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Il New England, il Lancet e i carciofi di Marcello

I carciofi di Marcello“Benvenuti nella nuova WonderPharma”. È la mattina dell’ultimo dell’anno e nell’atrio della sede italiana di una grande industria farmaceutica multinazionale è esposto un cartellone eccessivo per forma e sostanza. Vicino all’ascensore e lungo i corridoi altri cartelli – di dimensioni più modeste ma egualmente enfatici – richiamano ai valori fondanti dell’azienda. Valori non economici, ma sociali e solidaristici.

Poco dopo, al mercato per assicurarmi i venti carciofi indispensabili alla buona riuscita della cena, saluto il verduraio che mi garantisce che il 2 di gennaio sarà (ovviamente) di nuovo al suo posto: “Uguali a come ci hai sempre visto”, tiene a precisare. Non devo aspettarmi cartelli con scritto “Il nuovo Marcello” (si chiama così il mio pusher di fiducia. Di carciofi).

Il giorno dopo, una mail di The Scientist segnala gli articoli più letti del 2009:

  1. Merck published fake journals;
  2. Open Access publisher accepts fake paper;
  3. iPhone apps every biologist needs;
  4. Elsevier published 6 fake journals;
  5. Viral cause for prostate cancer?

Riviste finte, informazione taroccata, editoria asservita, frodi: chi ci crede più alla medicina? Non conforta proseguire nella lettura degli altri articoli inclusi nei 10 più consultati. Le aziende di maggiore tradizione e dimensione non sono più ammirate come un tempo: pagano poco e hanno la propria debolezza nella integrity, come leggiamo nell’indagine che la stessa rivista dedica – come ogni anno – ai Best places to work in industry.

Se non le sole, le maggiori novità dell’industria farmaceutica sono nell’assetto col quale cercano di rispondere ad uno scenario economico e politico mutato: localizzazione delle relazioni istituzionali, potenziamento della funzione del Market Access con l’obiettivo di ridurre tempi e problemi della immissione in commercio dei medicinali.

Alla nuova WonderPharma interessa sempre meno la medicina generale, considerata un terreno perduto con la scadenza dei brevetti dei blockbuster cardiovascolari e respiratori. Il nuovo battleground è la medicina ospedaliera e specialistica, è qui che si decidono i giochi, che agiscono gli interlocutori che vanno corteggiati, influenzati, convinti. L’editoria scientifica cambia assecondando questi nuovi scenari ed è per questo che negli ultimi mesi anche le più famose e diffuse riviste internazionali di medicina interna sono diventate uno strumento essenziale di marketing.

Che ci riserva l’anno nuovo? Riusciremo a conservare qualche residuo spazio (editoriale) di credibilità? Qualcosa, in sostanza, di cui ci si possa fidare. Come i carciofi di Marcello.

Comments

5 Comments

Ludovico

ciao Giorgio,
trovo sinceramente semplicistico fare di ogni erba un fascio. Nella natura dell’uomo è intrinseco l’errore, e questa è una delle ragioni per cui, sin dall’antichità, ci siamo dotati di codici di leggi. Poi ciclicamente arriva un furbetto del quartierino che non rispetta neanche la legge.
Lo scorso anno c’è stato un unico episodio, relativo ad un’unica rivista scientifica locale (raccolta di articoli seri ad opera di autori prestigiosi), che non esplicitava chiaramente l’azienda sponsor. Questa soluzione ha violato la policy dell’editore e chi, con leggerezza l’ha realizzata, non ha mantenuto il proprio posto di lavoro. Il risultato è che l’editore internazionale ha definito regole ancora più severe per garantire la qualità dell’informazione delle proprie testate che, da oltre un secolo, contribuiscono all’evoluzione della medicina (mantenendo debite distanze dal marketing farmaceutico).
Personalmente conosco da oltre un decennio il settore e ho visto, al contrario di quanto dichiari, una crescita di valori e consapevolezza del proprio ruolo nel tessuto sociale da parte delle aziende. Oggi non vedo più multinazionali farmaceutiche in cerca di piccole realtà locali disposte ad asservire dinamiche comparaggiste. E sinceramente non ho mai rilevato un’ammirazione, da parte della classe medica e da parte degli stakeholder, verso il farmaceutico proporzionale alla capacità di pagamento; oggi le farmaceutiche “pagano poco” (meno?): non sarà anche questo un indicatore di maggiore liceità del settore?

Ldf

Grazie per il tuo commento, Ludovico. La storia dell’editoria è un vero e proprio museo degli … errori, veri o presunti: c’è ampia e appassionante letteratura su questo. Gli articoli di The Scientist discutono di “errori” sistemici, non episodici e seriali (non di una rivista di trattava, ma per l’appunto di una serie). Il ripetersi di questi “errori”, la tendenza a minimizzarne la portata e la convergenza delle strategie di industrie farmaceutiche e editoriali mi preoccupano.

Sun Tzu

Mi piace il mondo in cui vive Ludovico: e’ dolce, ottimistico.

Io invece vivo in un mondo in cui gli stretti rapporti fra big pharma e big editoria sono sempre piu’ stretti e gli effetti incominciano a farsi sentire.

A proposito, pare che i numeri di ISSN arraffati da big editoria per targare la collana di riviste fantasma fossero decine. Quindi probabilente vi erano altri cataplasmi in programma.

Roba da brividi, roba da Esorciccio.

Franco Anedda

Che i mezzi di informazione siano asserviti al potere economico e ai suoi interessi non è cosa nuova.
Che i ricercatori, in primis, polarizzano la loro attività alla ricerca di finanziamenti (altrimenti non mangiano) e quindi sono pure loro asserviti al potere economico e ai suoi interessi pure questo non è cosa nuova.
La novità è che pure gli enti regolatori seguono lo stesso andazzo ed i risultati sono devastanti sia per i sistemi sanitari che per la salute della popolazione.
L’ennesimo esempio:
http://www.unita.it/news/scienza_societ_/94096/germania_licenziato_il_nemico_di_big_pharma


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Cosa stiamo imparando da #COVID19? Nei prossimi giorni uscirà l'intervista a @MedBunker su cosa dovrebbe cambiare nella comunicazione scientifica. Qui una piccola anticipazione. @dottoremaevero @RobiVil @lucadf pic.twitter.com/eW1NUdhqvk

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Luca De Fiore

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