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	<title>dottprof.com &#187; politica sanitaria</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Dieci libri per la rivoluzione (della sanità)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:32:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vuole, semplicemente, la terza rivoluzione nell’assistenza sanitaria. Difficile non essere d’accordo con il suo Manifesto. Così come non accettare di mettere una firma sotto alle soluzioni che propone. L’arma con cui farla, la rivoluzione, non fa male anche se può essere una bomba: è la conoscenza. Del resto, Muir Gray è stato uno degli animatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Muir-Gray_foto_piccola.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2233" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Muir Gray_foto_piccola" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Muir-Gray_foto_piccola.jpg" alt="" width="132" height="200" /></a>Vuole, semplicemente, la <a href="http://www.bvhc.co.uk/the-transformation-shop.php">terza rivoluzione </a>nell’assistenza sanitaria. Difficile non essere d’accordo con il suo <a href="http://muirgray.net/?page_id=2">Manifesto</a>. Così come non accettare di mettere una firma sotto alle <a href="http://muirgray.net/?page_id=741">soluzioni </a>che propone.</p>
<p>L’arma con cui farla, la rivoluzione, <strong>non fa male anche se può essere una bomba</strong>: è la conoscenza. Del resto, Muir Gray è stato uno degli animatori della Cochrane Collaboration in Gran Bretagna e, soprattutto, direttore della National Library of Health del servizio sanitario inglese e Chief Knowledge Officer del programma nazionale inglese per l’introduzione della Information Technology nel servizio sanitario.</p>
<p>La sua ultima fissa è quella di una libreria (non biblioteca) dove si possa trovare subito, vicino all’ingresso, i dieci libri essenziali per governare un servizio sanitario. Quali saranno mai? Vediamoli subito.</p>
<ul>
<li>Il primo è di Avedis Donabedian: <em><a href="http://www.pensiero.it/ecomm/pc/viewPrd.asp?idproduct=534">Introduction to Quality Assurance</a></em>. (in Italia ha un titolo bello e strano, un&#8217;invenzione della curatrice, Stefania Rodella).</li>
<li>2. <em>How Much Is Enough</em> di Alain Enthoven.</li>
<li>3. <em>The Illness Narratives: Suffering, Healing and the Human Condition</em>, di Arthur Kleinman.</li>
<li>4. <em>Toyota Production System</em>, di Taiichi Ohno. “Remember the sub title”, raccomanda Gray: “beyond large scale production &#8211; personalised car production”.</li>
<li>5. <em><a href="http://www.pensiero.it/ecomm/pc/viewPrd.asp?idproduct=152">How to Practice and teach Evidence Based Medicine</a></em> di Sharon Strauss et al. “The original and still the best. We chose the name Centre for Evidence Based Medicine rather than Centre for clinical Epidemiology that the only difference between irritation and stimulation is the spelling, and the fact that irritation is more effective than stimulation as a driver of change”.</li>
<li>6. <em>Treating Individuals: From Randomised Trials to Personalised Medicine</em>, curato da Peter Rothwell: “builds on both Ohno&#8217;s customisation and EBM to launch personalised medicine”.</li>
<li>7. <em>Organizational Culture and Leadership</em>, di Edgar H. Schein: “This is the book on the most neglected aspect of healthcare – culture.</li>
<li>8. <em><a href="http://www.pensiero.it/ecomm/pc/viewPrd.asp?idproduct=23">Effectiveness and Efficiency: Random Reflections: Random Reflections on Health Services</a></em>, di Archie Cochrane: “The source of so many movements including the Cochrane Collaboration and EBM”.</li>
<li>9. <em>Administrative Behavior: A Study of Decision-making Processes in Administrative Organizations: A Study of Decision-making Processes in Administrative Organisations</em>, di Herbert A. Simon: “What a boring title , what an outstanding book by the man who first described satisficing, bounded rationality and the relationship between politicians and officials”.</li>
<li>10. <em>Social Determinants of Health</em>, di Michael Marmot and Richard Wilkinson: “The single simplest and clearest read on how poverty and inequality affect us all, not only the health of poor people”.</li>
</ul>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/banksy-19841.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2231" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="banksy-1984" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/banksy-19841-300x213.jpg" alt="" width="160" height="114" /></a>E fanno dieci.</p>
<p>Dopo di che, al termine dell’elenco, Muir Gray ne aggiunge un altro, ed è tutto un programma: <em>How to Talk About Books You Haven&#8217;t Read</em>, di Pierre Bayard: “Better to talk intelligently about a book even though you have not read it than never to have heard of it or have no idea what the book is about. This is a wonderful book. In part it is humorous, like Litmanship in the writings of Stephen Potter”.</p>
<p>Dei dieci libri che potrebbero sconvolgere la sanità (italiana?) <strong>tre sono nel catalogo</strong> del Pensiero. Mica male.</p>
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		<title>HTA sull&#8217;HTA</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:51:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La valutazione delle novità in sanità avviene solitamente a partire dalla offerta di nuovi dispositivi, medicinali o strumentazioni da parte dei produttori. E questo pressing dell&#8217;industria innesca a sua volta una domanda di tecnologia da parte di medici o dirigenti che percepiscono la mancata introduzione di &#8220;innovazione&#8221; nella propria pratica professionale come una sorta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/microscopio_soldi_piccola_106413916.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2222" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="microscopio_soldi_piccola_106413916" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/microscopio_soldi_piccola_106413916-199x300.jpg" alt="" width="150" height="226" /></a>La valutazione delle <em>novità</em> in sanità avviene solitamente a partire dalla offerta di nuovi dispositivi, medicinali o strumentazioni da parte dei produttori. E questo pressing dell&#8217;industria innesca a sua volta una domanda di tecnologia da parte di medici o dirigenti che percepiscono la mancata introduzione di &#8220;innovazione&#8221; nella propria pratica professionale come una sorta di personale inadeguatezza rispetto alle prestazioni garantite da altri Centri.</p>
<p><strong>E&#8217; il mercato a guidare, e spesso a orientare, le attività di health technology assessment.</strong></p>
<p>Un approccio di tipo &#8220;difensivo&#8221;, dunque, del servizio sanitario che finisce col trovarsi in condizioni di apparente perenne ritardo. E&#8217; del tutto evidente, infatti, che l&#8217;offerta di tecnologie supera di gran lunga la capacità anche del sistema più &#8220;efficiente&#8221; di svolgere un&#8217;attività di revisione sistematica della sicurezza, efficacia e efficienza di quanto viene proposto. L&#8217;assessment richiede mesi, talvolta anche più di un anno, ma per l&#8217;industria è necessario che il <em>time-to-market</em>  sia più breve possibile.</p>
<p>Nella tensione tra tempi della scienza e tempi del mercato si crea uno spazio in cui trovano posto metodologie &#8220;mini&#8221;: si risparmia tempo e denaro.  Poco importa se il risultato di questi &#8220;assessment de noantri&#8221; fornisca informazioni approssimate e non conclusive;  come sosteneva George Dyson,  <strong>&#8220;information is cheap, but meaning is expensive&#8221;.</strong></p>
<p>E&#8217; proprio qui il punto. L&#8217;health technology assessment dovrebbe andare a caccia di significati, di un senso nuovo e diverso per le politiche di prevenzione e assistenza sanitaria. <strong>Il un sistema sanitario centrato sul cittadino, l&#8217;oggetto della valutazione non può essere la &#8220;tecnologia&#8221; ma il modo per migliorare la salute delle persone.</strong></p>
<p>In definitiva, anche l&#8217;HTA è un &#8220;processo organizzativo&#8221; da sottoporre a rivalutazione: ci vorrebbe un HTA per il modo con cui si fa HTA.</p>
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		<title>FDA: fate i bravi sul social web</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:33:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices. E&#8217; un documento di fondamentale importanza per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a>.</p>
<p>E&#8217; <strong>un documento di fondamentale importanza</strong> per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per diverse ragioni.</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2206" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Pillole_colorate_cover" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a>E&#8217; una &#8220;guidance&#8221; e non una &#8220;rule&#8221;.</strong> Un orientamento e non una regola. Differenza importante per almeno due motivi: da una parte la FDA sembra chiedere all&#8217;industria di farsi coinvolgere nel governo dell&#8217;informazione sul farmaco in una prospettiva di ragionevolezza, nella quale non sia più necessario dare regole stringenti. Dall&#8217;altra, sempre FDA ammette l&#8217;impossibilità di redigere norme che regolino un ambiente, come il social web, che le proprie regole se le dà in modo dinamico e, soprattutto, autonomo.</p>
<p>E&#8217; centrato su uno specifico aspetto della propaganda farmaceutica che ha ormai assunto importanza centrale: la promozione dell&#8217;uso off-label. E&#8217; questa, infatti, la chiave attraverso la quale l&#8217;industria entra nel mercato e successivamente lo amplia. Il governo di questi percorsi di marketing è il solo strumento per garantire (forse) la sostenibilità del sistema sanitario in rapporto al consumo di medicinali e di tecnologie.</p>
<p>E&#8217; così articolato e completo che la FDA riesce a mandare <strong>un messaggio chiaro all&#8217;industria</strong>: &#8220;Ragazzi, sappiamo molto di voi&#8221;. Sappiamo che le richieste di informazione o chiarimenti sull&#8217;uso off-label dei vostri prodotti pubblicate sui siti più disparati sono spesso suggerite da voi. Sappiamo che siete capaci di dar voce a blogger apparentemente indipendenti per scrivere di usi non autorizzati di medicinali. Sappiamo che i medici che fanno domande ai relatori durante i congressi sull&#8217;utilizzo off-label di farmaci sono spesso proprio i vostri ospiti al convegno. Sappiamo anche che gli stessi relatori congressuali che descrivono dettagliatamente nuovi studi sperimentali che amplierebbero le indicazioni dei vostri prodotti sono opinion leader selezionati e ben compensati. Sappiamo che non pochi pazienti o associazioni di malati che postano video su YouTube ricevono finanziamenti.</p>
<p><strong>Sappiamo tutto, insomma</strong>. Non possiamo che raccomandare di dare informazioni che abbiano queste caratteristiche: &#8220;truthful, non misleading, accurate, and balanced&#8221;. Sta a voi decidere come comportarvi, rispettando la filosofia stessa del social web, in cui chi imbroglia perde credibilità e si autoesclude.</p>
<p>Non chiedeteci altre regole, però, sembra dire FDA: quelle che già esistono sono più che sufficienti.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Jobs, il Lancet e la qualità di vita</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/10/jobs-il-lancet-e-la-qualita-di-vita/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 15:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato di leggere consecutivamente il numero speciale di Lancet Oncology dedicato alla sostenibilità delle cure e il racconto sul New York Times e su vari magazine americani delle ultime settimane vissute da Steve Jobs. Da una parte, un&#8217;analisi puntuale, finalmente senza apparenti condizionamenti, pragmatica al punto che a qualcuno potrà sembrare cinica: l&#8217;assistenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato di leggere consecutivamente il numero speciale di <a href="http://www.thelancet.com/journals/lanonc/issue/current?tab=past"><em>Lancet Oncology</em></a> dedicato alla sostenibilità delle cure e il racconto sul New York Times e su vari magazine americani delle ultime settimane vissute da Steve Jobs.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Lancet-Oncology-_-Sept-2011-issue.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2060" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Lancet Oncology _ Sept 2011 issue" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Lancet-Oncology-_-Sept-2011-issue.gif" alt="" width="90" height="122" /></a>Da una parte, un&#8217;analisi puntuale, finalmente senza apparenti condizionamenti, pragmatica al punto che a qualcuno potrà sembrare cinica: l&#8217;assistenza al malato di tumore ha fatto passi da gigante ma, non cambiando strategie, <strong>è insostenibile e si rischia di sprecare risorse</strong> a fronte di benefici impalpabili. Quando ci sono, i benefici. Le evidenze &#8211; su questo concordano i molti &#8220;portatori di interessi&#8221; coinvolti dal <em>Lancet</em> nel numero speciale -  raramente supportano l&#8217;uso di farmaci molto costosi che nel migliore dei casi prolungano di giorni o di poche settimane la vita delle persone malate. Spesso a fronte di effetti indesiderati difficilmente governabili e assai pesanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/muir-gray.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2059" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="muir gray" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/muir-gray-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>Come spiega <a href="http://muirgray.net/">Muir Gray</a> nel suo splendido, piccolo e nuovo libro, <a href="http://www.offoxpress.com/how-to-get-better-value-healthcare.html"><em>How to getter better value healthcare</em></a>, il servizio sanitario (è necessario ripetere: il <strong><em>servizio</em></strong> sanitario) poggia su<strong> un sistema di valori diversamente percepiti</strong>. Ciò che è valore per il medico può non essere tale per il dirigente; ciò che è valore per il <em>payor</em> (ente, istituzione, fondazione) può non essere tale per l&#8217;infermiere o il riabilitatore. Soprattutto, ciò che ha valore per il malato può non averlo (o  in misura diversa) per gli altri <em>stakeholder</em>. Probabilmente, è impossibile allineare i diversi protagonisti su una scala valoriale condivisa. Se è così, però, il malato (la persona, l&#8217;utente) deve essere riportato al centro del sistema; &#8220;the patient is at the centre, the coordinating point&#8221;. Punto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Jobs_di_Spalle.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2061" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Jobs_di_Spalle" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Jobs_di_Spalle-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>Che c&#8217;entra questo con Jobs? C&#8217;entra, perché in diverse occasioni, in questi anni, mi sono chiesto se le cure di cui poteva beneficiare uno degli uomini più ricchi del mondo avrebbero potuto essere le stesse &#8211; o comunque paragonabili &#8211; a quelle di cui avrebbe potuto godere uno qualsiasi dei cittadini italiani. E ogni volta la risposta (forse un po&#8217; ottimistica&#8230;) era che &#8220;sì, fortunatamente i protocolli sono condivisi a livello internazionale e che, semmai, le cure prestate per le quali il fondatore della Apple aveva dovuto pagare personalmente nel nostro Paese sono garantite gratuitamente&#8221;.</p>
<p><strong>La differenza è in quegli ultimi giorni</strong>, nelle ultime settimane. Nella quiete di cui Jobs ha potuto godere, nella assistenza domiciliare qualificata. In poche parole, <strong>nella qualità di quell&#8217;ultima parte di vita</strong> nella propria casa, vicino ai familiari e a pochi amici convocati per il congedo.</p>
<p>Morire a casa vicino alle persone che amiamo assumendo solo farmaci capaci di alleviare il nostro dolore. Sarebbe bello fare uno studio di confronto, tra questa opzione e le altre comunemente praticate. Un percorso di HTA: bello e certamente superfluo perché già si conosce il risultato.</p>
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		<title>La Roma e gli endpoint surrogati</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 10:23:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se decidi di sperimentare un medicinale per convincere un’agenzia regolatoria ad approvarlo o un medico a prescriverlo dovresti cercare di dimostrarne l’efficacia nel modo più chiaro possibile. Di solito – di norma o per opportunità – il confronto è col placebo. Molto più opportuno sarebbe studiare in parallelo l’efficacia o la sicurezza del farmaco più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Luis-Enrique_piccola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2013" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Luis Enrique" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Luis-Enrique_piccola.jpg" alt="" width="244" height="141" /></a>Se decidi di sperimentare un medicinale per convincere un’agenzia regolatoria ad approvarlo o un medico a prescriverlo dovresti cercare di dimostrarne l’efficacia nel modo più chiaro possibile. Di solito – di norma o per opportunità – il confronto è col placebo. Molto più opportuno sarebbe studiare in parallelo l’efficacia o la sicurezza del farmaco più utilizzato per la malattia in questione. Ma è molto rischioso (per il produttore) e quindi non avviene quasi mai. Ma dopo aver visto la partita della Roma ieri – per non dire delle altre in questo inizio di stagione – la cosa che mi ronza nella testa è un’altra. <strong>Gli endpoint surrogati.</strong></p>
<p>E’ una questione di cui si discute da tempo, purtroppo tra i pochi intimi interessati agli aspetti etici della ricerca e alle politiche e alle strategie della ricerca scientifica. Sempre più spesso, al posto di un obiettivo clinico di indiscutibile importanza, <strong>le sperimentazioni cliniche scelgono outcome alternativi</strong>: l’escamotage più frequente è identificare un marker biologico “correlato” all’efficacia clinica (nel senso che sarebbe “ragionevole” prevedere che il malato abbia una migliore evoluzione di malattia in caso di modifica positiva del marker). In oncologia, per esempio, si può utilizzare il miglioramento dei livelli di PSA (Prostate Specific Antigen) per “dimostrare” una  prognosi più favorevole nel cancro della prostata. Sebbene questi effetti non provino un sollievo dalle sofferenze o un prolungamento della sopravvivenza.</p>
<p>Perché scegliere endpoint surrogati?  Conviene perché:</p>
<ul>
<li>riduce la durata di un trial</li>
<li>permette sperimentazioni meno ampie e, soprattutto, meno costose.</li>
</ul>
<p>Qualche anno fa, Thomas Fleming (della Washington University di Seattle) propose quattro livelli di endpoint accettabili. Eccoli:</p>
<ul>
<li>Level 1: a true clinical-efficacy measure;</li>
<li>Level 2: a validated surrogate endpoint (for a specific disease setting and class of interventions);</li>
<li>Level 3: a nonvalidated surrogate endpoint, yet one established to be &#8220;reasonably likely to predict clinical benefit&#8221; (for a specific disease setting and class of interventions);</li>
<li>Level 4: a correlate that is a measure of biological activity but that has not been established to be at a higher level.</li>
</ul>
<p>Se dovessi spiegare il problema (non da poco) ad un amico che non ci capisce nulla di queste cose gli farei vedere una partita della Roma, avvertendolo che<strong> il “possesso palla” non conta nulla</strong>. Gli endpoint veri sono questi, piuttosto:</p>
<ul>
<li>Livello 1: gol fatti</li>
<li>Livello 2: gol subiti</li>
<li>Livello 3: tiri nello specchio della porta</li>
<li>Livello 4: tiri al lato.</li>
</ul>
<p>Il resto serve solo a ipnotizzare i tifosi. O le agenzie regolatorie.</p>
<p>Fonte: Roma – Siena, Stadio Olimpico, 22 settembre 2011. Video http://video.gazzetta.it/roma&#8211;siena-1-1/89873</p>
<p>Fleming TR. Surrogate endpoint and FDA’s accelerated approval process. <a href="http://content.healthaffairs.org/">Health Affairs</a> 2005;24:67-78. doi:10.1377/hlthaff.24.1.67</p>
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		<title>Valutare le tecnologie senza scorciatoie</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:20:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La medicina è una scienza imperfetta, un&#8217;impresa che si basa su conoscenze in continua evoluzione, su informazioni imprecise e su individui che possono sbagliare proprio quando la vita delle persone è in pericolo&#8221;. Non c&#8217;è da stare allegri, a dare retta ad Atul Gawande, chirurgo di Harvard che personifica il lato più cool della medicina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La medicina è<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Technology_bassa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1998" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Technology_bassa" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Technology_bassa.jpg" alt="" width="160" height="120" /></a> una scienza imperfetta, un&#8217;impresa che si basa su conoscenze in continua evoluzione, su informazioni imprecise e su individui che possono sbagliare proprio quando la vita delle persone è in pericolo&#8221;. Non c&#8217;è da stare allegri, a dare retta ad Atul Gawande, chirurgo di Harvard che personifica il lato più cool della medicina di oggi.</p>
<p>Uno dei modi per sbagliare di meno potrebbe essere far crescere una &#8220;cultura della valutazione&#8221; (di sistema e individuale) all&#8217;interno della sanità. L&#8217;Health Technology Assessment è la metodologia che più potrebbe aiutare, in questo senso. Con la <a href="http://www.msd-italia.it/content/corporate/about/impegno.html">Fondazione MSD</a>, abbiamo provato a organizzare un corso diverso da quelli che si svolgono di solito in Italia: venti persone e sette docenti, con un rapporto maggiore all&#8217; 1:3 e una semi-convivenza di due giorni. Fortuna che il posto era gradevole: la Città del gusto, a Roma.</p>
<p>Da parte mia, mi sono convinto di alcune cose.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Corso-HTA_aula.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1999" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Corso HTA_aula" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Corso-HTA_aula-300x201.jpg" alt="" width="239" height="158" /></a>L&#8217;HTA valuta la sanità. Anche (soprattutto) processi e strategie. Qualcuno è spaventato dalla complessità della metodologia di HTA, ma dimentica che &#8211; ad essere complessa &#8211; è in primo luogo la dinamica salute/malattia. <strong>Ancora non possiamo ridurre né la complessità della sanità né quella della sua valutazione</strong>.</p>
<p>HTA e salute pubblica sono legate strettamente. Per questo gli obiettivi della prima sono anche quelli della seconda. Non &#8220;economicità&#8221; o razionamento delle prestazioni. Piuttosto, <strong>efficienza e equità</strong>: ciò che è meglio per il cittadino.</p>
<p><strong>Le revisioni sis</strong><strong>tematiche sono il cardine dell&#8217;HTA</strong>. Sono studi ancora poco conosciuti che si caratterizzano per la necessità di essere &#8220;comprensivi&#8221; e per l&#8217;esigenza di dover scegliere, escludendo le ricerche di qualità scadente. Di fatto, è un passaggio che &#8211; valutando la clinica &#8211; vigila sulla qualità della ricerca.</p>
<p>In questo contesto, <strong>le regole sono fondamentali</strong>. Servono sia per la valutazione, sia per la comunicazione dei suoi risultati.Il rispetto delle regole è anche la condizione che rende confrontabili diversi studi valutativi.</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Mecozzi_Loiudice_Jefferson.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2000" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Mecozzi_Loiudice_Jefferson" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Mecozzi_Loiudice_Jefferson-300x234.jpg" alt="" width="156" height="121" /></a>Non esiste HTA valida in assoluto</strong>, perché il contesto di applicazione/implementazione di una tecnologia è un elemento dal quale non si può prescindere. Scott Berkun, in <a href="http://www.scottberkun.com/books/the-myths-of-innovation/"><em>The myths of innovation</em></a>, ricorda come sia stato impossibile introdurre l&#8217;uso dell&#8217;acqua calda in un villaggio peruviano dove i cibi riscaldati erano considerati un alimento riservato agli ammalati.</p>
<p>L&#8217;HTA è un&#8217;attività di ricerca applicata e i tempi della ricerca sono diversi da quelli della politica. Purtroppo, possono essere anche diversi dai tempi della salute/malattia. Ma la distanza che separa l&#8217;avvio di un percorso di valutazione dalla sua conclusione deve essere considerata <strong>una garanzia per il malato</strong>. Qualsiasi scorciatoia è un fattore di rischio per il sistema sanitario (&#8220;mini HTA&#8221;?) o, semplicemente, una cosa potenzialmente utile ma differente (metanalisi a network? Comparative Effectiveness Research?).</p>
<p>L&#8217;HTA non può prescindere da <strong>un più generale governo della domanda di prestazioni sanitarie</strong>; una attività &#8220;politicamente forte&#8221; incompatibile con una perenne situazione &#8220;emergenziale&#8221; e che riduca al minimo i condizionamenti derivanti dagli inevitabili conflitti di interesse.</p>
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		<title>Cosa manca alla &#8220;comunicazione&#8221;?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 12:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Troppo interessante per essere solo un &#8220;Commento&#8221;. Scrive ieri sera Franco Galanti a dottprof a proposito di &#8220;comunicazione&#8221;: 1) manca la volontà di dialogare (se non per strettissime necessità in tempi minimi segnati dgli sms) – la sola volontà che implichi l’esercizio all’ascolto e lo sforzo razionale e/o empatico alla comprensione del contesto e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Troppo interessante per essere solo un &#8220;Commento&#8221;.</p>
<p>Scrive ieri sera Franco Galanti a <em>dottprof</em> a proposito di &#8220;comunicazione&#8221;:<br />
1) <strong>manca la volontà di dialogare</strong> (se non per strettissime necessità in tempi minimi segnati dgli sms) – la sola volontà che implichi l’esercizio all’ascolto e lo sforzo razionale e/o empatico<em> alla comprensione del contesto e del discorso</em>;<br />
2) <strong>manca la convinzione che la comunicazione sincera sia imprescindibile</strong> oggi nei sistemi complessi tra cui quelli sanitari;<br />
3) <strong>manca la fiducia che la comunicazione migliori di per sè</strong>, cambi  in meglio il nostro modo di agire, in moltissimi casi;<br />
4) il fattore più critico: <strong>manca la comunicazione – ponte</strong>, quella che si instaura a prescindere dalle presunte appartenenze di ruoli e identitarie.</p>
<p>Prosegue Galanti: <a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Muro-Palestina_Sleiman_Mansur.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1990" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Muro Palestina_Sleiman_Mansur" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Muro-Palestina_Sleiman_Mansur.jpg" alt="" width="177" height="146" /></a><strong>manca il dialogo tra le frontiere,</strong> per cui un medico parla solo di certe cose con l’infermiere, con il paziente; e lo specialista di un certo settore (per esempio, il chirurgo) parla solo di certe altre cose in un certo modo, con lo specialista di un altro ambito (l’internista, o il Direttore aministrativo, o il neurologo, o il dietista), mentre di questioni trasversali in cui essere specialisti è a volte persino impossibile (per es. impreciso di generali questioni organizzative, e lavorative, di ruoli entro la sanità, di rischi embricati, di questioni etiche, di innovazione, …) ‘sul lavoro’, di solito non si comunica mai. Son queste cose di cui si parla tutt’al più su internet, o si legge sui giornali, ma per lo più nel proprio singolo contesto non fa presa il dialogo su certi temi…&#8221;</p>
<p>Fin qui, la nota d<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Banksy_in_palestine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1989" style="margin: 2px 5px;" title="Banksy_in_palestine" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Banksy_in_palestine.jpg" alt="" width="178" height="123" /></a>i Franco Galanti. Poco da aggiungere, se non riferirsi a una suggestione estiva nata dalla lettura di un piccolo, denso libro di Luigi Zoja, <a title="Link alla pagina Einaudi sul libro di Luigi Zoja" href="http://www.einaudi.it/libri/libro/luigi-zoja/la-morte-del-prossimo/978885840289" target="_blank"><em>La morte del prossimo</em></a>. Sembra che la cosiddetta &#8220;globalizzazione&#8221; (parola abusata, da discutere o usare meno possibile) abbia sì reso più vicini mondi e persone remote, ma rendendo lontano chi ci è più vicino. Il &#8220;prossimo&#8221; è un invasore: sia il migrante che giunge su un peschereccio allo sbando, sia il familiare di un malato che prova a bussare alla nostra porta &#8211; non dico per &#8220;comunicare&#8221; ma&#8230; &#8211; per avere un&#8217;informazione.</p>
<p>Chi è a noi più &#8220;prossimo&#8221; è artificialmente distanziato da fossati o, più spesso, da muri sempre meno metaforici. Picconato a Berlino, il muro è tornato in Palestina, irriso dai graffiti di Bansky che aprono squarci illusori. Ancora: è in costruzione nel Chiapas, per tenere distanti i migranti guatemaltechi. Dal Messico? Più probabilmente dagli Stati Uniti, considerato che ogni anno sono 500 mila gli indios che entrano clandestinamente negli Usa. <strong>Distanze artificiali per non evitare contaminazioni, per non comunicare</strong>, evitando le condizioni stesse che possono instaurare dialoghi. Leggendo Zoja pensavo a giovani medici e infermieri &#8220;di riferimento&#8221;; troppe volte sono loro i delegati a &#8220;informare&#8221; pazienti e familiari. Chi decide strategie diagnostiche e terapie o immagina prognosi si sottrae alla &#8220;comunicazione sincera&#8221; di cui dice Galanti, delegando.</p>
<p>Manca la comunicazione-ponte e la frontiera è allontanata. Malati come migranti in ospedale.</p>
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		<title>Scilipoti e le campane di cristallo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 12:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“È una frode pericolosa che sanno vendere molto bene”, sostiene su Internazionale Steven Salzberg, un biologo dell’università del  Maryland a College Park, parlando della medicina alternativa. &#8220;Quando una cosa funziona, non è poi così diicile dimostrarlo. Queste persone cercano da anni di dimostrare che le loro cure alternative funzionano, e non ci riescono. Ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Salzberg.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1890" title="Steven Salzberg" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Salzberg-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>“È una frode pericolosa che sanno vendere molto bene”, sostiene su <em>Internazionale</em> Steven Salzberg, un biologo dell’università del  Maryland a College Park, parlando della medicina alternativa.</p>
<p>&#8220;Quando una cosa funziona, non è poi così diicile dimostrarlo. Queste persone cercano da anni di dimostrare che le loro cure alternative funzionano, e non ci riescono. Ma non lo ammetteranno mai e andranno avanti così. È ovvio, guadagnano troppi soldi”.</p>
<p>Le medicine alternative &#8211; o complementari o olistiche: come vi pare &#8211; anche quando &#8220;funzionano&#8221; non se ne conosce il motivo. &#8220;La letteratura scientifica &#8211; sottolinea ancora Freedman, l&#8217;autore dell&#8217;articolo ripreso da <em>The Atlantic</em> &#8211; è piena di studi appro<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Novella.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1891" title="Steven Novella" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Novella-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>fonditi i quali dimostrano che praticamente tutti i trattamenti alternativi, comprese l’omeopatia, l’agopuntura e la chiropratica, non aiutano i pazienti più di quanto facciano certi metodi inventati per truffare la gente.&#8221; Non ci sono basi scientifiche, ma certe cose non si possono dire&#8230;</p>
<p>“I medici alternativi hanno un grande vantaggio”, afferma Steven Novella, neurologo di Yale e blogger a <a href="http://www.sciencebasedmedicine.org/index.php/author/steven-novella/">Science-based medicine</a>. “<strong>Possono mentire ai pazienti. Io non posso farlo</strong>”.</p>
<p>Qualcuno ha meno remore: chi ci governa.</p>
<p>Al convegno sulla Medicina della natura alla Sala delle Colonne di Montecitorio si respirava aria da Bagaglino, con Pippo Franco ad aprire gli interventi: comico, ma anche produttore di elettromedicali. Ad invitarlo all’evento era l’Onorevole Domenico Scilipoti, il Responsabile. E, avendole telefonato per saperne di più, sempre di <em>responsabilità</em> mi ha parlato anche un’altra relatrice, Fiorella Capuano; è avvocato e quasi si scusa: “Mi avevano detto di non venire per non essere associata alle polemiche seguite alla … come dire? scelta dell’Onorevole di cambiare schieramento di Governo. Ma io <strong>sono una scienziata – mi raccomando, scriva così, non una scientista</strong> – e sperimento, perché fa parte dell’evoluzione umana andare sempre a caccia di nuove cose”. Cacciatrice ed esperta in Cromopuntura e suono delle Campane di cristallo. Prego? Ma sì, medicina vibrazionale e disponibilità a nutrirsi di luce. “Per diventare tutti bretaristi”. Come scusi? “È un neologismo da una parola inglese: breath, respiro. Potremmo tutti nutrirci di aria e di luce, vivremmo lo stesso senza mangiare. Non crede? È provato”.</p>
<p>Steven Novella si sbaglia: è provato. “Può accadere che chi viene da me si accorga di avere benefici, che derivano più dalla predisposizione mentale al rilassamento, dato che abbiamo tutti necessità di fermarsi dallo stress della vita quotidiana”. <strong>Eh sì, può accadere</strong>. C’è chi ascolta le campane di cristallo e chi si fa un Cynar. Bisogna uscire dalla “Matrix” tradizionale, spiega un altro relatore che “affronta e risolve con approccio olistico, psichico e sciamanico, difficoltà emozionali, fisiche e spirituali”. L&#8217;avvocato ha parlato appena prima di Danilo Doneguzzi, psichiatra che diffonde in Italia le cinque leggi biologiche del dottor Hamer, fondatore della Nuova Medicina germanica e radiato nel 1986 dall’ordine dei Medici tedeschi. Negli ambienti di una delle massime istituzioni della Repubblica, <strong>si assisteva alla nascita della Medicina della Libertà</strong> ascoltando l’ultima relazione: <strong>Scie chimiche e democrazie dirette</strong>.</p>
<div>L&#8217;approfondimento letto su <em>Internazionale</em> lascia una porta aperta alle &#8220;alternative&#8221; in nome dei benefici che, per un effetto placebo, arrecherebbero ai pazienti. Per tornare a Pippo Franco, si stava un po&#8217; meglio anche quando si guardava la Fenech. Ma avrebbe dovuto pagarla la mutua?</div>
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		<title>Voglio Xavi ministro della Salute</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 10:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rivedo alcuni minuti di Barcellona &#8211; Real Madrid semifinale di Champions League del 2011. Non sono sul divano di casa ma al workshop della Rete Italiana per l&#8217;Health Technology Assessment; mi sembra il modo migliore per spiegare l&#8217;utilità del network in Sanità. Ma anche nella vita. Guarda il video: Barca vs Real Madrid: un network [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Barca-abbracciato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1818" title="Barca abbracciato" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Barca-abbracciato-150x150.jpg" alt="" width="80" height="80" /></a>Rivedo alcuni minuti di Barcellona &#8211; Real Madrid semifinale di Champions League del 2011. Non sono sul divano di casa ma al workshop della Rete Italiana per l&#8217;Health Technology Assessment; mi sembra il modo migliore per spiegare <strong>l&#8217;utilità del network in Sanità</strong>. Ma anche nella vita.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZEoyNVHpp7w"><em>Guarda il video</em>: Barca vs Real Madrid: un network contro solisti</a></p>
<p>In un network che funziona (e il Barca è un esempio straordinario)&#8230;</p>
<ol>
<li>Gioca gente <strong>simile</strong></li>
<li>Si gioca in <strong>assistenza</strong>: ognuno si offre all&#8217;altro come sponda</li>
<li>Ciascuno ha il proprio <strong>ruolo</strong>, ma spesso i ruoli sono intercambiabili</li>
<li>Tutti <strong>sanno </strong>cosa fare</li>
<li>Si punta a risultati <strong>concreti</strong></li>
<li>Si fanno le cose <strong>semplici</strong>: palla bassa e niente lanci</li>
<li>Non si spreca il <strong>tempo</strong>, ma non si ha fretta</li>
<li>Condividendo (il pallone, le guarigioni, i successi&#8230;) ci si <strong>diverte</strong>.</li>
</ol>
<p>A questo proposito, scrive Clay Shirky: &#8220;The sharing, in fact, is what makes the making fun&#8221;.</p>
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		<title>Medici e farmaci: che tentazione</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:23:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Non ha assicurazione sanitaria. Condivide un appartamento ad una stanza. Si sposta a piedi. Indossa solo abiti usati. Mangia la verdura che coltiva nel retro della casa. Michelle studia Medicina alla Yale University e non ha un dollaro per sé. Come la quasi totalità degli studenti di Medicina statunitensi si è indebitata per sostenere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ha assic<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/camice_dollari.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1753" title="camice_dollari" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/camice_dollari-150x150.jpg" alt="" width="163" height="163" /></a>urazione sanitaria. Condivide un appartamento ad una stanza. Si sposta a piedi. Indossa solo abiti usati. Mangia la verdura che coltiva nel retro della casa. <strong>Michelle studia Medicina alla Yale University e non ha un dollaro per sé.</strong> Come la quasi totalità degli studenti di Medicina statunitensi si è indebitata per sostenere il costo della propria formazione. Nel 2008 il debito medio dei giovani medici variava dal 79.872 dollari della University of Hawaii ai 194.548 della Creighton University (Sonya Collins. The high cost of a medical education. Yale Medicine 2011;Spring:13-5). Un esercito di specializzandi impoveriti sempre più esposto alla tentazione di cedere alle lusinghe dell&#8217;industria; che sia difficile resistere lo conferma la splendida Infografica che pubblichiamo di seguito&#8230;</p>
<p><a href="http://www.medicalbillingandcoding.org/doctors-on-drugs"><img src="http://images.medicalbillingandcoding.org.s3.amazonaws.com/doctors-on-drugs.jpg" border="0" alt="Doctors on Drugs" width="500" /></a><br />
Via: <a href="http://www.medicalbillingandcoding.org">MedicalBillingandCoding.org</a></p>
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