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	<title>dottprof.com &#187; farmaci</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>FDA: fate i bravi sul social web</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 17:33:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices. E&#8217; un documento di fondamentale importanza per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novanta giorni: questo il tempo entro il quale far pervenire alla Food and Drug Administration qualsiasi consiglio o richiesta di chiarimento riguardo le nuove <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a>.</p>
<p>E&#8217; <strong>un documento di fondamentale importanza</strong> per la promozione di farmaci e dispositivi medici. Per diverse ragioni.</p>
<p><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2206" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Pillole_colorate_cover" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/01/Pillole_colorate_cover.jpg" alt="" width="200" height="133" /></a>E&#8217; una &#8220;guidance&#8221; e non una &#8220;rule&#8221;.</strong> Un orientamento e non una regola. Differenza importante per almeno due motivi: da una parte la FDA sembra chiedere all&#8217;industria di farsi coinvolgere nel governo dell&#8217;informazione sul farmaco in una prospettiva di ragionevolezza, nella quale non sia più necessario dare regole stringenti. Dall&#8217;altra, sempre FDA ammette l&#8217;impossibilità di redigere norme che regolino un ambiente, come il social web, che le proprie regole se le dà in modo dinamico e, soprattutto, autonomo.</p>
<p>E&#8217; centrato su uno specifico aspetto della propaganda farmaceutica che ha ormai assunto importanza centrale: la promozione dell&#8217;uso off-label. E&#8217; questa, infatti, la chiave attraverso la quale l&#8217;industria entra nel mercato e successivamente lo amplia. Il governo di questi percorsi di marketing è il solo strumento per garantire (forse) la sostenibilità del sistema sanitario in rapporto al consumo di medicinali e di tecnologie.</p>
<p>E&#8217; così articolato e completo che la FDA riesce a mandare <strong>un messaggio chiaro all&#8217;industria</strong>: &#8220;Ragazzi, sappiamo molto di voi&#8221;. Sappiamo che le richieste di informazione o chiarimenti sull&#8217;uso off-label dei vostri prodotti pubblicate sui siti più disparati sono spesso suggerite da voi. Sappiamo che siete capaci di dar voce a blogger apparentemente indipendenti per scrivere di usi non autorizzati di medicinali. Sappiamo che i medici che fanno domande ai relatori durante i congressi sull&#8217;utilizzo off-label di farmaci sono spesso proprio i vostri ospiti al convegno. Sappiamo anche che gli stessi relatori congressuali che descrivono dettagliatamente nuovi studi sperimentali che amplierebbero le indicazioni dei vostri prodotti sono opinion leader selezionati e ben compensati. Sappiamo che non pochi pazienti o associazioni di malati che postano video su YouTube ricevono finanziamenti.</p>
<p><strong>Sappiamo tutto, insomma</strong>. Non possiamo che raccomandare di dare informazioni che abbiano queste caratteristiche: &#8220;truthful, non misleading, accurate, and balanced&#8221;. Sta a voi decidere come comportarvi, rispettando la filosofia stessa del social web, in cui chi imbroglia perde credibilità e si autoesclude.</p>
<p>Non chiedeteci altre regole, però, sembra dire FDA: quelle che già esistono sono più che sufficienti.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.fda.gov/downloads/Drugs/GuidanceComplianceRegulatoryInformation/Guidances/UCM285145.pdf">Guidance for Industry responding to unsolicited requests for Off-Label Information About Prescription Drugs and Medical Devices</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Farmaci e web tra EBM e biografie</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 15:24:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prova a fare una ricerca che riguardi la cardiologia sul computer di un’adolescente: saprai tutto su Johnny Depp e poco sullo scompenso. I risultati che Google ti restituisce sono &#8220;informati&#8221; dalle nostre ricerche precedenti. Soprattutto per questo, il computer che usi al lavoro è veramente &#8220;tuo&#8221;, più ancora di quello di casa ma forse un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza_divani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2144" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Ragazza_divani" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza_divani-150x150.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a>Prova a fare una ricerca che riguardi la cardiologia sul computer di un’adolescente: saprai tutto su Johnny Depp e poco sullo scompenso. I risultati che Google ti restituisce sono &#8220;informati&#8221; dalle nostre ricerche precedenti. Soprattutto per questo, il computer che usi al lavoro è veramente &#8220;tuo&#8221;, più ancora di quello di casa ma forse un po&#8217; meno di quello che porti a spasso per il mondo nello zaino.</p>
<p>Qualsiasi <em>device</em>– dal notebook al cellulare – è diventato personale: siamo passati <strong>dal personal al <em>personalized</em> computer</strong>. Erano 100 milioni nel 1993, i PC , quando nascevano il web e la EBM. Un miliardo nel 2008 e saranno 10 miliardi nel 2020, quando sarà scomparsa la distinzione tra i dispositivi e telefono, cinepresa e televisione saranno lo stesso oggetto. Oggi il 30 per cento dei medici statunitensi ha un iPad e il numero raddoppierà tra sei mesi. La tecnologia si diffonde perché si adatta alle esigenze di un’utenza che –scrive Clay Shirky – “dà valore di per sé all’essere connessi”.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza-txt.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2145" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Ragazza txt" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Ragazza-txt-150x149.jpg" alt="" width="130" height="129" /></a>In una contesto fortemente caratterizzato da due driver – personalizzazione e condivisione – gli spazi del social network saranno <strong>il luogo dove l’informazione su salute/malattia si tradurrà in conoscenza condivisa</strong>. E&#8217; un percorso che riguarda il medico, il farmacista o il dirigente: già oggi i &#8220;social media&#8221; sono piattaforma per esperienze di e-learning o per sperimentali progetti di ricerca condotti con lo strumento  inventato da Zuckerberg. Non mancano anche opportunità di studio e approfondimento: pensiamo alla presenza su Facebook del <em>Drugs &amp; Therapeutics Bulletin</em> o alla attività delle <em>Sanford Guides</em> su YouTube e Twitter. Una volta “partecipati” dati e risultati della ricerca escono irrobustiti dal confronto tra pari.</p>
<p>Si aprono così opportunità formative per il personale sanitario ma anche per il cittadino. Un paziente “empowered” che chiede e al tempo stesso  offre risposte utili alla sua salute diventa <strong>alleato nel percorso verso l’appropriatezza</strong>. E’ un esercizio superfluo interrogarsi sulla “qualità” dei contenuti discussi nel social web; piuttosto, le istituzioni dovrebbero cogliere la sfida di misurarsi pariteticamente con la Rete, come esercizio di&#8230;</p>
<ul>
<li>Ascolto</li>
<li>Valutazione della propria capacità persuasiva</li>
<li>Trasparenza.</li>
</ul>
<p>Finito il tempo della “informazione” sui farmaci:<strong> l’unica strada è la “comunicazione” sulla salute</strong>. Interattiva, multi direzionale e nella quale l’«esperto» è l’outlier: quello che “vive” le cose, non che sostiene di conoscerle.</p>
<p>Nato con l’EBM, il web, anche in questo frangente ne favorisce la crescita invitando a prestare maggiore attenzione a quel “gradino” della medicina basata sulle prove troppe volte dimenticato: l’importanza primaria del valore che ciascuna persona assegna ai diversi elementi che definiscono il proprio benessere o malattia. Grazie al web tornano in gioco le biografie – di malati ma anche di medici, infermieri, dirigenti &#8211; , contaminando in maniera feconda il dato biologico esito della clinica e della ricerca.</p>
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		<title>Jobs, il Lancet e la qualità di vita</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/10/jobs-il-lancet-e-la-qualita-di-vita/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 15:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato di leggere consecutivamente il numero speciale di Lancet Oncology dedicato alla sostenibilità delle cure e il racconto sul New York Times e su vari magazine americani delle ultime settimane vissute da Steve Jobs. Da una parte, un&#8217;analisi puntuale, finalmente senza apparenti condizionamenti, pragmatica al punto che a qualcuno potrà sembrare cinica: l&#8217;assistenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato di leggere consecutivamente il numero speciale di <a href="http://www.thelancet.com/journals/lanonc/issue/current?tab=past"><em>Lancet Oncology</em></a> dedicato alla sostenibilità delle cure e il racconto sul New York Times e su vari magazine americani delle ultime settimane vissute da Steve Jobs.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Lancet-Oncology-_-Sept-2011-issue.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2060" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Lancet Oncology _ Sept 2011 issue" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Lancet-Oncology-_-Sept-2011-issue.gif" alt="" width="90" height="122" /></a>Da una parte, un&#8217;analisi puntuale, finalmente senza apparenti condizionamenti, pragmatica al punto che a qualcuno potrà sembrare cinica: l&#8217;assistenza al malato di tumore ha fatto passi da gigante ma, non cambiando strategie, <strong>è insostenibile e si rischia di sprecare risorse</strong> a fronte di benefici impalpabili. Quando ci sono, i benefici. Le evidenze &#8211; su questo concordano i molti &#8220;portatori di interessi&#8221; coinvolti dal <em>Lancet</em> nel numero speciale -  raramente supportano l&#8217;uso di farmaci molto costosi che nel migliore dei casi prolungano di giorni o di poche settimane la vita delle persone malate. Spesso a fronte di effetti indesiderati difficilmente governabili e assai pesanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/muir-gray.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2059" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="muir gray" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/muir-gray-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>Come spiega <a href="http://muirgray.net/">Muir Gray</a> nel suo splendido, piccolo e nuovo libro, <a href="http://www.offoxpress.com/how-to-get-better-value-healthcare.html"><em>How to getter better value healthcare</em></a>, il servizio sanitario (è necessario ripetere: il <strong><em>servizio</em></strong> sanitario) poggia su<strong> un sistema di valori diversamente percepiti</strong>. Ciò che è valore per il medico può non essere tale per il dirigente; ciò che è valore per il <em>payor</em> (ente, istituzione, fondazione) può non essere tale per l&#8217;infermiere o il riabilitatore. Soprattutto, ciò che ha valore per il malato può non averlo (o  in misura diversa) per gli altri <em>stakeholder</em>. Probabilmente, è impossibile allineare i diversi protagonisti su una scala valoriale condivisa. Se è così, però, il malato (la persona, l&#8217;utente) deve essere riportato al centro del sistema; &#8220;the patient is at the centre, the coordinating point&#8221;. Punto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Jobs_di_Spalle.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2061" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Jobs_di_Spalle" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/10/Jobs_di_Spalle-150x150.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>Che c&#8217;entra questo con Jobs? C&#8217;entra, perché in diverse occasioni, in questi anni, mi sono chiesto se le cure di cui poteva beneficiare uno degli uomini più ricchi del mondo avrebbero potuto essere le stesse &#8211; o comunque paragonabili &#8211; a quelle di cui avrebbe potuto godere uno qualsiasi dei cittadini italiani. E ogni volta la risposta (forse un po&#8217; ottimistica&#8230;) era che &#8220;sì, fortunatamente i protocolli sono condivisi a livello internazionale e che, semmai, le cure prestate per le quali il fondatore della Apple aveva dovuto pagare personalmente nel nostro Paese sono garantite gratuitamente&#8221;.</p>
<p><strong>La differenza è in quegli ultimi giorni</strong>, nelle ultime settimane. Nella quiete di cui Jobs ha potuto godere, nella assistenza domiciliare qualificata. In poche parole, <strong>nella qualità di quell&#8217;ultima parte di vita</strong> nella propria casa, vicino ai familiari e a pochi amici convocati per il congedo.</p>
<p>Morire a casa vicino alle persone che amiamo assumendo solo farmaci capaci di alleviare il nostro dolore. Sarebbe bello fare uno studio di confronto, tra questa opzione e le altre comunemente praticate. Un percorso di HTA: bello e certamente superfluo perché già si conosce il risultato.</p>
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		<title>La Roma e gli endpoint surrogati</title>
		<link>http://dottprof.com/2011/09/la-roma-e-gli-endpoint-surrogati/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 10:23:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se decidi di sperimentare un medicinale per convincere un’agenzia regolatoria ad approvarlo o un medico a prescriverlo dovresti cercare di dimostrarne l’efficacia nel modo più chiaro possibile. Di solito – di norma o per opportunità – il confronto è col placebo. Molto più opportuno sarebbe studiare in parallelo l’efficacia o la sicurezza del farmaco più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Luis-Enrique_piccola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2013" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Luis Enrique" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Luis-Enrique_piccola.jpg" alt="" width="244" height="141" /></a>Se decidi di sperimentare un medicinale per convincere un’agenzia regolatoria ad approvarlo o un medico a prescriverlo dovresti cercare di dimostrarne l’efficacia nel modo più chiaro possibile. Di solito – di norma o per opportunità – il confronto è col placebo. Molto più opportuno sarebbe studiare in parallelo l’efficacia o la sicurezza del farmaco più utilizzato per la malattia in questione. Ma è molto rischioso (per il produttore) e quindi non avviene quasi mai. Ma dopo aver visto la partita della Roma ieri – per non dire delle altre in questo inizio di stagione – la cosa che mi ronza nella testa è un’altra. <strong>Gli endpoint surrogati.</strong></p>
<p>E’ una questione di cui si discute da tempo, purtroppo tra i pochi intimi interessati agli aspetti etici della ricerca e alle politiche e alle strategie della ricerca scientifica. Sempre più spesso, al posto di un obiettivo clinico di indiscutibile importanza, <strong>le sperimentazioni cliniche scelgono outcome alternativi</strong>: l’escamotage più frequente è identificare un marker biologico “correlato” all’efficacia clinica (nel senso che sarebbe “ragionevole” prevedere che il malato abbia una migliore evoluzione di malattia in caso di modifica positiva del marker). In oncologia, per esempio, si può utilizzare il miglioramento dei livelli di PSA (Prostate Specific Antigen) per “dimostrare” una  prognosi più favorevole nel cancro della prostata. Sebbene questi effetti non provino un sollievo dalle sofferenze o un prolungamento della sopravvivenza.</p>
<p>Perché scegliere endpoint surrogati?  Conviene perché:</p>
<ul>
<li>riduce la durata di un trial</li>
<li>permette sperimentazioni meno ampie e, soprattutto, meno costose.</li>
</ul>
<p>Qualche anno fa, Thomas Fleming (della Washington University di Seattle) propose quattro livelli di endpoint accettabili. Eccoli:</p>
<ul>
<li>Level 1: a true clinical-efficacy measure;</li>
<li>Level 2: a validated surrogate endpoint (for a specific disease setting and class of interventions);</li>
<li>Level 3: a nonvalidated surrogate endpoint, yet one established to be &#8220;reasonably likely to predict clinical benefit&#8221; (for a specific disease setting and class of interventions);</li>
<li>Level 4: a correlate that is a measure of biological activity but that has not been established to be at a higher level.</li>
</ul>
<p>Se dovessi spiegare il problema (non da poco) ad un amico che non ci capisce nulla di queste cose gli farei vedere una partita della Roma, avvertendolo che<strong> il “possesso palla” non conta nulla</strong>. Gli endpoint veri sono questi, piuttosto:</p>
<ul>
<li>Livello 1: gol fatti</li>
<li>Livello 2: gol subiti</li>
<li>Livello 3: tiri nello specchio della porta</li>
<li>Livello 4: tiri al lato.</li>
</ul>
<p>Il resto serve solo a ipnotizzare i tifosi. O le agenzie regolatorie.</p>
<p>Fonte: Roma – Siena, Stadio Olimpico, 22 settembre 2011. Video http://video.gazzetta.it/roma&#8211;siena-1-1/89873</p>
<p>Fleming TR. Surrogate endpoint and FDA’s accelerated approval process. <a href="http://content.healthaffairs.org/">Health Affairs</a> 2005;24:67-78. doi:10.1377/hlthaff.24.1.67</p>
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		<title>Medici e farmaci: che tentazione</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:23:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non ha assicurazione sanitaria. Condivide un appartamento ad una stanza. Si sposta a piedi. Indossa solo abiti usati. Mangia la verdura che coltiva nel retro della casa. Michelle studia Medicina alla Yale University e non ha un dollaro per sé. Come la quasi totalità degli studenti di Medicina statunitensi si è indebitata per sostenere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ha assic<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/camice_dollari.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1753" title="camice_dollari" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/camice_dollari-150x150.jpg" alt="" width="163" height="163" /></a>urazione sanitaria. Condivide un appartamento ad una stanza. Si sposta a piedi. Indossa solo abiti usati. Mangia la verdura che coltiva nel retro della casa. <strong>Michelle studia Medicina alla Yale University e non ha un dollaro per sé.</strong> Come la quasi totalità degli studenti di Medicina statunitensi si è indebitata per sostenere il costo della propria formazione. Nel 2008 il debito medio dei giovani medici variava dal 79.872 dollari della University of Hawaii ai 194.548 della Creighton University (Sonya Collins. The high cost of a medical education. Yale Medicine 2011;Spring:13-5). Un esercito di specializzandi impoveriti sempre più esposto alla tentazione di cedere alle lusinghe dell&#8217;industria; che sia difficile resistere lo conferma la splendida Infografica che pubblichiamo di seguito&#8230;</p>
<p><a href="http://www.medicalbillingandcoding.org/doctors-on-drugs"><img src="http://images.medicalbillingandcoding.org.s3.amazonaws.com/doctors-on-drugs.jpg" border="0" alt="Doctors on Drugs" width="500" /></a><br />
Via: <a href="http://www.medicalbillingandcoding.org">MedicalBillingandCoding.org</a></p>
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		<title>Serve una strenna? Ordinala a mia moglie</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 15:49:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come la borsa pitonata di Cavalli. O il mocassino di panno di Dolce &#38; Gabbana. Senza, non vai da nessuna parte. E’ la “moglie editore”, che da optional sembra ormai essere diventata un must della politica. Tutto nasce da un’evidenza: i libri non si leggono ma si regalano. E a donarli sono aziende, grandi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/03/gold-wedding-rings2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1553" title="beautiful wedding rings" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/03/gold-wedding-rings2-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Come la borsa pitonata di Cavalli. O il mocassino di panno di Dolce &amp; Gabbana. Senza, non vai da nessuna parte. E’ la “moglie editore”, che da optional sembra ormai essere diventata un must della politica.</p>
<p>Tutto nasce da un’evidenza: i libri non si leggono ma si regalano. E a donarli sono aziende, grandi e piccole che siano, che si affrettano a commissionare alle signore dell’editoria splendide strenne che vanno ad arredare gli studi di architetti ed ingegneri, ma soprattutto (e ti pareva) dei medici.</p>
<p>Transazioni a sei cifre, per spostare migliaia di copie di libri d’arte da un capo all’altro della penisola (e talvolta da Taiwan o Singapore fino al magazzino dell&#8217;hinterland milanese), ad un solo scopo: che la moglie segnali al marito politico l&#8217;interesse delle aziende per queste edizioni così &#8230; familiari. E che il consorte se ne ricordi quando si tratterà di dare battaglia sul prezzo di un medicinale. Tutto fila: il solo interrogativo è se è stato prima lui a scendere in politica o lei in tipografia.</p>
<p>L&#8217;ultimo (meglio: il più recente) episodio vede coinvolto un senatore, già sottosegretario alla Salute e presidente di una Commissione del Senato. Sembra che abbia favorito un&#8217;azienda farmaceutica tentando di introdurre una norma volta a rendere nulli i provvedimenti Regionali limitativi delle prescrizioni di alcuni farmaci; l&#8217;ordine di un congruo quantitativo di copie di un libro d&#8217;arte pubblicato dalla casa editrice della moglie sarebbe l&#8217;atteso segno di riconoscenza,</p>
<p>L&#8217;interessato ha dichiarato di non saperne nulla. Come i cittadini italiani, del resto, ai quali vicende del genere non vengono raccontate. Più che un conflitto, ha il sapore di un <em>confit</em> di interessi: perfettamente riuscito e col retrogusto un po’ agrodolce.</p>
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		<title>Big Pharma s&#8217;è scordata YouTube</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 11:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aziende farmaceutiche hanno saputo cogliere l’opportunità promozionale offerta da YouTube? Solo parzialmente. O almeno così sostiene l’avvocato statunitense Mark Senak sul suo blog specializzato in Politica sanitaria EyeonFDA. Scrive Senak: &#8220;Il settore farmaceutico non sta facendo davvero un buon lavoro sul fronte YouTube. Si tratta di un mezzo potente che obbliga a un utilizzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/12/Viagra1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1393" title="Viagra" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/12/Viagra1-150x150.jpg" alt="" width="131" height="135" /></a>Le aziende farmaceutiche hanno saputo cogliere l’opportunità promozionale offerta da YouTube? Solo parzialmente. O almeno così sostiene l’avvocato statunitense Mark Senak sul suo blog specializzato in Politica sanitaria <a href="http://www.eyeonfda.com/">EyeonFDA</a>.</p>
<p>Scrive Senak: &#8220;Il settore farmaceutico non sta facendo davvero un buon lavoro sul fronte YouTube. Si tratta di un mezzo potente che obbliga a un utilizzo creativo, e molte aziende a quanto pare non vedono l’utilità di impegnare risorse ed energie su questo fronte. Però recenti stime ci dicono che ogni minuto di tutti i giorni dell’anno vengono uploadate su YouTube 36 ore di filmati. A quanto pare c’è chi comprende le potenzialità enormi di questo mezzo…&#8221;. Attualmente, secondo il blogger statunitense, esistono 21 canali YouTube gestiti da 14 aziende farmaceutiche (alcune ne gestiscono più di uno): alcuni permettono agli utenti di inserire commenti, altri no. Molti non vengono aggiornati da molti mesi, e sono in pratica canali dormienti.</p>
<p>L’azienda che più di ogni altra ha puntato su YouTube è la Johnson &amp; Johnson, tradizionalmente molto presente sui social media, che con quasi 3.000.000 di views del materiale uploadato raccoglie più utenti di tutte le altre aziende messe insieme e insidia colossi della comunicazione sanitaria istituzionale come gli statunitensi CDC. &#8220;Qualitativamente parlando, c’è ancora tantissimo spazio di manovra e di miglioramento da parte degli stakeholder farmaceutici, e quando le aziende decideranno di investire su YouTube tutto fa pensare che i numeri cambieranno molto&#8221;, commenta Senak.<em></em></p>
<p><em>david frati</em></p>
<p><strong>Fonte</strong>: Senak M. YouTube By the Numbers – Pharma Channels and Rankings. EyeonFDA 20/12/2010.</p>
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		<title>Gli squali hanno il cancro</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra le tante leggende metropolitane che circolano da anni, una si è rivelata particolarmente persistente e dannosa: quella secondo la quale gli squali sarebbero immuni al cancro. Una falsa notizia che ha portato al massacro inutile di milioni di pesci in nome di un lucroso e truffaldino commercio e continua a illudere migliaia di malati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/squalo_tevere.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1195" title="squalo_tevere" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/09/squalo_tevere-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tra le tante leggende metropolitane che circolano da anni, una si è rivelata particolarmente persistente e dannosa: quella secondo la quale gli squali sarebbero immuni al cancro. Una falsa notizia che ha portato al massacro inutile di milioni di pesci in nome di un lucroso e truffaldino commercio e continua a illudere migliaia di malati di cancro disposti ad aggrapparsi a qualsiasi illusione pur di non perdere la speranza. Di qui la necessità di fare chiarezza una volta per tutte: gli squali vengono colpiti dal cancro, eccome.</p>
<div>Tutto nasce dal lavoro di Henry Brem e Judah Folkman della Johns Hopkins School of Medicine, che negli anni ’70 stavano analizzando le proprietà della cartilagine nel quadro dei loro pioneristici studi sull’angiogenesi nei tumori. Infatti nei tessuti cartilaginei non sono presenti vasi sanguigni, e gli scienziati statunitensi avevano ipotizzato che le cellule della cartilagine sintetizzassero una qualche sostanza in grado di inibire l’angiogenesi. Una teoria confermata da alcuni esperimenti, durante i quali si era riuscito a inibire la crescita dei tessuti tumorali bloccando l’angiogenesi grazie a inserti di cellule cartilaginee estratte da embrioni di coniglio.</p>
<p>Le proprietà anti-angiogeniche della cartilagine furono studiate anche da Robert S. Langer del Massachusetts Institute of Technology, che però utilizzò cartilagine di squalo anziché di coniglio – con i medesimi promettenti risultati. Il biologo Carl Luer dei Mote Marine Laboratories di Sarasota intanto (siamo sempre negli anni ’70) aveva notato che tra gli squali l’incidenza dei tumori sembrava più bassa del previsto, e più elevata della media la resistenza ad alcune sostanze carcinogene molto potenti. Ma attenzione: Luer non ha mai affermato che gli squali sono immuni dal cancro, anzi (sul sito ufficiale dei Mote Marine Laboratories lui stesso tiene a precisare che non solo questi pesci soffrono di cancro, ma addirittura di cancro alla cartilagine!).</p>
<div>Nel 1992 entra in scena I. William Lane, un biochimico agrario che mette a punto un trattamento orale a base di cartilagine di squalo basato sui clamorosi risultati di uno studio effettuato in Messico (senza rispettare quasi nessuna delle regole che i protocolli internazionali esigono dal disegno di un trial clinico così importante), lo pubblicizza in un libro che diventa rapidamente un bestseller mondiale e soprattutto inizia a produrlo con i suoi LaneLabs che tuttora gli garantiscono introiti da capogiro. Ma sull’affare-squali sono in molti a gettarsi famelici (loro sì, veramente squali), prova ne è il fatto che ancora oggi basta digitare qualche parola-chiave sui motori di ricerca per trovare centinaia di offerte di pillole anti-cancro miracolose a base di cartilagine.</p>
<p>I risultati? Milioni di dollari entrano nelle tasche di affaristi senza scrupoli (ed escono da quelle di malati disperati e purtroppo creduloni), milioni di squali vengono pescati – 200.000 al mese solo nelle acque degli Stati Uniti, si stima. Un disastro ecologico privo di senso, perché le pillole di cartilagine di squalo non servono a niente, non hanno alcun effetto anti-cancro, come numerosi studi clinici da vent’anni a questa parte hanno dimostrato. La Federal Trade Commission nel 2000 ha condannato Lane a una multa di 1 milione di dollari diffidandolo dall’affermare che qualsiasi derivato dalla cartilagine di squalo abbia effetti preventivi o terapeutici su qualsiasi forma di tumore.</p>
<div>Il mito degli squali immuni dal cancro nel 2004 è stato definitivamente smentito dal lavoro dei ricercatori dell’University of Hawaii coordinati da Gary Ostrander che hanno isolato ben 42 tipi di tumore nei Condroitti, o pesci cartilaginei – la classe che comprende squali e razze. Ciononostante la blogger Christie Wilcox ha ‘beccato’ e denunciato sul suo blog un tweet del National Aquarium (4000 follower) rilanciato addirittura dalla Smithsonian Marine Station di Fort Pierce che rilancia la leggenda metropolitana dell’immunità al cancro da parte degli squali: una disinformazione grave perché arriva da addetti ai lavori. O presunti tali.</p>
<div>Fonte: Wilcox C. Ocean of Pseudoscience: Sharks DO get cancer! Observations of a nerd 06/09/2010.</div>
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		<title>Farmapologia?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 10:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una nuova definizione per chi difende a spada tratta l&#8217;industria farmaceutica? And the winner is&#8230; Pharmapologist (c&#8217;è anche la t-shirt!)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-362" title="Pharmapologist" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/pharmapologist-150x150.png" alt="Pharmapologist" width="150" height="150" />Una nuova definizione per chi difende a spada tratta l&#8217;industria farmaceutica?<br />
And the winner is&#8230; <a title="Pharmapologist" href="http://brodyhooked.blogspot.com/2009/04/and-winner-is-pharmapologist.html" target="_blank">Pharmapologist</a> (c&#8217;è anche la <a title="Pharmapologist t-shirt" href="http://www.zazzle.co.uk/drug_wanks_pharmapologist_tshirt-235804973414222376" target="_blank">t-shirt</a>!)</p>
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		<title>Gli uccelli di Bangkok</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 18:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo abituati ai regali più fantasiosi per far prescrivere i farmaci: viaggi in business, sciarpe e foulard, zainetti, borse, penne di ogni tipo. Fermacarte con equilibristi in bilico, post it, penne Usb: cosa non si inventa per muovere un medicinale non indispensabile. All&#8217;altro capo del mondo, il mondo si rovescia ed è il farmaco lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-242" title="Compresse di Viagra, la &quot;pillola blu&quot;" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/viagra-150x150.jpg" alt="viagra" width="120" height="120" />Siamo abituati ai regali più fantasiosi per far prescrivere i farmaci: viaggi in business, sciarpe e foulard, zainetti, borse, penne di ogni tipo. Fermacarte con equilibristi in bilico, post it, penne Usb: cosa non si inventa per muovere un medicinale non indispensabile. All&#8217;altro capo del mondo, il mondo si rovescia ed è il farmaco lo strumento promozionale. Per cosa? Per la politica. Viagra a go go per convincere maschi un po&#8217; spompati a votare un candidato di Bangkok evidentemente a corto di argomenti. E&#8217; una notizia che non può non far riflettere: sulla pratica del dono, sul valore percepito del farmaco, sulla sessualità come irriducibile esigenza. <a href="http://www.weirdasianews.com/2009/03/30/viagra-buys-votes-bangkok/">Una notizia</a> per la quale non si resiste alla tentazione di rispolverare un titolo alla Vasquez Montalban&#8230;</p>
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