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	<title>dottprof.com &#187; Wired</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Le riviste scientifiche fanno un sacco di soldi: chiuderanno?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 18:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<category><![CDATA[documentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Stai leggendo gratis. E senza pagare una lira (un euro, pardon) puoi leggerti anche Malcolm Gladwell sul New Yorker, Chris Anderson e Michael Nielsen sui loro blog: tutti a scrivere sull&#8217;economia del dono e sulle sue conseguenze nel campo della comunicazione. In poche parole: Anderson è stato tra i primi a sostenere che &#8220;information wants [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/07/free-lapide-orizzontale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-641" title="ROCHRF-00015216-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/07/free-lapide-orizzontale-150x150.jpg" alt="ROCHRF-00015216-001" width="120" height="120" /></a>Stai leggendo gratis. E senza pagare una lira (un euro, pardon) puoi leggerti anche Malcolm Gladwell sul New Yorker, <a href="http://www.longtail.com/the_long_tail/">Chris Anderson</a> e <a href="http://michaelnielsen.org/blog/is-scientific-publishing-about-to-be-disrupted/">Michael Nielsen </a>sui loro blog: tutti a scrivere sull&#8217;economia del dono e sulle sue conseguenze nel campo della comunicazione. In poche parole: Anderson è stato tra i primi a sostenere che &#8220;information wants to be free&#8221;; l&#8217;era digitale non ammette discussioni e, come per la legge di gravità la mela finirà per forza per caderti in testa, così anche <strong>la stampa chiuderà i battenti</strong>. Questione di tempo, solo questione di tempo. In qualche circostanza, di mesi; in altri casi dovremo aspettare qualche anno. <a href="http://www.newyorker.com/arts/critics/books/2009/07/06/090706crbo_books_gladwell">Gladwell ha più di un dubbio</a>: alza il sopracciglio sui &#8220;visionari di Wired&#8221; e fa l&#8217;esempio di YouTube, che quest&#8217;anno perderà qualcosa come mezzo milione di dollari. Alla faccia del &#8220;free&#8221;.</p>
<p>Perde di meno, ma perde, anche una gloriosa rivista di medicina interna come gli <em>Annals of Internal Medicine</em>. Hal Sox, grande direttore, lascia e nel suo <a href="http://www.annals.org/cgi/content/full/151/1/68">editoriale </a>di commento avverte i lettori del pericolo: &#8220;Good journal editing is very expensive, and the resources to support it are shrinking&#8221;. Poi aggiunge: &#8220;<span><span><span>The economics are worrisome. The theory behind the business<sup> </sup>model for Web-based media—whether medical journals or<sup> </sup>newspapers—is that more pairs of eyes on a Web display<sup> </sup>will increase advertising revenues. Newspapers have bet heavily<sup> </sup>on this model and have made their content freely accessible<sup> </sup>to attract readers. However, this strategy is not working. Although<sup> </sup>the <em>New York Times</em> has vastly increased its readership through<sup> </sup>Web publication, print subscriptions and print advertising are<sup> </sup>decreasing, and Web-based advertising is far too small to support<sup> </sup>its staff. A business model of Web publication that depends<sup> </sup>heavily on advertising may not work for clinical journals either.&#8221; In sostanza: bambole, non c&#8217;è una lira.<br />
</span></span></span></p>
<p><span><span><span>Sembrerebbe una messa da requiem ma ancora non lo è: piuttosto, siamo in una fase di grande incertezza:</span></span></span></p>
<ul>
<li><span><span><span>il mercato europeo STM (scientifico, tecnico e medico) ha guadagnato nel 2008 il 4,5% rispetto all&#8217;anno precedente;</span></span></span></li>
<li><span><span><span>non male, ma è l&#8217;aumento più contenuto dal 2001; </span></span></span></li>
<li><span><span><span>i ricavi della più grande casa editrice del mondo, la Thomson, provengono per l&#8217;80% dal digitale ;</span></span></span></li>
<li><span><span><span>è digitale il 50% dei ricavi dalle subscription delle riviste STM. </span></span></span></li>
</ul>
<p><span><span><span>Eppure, gli <em>Annals</em> non ce la fanno e, come avverte Nielsen non senza ragioni, &#8220;<strong>scientific publishing is in the early days of a major disruption</strong>&#8220;.  Perché? I risultati della ricerca (almeno di quella che conta) saranno presto accessibili gratis in database su web; sulle riviste troveremo commenti e dibattiti: opinioni, dunque, che dovranno farsi desiderare (&#8220;apprezzare&#8221;, è il caso di dire) di più dei post dei blog di scienza curati da premi Nobel, da &#8220;medaglie Fields&#8221; per la fisica, da clinici e ricercatori super conosciuti&#8230; Se le opinioni di persone così sveglie possiamo conoscerle gratis, perché spendere una valanga di soldi per abbonarsi alle riviste scientifiche?</span></span></span></p>
<p><span><span><span>Forse perché &#8211; quando sono ben fatte &#8211; le riviste garantiscono <strong>una cornice che aiuta a interpretare</strong> le opinioni di chi scrive. E&#8217; probabile che non siano molti i lettori che sentono questa esigenza. Da una parte, il sovrappiù di informazioni ci fa sentire il bisogno di un ri-orientamento; dall&#8217;altra, il ritmo di produzione di letteratura scientifica ci impedisce di trovare il tempo di interpretarla&#8230;</span></span></span></p>
<p><span><span><span>E&#8217; un momento di <strong>crisi che espone a molti pericoli</strong>:</span></span></span></p>
<ul>
<li><span><span><span>la chiusura/ristrutturazione di riviste prestigiose, come gli <em>Annals</em>;</span></span></span></li>
<li><span><span><span>l&#8217;alleggerimento degli staff editoriali e la conseguente minore attenzione alla qualità dei contenuti;</span></span></span></li>
<li><span><span><span>un maggiore potere contrattuale degli editori (che rispondono agli azionisti) nei confronti delle direzioni scientifiche delle riviste (che rispondono ai lettori);</span></span></span></li>
<li><span><span><span>la preferenza per forme di finanziamento dei media scientifici molto meno trasparenti che in passato, quando le industrie investivano in pubblicità;</span></span></span></li>
<li><span><span><span>la creazione opportunistica di periodici &#8220;scientifici&#8221; farlocchi che sono in realtà (poco credibili) strumenti di unj marketing farmaceutico comunque alla frutta.</span></span></span></li>
</ul>
<p><span><span><span> </span></span></span></p>
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		<title>Fotografie medico/militari segrete su Flickr</title>
		<link>http://dottprof.com/2009/03/rara-collezione-di-immagini-medicomilitari-su-flickr/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Flickr]]></category>
		<category><![CDATA[Foto]]></category>
		<category><![CDATA[Wired]]></category>

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		<description><![CDATA[Mike Rhode, capo archivista del National Museum of Health and Medicine di Washington, D.C. ha digitalizzato e pubblicato su Flickr la prima parte di quella che sembra essere una preview (800 foto pubblicate senza il consenso dell&#8217;esercito) della più grande banca dati di immagini medico-militari esistente: 500.000 immagini già digitalizzate seguite da altre 225.000 nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_109" class="wp-caption alignleft" style="width: 590px"><a href="http://www.wired.com/science/discoveries/multimedia/2009/03/gallery_WWII_photos?slide=7&amp;slideView=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-109" title="Una banca del sangue di fortuna, Isola di Tarawa, Oceano Pacifico" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/plasma_bank.jpg" alt="Una banca del sangue di fortuna, Isola di Tarawa, Oceano Pacifico" width="580" height="446" /></a><p class="wp-caption-text">Una banca del sangue di fortuna, Isola di Tarawa, Oceano Pacifico</p></div>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p>Mike Rhode, capo archivista del National Museum of Health and Medicine di Washington, D.C. ha digitalizzato e pubblicato su Flickr la prima parte di quella che sembra essere una preview (800 foto pubblicate senza il consenso dell&#8217;esercito) della più grande banca dati di immagini medico-militari esistente: 500.000 immagini già digitalizzate seguite da altre 225.000 nel corso di quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: left;">Le immagini<br />
<a title="Le immagini su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/medicalmuseum/" target="_blank">http://www.flickr.com/photos/medicalmuseum/</a></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;articolo originale su Wired<br />
<a title="L'articolo su Wired" href="http://blog.wired.com/wiredscience/2009/03/medarchives.html" target="_blank">http://blog.wired.com/wiredscience/2009/03/medarchives.html</a></p>
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