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	<title>dottprof.com &#187; social web</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>L&#8217;isola (o la &#8220;piattaforma&#8221;) dei famosi?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 14:44:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da WebMD, uno dei siti medici più noti e frequentati, nasce WebMD Health Exchange, una piattaforma di social networking. L&#8217;obiettivo è collegare circa 60 milioni di medici americani, per condividere esperienze e confrontarsi su casi clinici. All&#8217;interno della comunità aperta ci sarà spazio anche per network chiusi, ad invito, nei quali piccoli gruppi di medici potranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/03/isola_famosi-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-898" title="isola_famosi-logo" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/03/isola_famosi-logo-150x150.jpg" alt="Logo Isola dei Famosi" width="150" height="150" /></a>Da WebMD, uno dei siti medici più noti e frequentati, nasce <strong>WebMD Health Exchange</strong>, una piattaforma di social networking. L&#8217;obiettivo è collegare circa 60 milioni di medici americani, per condividere esperienze e confrontarsi su casi clinici. All&#8217;interno della comunità aperta ci sarà spazio anche per network chiusi, ad invito, nei quali piccoli gruppi di medici potranno condividere dati e informazioni in maniera riservata.</p>
<p>Una delle opportunità per i medici annunciate da Wayne Gattinella, CEO di WebMD, è quella di porre domande e ricevere risposte da &#8220;esperti&#8221;. Qualche nome? Pamela Peeke, <strong>dietologa e  personaggio da&#8230; isola dei famosi</strong> che così si presenta sul proprio <a href="http://www.drpeeke.com/">website</a>: &#8220;An expert in both women’s and men’s healthy living and aging, Dr. Peeke is an advisor and consultant to the wellness industry, including beauty, food, fitness, medical groups and pharmaceuticals.&#8221;</p>
<p>Ancora: David Colbert, fondatore del <a href="http://www.nydermatologygroup.com/index">New York Dermatology Group</a>, una via di mezzo tra un salone di bellezza (di splendore, diremmo), un centro benessere e un istitituto di dermatologia per figaccioni. Ecco come si descrive nel sito: &#8220;Dr. Colbert has integrated his extensive scientific background with his artistic nature, and the state-of-the-art space he helped design on lower Fifth Avenue reflects his modern aesthetic. His <strong>patients include many of New York’s artists and intellectuals</strong>, including actors, architects, designers, media people, dancers, journalists and writers. The doctor’s artistic sensibility serves him well in a practice that includes advanced cosmetic dermatology and aesthetic surgery.  His talents have gained him national recognition, and <strong>he is a frequent consultant in Hollywood</strong>, and is widely quoted in national newspapers, magazines and on television&#8221;.</p>
<p>Altri esperti saranno forniti dalla National Osteoporosis Foundation, dall&#8217;American Gastroenterological Association, dalla North American Menopause Society.<strong> &#8220;Fornitura&#8221; non rassicurante</strong>, se è vero quello che sostiene da tempo uno che la sanità americana la conosce bene, Jerome Kassirer: &#8220;most American medical society rules are no more stringent than those of the Pharmaceutical Manufacturers Association.&#8221;</p>
<p>WebMD Health Exchange darà spazio anche agli sponsor privati, che potranno sollecitare discussioni e approfondimenti su argomenti di salute e benessere di proprio specifico interesse commerciale.</p>
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		<title>Biblioteche-museo o 2.0?</title>
		<link>http://dottprof.com/2009/08/biblioteche-museo-o-2-0/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 09:51:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sulla strada tra Presicce e Taurisano una freccia a destra indica la presenza di Museo e Biblioteca. Un&#8217;associazione che inquieta, ma che trova riscontro in un titolo del Corriere della Sera del 22 agosto: &#8220;Milano e le biblioteche: la sfida senza confini per salvare la memoria&#8221;. Da oggi al 27 agosto c&#8217;è il congresso dell&#8217;International [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_701" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/08/dottoressa-lettura_light.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-701" title="Dottoressa che legge in biblioteca" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/08/dottoressa-lettura_light-150x150.jpg" alt="Dottoressa che legge in biblioteca" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Dottoressa che legge in biblioteca</p></div>
<p>Sulla strada tra Presicce e Taurisano una freccia a destra indica la presenza di Museo e Biblioteca. Un&#8217;associazione che inquieta, ma che trova riscontro in un titolo del Corriere della Sera del 22 agosto: &#8220;Milano e le biblioteche: la sfida senza confini per salvare la memoria&#8221;. Da oggi al 27 agosto c&#8217;è il congresso dell&#8217;International Federation of Library Associations, presentato da Corriere e Repubblica come un raduno di nostagici. Sarà un caso che una delle parole più usate è &#8220;conservazione&#8221;?</p>
<p>Tre comuni italiani su quattro non hanno una biblioteca; del resto, solo un italiano su dieci approfitta almeno una volta l&#8217;anno dei servizi che offrono. Comunque, è una statistica di Pulcinella, perché in Campania siamo al 6 per cento e in Alto Adige e Val d&#8217;Aosta vicini al 30. Se la Biblioteca Nazionale di Roma, in dieci anni, ha visto dimezzarsi i finanziamenti (da 3 a 1,5 milioni di euro l&#8217;anno) c&#8217;è poco da sperare. Meno male che c&#8217;è Google, sembra dire la direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Antonia Ida Fontana: &#8220;Per digitalizzare il patrimonio della nostra biblioteca ci vorrebbe più di un miliardo di euro&#8221;, dice a Repubblica. &#8220;Che non abbiamo. Se Google ce lo fa gratis, stipulando un contratto con regole precise, perché no?&#8221;</p>
<p>Giusto: perché no? Bisognerebbe chiederlo a quelli della Open Book Alliance, la nuova squadra di Googlebusters formata da Amazon, Yahoo! e Microsoft. Inflessibili difensori del pluralismo. A ottobre si dovrebbero sciogliere gli ultimi nodi legali del controverso accordo tra Google e le associazioni di autori e editori internazionali per la digitalizzazione dei testi antecedenti il 1923 e del posseduto dalle grandi biblioteche che hanno trovato l&#8217;intesa con Google. Vedremo se l&#8217;offensiva dell&#8217;Alleanza del Libro Aperto (che nome&#8230;) avrà qualche effetto.</p>
<p>Intanto c&#8217;è chi si sforza di vedere le biblioteche come luoghi meno polverosi e rivolti al futuro e non soltanto al passato. <a href="http://hlwiki.slais.ubc.ca/index.php/Survey_of_academic_librarians_attitudes_towards_Twitter#References">Un buon inventario</a> di una biblioteca &#8220;sociale&#8221;, capace di usare le nuove tecnologie è quello proposto dalla Library della British Columbia.</p>
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		<title>Ricche, accessibili e gratuite</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 15:50:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Niente cadute di stile: stiamo parlando delle  riviste scientifiche. Sono sempre di più (23 mila? 25 mila?) e crescono al ritmo  del 3 per cento ogni anno. I ricercatori aumentano (tranne che in Italia: del  resto, avendo già tutto &#8211; monumenti, chiese, coppe dei campioni in bacheca &#8211; a  che serve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-533" title="Ricche accessibili e gratuite" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/05/bambina_legge_cr_cr-150x150.jpg" alt="Ricche accessibili e gratuite" width="150" height="150" />Niente cadute di stile: stiamo parlando delle  riviste scientifiche. Sono sempre di più (23 mila? 25 mila?) e crescono al ritmo  del 3 per cento ogni anno. I ricercatori aumentano (tranne che in Italia: del  resto, avendo già tutto &#8211; monumenti, chiese, coppe dei campioni in bacheca &#8211; a  che serve cercare ancora?), di topi ce n&#8217;è in abbondanza e quindi si scrive e si  fa carriera. Ricche, accessibili e gratuite: non tutte, però. Quelle che sposano  <strong>l</strong>a filosofia dell&#8217;open access, senz&#8217;altro. <strong>A pagare però sono sempre gli stessi</strong>:  le istituzioni, in altre parole noi cittadini, vuoi nella veste di abbonati, vuoi  in quella di autori che sostengono (direttamente o tramite le proprie  istituzioni) il costo della pubblicazione.</div>
<div>Ma la filosofia del gratuito (la cosiddetta  &#8220;economia del dono&#8221;) ha trovato nell&#8217;industria farmaceutica un&#8217;antesignana. Da  anni è lei che ha distribuito volumi, monografie, estratti e supplementi di ogni genere, ai medici di tutto il mondo. Esiste un tale bisogno di  riviste che la più grande (per dimensione) casa editrice scientifica del mondo  ha pensato bene di clonarne un po&#8217; per accontentare una grande (nel nome)  industria farmaceutica. <strong>Crescete e moltiplicatevi</strong>: noi editori abbiamo preso  alla lettera la raccomandazione perdendo di vista l&#8217;utente finale, il lettore. Ci siamo accontentati anche noi di endpoint surrogati.</div>
<div>Se ne è parlato anche al convegno del Gruppo  Italiano dei Documentalisti dell&#8217;Industria Farmaceutica e degli Istituti di  Ricerca Biomedica; un&#8217;occasione utile di confronto, perché di queste cose si  parla troppo poco. Ed è anche divertente scoprire che è vero che <strong>la maggioranza  degli editori si agita al solo sentire il nome di Google</strong> (figurarsi poi quando  al nome di quelli di Mountain View si associa anche il loro <a href="http://www.google.com/intl/en/corporate/tenthings.html">decalogo</a> tra l&#8217;anarchico e il visionario). Che quando parliamo di Scienza abbiamo in mente  cose diversisissime e che il panorama della divulgazione scientifica in Italia  offre un quadro di sorprendente complessità (interessante la relazione di Alba  L&#8217;Astorina, del CNR di Milano). Che i blog in medicina sono una risorsa  inesauribile e che non discutono quasi mai di clinica, ma di vissuti,  esperienze, introspezioni (bravo Eugenio Santoro). Per chi vuole, ecco <strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/05/ricche-accessibili-e-gratuite.pps">la mia presentazione</a></strong></div>
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		<title>Farma-Facebook a senso unico?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 14:02:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pare (ma non è sicuro) che quando fu inventato il telefono le prime a rendersi conto delle potenzialità di marketing del nuovo strumento furono le industrie farmaceutiche. In particolare, una tra le più conosciute e apprezzate per la propria integrità avviò un&#8217;intensa campagna di contatti con gli utenti di questa strana diavoleria: la cornetta nera. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/06/take-a-step-against-cc.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-494" title="take-a-step-against-cc" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/06/take-a-step-against-cc-150x150.jpg" alt="take-a-step-against-cc" width="120" height="120" /></a>Pare (ma non è sicuro) che quando fu inventato il telefono le prime a rendersi conto delle potenzialità di marketing del nuovo strumento furono le industrie farmaceutiche. In particolare, una tra le più conosciute e apprezzate per la propria integrità avviò un&#8217;intensa campagna di contatti con gli utenti di questa strana diavoleria: la cornetta nera. Dalla azienda chiamavano e inondavano chi rispondeva con un torrente di parole. Appena l&#8217;altro provava a rispondere, mettevano giù.</p>
<p>Forte di questa esperienza, la stessa azienda (pare, ma è praticamente sicuro) a distanza di diversi decenni ha deciso di cimentarsi in un&#8217;analoga sperimentazione con il web sociale; precisamente, con Facebook. Ha aperto il profilo <a href="http://www.facebook.com/takeastepagainstcervicalcancer?v=wall&amp;viewas=0#/takeastepagainstcervicalcancer?v=wall&amp;viewas=0">Take a step against cervical cancer</a> che, in poche settimane e sotto l&#8217;effetto di uno straordinario battage pubblicitario, ha superato i 105 mila fan. Centocinquemila, capito?</p>
<p>E&#8217; l&#8217;ennesima conferma della capacità delle industrie produttrice di medicinali e vaccini di guidare l&#8217;innovazione. Non paga della propria originalità, l&#8217;azienda ha voluto strafare, innovando l&#8217;innovazione: al contrario di qualsivoglia spazio del web sociale, Take a step non permette agli utenti di postare commenti. Il web sociale prossimo venturo pare sia davvero così: monodirezionale. Io scrivo, tu leggi.</p>
<p>Del resto: vogliamo mica rischiare che qualcuno avanzi pubblicamente qualche riserva sul vaccino in questione, non è vero? Qualche dubbio sulla conduzione delle fasi di sperimentazione pre-registrazione? Perplessità su possibili effetti indesiderati ancora non venuti alla luce?</p>
<p>Pare (e anche in questo caso è quasi sicuro) che la scelta dell&#8217;azienda sia dettata dalla volontà di impedire che, all&#8217;interno del sito, possano trovare spazio anche informazioni non attendibili o fuorvianti. Infatti, pare che in questi casi la FDA sia davvero molto severa&#8230;</p>
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		<title>Twitter e Facebook inibiscono i sentimenti?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 21:48:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uscirà la prossima settimana sui Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) come &#8220;early release online&#8221; un articolo di ricercatori della University of Southern California che hanno studiato con metodiche di imaging cerebrale le reazioni neurologiche di utenti volontari di siti di social web. I risultati sembrano dimostrare che il formarsi di giudizi morali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-322" title="laptop-sospeso" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/laptop-sospeso-150x150.jpg" alt="laptop-sospeso" width="120" height="120" />Uscirà la prossima settimana sui Proceedings of the National Academy of Science (<a href="http://www.pnas.org/">PNAS</a>) come &#8220;early release online&#8221; un <a href="http://www.telegraph.co.uk/scienceandtechnology/science/sciencenews/5149195/Twitter-and-Facebook-could-harm-moral-values-scientists-warn.html">articolo </a>di ricercatori della University of Southern California che hanno studiato con metodiche di imaging cerebrale le reazioni neurologiche di utenti volontari di siti di social web. I risultati sembrano dimostrare che il formarsi di giudizi morali richiede un tempo che il susseguirsi incessante di informazioni e notizie non riesce a garantire. &#8220;Quando entrano in ballo le emozioni, ha dichiarato Antonio Damasio, primo autore della ricerca e direttore del Brain and Creativity Institute dell&#8217;Università americana, l&#8217;unica cosa che possiamo dire è: non così in fretta&#8221;. Secondo Manuel Castells, che insegna Sociologia nella stessa Università, si tratta di uno studio destinato a lasciare il segno nella comprensione dei meccanismi della percezione umana nell&#8217;ambiente della comunicazione digitale.</p>
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		<title>Slides al telefono</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 17:42:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da oggi, Slideshare.com si può usare anche al telefono. http://m.slideshare.com/ senza bisogno di scaricare software o altri impicci. Secondo Robin Wauters, che l&#8217;ha provato, funziona.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-82" title="slideshare" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/slideshare.jpg" alt="slideshare" width="93" height="75" />Da oggi, Slideshare.com si può usare anche al telefono. <a href="http://m.slideshare.com/">http://m.slideshare.com/</a> senza bisogno di scaricare software o altri impicci. Secondo Robin Wauters, che l&#8217;ha provato, funziona.</p>
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		<title>Al dottor non far sapere&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:14:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ 
Un tweet di Ben Parr di Mashable.com mi suggerisce di leggere un &#8220;How to&#8221; in rete: Use social media for better health. Dice che YoutTube e Facebook possono aiutare a stare meglio i tuoi pazienti. Come? Così.
1. Spesso per stare meglio dobbiamo stare attenti a un po&#8217; di cose ma ce ne dimentichiamo: cura un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"> </p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-53" title="keyboard23" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/keyboard23-150x150.jpg" alt="keyboard23" width="120" height="120" />Un tweet di Ben Parr di <a href="http://www.mashable.com/">Mashable.com</a> mi suggerisce di leggere un &#8220;How to&#8221; in rete: Use social media for better health. Dice che YoutTube e Facebook possono aiutare a stare meglio i tuoi pazienti. Come? Così.</p>
<p>1. Spesso per stare meglio dobbiamo stare attenti a un po&#8217; di cose ma ce ne dimentichiamo: cura un blog sul tuo problema, usa <a href="http://www.twitter.com/">Twitter</a> o metti su un gruppo di <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> di gente che vuole abbassare la pressione o fare esercizio. Usa <a href="http://www.google.com/calendar">Google Calendar</a> o un servizio tipo <a href="http://www.rememberthemilk.com/">RememberTheMilk</a> e sarai meno sbadato.</p>
<p>2. Se pensi di stare meglio semplicemente mangiando di meno, facendo più esercizio o stirandoti la schiena sappi che c&#8217;è modo e modo di farlo. Vai su YouTube e guarda i video che trovi sull&#8217;argomento: ce ne sono di eccellenti preparati da associazioni e ospedali di cui ti puoi fidare.</p>
<p>3. I gruppi funzionano, danno sostegno: tante persone cercano di raggiungere lo stesso obiettivo. Trova i gruppi che fanno per te usando Google Groups o scopri i network sociali fatti apposta per la salute, come <a href="http://www.gyminee.com/">Gyminee</a>, <a href="http://www.gimme20.com/">Gimme20</a> o <a href="http://twit2fit.ning.com/">Twit2Fit</a>.</p>
<p>4. Tieni traccia dei progressi. Esistono applicazioni apposta; in Facebook, per esempio, Virtual Weight Loss, o per l&#8217;iPhone (My Weight Loss Coach). Anche <a href="http://fitday.com/">FitDay</a> può essere utile.</p>
<p>5. Aiuta altri a raggiungere i tuoi risultati: scambia articoli interessanti che hai letto, per esempio usando <a href="http://www.blippr.com/apps/337305-Google-Reader">Google Reader</a>; registra video che possano motivare altre persone e mettili in rete.</p>
<p>Il social networking può aiutare anche i clinici e i ricercatori, non solo i malati. <a href="http://network.nature.com/">Nature Network</a> è un servizio molto utile anche se ancora non conosciuto come dovrebbe essere. L&#8217;identità del medico può rafforzarsi mettendosi in rete o, meglio ancora, continuando a partecipare ai network universitari (<a href="http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?artid=2254235">Cain, 2008</a>). Esistono già le prime esperienze pubblicate di ricerche farmacologiche in rete utilizzando Facebook (Bailey &amp; Zanders, 2008).Comunicare via internet può mettere un freno al turismo congressuale e ridurre il numero di viaggi per meeting e workshop (C<a href="http://www.bmj.com/cgi/content/full/335/7616/401?maxtoshow=&amp;HITS=10&amp;hits=10&amp;RESULTFORMAT=&amp;fulltext=facebook+for+scientists&amp;searchid=1&amp;FIRSTINDEX=0&amp;resourcetype=HWCIT">ohen, 2008</a>). Negli Stati Uniti è stato fatto un primo censimento di biblioteche mediche che si relazionano con l&#8217;utenza di nuovo grazie a Facebook (<a href="http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?artid=2605034">Hendrix et al, 2009</a>).</p>
<p>Pensavo di parlarne a Reggio Emilia l&#8217;8 maggio, ma le organizzatrici del workshop al quale sono stato invitato mi hanno pregato di non farlo: al personale sanitario dell&#8217;Azienda non è permesso usare &#8220;certi siti. Se scoprissero che sono utili potrebbero chiedere di accedervi.</p>
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