un saggio di Massimo Baldini ripubblicato sulla Nuova Civiltà delle Macchine lo scorso autunno. Un bellissimo contributo che tocca, talvolta di sfuggita, questioni chiave della professione di medico e, nella costante ricerca di un parallelismo, anche del giornalista.

Medici e giornalisti, scrive Baldini, sbagliano. Quando accade è perché commettono degli errori – per così dire – di “metodo”. Il giornalista compie un errore andando nello stesso solco del medico che sbaglia una diagnosi; Baldini lo spiega rifacendosi alle riflessioni di Augusto Murri, un grande medico dei primi del Novecento. Allora: cosa fa sbagliare medici e giornalisti?

1. Confondere una supposizione con una spiegazione,

2. Accettare facilmente la prima spiegazione possibile di un fatto o di un sintomo.

3. Non saper misurare con esattezza il valore dei fatti, dando poco valore a qualcosa di importante e troppo a qualcosa di trascurabile.

4. Non riuscire a stabilire una relazione corretta tra una possibile causa e un potenziale effetto.

5. Essere privi di fantasia e di immaginazione.

6. Essere incantati dalle cose più strane trascurando di riconoscere le cose più ovvie.

7. Ritenersi presuntusosamente infallibili senza farsi sfiorare dal “demone benefico del dubbio”.

“Come il medico – scriveva James B. Reston nel 1945 sul New York Times – il giornalista ha la possibilità di avvelenare i suoi lettori, e la differenza principale è solo che un giornalista può avvelenare un maggior numero di lettori di quanti pazienti possa avvelenare un medico”.

Stampa scientifica e nuovi media –  Pdf dell’intervento al convegno FNOOM di Reggio Calabria del 10 Aprile su “Medico, Medicina, Mass Media: la filiera della Comunicazione in Sanità”.

Comments

3 Comments

Journalisme et médecine « The G Blog

[…] ne pourra empoisonner de patients, écrivait un journaliste du New York Times en 1945», rappelle dottprof.com.  Erreurs médicales et journalistiques procèderaient de la même méthode: confondre supposition […]

Quinto Tozzi

Non conoscevo e trovo molto affascinante questa citazione ed i successivi punti del ragionamento che pienamente condivido.
la cosa mi stuzzica e vorrei, discretamente, aggiungere qualche improvvisata considerazione:
– i giornalisti dovrebbero, per onestà deontologica, chiaramente distinguere (perchè base del loro mestiere) l’informazione dalla sua interpretazione (ovviamente liberissima ed a volte anche doverosa) sempre e comunque inevitabilmente filtrata dalle proprie idee, dalla propria esperienza e da interessi più o meno legittimi. Quando posso (cioè molto raramente) in effetti cerco le informazioni dalle agenzie di stampa e quando voglio una riflessione ed un commento la leggo sui giornali o la sento in tv. In effetti è un grande lusso scarsamente fattibile perchè richiede possibilità, voglia e tempo oltre alla percezione del problema legato alla soggettività del commento.
– I giornalisti debbono in primis quindi informare e solo successivamente interpretare. In realtà spesso gran parte dell’articolo è la sua interpretazione ed i relativi commenti e la notizia solo lo spunto marginale e quasi accessorio. E’ quasi come se ogni articolo dovesse quasi essere un editoriale cioè il libero ed esplicito parere di qualcuno (possibilmente esperto del campo) su un argomento. Il problema, ancora più accentuato in tv, è che la gente comune (tutti noi) crede che l’interpretazione sia la notizia soprattutto se tocca alcuni particolari elementi emotivi. Informarsi ed avere, in base alle oggettive informazioni, un libero parere è oggi molto difficile (forse perchè sono i pareri e le opinioni che determinano poi i comportamenti). Forse se più persone avessero la consapevolezza che le proprie idee e quindi i propri apparentemente liberi comportamenti sono la conseguenza delle informazioni che percepiamo sarebbero più padrone della loro vita (la pubblicità è il più evidente di questi esempi; purtroppo ben più pericolosi sono quelli non evidenti).
– Anche i medici hanno a che fare con le informazioni. Le informazioni sono i rassicuranti mattoni mentali del loro lavoro e la base su cui costruiscono la sequenza logica che classicamente e cartesianamente deve portare alla diagnosi ed alla terapia.
– In realtà ciò è vero sino ad un certo punto, o meglio è la base su cui si inserisce quella che viene comunemente e riduttivamente chiamata esperienza. Nel processo che porta soprattutto alla diagnosi ci sono infatti dei momenti non pienamente riconducibili ad un processo logico ma ad una sequenza mentale per lo più inconscia ma non per questo meno reale che porta a volte a specifiche conclusioni saltando alcuni processi consciamente logici. E’ una sorta di bypass mentale che a volte porta alle conclusioni senza sapere bene come ciò sia accaduto. Qualcuno dice che è come ragionare con la pancia e non con il cervello (forse per spiegare logicamente ciò che logico non è). Il termine che più si avvicina a questo processo (oggettivo ma estraneo perchè addirittura difficilmente verbalizzabile) è “intuizione”. Termine sicuramente parziale e riduttivo che cerca di spiegare fenomeni, apparentemente o realmente, non logici ma comunque oggettivi perchè danno dei risultati. Mi viene da pensare e credere che la logica, base cosciente del nostro mondo ma per fortuna non sempre dei nostri sentimenti, sia anche uno strumento rassicurante ed utile ma limitato e non sempre rassicurante . Che l’attività del medico (ma non solo) in certe condizioni particolari abbia a che fare con i sentimenti (??); che esista qualche cosa che la formazione tradizionale non è ancora in grado di trasmettere e che facciamo finta di ignorare perchè, non sapendola spiegare e non essendo patrimonio di tutti, ci mette un pò di timore ?? Che sia questa la differenza tra il medico medico ed il medico tecnico?
— come sempre quando al termine di una riflessione a voce alta (e, con un pò di resistenza, a parole scritte) ho ancora più dubbi di prima ad una sottile frustrazione si affianca un più spessa consapevolezza e la soddisfazione effimera e parziale della curiosità di aver intuito e dato un pò di forma a qualche cosa che prima non si era focalizzato.
— che i blog (e le sempre più rare e piacevoli chiacchierate a ruota libera con gli amici) servano proprio a questo ???
scusate dell’eccessivamente libero brainstorming !
qt

Maria Pigaiani

E l’errore del giornalista lo si trova in edicola, mentre l’errore medico al cimitero oppure si porta adosso come esito e il commento dei medici che valutano gli esiti, “Le è andata prorio male, è stato molto sfortunato…”, non riconoscendo mai i limiti.
Ogni tanto farebbe bene a tutti ricordare il limite….


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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
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