<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>dottprof.com &#187; peer review</title>
	<atom:link href="http://dottprof.com/tag/peer-review/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://dottprof.com</link>
	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 08:04:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<item>
		<title>Articoli taroccati made in China?</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/08/articoli-taroccati-made-in-china/</link>
		<comments>http://dottprof.com/2011/08/articoli-taroccati-made-in-china/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 11:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[peer review]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://dottprof.com/?p=1911</guid>
		<description><![CDATA[Cosa ci sarà in questi container? Magliette, ventilatori, orsacchiotti di stagno, tablet con alfabeto mandarino, piumini arancioni, accessori griffati Dolcissimi e Gabbanissimi, telefonini Nocchia, scarpe Nyke o Adydas? Tutto: di sicuro. Ma anche articoli &#8220;scientifici&#8221;. Una ricerca di Helen Zang, direttore dei periodici della Zhejiang University della città della Cina occidentale Hangzhou, ha mostrato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Containers_cinesi1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1917" title="Containers_cinesi" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Containers_cinesi1-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Cosa ci sarà in questi container?</p>
<p>Magliette, ventilatori, orsacchiotti di stagno, tablet con alfabeto mandarino, piumini arancioni, accessori griffati Dolcissimi e Gabbanissimi, telefonini Nocchia, scarpe Nyke o Adydas?</p>
<p>Tutto: di sicuro. Ma anche articoli &#8220;scientifici&#8221;.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Studenti-cinesi2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1916" title="chinatech3_lim_bw_un" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Studenti-cinesi2-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Una ricerca di Helen Zang, direttore dei periodici della Zhejiang University della città della Cina occidentale Hangzhou, ha mostrato che il 31 per cento degli articoli passati al vaglio dello strumento di analisi testuale CrossCheck è frutto di un lavoro di copia o di plagio. &#8220;L&#8217;unica cosa vera è la truffa&#8221;, ha ammesso Zang in <a href="http://www.npr.org/2011/08/03/138937778/plagiarism-plague-hinders-chinas-scientific-ambition">un&#8217;intervista</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è una novità, se a marzo del 2007, un editoriale del <em>Lancet</em> avvertiva: &#8220;high investment brings high expectations. While all science needs adequate funding, to thrive it also requires openness, collaboration, and freedom. Unrealistic expectations can lead to stress, poor quality work, plagiarism, and fraud. All of these, however uncommon, have tarnished the reputation of science in China and show the need for more effective governance.&#8221;</p>
<p>Se possibile, la situazione è oggi peggiorata, perché&#8230;</p>
<ol>
<li>il numero dei ricercatori e dei clinici cinesi aumenta ad un ritmo superiore al 15 per cento l&#8217;anno (dati della Association for STM Publishers);</li>
<li>in una realtà altamente competitiva come quella cinese, i finanziamenti sono strettamente vincolati alle pubblicazioni;</li>
<li>da parte loro, gli editori assecondano questo bisogno di visibilità creando nuovi periodici, sempre più specializzati e improbabili: concepiti per chi scrive, non per chi legge;</li>
<li>ad una grande produttività non fa riscontro la qualità di quanto pubblicato: come leggiamo sull&#8217;articolo prima citato, &#8220;Thomson Reuters&#8217; Science Watch website notes that China isn&#8217;t even in the top 20 when measuring the number of times a paper is cited on a national basis.&#8221; E&#8217; la regola del <em>GIGO: Garbage in, garbage out</em>. Se la ricerca è scadente, l&#8217;output scientifico lo sarà altrettanto.</li>
</ol>
<p>A questo punto, ha senso continuare così? Probabilmente no: ridimensioniamo il valore della letteratura scientifica e riconosciamo che la peer review ha fatto il suo tempo. E&#8217; semplicemente impotente, come capita qualche volta a una certa età&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://dottprof.com/2011/08/articoli-taroccati-made-in-china/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Basta che ti sbrighi</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/01/basta-che-ti-sbrighi/</link>
		<comments>http://dottprof.com/2011/01/basta-che-ti-sbrighi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 17:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[documentazione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[peer review]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://dottprof.com/?p=1446</guid>
		<description><![CDATA[Pochi mesi di tempo per chiudere e pubblicare quanti più trial possibile. Così, da gennaio ai primi congressi di primavera si corre: l&#8217;industria editoriale si è trasformata in una officina di produzione di reprint dei resoconti delle sperimentazioni cliniche. Fa un certo effetto vedere gli stand congressuali delle industrie tappezzati da display carichi di estratti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/camice_dollari_cr1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1474" title="camice_dollari_cr" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/camice_dollari_cr1-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Pochi mesi di tempo per chiudere e pubblicare quanti più trial possibile. Così, da gennaio ai primi congressi di primavera si corre: l&#8217;industria editoriale si è trasformata in una officina di produzione di reprint dei resoconti delle sperimentazioni cliniche.</p>
<p>Fa un certo effetto vedere gli stand congressuali delle industrie tappezzati da display carichi di estratti di articoli da riviste sempre (o quasi) prestigiose: <em>Lancet </em>e <em>New England</em>, soprattutto, e a seguire i periodici specialistici, da <em>Circulation </em>al <em>Journal of Clinical Oncology</em> (interessante leggere la <a href="http://www.nejm.org/page/about-nejm/reprints#ReprintsGuidelines">policy </a>del <em>NEJM</em>). Studi clinici in cui tutto funziona, con miglioramenti millimetrici purtroppo. Titoli sempre promettenti, anche se &#8211; a leggere il full text &#8211; gli stessi autori ammettono che non tutto è rose e fiori: &#8220;sono necessari altri studi per confermare i nostri risultati&#8221; era ed è la classica ammissione dell&#8217;editoria scientifica.</p>
<p>L&#8217;importante, spiega chi se ne intende, è che il marchio della rivista sia associato al nome del farmaco. La scommessa è che il medico non legga il contenuto: tranquilli, è una scommessa vinta in partenza. E poi: tutto di corsa. A sottolineare la fretta è la rondine in copertina (sul Lancet e su Lancet Oncology): peer review e fast tracked publication in 4-8 settimane. Una corsia preferenziale, insomma: siamo sicuri che questo trattamento speciale sia nell&#8217;interesse dei malati?</p>
<p>E dire che neanche una revisione critica lunga, attenta e scrupolosa può garantire di scoprire i trucchi, sempre più raffinati, che nascondono le distorsioni. Figurarsi se tutto è fatto di corsa, cosa può succedere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://dottprof.com/2011/01/basta-che-ti-sbrighi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Accesso aperto ai &#8230; Naturisti</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/01/accesso-aperto-ai-naturisti/</link>
		<comments>http://dottprof.com/2011/01/accesso-aperto-ai-naturisti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 18:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[open access]]></category>
		<category><![CDATA[peer review]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://dottprof.com/?p=1402</guid>
		<description><![CDATA[Nature Publishing Group annuncia Scientific Reports: la prima rivista open access di una delle case editrici scientifiche più note al mondo. Come si legge nel comunicato stampa, Scientific Reports pubblicherà articoli di ricerca in una serie di discipline che vanno dalla astrofisica alle neuroscienze; per gli autori, il costo della pubblicazione è fissato in 1.046 euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/npg-press-big1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1406" title="Riviste Nature Publishing Group" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/npg-press-big1-150x150.jpg" alt="" width="104" height="115" /></a>Nature Publishing Group annuncia <strong><em>Scientific Reports</em></strong>: la prima rivista open access di una delle case editrici scientifiche più note al mondo.</p>
<p>Come si legge nel <a href="http://www.nature.com/press_releases/scientificreports.html">comunicato stampa</a>, <em><strong>Scientific Reports</strong></em> pubblicherà articoli di ricerca in una serie di discipline che vanno dalla astrofisica alle neuroscienze; per gli autori, il costo della pubblicazione è fissato in 1.046 euro (1350 dollari). Il processo di peer review sarà superato da tutti i lavori &#8220;tecnicamente validi e originali&#8221; e questa minore severità di giudizio sarà compensata dalla pubblicazione della classifica dei lavori più letti, più condivisi e più citati nei blog.</p>
<p>Come scrive Cameron Neylon nel suo blog <a href="http://cameronneylon.net/blog/plos-and-npg-redefine-the-scholarly-publishing-landscape/#">Science in the open</a>, è una notizia che potrebbe contribuire a ridefinire il panorama dell&#8217;editoria scientifica: &#8220;The announcement will also be scaring the hell out of those publishers who have a lot of separate, lower tier journals. The problem for publication business models has never been with the top tier, that can be made to work because people want to pay for prestige (whether we can afford it in the long term is a separate question). The problem has been the volume end of the market. (&#8230;)  2011/12 would see the big publishers looking very closely at their catalogue of 100s or 1000s of low yield, low volume, low prestige journals and see the beginning of mass closures, simply to keep down subscription increases that academic libraries can no longer pay for.&#8221;</p>
<p>Cameron non è convinto della scelta di <em>Nature</em> di conservare per sé il diritto di sfruttamento commerciale degli articoli; &#8220;NPG still hope to get some juicy pharma company reprint orders .. or am I missing the point?&#8221; annota Liz Wager su Facebook replicando ad un post di Richard Smith. E&#8217; la cosa più probabile ed ovvia.</p>
<p>Ma queste perplessità sono ben diverse dalle preoccupazioni di uno degli editor di <strong><em>Bioethics</em></strong>, che nel 25mo compleanno della rivista se la prende direttamente con l&#8217;editoria online (open o closed che sia&#8230;) illustrando con ammirevole sistematicità la complessa situazione dell&#8217;editoria scientifica. </p>
<p>Così <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1467-8519.2010.01878.x/pdf">scrive </a>Schucklenk:</p>
<p>&#8220;I am an avowed Luddite on that front. I want to preserve print copies at nearly all cost. The reason is my lack of trust in the integrity of on-line only ‘publications. I have seen prestigious journals changing the publication record of their on-line ‘publications’ without leaving a trace explaining why they changed the substance of already ‘published’ content. warrants, to my mind, keeping print circulations going, however small they might be. This would make it impossible for editors and publishers to change publication.&#8221;</p>
<p>Schuklenk conclude preannunciando decenni entusiasmanti per la sua rivista; in un panorama così incerto, in cui editori e autori fanno tutto e il contrario di tutto, una così convinta fiducia fa quasi tenerezza&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://dottprof.com/2011/01/accesso-aperto-ai-naturisti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il punto G della peer review</title>
		<link>http://dottprof.com/2009/03/il-punto-g-della-peer-review/</link>
		<comments>http://dottprof.com/2009/03/il-punto-g-della-peer-review/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[peer review]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://dottprof.com/?p=57</guid>
		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che il medico detesta è l&#8217;essere giudicato dai colleghi. Per questo i meccanismi della peer review sono rimossi, prima ancora che ignorati. Il ragionamento che prevale è che alla fine quel dannatissimo articolo che tanto ci ha fatto tribolare da qualche parte uscirà (alla faccia di chi ci vuole male). Eugenio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-75" title="Microsoft Google" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/google-150x150.jpg" alt="Microsoft Google" width="120" height="120" />Se c&#8217;è una cosa che il medico detesta è l&#8217;essere giudicato dai colleghi. Per questo i meccanismi della peer review sono rimossi, prima ancora che ignorati. Il ragionamento che prevale è che alla fine quel dannatissimo articolo che tanto ci ha fatto tribolare da qualche parte uscirà (alla faccia di chi ci vuole male). Eugenio Picano l&#8217;ha chiamata <a href="http://www.pensiero.it/catalogo/scheda.asp?IDPubblicazione=514">la sindrome di Ulisse del manoscritto scientifico</a>: nonostante la lunghezza del viaggio alla fine un porto si rimedia e, sebbene di quart&#8217;ordine; una rivista disposta a pubblicarci la troveremo. Sindrome che riguarda soprattutto gli articoli originali (parola grossa), uno dei più classici format del medical publishing, per il quale si annunciano però (im)prevedibili novità.</p>
<p>Pochi se ne sono accorti (di questi in molti hanno fatto finta di non capire) ma il <a href="http://www.bmj.com/cgi/content/full/337/dec29_1/a3123">BMJ d&#8217;inizio d&#8217;anno</a> ha annunciato un cambiamento epocale: gli articoli di ricerca originale usciranno integralmente su web e sintetizzati su carta. Tra qualche mese (2010?), il cambiamento sarà drastico: i risultati della ricerca sperimentale (clinica e di laboratorio) saranno pubblicati solo su database accessibili gratuitamente, mentre le riviste ospiteranno commenti e dibattiti. Il BMJ segue il solco tracciato da chi da anni chiede la trasparenza e <a href="http://www.icmje.org/clin_trialup.htm">l&#8217;accessibilità dei risultati della ricerca</a>, mentre il resto delle riviste internazionali fa orecchie da mercante (proprio così: da mercante).</p>
<p>Manca però questo repository dove caricare i propri lavori, ma ancora una volta potrebbe essere Google ad accelerare il cambiamento col progetto <a href="http://code.google.com/p/gpeerreview/">GPeer Review</a>. Tocca un punto molto, molto sensibile (come tutti i punti G): sebbene in fase sperimentale (al punto che chi vuole può ancora partecipare allo sviluppo), l&#8217;idea è di metter su un sistema che consenta di pubblicare su web i propri lavori senza dover superare un parere preventivo, esponendoli al giudizio dei propri colleghi (peers) e cercando accreditamento presso organismi istituzionali (società scientifiche, associazioni, ecc.) . Queste potrebbero pronunciarsi con un proprio giudizio sul contenuto del lavoro. Una peer review aperta non gestita dalle direzioni delle riviste accademiche, ma direttamente dalla comunità scientifica. Non c&#8217;è che dire: sarebbe la saggezza della folla, considerando la quantità delle persone che si agitano intorno alle pubblicazioni scientifiche&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://dottprof.com/2009/03/il-punto-g-della-peer-review/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

