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	<title>dottprof.com &#187; libri</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Chiedere numi in redazione</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 15:43:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“L’atto della lettura è a rischio&#8221;. Lo dice l&#8217;articolo di apertura del supplemento domenicale del Sole 24 Ore. E se a scriverlo è Alfonso Berardinelli è probabile sia così. &#8220;Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. (…) E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé.” Evidentemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“L’atto della lettura è a rischio&#8221;. Lo dice l&#8217;articolo di apertura del supplemento domenicale del Sole 24 Ore. E se a scriverlo è Alfonso Berardinelli è probabile sia così.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2126" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Lettere_Flickr_3296410847_eac15b0d2b_o-300x200.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>&#8220;Leggere, voler leggere e saper leggere, sono sempre meno comportamenti garantiti. (…) E’ una forma di arricchimento, implica una razionale e volontaria cura di sé.” Evidentemente, <strong>oggi la cura di sé è più estetica che interiore</strong>. “Il primo rischio per il lettore, il più originario e fra i più gravi, è il rischio di diventare, di voler diventare, scrittore, oppure, anche peggio, critico”. Leggere è destabilizzante perché espone al confronto con le idee degli altri e poi la tentazione è a un passo, ha ragione Berardinelli: <strong>quella di farsi lettore-speciale, iper-lettore, lettore-giudice</strong>, lettore-pedagogo.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c911.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2137" title="Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c91" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Pacchetto_Flickr_5064664667_ce35e31c911-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il mondo editoriale vive di queste figure a cavallo tra la parola letta e quella scritta. A loro il compito di ammettere o tenere fuori dall&#8217;ambiente quelli che Fabio Mauri chiamava &#8220;i non pertinenti&#8221;. Era a pagina 17 di uno dei libri più divertenti del secolo scorso:<em> I 21 modi di non pubblicare un libro</em>. Mauri era stato per anni a capo della redazione romana della Bompiani; entrambi pagati per aprire centinaia di buste e pacchetti e soprattutto per distinguere i pazzi dai savi, come diceva Umberto Eco, suo péndant a Milano. Ho ripreso in mano l&#8217;introvabile tascabile pubblicato dal Mulino dopo aver chiuso il libro di Cristiano Armati sulle <a href="http://giulioperroneditore.it/node/675"><em>Cose che gli aspiranti scrittori farebbero meglio a non fare ma che invece fanno</em></a>.</p>
<p>Quello dei &#8220;libri sui chi vorrebbe pubblicare libri&#8221; <strong>è ormai un genere a sé</strong>; c&#8217;è da scommettere che si vendano, sia per la frequente presenza vicino alla cassa della libreria, sia per l&#8217;aver raggiunto &#8211; la folla degli aspiranti autori-pubblicati &#8211; una dimensione preoccupante.  Scrivere una guida di questo tipo è cosa delicata perché l&#8217;autore dovrebbe dimostrare di saper mettere in pratica il decalogo proposto. Vero è che Armati si sofferma prudentemente su aspetti per lo più formali:</p>
<ul>
<li>rilega il manoscritto prima di mandarlo,</li>
<li>non essere insistente,</li>
<li>non millantare crediti inesistenti,</li>
<li>non credere di poter convincere un editor offrendogli prestazioni sessuali (mah)&#8230;</li>
</ul>
<p>La delicatezza di dare consigli a un giovane scrittore può essere protetta da un pizzico di understatement. Dal <strong>non prendersi (troppo) sul serio</strong>. Mauri c&#8217;era riuscito, eccome. E&#8217; che i tempi sono cambiati; ci sono ancora più &#8220;scrittori&#8221; in giro e anche più &#8220;editori&#8221;, magari provvisori. Mail e social network hanno resto tutto più semplice e rapido; è un&#8217;operazione veloce anche trasformare in libro i contenuti di un blog.</p>
<p><strong>Anche questo, come la lettura, espone a pericoli.</strong> Per esempio, al rischio di consigliare di &#8220;non chiedere numi sulle vostre mail&#8221; usando Facebook. Che è una cosa che gli aspiranti editori farebbero meglio a non scrivere e invece scrivono.</p>
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		<title>Internet in (cattiva) salute</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 15:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non perde occasione, Tim Berners Lee, per ricordare che lui, il web, l’aveva messo su per “far lavorare insieme la gente”. Difficile ritrovare questa intenzione iniziale nei due libri che ho appena letto. La ricostruzione su Sanità e web di Walter Gatti è ampia e originale: la storia di internet nei suoi rapporti con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non perde occasione, Tim Berners Lee, per ricordare che lui, il web, l’aveva messo su per “far lavorare insieme la gente”. Difficile ritrovare questa intenzione iniziale nei due libri che ho appena letto.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/ipad_iphone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2134" title="ipad_iphone" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/ipad_iphone-300x199.jpg" alt="" width="178" height="118" /></a>La ricostruzione su <em>Sanità e web</em> di Walter Gatti è ampia e originale: la storia di internet nei suoi rapporti con la sanità italiana è tracciata attraverso molte interviste, che talvolta hanno il sapore di conversazioni confidenziali. Quella di Eugenio Santoro, invece, è una panoramica più sistematica; non a caso la scansione del libro è “per generi” tecnologici. Più italiano il libro di Gatti. Più internazionale quello di Santoro. Neanche il più distratto dei lettori potrà uscire da queste pagine senza essersi fatto un’idea: ma quale? Un quadro così articolato si presta alle conclusioni più diverse. Ecco alcune possibili chiavi di lettura.</p>
<ul>
<li>Medicina e web: l&#8217;Italia non sconta ritardi: dal 1995 alcune importanti realtà istituzionali e soprattutto aziende profit sono su internet. Con poche eccezioni, però, l’urgenza rispondeva all&#8217;obiettivo di “essere sul web”:  <strong>l’assenza di pensiero strategico</strong> e di programmazione ha condizionato l’avvio di molte esperienze; in più di un caso, questo peccato originale non è stato scontato. Sembra impossibile ma c&#8217;è ancora chi vive internet come  &#8220;un male necessario&#8221;.</li>
<li>L’offerta disordinata e il diffuso analfabetismo del personale sanitario hanno indotto un <strong>uso immaturo di </strong><strong>internet</strong>; c&#8217;è poco da fare, ma la sottoscrizione di servizi professionali a pagamento, l’uso del web per progettare e sviluppare progetti di ricerca o per l’e-learning sono ancora poco frequenti.</li>
<li>Aprendo un sito, pochi si sono chiesti “Di cosa ha bisogno chi userà i miei servizi?” Tutti si sono invece domandati: “Che valore aggiunto può dare internet alla mia azienda, società scientifica, ordine professionale?” Nessuno ha capito che un servizio online ha senso solo se <strong>migliora la qualità della vita professionale</strong> (e di conseguenza anche quella personale). Il primo risultato è che il web non solo non ha aiutato come avrebbe potuto l’organizzazione del lavoro degli operatori, ma qualcuno lo vive addirittura come una complicazione.</li>
<li>Il secondo effetto di questo approccio è <strong>la povertà di investimenti non dettati dall’industria farmaceutica</strong>; tra le poche eccezioni, la straordinaria stagione di in-formazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco, non a caso bruscamente interrotta. Sul libro di Gatti, Roberto Turno, del <em>Sole 24 Ore</em>, scrive giustamente di “editori che non sanno vivere della propria capacità informativa e devono dipendere da finanziamenti delle imprese” farmaceutiche che a loro volta “disperdono potenzialità informative ed economiche”.</li>
</ul>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Santoro_Copertina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2120" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Santoro_Copertina" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/11/Santoro_Copertina.jpg" alt="" width="125" height="190" /></a>Il libro di Gatti è prezioso per il medico e il farmacista che avranno la pazienza di leggere tra le righe chi e come lo vuole fregare: tracciandone i comportamenti di navigazione, precisando il suo profilo in maniera sempre più accurata e vendendolo all&#8217;industria nei modi più vari, coinvolgendolo in finte survey (retribuite&#8230;) al solo scopo di promuovere i farmaci cosiddetti “maturi” che non giustificano più le visite degli informatori farmaceutici.</p>
<p>Purtroppo, una vera “rete” è di là da venire e il web è ancora visto per lo più come una biblioteca: fa rabbia che, a distanza di tanti anni, i libri stiano ancora tutti per terra come diceva John Allen Paulos.</p>
<p>La sensazione (la speranza?) è che queste cianfrusaglie digitali possano presto essere rese  marginali dalle reti spontanee che strumenti come Facebook e Twitter possono aiutare a far crescere. Con buona pace dei siti di prodotto dai nomi improbabili o delle superflue vetrine di associazioni, enti e ordini professionali. Gatti è prudente e non a caso dà spazio alle opinioni di chi, come Nicholas Carr o Gordana Kalan Zivec, enfatizzano i rischi più dei pregi del web.</p>
<p>Ho il sospetto, piuttosto, che i danni non siano causati dai social network ma dall&#8217;informazione a senso unico e non trasparente; e a questo riguardo i principali cattivi maestri alloggiano nelle redazioni dei giornali tradizionali.</p>
<p>Due libri utili, da leggere e su cui riflettere: uno a tracciare i meridiani, l’altro i paralleli di <strong>una geografia della medicina su internet</strong>, ancora in cattiva salute.</p>
<p>Gatti W. Sanità e web. Come Internet ha cambiato il modo di essere medico e malato in Italia. Milano: Springer, 2011. 326 pagine. Euro 26,00</p>
<p>Santoro E. Web 2.0 e social media in medicina. Come social network, wiki e blog trasformano la comunicazione, l’assistenza e la formazione in sanità. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2011. 360 pagine. Euro 25,00. <a href="http://www.pensiero.it/ecomm/pc/viewPrd.asp?idproduct=564">Vuoi leggerlo?</a></p>
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		<title>L&#8217;e-book fa risparmiare</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 14:24:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il dorso di un libro misura in media due centimetri e mezzo. Dai, più o meno, mica vorrai stare lì a misurare. Dividi la lunghezza dell&#8217;insieme degli scaffali che hai in casa per questi due centimetri e mezzo: viene fuori quanti libri hai. Che poi, si chiamano &#8220;luci&#8221;, gli scaffali. Luci oscurate dai libri. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dorso di un libro misura in media due centimetri e mezzo. Dai, più o meno, mica vorrai stare lì a misurare. Dividi la lunghezza dell&#8217;insieme degli scaffali che hai in casa per questi due centimetri e mezzo: viene fuori quanti libri hai. Che poi, si chiamano &#8220;luci&#8221;, gli scaffali. <strong>Luci oscurate dai libri</strong>. Ma non di questo volevo parlare adesso.</p>
<p>Volevo dire ch<strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/dollari-nel-libro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2072" title="dollari nel libro" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/dollari-nel-libro-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a></strong>e da qualche parte, nascoste tra due pagine di un libro conservato negli 80 metri di ripiani di casa, ci sono 500 mila lire. Messe là a inizio di un&#8217;estate di tanti anni fa e mai recuperate. Succede regolarmente: nascondi una cosa e dimentichi dov<strong></strong>e. Tomasi di Lampedusa, quello del <em>Gattopardo</em>, diceva che la sua biblioteca nascondeva tesori: non per i titoli che o<strong></strong>spitava, ma per le lire dimenticate tra le pagine.  La collezione di libri di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cortazar">Julio Cortazar</a> è finita alla Fondazione Juan March di M<strong></strong>adrid. Hanno trovato due banconote in un libro, ma <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Jes%C3%BAs_Marchamalo" target="_blank">Jesús Marchamalo</a> che lo racconta <strong></strong>non dice se hanno restituito il tesoro agli eredi o lo hanno trattenuto nel libro. L&#8217;unico modo per ritrovarli, i soldi, è nasconderli con criterio: l&#8217;ideale è in una copia dell&#8217;Avaro di Molière o alla pagina della Garzantina alla voce &#8220;Soldi&#8221;, pe<strong></strong>r dire. Oppure, metti che ti avanzano dei dollari da un viaggio in America: mettili in una guida, no?</p>
<p>Meno male che adesso ci sono gli e-book. Sai quanti soldi risparmiati: dovremo trovare altri nascondigli.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Libri-soldi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2071" title="Libri-soldi" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Libri-soldi-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a><strong>Ma gli e-book ci sono veramente?</strong> Nel 2010 hanno rappresentato lo 0,05 per cento del mercato del libro. A settembre di quest&#8217;anno, i titoli disponibili erano poco meno di 18 mila. Se confronti le due cifre noti l&#8217;asimmetria tra l&#8217;impegno degli editori e il disinteresse dei lettori. Dai dati presentati a Francoforte da AT Kearney e Book Republic c&#8217;è anche una disparità tra la penetrazione dei titoli e quella dei reader: la prima è più che doppia rispetto alla seconda. In sostanza: pochi hanno un Kindle (o altro device) ma chi lo ha carica parecchie cose da leggere.</p>
<p>La verità è che restano dei problemi da risolvere:</p>
<ul>
<li>se non aumenta il numero dei reader in circolazione, gli e-book non decollano</li>
<li>se non migliora la qualità della resa sui reader, difficile che la gente si appassioni</li>
<li>se non si risolve il problema dell&#8217;IVA (sui libri è al 4 per cento, sugli e-book al 21) tutto è più difficile</li>
<li>se non si governa la pirateria, agli editori non conviene investire se non per immagine</li>
<li>se le piattaforme di vendita non vengono maggiormente incontro agli editori, questi si stufano.</li>
</ul>
<p>E poi il problema più grande: <strong>oggi gli e-book cannibalizzano i libri.</strong> Il mercato complessivo è in calo: quindi, vendere più edizioni digitali non conviene a nessuno.</p>
<p>* Gli aneddoti sulla &#8220;scomparsa&#8221; dei soldi li ho letti su <em>Toccare i libri</em>, di Jesus Marchamalo. Firenze: Ponte alle grazie, 2011.</p>
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		<title>Il lavoro editoriale è impagabile</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 09:49:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;A distruggere i libri, più che l&#8217;Inquisizione o la censura, sono gli stessi editori che li hanno pubblicati con tutte le speranze, l&#8217;attenzione e l&#8217;amore del mondo&#8221;. Parola di uno che se ne intende (di libri e evidentemente anche di distruzioni) come Oliviero Ponte Di Pino, direttore editoriale di Garzanti. Sapendo di poter contare su tanti &#8220;lettori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A distruggere i libri, più che l&#8217;Inquisizione o la censura, sono gli stessi editori che li hanno pubblicati con tutte le speranze, l&#8217;attenzione e l&#8217;amore del mondo&#8221;. Parola di uno che se ne intende (di libri e evidentemente anche di distruzioni) come Oliviero Ponte Di Pino, direttore editoriale di Garzanti.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_jjoo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1960" style="margin: 5px;" title="Manifesto_jjoo" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_jjoo-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Sapendo di poter contare su tanti &#8220;lettori forti&#8221; tra i propri aficionados, il quotidiano <em>il manifesto</em> ha proposto una <strong>ampia panoramica sullo stato dell&#8217;editoria italiana</strong>, invitando a raccontarla in prima persona alcuni noti e meno noti protagonisti del mondo editoriale. In questo modo, le doppie pagine del quotidiano comunista hanno preso quell&#8217;inconfondibile profumo di carta che tutte le persone intervenute hanno confessato di amare più di ogni altra cosa (del resto non era poi tanto difficile, dal momento che sempre di carta è fatto anche il quotidiano no?). Quella degli addetti al lavoro editoriale è una passione contagiosa al punto di sembrare aggressiva: votati ad una Guerra Santa culturale che trova pace solo nel sapere diffusi, comprati e letti i testi personalmente più amati.</p>
<p>Dalla lettura delle testimonianze traspare un costante conflitto con un pubblico sempre troppo distratto, poco incline a dare valore alle suggestioni più raffinate; insensibile al lavoro meticoloso, paziente, instancabile e fatto di revisioni, controlli, &#8220;punti fuori dalle virgolette&#8221;, sintassi per le quali si perde il sonno. <strong>Poco importa se nessuno se ne accorgerà</strong>, se questa abnegazione risulterà invisibile, al punto di non poter neanche essere riconosciuta pubblicamente dal ringraziamento di un autore ben tradotto o editato. <strong>Un lavoro impagabile</strong> (in senso letterale).</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_Stef.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1959" style="margin: 5px;" title="Manifesto_Stef" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/Manifesto_Stef-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>E mal pagato.</strong> Come qualcuno si è premurato di sottolineare in un commento ad uno dei primi contributi pubblicati online sul sito del giornale, l&#8217;editoria vive di stagisti, di contratti in nero, di tempi pieni pagati come part-time. Si sfruttano i ragazzi, insomma, o si rinuncia ad assumere giovani (per impossibilità o prudenza) tenendo fuori &#8220;il nuovo&#8221; da un ambiente che proprio di innovazione (e quindi di giovani) dovrebbe vivere. Ma non solo: l&#8217;editoria vive di professori universitari che usano di fatto il tempo accademico per lavorare al libro proprio o a quello degli altri; di dirigenti medici (nel caso dell&#8217;editoria professionale) che confondono pubbliche virtù (la ricerca o la clinica) con interessi privati (la pubblicazione, molto spesso a pagamento con fondi pubblici). <em>Publish or perish</em>, si diceva una volta, così che accanto all&#8217;ossessione per il particolare, il mondo editoriale sembra affetto da un&#8217;altra patologia: la bulimia.</p>
<p><strong>Non si lavora mai per sottrazione</strong>, ritenendo che l&#8217;offerta culturale non sia mai sufficiente e che il lettore sia imprendibile  per incompletezza di proposte, per inadeguatezza di scaffali mai troppo pieni. Da filtro, l&#8217;editore si è fatto imbuto: ecco che alla &#8220;russistica&#8221; si deve aggiungere la &#8220;polonistica&#8221; e a questa la &#8220;boemistica&#8221; fino agli imperdibili versi di profeti di microscopiche realtà locali o alle prose dei &#8220;cagnolini lungo la strada&#8221;&#8230; <strong>Preda di un invincibile horror vacui anche il grafico</strong> &#8211; pardon: l&#8217;art director &#8211; al quale lasciare bianche la seconda e la terza di copertina &#8220;sembrava uno spreco oltre che un&#8217;ipocrisia&#8221; (perché mai, &#8220;ipocrisia&#8221;?). Quindi, oltre a &#8220;dipingere la facciata&#8221; (la copertina), ecco la scelta di &#8220;inserire immagini pertinenti al testo, senza dover rispondere al gravoso compito di vendere&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Senza dover rispondere al gravoso compito di vendere&#8221;</strong>: non è inutile ripetere questa frase che accenna ad una questione evidentemente ancora vissuta in certi ambienti come secondaria o, addirittura, poco elegante. Vendere o, riprendendo l&#8217;apertura, proteggere i libri pubblicati dall&#8217;umiliazione del macero. Non sarei ottimista sulle sorti di gran parte dei progetti citati in questa bella serie di articoli del <em>manifesto,</em> che conferma la sensazione di quanto l&#8217;editoria italiana sia in ritardo rispetto a quella di altri paesi. E&#8217; sufficiente confrontare le qualifiche degli autori dei contributi con quelle delle posizioni editoriali per le quali c&#8217;è domanda, oggi, a Londra, Boston o New York: e-commerce web designer, web analytics manager, knowledge editor, SEO titles editor, iPad platform publisher, e-publishing modeling analyst&#8230;</p>
<p>E se sotto le Alpi non sapessimo neanche cosa fanno, &#8216;sti signori?</p>
<p>Fonte: la serie sul manifesto è in parte disponibile free anche sul sito del giornale: www.ilmanifesto.it/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Estate: i lettori sono animali notturni</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 11:40:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;In estate non è il caso di appesantirsi con troppi libri. L&#8217;estate, specialmente marina, non è fatta per leggere e nemmeno per scrivere o tener lezione&#8221;. Avrà ragione Claudio Magris sul Corriere del 17 agosto? A nulla può il cocktail (improvvisato) di antidolorifici, antinfiammatori, stiracchiamenti artigianali; così come l&#8217;acquisto al supermarket di una seggiolina cinese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;In estate non è il caso di appesantirsi con troppi libri. L&#8217;estate, specialmente marina, <strong>non è fatta per leggere</strong> e nemmeno per scrivere o tener lezione&#8221;. Avrà ragione Claudio Magris sul <em>Corriere</em> del 17 agosto?</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/themes/tma/images/latest/Ragazza-legge-sulla-spiaggia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1940" title="Ragazza legge sulla spiaggia" src="http://dottprof.com/wp-content/themes/tma/images/latest/Ragazza-legge-sulla-spiaggia-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>A nulla può il cocktail (improvvisato) di antidolorifici, antinfiammatori, stiracchiamenti artigianali; così come l&#8217;acquisto al supermarket di una seggiolina cinese di plastica bianca. Otto euro e record di resistenza: 72 secondi. &#8220;Non le avevo detto che reggeva fino a 50 chili?&#8221; No, non me l&#8217;aveva detto. Arrendiamoci, ragazzi: &#8220;Stagione da posizione orizzontale&#8221; (sempre Magris) in cui &#8220;i giornali non si riescono a leggere e i libri si inumidiscono e si gonfiano&#8221; (Francesco Piccolo, <em>Sole 24 Ore</em>, 14 agosto). <strong>&#8220;Che dittatura l&#8217;estate&#8221; in cui il lettore è animale notturno.</strong></p>
<p>Che fare? Pensare a ciò che si legge la notte. &#8220;Distributori che diventano editori, editori che si mettono a vendere libri. Cadono le barriere nel mondo editoriale, si accorcia la filiera&#8221; (<em>Corriere</em>, 19 agosto). Amazon diventa editore  con &#8220;libri non di alto livello letterario ma di sicuro impatto sulle vendite&#8221; (Tommaso Pelizzari, <em>Corriere</em>, 19 agosto). C&#8217;è ancora chi riesce ad essere sicuro di quello che per tutti gli editori (quelli vecchi) resta una scommessa; del resto, il gruppo di Seattle viene da un giugno trionfale con 28 milioni di visitatori unici (il 20,4 per cento del traffico web).</p>
<p><strong>Filiera corta (come la Roma di Luis Enrique? ahi ahi&#8230;).</strong> A settembre chiuderanno le ultime 11 librerie della catena Borders: in pochi mesi 19.500 persone a casa. Ma come ti spieghi che gli iscritti alla American Booksellers Association sono passati da 400 nel 2005 agli attuali 1.830? Aprire una libreria è ancora oggi una forte tentazione, soprattutto per chi è convinto che chiunque possa improvvisarsi librario forte delle proprie buone letture. Quelli che &#8220;non potrei mai rinunciare al profumo della carta&#8230;&#8221; Cattive notizie dall&#8217;America, per gli apocalittici (ancora il Corriere del 19, ma a scriverlo è Cristina Taglietti).</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/ragazza-legge-sulla-spiaggia_21.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1945" title="Reading Beach" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/08/ragazza-legge-sulla-spiaggia_21-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Apocalittici e autolesionisti</strong>, perché la chiave è in una fulminante nota di <a href="http://www.scottberkun.com/blog/2007/the-book-the-myths-of-innovation/" target="_blank">Scott Berkun</a> nel suo <a href="http://www.amazon.com/Myths-Innovation-Scott-Berkun/dp/0596527055" target="_blank">&#8220;The myth of innovation&#8221;</a>: &#8220;The best business opportunity might be the least interesting personal challenge&#8221;. Gli editori hanno sempre sbagliato dando retta alle proprie passioni e trascurando le opportunità per fare affari semplicemente perché non ritenute personalmente stimolanti; parafrasando Paolo Conte, quello dell&#8217;editoria è (o era?) un mondo bambino, in cui si sbaglia da dilettanti e non da professionisti.</p>
<p>Il rischio, adesso, è che &#8211; filiera corta o lunga &#8211; il caos suggerisca improbabili improvvisazioni. &#8220;L&#8217;autopubblicazione è un elemento imprescindibile per gli editori &#8211; dichiara Riccardo Cavallero, di Mondadori, a <em>Prima Comunicazione</em>; stiamo studiano modi diversi di self-publishing. Nel prossimo futuro, un editore che non sarà coinvolto nel self-publishing non avrà autori&#8221;. Risponde Stefano Mauri su <em>Affari Italiani</em> (citato da <em>La Stampa</em> del 19 agosto): &#8220;Se uno pensa che il lavoro dell&#8217;editore sia prendere un manoscritto e pubblicarlo così com&#8217;è fa bene a ritenere di non essere più necessario in futuro&#8221;.</p>
<p>In fondo alla vacanza abbiamo imparato che d&#8217;estate non si dovrebbe leggere, che i giornali in spiaggia svolazzano, che le librerie chiudono (ma aprono anche), che Stefano Mauri si sente necessario (al mondo? a chi?). Un&#8217;ultima notizia: uno dei due primi titolo pubblicati da Amazon (primavera 2012) sarà una guida alla felicità lavorando poco. Oddio: lavorando poco? Ma come, davvero il primo libro del nuovo editore sarà una guida per allungare le vacanze e&#8230; leggere di meno?</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Editoria, decrescita e riunioni di condominio</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 14:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dovrebbe esistere un Inferno tutto per gli editori, sosteneva Goethe. Nessun problema: è la vita che si sono cercati. Almeno, così sembra leggendo le Modeste proposte per le case editrici che Marco Cassini ha postato sul blog di Minimum Fax, di cui è proprietario. E pensare che l&#8217;innamoramento per la professione, comune a qualsiasi editore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Leggere_Minima_et_moralia1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1902" style="margin: 5px;" title="Leggere_Minima_et_moralia" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Leggere_Minima_et_moralia1-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Dovrebbe esistere un Inferno tutto per gli editori, sosteneva Goethe. Nessun problema: è la vita che si sono cercati. Almeno, così sembra leggendo le <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=4701#more-4701">Modeste proposte per le case editrici</a> che Marco Cassini ha postato sul blog di Minimum Fax, di cui è proprietario.</p>
<p>E pensare che l&#8217;innamoramento per la professione, comune a qualsiasi editore, lascia sempre immaginare un Paradiso, altro che il fuoco perenne&#8230; Cassini propone tre cose:</p>
<ol>
<li><strong>Decrescita</strong>: &#8220;produrre meno per produrre meglio, per dare tempo ai libri di vivere più a lungo prima e dopo la pubblicazione&#8221;.</li>
<li><strong>Originalità</strong>: &#8220;non cadere nella tentazione delle scorciatoie, della semplificazione, dell’imitazione&#8221;.</li>
<li><strong>Cambiamento</strong>: &#8220;fare di tutto per cambiare le regole del mercato&#8221;.</li>
</ol>
<p>Programma ambizioso e lo conferma la lettura dei commenti alle <em>Modeste proposte</em>, postati da:</p>
<ul>
<li>lettori onnivori</li>
<li>autori disposti a tutto pur di pubblicare</li>
<li>editori neonati e fomentati (paradossalmente addestrati proprio dai corsi di Minimum fax).</li>
</ul>
<p>In concreto&#8230;</p>
<ul>
<li>pubblicare di meno è possibile solo disegnando il proprio programma editoriale sulla base della domanda del mercato (pochi libri ma che si vendano di certo);</li>
<li>una politica editoriale più selettiva richiede necessariamente molta flessibilità sia in termini di rilevanza degli investimenti, sia di impiego di risorse umane (lato redazionale e lato commerciale);</li>
<li>di conseguenza, è probabile che un editore che &#8220;scelga meglio&#8221; possa farlo solo sfruttando al massimo ogni opportunità possa derivare da una legislazione che non ostacola il lavoro precario, che non promuove una vera formazione professionale per i giovani, che non stimola il miglioramento di qualità in un mestiere ancora artigianale come quello editoriale.</li>
</ul>
<p>Decrescita: obiettivo improbabile. <strong>Non così originalità e cambiamento delle regole</strong>.</p>
<p>Ma diventano tutte &#8220;missioni impossibili&#8221; se non si torna a riflettere sull&#8217;editoria libraria restituendola all&#8217;ecosistema della comunicazione, che poggia su tre fondamenti: ascolto, parola, scrittura.</p>
<p><strong>Ascolto</strong>. Preliminare a qualsiasi comunicazione attiva: autore che ascolta (dialoga, si confronta, si paragona), editore che ascolta (lettori, autori, librai, recensori), agente librario che ascolta, libraio che ascolta (l&#8217;editore, il cliente, il recensore), recensore che ascolta, lettore che ascolta.</p>
<p><strong>Parola</strong>. Conseguenza naturale dell&#8217;ascolto e chiave del dialogo. Strumento per mettere alla prova idee, progetti, abbozzi di narrazioni. Non soltanto <em>prima</em> di scrivere. <strong>Soprattutto invece di scrivere</strong>.</p>
<p><strong>Scrittura</strong>. Il libro come approdo, non come punto di partenza della propria carriera (di narratore, di poeta, di docente&#8230;). Non esiste l&#8217;autore ignoto, ammoniva Umberto Eco augurandosi che, prima di pubblicare, ad ogni autore fosse stata data l&#8217;opportunità &#8220;di aver fatto baruffa&#8221; a convegni, conferenze o &#8220;riunioni cenacolari&#8221;.</p>
<p>Ecco: parliamo delle nostre idee e progetti alle riunioni di condominio. Solo dopo, raccontiamole agli editori. E anche voi, amici di Minimum Fax: assicuratevi che gli allievi editori abbiano prima imparato come va il mondo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Meno musica e più libri per i bambini? Mah &#8230;</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/04/meno-musica-e-piu-libri-per-i-bambini-mah/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 15:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fagli spegnere la musica e digli di aprire un libro. Solo così proteggerai tuo figlio dalla depressione. Questo, in estrema sintesi, ci dice una ricerca condotta a Pittsburgh e pubblicata sugli Archives of Pediatrics &#38; Adolescent Medicine. Ma è improbabile che sia vero. La ricerca ha confrontato l&#8217;effetto di sei tipi di media differenti (televisione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/04/Ragazzino-coi-libri_bassa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1624" title="F1ONRF-00015760-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/04/Ragazzino-coi-libri_bassa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Fagli spegnere la musica e digli di aprire un libro. Solo così proteggerai tuo figlio dalla depressione. Questo, in estrema sintesi, ci dice una ricerca condotta a Pittsburgh e pubblicata sugli <em>Archives of Pediatrics &amp; Adolescent Medicine.</em> Ma è improbabile che sia vero<em><strong>.</strong><br />
</em></p>
<p>La ricerca ha confrontato l&#8217;effetto di sei tipi di media differenti (televisione e film, musica, videogiochi, internet, giornali e quotidiani, libri) sulla salute psicologica di 106 adolescenti della città statunitense. <strong>I risultati non sarebbero incoraggianti e, soprattutto, sono incomprensibili</strong>. Il disturbo depressivo maggiore sarebbe associato positivamente (per modo di dire) alla &#8220;esposizione alla musica pop&#8221; e negativamente alla frequentazione di libri e, in genere, di pubblicazioni a stampa.</p>
<p>Purtroppo, studi come questo sono ripresi dai giornali producendo un effetto a catena; nessuno informa il lettore che i &#8220;soggetti studiati&#8221; erano 106 (d&#8217;accordo che i bambini sono diminuiti, ma vogliamo discutere la rappresentatività del campione?); nessuno spiega che stiamo parlando di bambini di Pittsburg, una città che vive problematiche abbastanza particolari, marginalmente toccata dalla crisi economica, che (tra l&#8217;altro) vive in buona misura sull&#8217;indotto dalla assistenza e dalla ricerca sanitaria e che &#8211; per esempio &#8211; garantisce agli insegnanti una delle retribuzioni più elevate negli Usa.</p>
<p><strong>Una città dove il 20 per cento della popolazione ha meno di 18 anni</strong> che può godersi uno dei Children&#8217;s Museum più famosi del mondo. Dove però, ai piccoli visitatori, vengono proposte delle <em>Lunch Box</em> con delle scelte terrificanti:</p>
<ul>
<li>Peanut Butter and Jelly</li>
<li>Cheese Sandwich</li>
<li>Hot Dog</li>
<li>Turkey &amp; Cheese Sandwich</li>
</ul>
<p>Perché non si occupano di questo, piuttosto, i pediatri e gli psichiatri di Pittsburgh?</p>
<p>Fonte: Primack BA, et al. Using ecological momentary assessment to determine media use by individuals with and without Major Depressive Disorder. Arch Pediatr Adolesc Med 2011;165:360-5. doi:10.1001/archpediatrics.2011.27</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Leggere in paradiso</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/02/leggere-in-paradiso/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 13:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli editori olandesi riservano una stanza all’hotel Ambassade per i propri autori di passaggio ad Amsterdam. E’ una tradizione che ha fatto crescere la collezione di prime edizioni firmate di proprietà dell’albergo; così che oggi sono 1800 i libri di autori di 75 nazioni, conservati nella biblioteca aperta agli ospiti. Pagine che possono essere lette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/02/ragazza-che-legge.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1504" title="ragazza che legge" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/02/ragazza-che-legge-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli editori olandesi riservano una stanza all’hotel <a href="http://www.ambassade-hotel.nl/en">Ambassade </a>per i propri autori di passaggio ad Amsterdam. E’ una tradizione che ha fatto crescere la collezione di prime edizioni firmate di proprietà dell’albergo; così che oggi sono 1800 i libri di autori di 75 nazioni, conservati nella <a href="http://tinyurl.com/6a73qgx">biblioteca </a>aperta agli ospiti. Pagine che possono essere lette in poltrona tra le opere di arte contemporanea del gruppo Cobra (certo: era più economico andare a vedere la mostra alla GNAM di Roma, ma vuoi mettere l’emozione?).</p>
<p>Dai canali olandesi a Parigi, dove scenderemmo al <a href="http://www.pavillondeslettres.com/it/index.php">Pavillion des Lettres</a>, albergo vicino al Faubourg St Honoré che ha scelto di intitolare le 26 camere ad altrettanti autori: da Andersen e Baudelaire a Yeats e Zola (mica il calciatore eh…). Sull’iPad che trovi nella stanza sono caricate le opere principali dell’autore che ti ospita ma il bello arriva al mattino, perché puoi sfogliare sul tablet i principali quotidiani del mondo.</p>
<p>Prendiamo l’aereo e in otto ore siamo ad Antigua. Il <a href="http://tinyurl.com/5s57bln">Carlisle Bay </a>è un po’ &#8230; caro ma (oltre a parecchie altre cosette niente male) ha una <a href="http://tinyurl.com/66poco3">biblioteca </a>selezionata da Philip Blackwell, della dinastia dei librai ed editori inglesi: 1200 libri scelti pensando soprattutto alla lettura in spiaggia. Camilleri o Fabio Volo? Figurati: Goethe e Lermontov. “The cooliest library in the world” l’ha giudicata il <em>Financial Times</em>, forse per le luci a fibre ottiche che cambiano con le ore della giornata. Insomma, un paradiso. <a href="http://tinyurl.com/4qdzr48">Non soltanto fiscale</a>. Chi volesse evitare incontri spiacevoli, potrebbe saltare la tappa e atterrare direttamente a New York.</p>
<p>Il <a href="http://www.libraryhotel.com/">Library Hotel </a>ha classificato i suoi dieci piani con il <a href="http://www.libraryhotel.com/dewey-decimal-system/index.cfm">sistema decimale Dewey</a>, giocattolo per documentalisti che ha trasformato un albergo nel cuore di Manhattan in un’accogliente biblioteca. Da 25 a 100 libri per stanza, rigorosamente per argomento. Potendo scegliere, chiederemmo di non essere al sesto piano, dov’è la Medicina (che palle, dai), ma all’ottavo. “E’ libera la stanza 800.001?” L’Erotika Package è il più costoso (chissà perché…) ma il letto <em>Queen size</em> è circondato da letture che stimolano la mente, il corpo e l’animo…</p>
<p>(grazie a <a href="http://moreintelligentlife.com/">Intelligent Life</a>, splendido magazine dell&#8217;Economist&#8230;)</p>
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		<title>Woody Allen, Monopoli e i nostri malesseri</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/01/woody-allen-monopoli-e-i-nostri-malesseri/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 22:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un articolo surreale di Woody Allen sul New Yorker spiega come i soldi possano dare la felicità. O forse è un&#8217;illusione: è Monopoli. Woody narratore è più stralunato di un adolescente che ha appena imparato a rollare; stasera, però, la provocazione più che nella breve trama è nel titolo, che pretenderebbe che i soldi comprassero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/Woody-Allen.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1435" title="Woody Allen" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/01/Woody-Allen-150x150.jpg" alt="" width="144" height="144" /></a>Un <a href="http://www.newyorker.com/humor/2011/01/24/110124sh_shouts_allen">articolo </a>surreale di Woody Allen sul New Yorker spiega come i soldi possano dare la felicità. O forse è un&#8217;illusione: è Monopoli.</p>
<p>Woody narratore è più stralunato di un adolescente che ha appena imparato a rollare; stasera, però, la provocazione più che nella breve trama è nel titolo, che pretenderebbe che i soldi comprassero la felicità. E&#8217; un luogo comune, che oggi appare tanto vero e confermato quanto stonato, ridicolamente fuori luogo. Il pensiero è a un paese preso in giro da chi, con il denaro, pensa di poter ottenere qualsiasi cosa: in meno di una settimana, è stata derisa la dignità dei lavoratori della più rappresentativa fabbrica italiana e umiliata la condizione faticosamente raggiunta da milioni di donne italiane. Il denaro e due simili forme di ricatto, che fanno leva sulla povertà e la precarietà.</p>
<p>Il paradosso descritto da quel genio di Woody Allen (della serie: se hai culo e costruisci su Parco della Vittoria e Viale dei Giardini non ce n&#8217;è per nessuno e neanche si discute) è davvero difficile credere possa resistere alla prova della vita reale. Del mondo concreto. Della vita vera, di tutti i giorni, quella che vive la gente. Invece&#8230;</p>
<p>Invece parli al mattino con il responsabile della biblioteca di una grande università italiana che dice: &#8220;non abbiamo più fondi, anche mille euro per noi sono troppi per garantire l&#8217;accesso alle vostre 20 riviste ai 291 docenti della facoltà&#8221;. E di sera sei di fronte alla notizia dei 5000 euro avuti da una ragazza per prestazioni sessuali (vere? immaginate? reali? sognate? presunte?) con persone importanti (Lele Mora: &#8220;importante&#8221;?).</p>
<p><strong><a href="http://www.einaudi.it/speciali/Marco-Revelli-Poveri-noi">Poveri, noi</a></strong>: leggi il libro di Marco Revelli, vale la pena (costa dieci euro, tra l&#8217;altro). Intorno a noi convivono moderno, postmoderno e premoderno: slanci di innovazione, speranze di avanguardia, arretratezze imbarazzanti. &#8220;Un paese &#8211; scrive Revelli &#8211; nel quale una parte consistente della popolazione cessi di considerare diritto pubblicamente garantito la propria aspirazione a una vita degna, finisce inevitabilmente per trasformare il gioco sociale e politico in uno scambio diseguale, tra chi è costretto a chiedere &#8216;protezione&#8217; e chi, in cambio, pretenderà &#8216;fedeltà&#8217;&#8221;.</p>
<p>Seguendo ciò che accade capiamo meglio cosa vuol dire Revelli quando parla della condizione che in tanti percepiamo di &#8220;povertà mentale&#8221;. Qualche volta è indipendente dalla oggettiva povertà economica: è una sensazione di malessere che prova &#8220;chi è declinato credendo di crescere&#8221;.</p>
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		<title>Quando il manuale sarà ad open access&#8230;</title>
		<link>http://dottprof.com/2010/11/quando-il-manuale-sara-ad-open-access/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 17:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I manuali per gli studenti sono una delle principali fonti di ricavo per le case editrici scientifiche. Pensa che negli Stati Uniti ci sono 19 milioni di studenti nei college e ciascuno spende una media di 850 dollari l&#8217;anno per i libri di testo; più o meno, un&#8217;industria da 10 miliardi di dollari e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I ma<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/11/ragazza-che-legge-con-mug.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1299" title="ragazza che legge con mug" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/11/ragazza-che-legge-con-mug-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>nuali per gli studenti sono una delle principali fonti di ricavo per le case editrici scientifiche. Pensa che negli Stati Uniti ci sono 19 milioni di studenti nei <em>college </em>e ciascuno spende una media di 850 dollari l&#8217;anno per i libri di testo; più o meno, un&#8217;industria da 10 miliardi di dollari e la fetta più grossa finisce nelle tasche di tre attori: Cengage, Pearson e Mc-Graw Hill. Il 36 per cento degli studenti considera il costo dei libri una delle ragioni principali per le quali abbandona gli studi. Anche per questo, alcune università si sono attrezzate per garantire l&#8217;accesso gratuito ai contenuti elaborati dai propri docenti; <a href="http://ocw.mit.edu/index.htm">MIT open courseware</a> e <a href="http://oli.web.cmu.edu/openlearning/">Carnegie OLI </a>sono due esempi tra i più noti.</p>
<p>Iniziano a muoversi anche attori non istituzionali; <a href="http://www.flatworldknowledge.com/">FlatWorld Knowledge</a> è uno di questi. Di cosa si tratta? In poche parole, un docente può cercare nel catalogo della FWK contenuti adatti ad un proprio corso; nel caso trovasse qualcosa di suo interesse, può selezionarne delle parti oppure integrarle con contenuti diversi. Il &#8220;prodotto&#8221; finale è consultabile online dagli studenti che, se invece preferiscono studiare su una copia cartacea, possono richiedere la stampa on-demand alla stessa FWK. Ad un costo abbastanza contenuto (in media, una trentina di dollari per il libro personalizzato).</p>
<p>Anche in questo settore c&#8217;è dunque un grande movimento e<strong> le tecnologie nuove metteranno presto in crisi le dinamiche della produzione-diffusione dei libri di testo</strong>, probabilmente alterando anche i rapporti tra editori-autori-biblioteche e librerie. La tendenza spinge verso la personalizzazione dei materiali sui quali si studia, integrando le indicazioni dei docenti con le proprie preferenze e i suggerimenti ricevuti non solo da compagni di corso, ma anche da &#8230; sconosciuti. E l&#8217;integrazione dei contenuti procede parallelamente all&#8217;integrazione dei formati: carta, PDF, PowerPoint, e-book&#8230;</p>
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