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Lancet: web, responsabilità o controllo?

In una piazza di Roma, un genitore schiaffeggia un bambino: un signore assiste alla scena e denuncia il Comune, reo di aver messo a disposizione del padre (o della madre) violento/a uno spazio pubblico. Una reazione incongrua, come quella del tribunale italiano che ha giudicato Google colpevole di violazione della privacy per aver permesso la pubblicazione su YouTube di un video che riprendeva un ragazzo con disagio psichico deriso da un compagno.

Sull’argomento si è espresso il Lancet, con un Editoriale del 6 marzo: “Time for a responsible age”. Meno di 300 parole per sostenere che Google e gli altri siti internet devono ritenersi responsabili dei contenuti postati dagli utenti sui siti stessi. Un punto di vista discutibile, al limite dell’insostenibilità. C’è il sospetto che – dietro a questa sconcertante prudenza – possa esserci la paura del cambiamento; come ha scritto Robert Maggiori su Libération, “internet è pericolosa perché liquida, incontrollabile”. Maggiori si riferiva al Governo italiano e ai piani per il controllo dei social network; la medicina accademica potrebbe rivelarsi non meno conservatrice dei nostri governanti.

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…