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Libri in salvo nell’arca di Sergey?

“Il governo tedesco ha una posizione chiara: i diritti d’autore devono essere protetti su internet”. Parola di Angela Merkel, cancelliere tedesco. “Per questo rifiutiamo la digitalizzazione delle opere conservate nelle biblioteche se non si tiene conto della protezione del diritto, come fa Google. Il governo metterà tutto il proprio impegno per proteggere gli scrittori in Germania”. La Merkel dice la sua nel podcast settimanale, in previsione dell’apertura della Fiera del libro di Francoforte. E’ un punto di vista ormai largamente condiviso; secondo il New York Times, anche Lawrence Lessig, il giurista statunitense considerato il paladino della libera circolazione delle idee, sarebbe contrario alla proposta di Google ad autori e editori.

Uno dei punti critici è in quel 20 per cento dei libri fuori commercio che dovrebbero essere lasciati alla libera consultazione degli utenti (che dovrebbero invece pagare il restante 80 per cento, se volessero leggerlo o “sfogliarlo”). Chi decide quale sarà quel 20 per cento di contenuto free? Chi deciderà il prezzo dell’80 per cento messo in vendita? Come si adatterebbe l’accordo a quelle situazioni in cui gli autori hanno scelto di non conservare i propri diritti optando per la licenza Creative Commons? E nel caso in cui un autore volesse lasciare liberamente accessibile il proprio libro su internet pur accettando di metterlo in vendita in libreria?

L’impressione è che il confronto prosegua su piani diversi. Da una parte quello più teorico (culturale, avremmo detto una volta); dall’altra quello più concreto (dei soldi, diremmo oggi senza sbagliare). “La domanda su come guadagnare denaro con i contenuti digitali è nella testa di tutti”, ammette Juergen Boss, direttore della Fiera del libro. E’ l’ora di farsi venire in mente delle idee, dei modelli di business, siano essi offline o online, mobili o statici…

Proprio a ridosso dell’avvio della Fiera, uno dei due fondatori di Google, Sergey Brin, puntualizza i veri termini del progetto Google Books in un articolo sul New York Times ripubblicato come post sul blog ufficiale di Mountain View. Si tratta, precisa Brin, di un’iniziativa che vuole rendere disponibile alla consultazione di qualsiasi utente il patrimonio librario nascosto (dimenticato?) nelle biblioteche di tutto il mondo, gratuitamente o a poco prezzo (sempre molto, molto meno – sembra ricordare Sergey – del costo di prendere l’aereo per andare di persona a sfogliare l’oggetto del proprio desiderio in una biblioteca in capo al mondo…). Nessun editore è obbligato ad aderire e chiunque, dopo aver accettato di farne parte, può chiamarsi fuori ritirando i propri titoli dal “posseduto” della biblioteca digitale. Infine un punto cruciale: qualsiasi altro attore pubblico o privato potrà in futuro cimentarsi nella stessa impresa: “If Google Books is successful, others will follow.”

L’illustrazione che accompagna l’articolo sul NYT è emblematica: un’arca di Noè che accoglie i libri che intendono mettersi in salvo. Dal diluvio, ovviamente. Resta da chiedersi qual è il diluvio che minaccia oggi le nostre biblioteche: il web stesso? Più probabile che le calamità siano altre: la tivvù commerciale, la scuola e le università pubbliche ridotte a colabrodi…

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Luca De Fiore

Comunicare la salute e la medicina:
tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere…