Come vendere il robot da Vinci?

Era “la nuova frontiera” ma da qualche tempo è già “una rivoluzione”: la chirurgia robotica è da un decennio tra le innovazioni più celebrate: ma quando si tratta di vendere si ricorre ai metodi tradizionali. Sugli Annals of surgery è stato pubblicato uno studio che ha selezionato tutti gli articoli pubblicati nel 2015 sulla chirurgia …

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Per decidere, mi affido o no all’informatica?

“Not ready for the prime time!” Il commento postato su Twitter sembra non dare chance ai sistemi informatizzati a supporto delle decisioni cliniche (machine learning-based decision support system ML-DSS) all’indomani della pubblicazione di una Viewpoint sul JAMA a firma di tre autori italiani: Federico Cabitza (del dipartimento di Informatica dell’università di Milano-Bicocca), Raffaele Rasoini e …

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Rivoluzione o miglioramento incrementale?

Dice che sta tornando di moda la rivoluzione. Non si capisce se chi ne parla se lo augura o se, avvertendo la possibilità, tenta di esorcizzare un’eventualità tutto sommato remota. Ne ha parlato anche la Lettura, l’inserto del Corriere della sera, che con un articolo di Donatella Di Cesare ha discusso il libro Relire la …

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I medici vendono sé stessi

Dice che viviamo nella società dei dati: che la banca memorizza cosa facciamo dei nostri soldi, che il supermercato analizza quanta Nutella o quanta pasta compriamo, che Waze capitalizza i percorsi che facciamo, che Google (potrebbe mai mancare?) sa tutto di noi. Sono discorsi che si fanno dopo cena, di solito. Quando siamo tutti un …

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Social media: 6 consigli a chi fa ricerca

Le proverbiali sette camicie. Per convincere i medici a usare in modo intelligente e costruttivo i social media si fa la stessa fatica che ad organizzare una crociera per degli adolescenti che soffrono di autismo. Il paradosso di Larry Husten, editorialista di Forbes per la sanità 2.0, è tornato in mente in apertura del workshop …

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Ricerca e letteratura scientifica: che casino

Un vero casino. Questa la definizione con cui – nella sua relazione al congresso della Associazione Alessandro Liberati Network Italiano Cochrane – John Ioannidis ha sintetizzato la situazione attuale dell’attività di ricerca e della produzione di letteratura scientifica. Il direttore del Meta Research Innovation Center dell’università di Stanford ha offerto una panoramica di straordinario interesse che ha riproposto in ordine logico i risultati di alcune delle principali ricerche da lui coordinate o pubblicate negli ultimi anni da altri ricercatori.

[ti interessa conoscere meglio di cosa si occupa il METRICS diretto da Ioannidis? Segui il link e arriva al sito.]

No registration, no replication, no publication. John Ioannidis

La ricerca clinica sembra orientata alla negazione. A farla breve, ecco i problemi principali. In primo luogo, circa la metà degli studi ha dei limiti metodologici importanti: quesiti di ricerca mal concepiti, risultati non generalizzabili, premesse condizionate da punti di vista soggettivi, progetti avviati senza considerare altri eventuali studi sullo stesso argomento che già siano stati condotti. Secondo, in circa un quinto dei casi lo studio tradisce il protocollo: cambiano in corso d’opera i criteri di eleggibilità dei pazienti e il campione viene “contaminato”. Terzo, i finanziamenti influenzano i risultati degli studi e, in circa il 70 per cento dei casi, non sono dichiarati. Quarto, in circa il 20 per cento dei casi la potenza statistica degli studi non è tale da garantire risultati significativi. Quinto, gli studi non sono riproducibili (in uno studio condotto in ambito oncologico lo era quasi il 90% delle ricerche).

C’è poi l’ampiamente noto problema della non pubblicazione dei risultati degli studi. Circa la metà delle ricerche, infatti, non viene pubblicata, per il veto dei finanziatori, o per una sorta di “pudore” dei ricercatori stessi, o anche per il mancato interesse delle riviste, soprattutto nel caso di studi che producono risultati negativi, vale a dire non favorevoli all’intervento sperimentale studiato. E se l’articolo vede la luce? Ebbene, anche in questo caso i risultati sono spesso mal presentati e i metodi descritti in maniera lacunosa o imperfetta. I contenuti sono presentati in maniera da enfatizzare ciò che si ha interesse a sottolineare, l’abstract non sintetizza fedelmente la ricerca o i comunicati stampa inviati ai media sono preparati in modo da sopravvalutare i risultati ottenuti.

Pubblicato e disseminato, l’articolo è pronto per essere … fatto a fette dagli stessi autori che, a partire da uno stesso dataset di risultati, spesso cedono alla tentazione della pubblicazione duplicata su riviste diverse (la cosiddetta salami science). Se non ci pensano gli autori, lo fanno i loro colleghi: non passa giorno non salti fuori un caso di plagio sulla letteratura internazionale anche “autorevole” o comunque indicizzata…

Il risultato è uno spreco intollerabile di risorse economiche e umane (quasi sempre le due cose coincidono). Ioannidis ha riproposto gli studi di Chalmers e Glasziou e il dossier pubblicato sul Lancet nel gennaio 2014, partendo dai risultati del suo studio del 2005 uscito su PLoS Medicine, Why most published research findings are false. Il quadro dipinto a Torino è desolante e molti dei presenti hanno reagito con incredulità e rassegnazione. Eppure, la possibilità di invertire la rotta esiste, anche se i correttivi metterebbero in discussione le fondamenta del sistema di produzione e condivisione delle conoscenze. In estrema sintesi, sarebbe necessario…

  1. privilegiare la ricerca clinica collaborativa e multicentrica
  2. premiare e fare crescere la “cultura delle riproducibilità” degli studi
  3. registrare ogni ricerca disegnata e avviata in database accessibili pubblicamente
  4. adottare dei metodi statistici … decorosi
  5. standardizzare definizioni e strategie di analisi dei dati
  6. utilizzare dei valori di soglia statistica più appropriati e stringenti
  7. migliorare la qualità del disegno degli studi, il processo di peer review, l’attività di reporting dei metodi e dei dati e la formazione del personale coinvolto nella ricerca.

Più facile a dirsi che a farlo. Per disinnescare una situazione esplosiva, bisognerebbe anche ripensare un sistema che premia molto più la quantità della produzione scientifica che la sua qualità.

Altrimenti, il rischio che il casino aumenti è davvero molto elevato.

 

 

Innovazione? Valori, non tecnologia

Cerca di immaginare cosa prova il malato. Questa frase ha guidato per anni il lavoro del Center of Medical Humanities and Bioethics della University of Texas San Antonio fondato da Abraham Verghese che oggi, a Paolo Alto, porta avanti il progetto Stanford 25 per rivalutare la clinica al letto del paziente. Alle Scientific Sessions dell’American College …

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Le 10 cose per far vivere internet

La rete è in pericolo: sì, per i governi e il mercato è troppo importante controllarla. Doc Searle e David Weinberger – due degli autori del primo Cluetrain Manifesto (1999 – chi preferisce, può leggerlo tradotto sul suo blog da Luisa Carrada) – hanno aggiornato (o integrato?) il documento con nuove 121 tesi. O meglio: indizi, chiavi, per l’appunto. Qualche …

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