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	<title>dottprof.com &#187; peer review</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Il punto G della peer review</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:38:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che il medico detesta è l&#8217;essere giudicato dai colleghi. Per questo i meccanismi della peer review sono rimossi, prima ancora che ignorati. Il ragionamento che prevale è che alla fine quel dannatissimo articolo che tanto ci ha fatto tribolare da qualche parte uscirà (alla faccia di chi ci vuole male). Eugenio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-75" title="Microsoft Google" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/google-150x150.jpg" alt="Microsoft Google" width="120" height="120" />Se c&#8217;è una cosa che il medico detesta è l&#8217;essere giudicato dai colleghi. Per questo i meccanismi della peer review sono rimossi, prima ancora che ignorati. Il ragionamento che prevale è che alla fine quel dannatissimo articolo che tanto ci ha fatto tribolare da qualche parte uscirà (alla faccia di chi ci vuole male). Eugenio Picano l&#8217;ha chiamata <a href="http://www.pensiero.it/catalogo/scheda.asp?IDPubblicazione=514">la sindrome di Ulisse del manoscritto scientifico</a>: nonostante la lunghezza del viaggio alla fine un porto si rimedia e, sebbene di quart&#8217;ordine; una rivista disposta a pubblicarci la troveremo. Sindrome che riguarda soprattutto gli articoli originali (parola grossa), uno dei più classici format del medical publishing, per il quale si annunciano però (im)prevedibili novità.</p>
<p>Pochi se ne sono accorti (di questi in molti hanno fatto finta di non capire) ma il <a href="http://www.bmj.com/cgi/content/full/337/dec29_1/a3123">BMJ d&#8217;inizio d&#8217;anno</a> ha annunciato un cambiamento epocale: gli articoli di ricerca originale usciranno integralmente su web e sintetizzati su carta. Tra qualche mese (2010?), il cambiamento sarà drastico: i risultati della ricerca sperimentale (clinica e di laboratorio) saranno pubblicati solo su database accessibili gratuitamente, mentre le riviste ospiteranno commenti e dibattiti. Il BMJ segue il solco tracciato da chi da anni chiede la trasparenza e <a href="http://www.icmje.org/clin_trialup.htm">l&#8217;accessibilità dei risultati della ricerca</a>, mentre il resto delle riviste internazionali fa orecchie da mercante (proprio così: da mercante).</p>
<p>Manca però questo repository dove caricare i propri lavori, ma ancora una volta potrebbe essere Google ad accelerare il cambiamento col progetto <a href="http://code.google.com/p/gpeerreview/">GPeer Review</a>. Tocca un punto molto, molto sensibile (come tutti i punti G): sebbene in fase sperimentale (al punto che chi vuole può ancora partecipare allo sviluppo), l&#8217;idea è di metter su un sistema che consenta di pubblicare su web i propri lavori senza dover superare un parere preventivo, esponendoli al giudizio dei propri colleghi (peers) e cercando accreditamento presso organismi istituzionali (società scientifiche, associazioni, ecc.) . Queste potrebbero pronunciarsi con un proprio giudizio sul contenuto del lavoro. Una peer review aperta non gestita dalle direzioni delle riviste accademiche, ma direttamente dalla comunità scientifica. Non c&#8217;è che dire: sarebbe la saggezza della folla, considerando la quantità delle persone che si agitano intorno alle pubblicazioni scientifiche&#8230;</p>
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