Il direttore? Il dottor Frode.

Non passa giorno che non ci ritroviamo nella posta almeno un invito a scrivere per una rivista che non abbiamo mai sentito nominare. Il 35% dei clinici e dei ricercatori ne riceve più di 6 a settimana: è quello che viene fuori da un sondaggio informale di Nature (se vuoi partecipare vai a questo link). …

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Se ti piace, mangialo

Uno studio molto elaborato, modelli complessi di analisi comparata dei rischi, numerose fonte di dati demografici, riferiti alle abitudini alimentari, agli stili di vita, di mortalità (1): con l’obiettivo di avvicinarsi (approximate) al numero e alla quota di cittadini statunitensi la cui morte per cause cardiovascolari potrebbe essere dovuta a una dieta subottimale. Il 45% …

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Le linee guida non ammettono incertezza

In assenza di evidenze robuste a favore di un intervento sanitario, che posizione dovrebbero prendere le linee-guida? E’ questa la domanda sottintesa in un articolo uscito su The BMJ a firma di Jeanne Lenzer, che considera le posizioni assunte negli ultimi anni dalla US Preventive Services Task Force in merito a diverse strategie di screening.[i] …

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Giornate delle malattie e la privatizzazione del rischio

Le giornate dedicate alle malattie sono diventate un rito inutile, forse dannoso, e anche il World Cancer Day 2017 non ha fatto eccezioni. Queste iniziative sono sostenute dalle industrie farmaceutiche e la giornata del cancro è stata pagata da Boheringer, BMS, Merck, MSD e dalla fondazione Movember, che svolge attività di advocacy sulle patologie maschili, ma …

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La comunicazione e il Marchese del Grillo

Uno studio uscito su PLoS One[i] mostra che le riviste di maggiore impatto e i ricercatori più autorevoli scelgono la strada della narrazione: “This effect is closely associated with journal identity: higher-impact journals tend to feature more narrative articles, and these articles tend to be cited more often. These results suggest that writing in a more narrative style increases the uptake and influence of articles in climate literature, and perhaps in scientific literature more broadly.”

Lo storytelling è uno strumento di disseminazione della scienza perché riferendo i risultati dei propri studi in maniera narrativa si ottengono risultati migliori rispetto a quelli che si raggiungono con un resoconto accademico tradizionale: “Presenting the same information in a more narrative way has the potential to increase its uptake—an especially attractive prospect in the context of climate science and scientific writing generally—and consequently, narratives are widely recognized as powerful tools of communication.” Quali sono gli indicatori che secondo gli autori distinguono un testo narrativo da uno prevalentemente espositivo? Setting, narrative perspective, sensory language, conjunctions, connectivity, e appeal. Questi hanno a che fare con la  precisazione dei contesti nei quali le ricerche sono state svolte; con la presenza di un narratore che in prima persona (singolare o plurale) espone il percorso di ricerca; con la presenza nel testo di espressioni capaci di suscitare emozioni in chi legge; con la capacità di spiegare al lettore le motivazioni che hanno suggerito di approfondire quell’argomento e di sollecitarlo ad agire, mettendo in atto comportamenti coerenti con gli obiettivi raggiunti nella ricerca. Infine, con la capacità degli autori di collegare le frasi e le parti del testo in modo convincente, persuasivo e fluido.

La tendenza a “rendicontare attraverso il racconto” la vediamo ogni giorno: nel successo delle TED talks, nella popolarità di libri su argomenti complessi ma valorizzati da editor particolarmente capaci, nella presenza attiva dei ricercatori sui social media, con le opportunità ma anche i rischi che ne discendono. Storytelling e social media: strumenti delicati e non sempre facili da usare, però, soprattutto in questi anni in cui la credibilità della scienza è ai minimi termini. L’errore più grande che può essere fatto è quello riportato dal Belli in un famoso sonetto:

C’era una vorta un re cche ddar palazzo / mannò ffora a li popoli st’editto: / “Io so io, e vvoi nun zete un cazzo, / sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto”.

Nel momento in cui uno studioso, un clinico, un ricercatore accetta la sfida, deve oltrepassare un confine, accettando di mettersi in discussione perché la comunicazione non è mai unidirezionale e impone il confronto e il dialogo.

Sforzatevi di alimentare la conversazione. Atul Gawande (Con cura).

A chi gli chiedeva quale fosse il suo mestiere, il critico d’arte e scrittore John Berger rispondeva di essere, per l’appunto, uno storyteller, specificando: “If I’m a storyteller it’s because I listen. For me, a storyteller is like a passeur who gets contraband across a frontier.”

Se vuole comunicare dialogando anche con gli interlocutori più difficili, il ricercatore deve sconfinare e, soprattutto, essere pazientemente capace di ascoltare, ricordando che le proprie certezze – anche quelle più robuste – potranno sempre essere messe in discussione.

 

[i] Hillier A, Kelly RP, Klinger T. Narrative style influences citation frequency in climate change science. PLoS ONE 2016;11: e0167983.

 

Le storie della medicina nel 2016

A fine anno ci si ritrova in famiglia e con gli amici e tra gli argomenti che più spesso tengono vive le lunghe serate ci sono le discussioni sulle liste, le classifiche, le graduatorie. Qual è il miglior film dell’anno? E il calciatore rivelazione? Il libro più bello che hai letto? Un’abitudine ormai radicata, per …

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L’anno che sta arrivando

Inutile farsi illusioni: scartati i regali (chi ne riceve) e spenti i fuochi d’artificio, il nuovo anno ci troverà al punto in cui ci ha portato il vecchio, quello che stiamo chiudendo. Un anno, il 2016, francamente terribile. Dal susseguirsi di terremoti in Ecuador, Giappone, Taiwan, Italia e California all’assedio di Aleppo. Dagli attacchi terroristici …

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12 regole per scrivere di medicina

In un medico o in un farmacista, il bisogno di pubblicare viene prima dell’esigenza di fare ricerca ed entrambi sono indipendenti dalla capacità di scrivere. Volendo migliorare la qualità di ciò che si legge sulle riviste scientifiche sarebbe necessario ristabilire l’ordine delle cose, ma talvolta non c’è tempo oppure non è una cosa semplice. Capita …

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