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Biblioteche-museo o 2.0?

Dottoressa che legge in biblioteca
Dottoressa che legge in biblioteca

Sulla strada tra Presicce e Taurisano una freccia a destra indica la presenza di Museo e Biblioteca. Un’associazione che inquieta, ma che trova riscontro in un titolo del Corriere della Sera del 22 agosto: “Milano e le biblioteche: la sfida senza confini per salvare la memoria”. Da oggi al 27 agosto c’è il congresso dell’International Federation of Library Associations, presentato da Corriere e Repubblica come un raduno di nostagici. Sarà un caso che una delle parole più usate è “conservazione”?

Tre comuni italiani su quattro non hanno una biblioteca; del resto, solo un italiano su dieci approfitta almeno una volta l’anno dei servizi che offrono. Comunque, è una statistica di Pulcinella, perché in Campania siamo al 6 per cento e in Alto Adige e Val d’Aosta vicini al 30. Se la Biblioteca Nazionale di Roma, in dieci anni, ha visto dimezzarsi i finanziamenti (da 3 a 1,5 milioni di euro l’anno) c’è poco da sperare. Meno male che c’è Google, sembra dire la direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Antonia Ida Fontana: “Per digitalizzare il patrimonio della nostra biblioteca ci vorrebbe più di un miliardo di euro”, dice a Repubblica. “Che non abbiamo. Se Google ce lo fa gratis, stipulando un contratto con regole precise, perché no?”

Giusto: perché no? Bisognerebbe chiederlo a quelli della Open Book Alliance, la nuova squadra di Googlebusters formata da Amazon, Yahoo! e Microsoft. Inflessibili difensori del pluralismo. A ottobre si dovrebbero sciogliere gli ultimi nodi legali del controverso accordo tra Google e le associazioni di autori e editori internazionali per la digitalizzazione dei testi antecedenti il 1923 e del posseduto dalle grandi biblioteche che hanno trovato l’intesa con Google. Vedremo se l’offensiva dell’Alleanza del Libro Aperto (che nome…) avrà qualche effetto.

Intanto c’è chi si sforza di vedere le biblioteche come luoghi meno polverosi e rivolti al futuro e non soltanto al passato. Un buon inventario di una biblioteca “sociale”, capace di usare le nuove tecnologie è quello proposto dalla Library della British Columbia.

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Luca De Fiore

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