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	<title>dottprof.com &#187; ebm</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Dai santi e poeti ai navigatori per la medicina</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 23:07:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un&#8217;alba così bianca, sul treno per Milano, leggo Lorenzo Moja e Rita Banzi sull&#8217;International Journal of Clinical Practice: &#8220;Healthcare professionals and providers should start to perceive the function of publishing differently, with publishers as rendering services and vendors&#8221;. Uno dei migliori articoli dell&#8217;anno, suggerito da Arabella (grazie!), con indicazioni esplicite ma anche significati più nascosti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/12/barca-da-pesca_cr.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1382" title="INGMRF-00089412-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/12/barca-da-pesca_cr-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In un&#8217;alba così bianca, sul treno per Milano, leggo Lorenzo Moja e Rita Banzi sull&#8217;International Journal of Clinical Practice: &#8220;Healthcare professionals and providers should start to perceive the function of publishing differently, with publishers as rendering services and vendors&#8221;.</p>
<p>Uno dei migliori articoli dell&#8217;anno, suggerito da Arabella (grazie!), con indicazioni esplicite ma anche significati più nascosti che le diverse letture personali possono o meno rendere manifesti. Anche se i paesaggi che frequentano sono familiari, una nebbia fitta avvolge spesso le strade battute dal medico: ghiacciate e bianche come questa Padania di capannoni alberi stecchiti comignoli fumanti appena intravisti. Libri e riviste servono a poco al &#8220;point of care&#8221;: quando non sai che fare non è là che trovi la risposta. Meglio cercare nelle sintesi di informazioni basate su prove: Micromedex, UpToDate, Clinical Evidence, Dynamed, a loro volta &#8220;informate&#8221; da revisioni sistematiche. Il valore di questi strumenti dipende dalla loro <em>accessibility</em> (termine scivoloso: forse un misto di accessibilità, disponibilità e fruibilità) e dalla qualità delle informazioni (concetto difficile: dov&#8217;è e cos&#8217;è la &#8220;qualità&#8221;?).</p>
<p><strong>I protagonisti della medicina non son più santi e poeti ma navigatori</strong>. Ciò premesso, gli autori si difendono bene dal rischio di rispondere alla curiosità di chi legge e spontaneamente chiede: &#8220;qual è lo strumento migliore?&#8221; Niente da fare: (fortunatamente?) <strong>nessuno funziona sempre e a perfezione</strong> soprattutto perché nessun medico (o infermiere, farmacista, psicologo o dirigente) da solo col suo &#8220;navigatore&#8221; può funzionare sempre e a perfezione. Quella del miglioramento della Qualità delle cure è una sfida di sistema che si vince in gruppo usando i &#8220;servizi&#8221; adatti (più che &#8220;migliori&#8221;) proposti dai &#8220;publishers&#8221;. E qui torniamo alla frase iniziale e alle conclusioni di Moja e Banzi: &#8220;The publishers&#8217; mission is changing (&#8230;) Publishers should find a balance between information consumed at the point of care (&#8230;) and fidelity to a cumulative and extended approach to information.&#8221; Abbi pazienza, ma qui veniamo al dunque: &#8220;Final users should value both dimensions: the action &#8216;what to do&#8217; and the reference content &#8216;why we do&#8217;&#8221;.</p>
<p>Gli editori (anche qui però funziona meglio il plurale: le persone che lavorano nelle case editrici) devono cambiare obiettivo e <strong>il fine del loro lavoro dev&#8217;essere proporre cornici interpretative all&#8217;interno delle quali proporre servizi. </strong>E&#8217; una cosa che mi sembrava di aver già sentito e infatti eccola qua: &#8220;La crisi, cosa vuoi che l&#8217;abbia vissuta. Non esageriamo, di crisi la Einaudi ne ha avute tante e se l&#8217;è sempre cavata.(&#8230;) i libri che facciamo sono un <strong>servizio</strong> <strong>pubblico</strong>, servono alla gente&#8221;. Giulio Einaudi, la crisi e il servizio. Pubblico, lo definiva nella sua presunzione di onnipotenza.</p>
<p>Il primo salto è nel pensarlo oggi come un servizio <strong>personale</strong>, non tanto al medico/farmacista/infermiere quanto al cittadino/malato/paziente. Il secondo e postmoderno salto è nel dimenticare il primato del libro. Editori e redattori devono aiutare &#8220;a distinguere tra ciò che serve a informarsi e documentarsi, ciò che invece è di supporto alla formazione e allo studio individuale, ciò che è funzionale all&#8217;intrattenimento e allo svago, ciò che mette in comunicazione con gli amici e i coetanei&#8221;. Quella che Giovanni Solimine definisce la <strong>plurimedialità</strong> (in contrasto con multimedialità che vuol dir nulla oggi) è lo strumento per &#8230; &#8220;dimenticare la priorità del libro&#8221; così da valorizzare in modo di volta in volta diverso i contenuti generati da autori individuali o collettivi.</p>
<p>Fonti: Moja L, Banzi R. Navigators for medicine: evolution of online point-of-care evidence-based services. In J Clin Pract 2011;65:6:11.</p>
<p>Einaudi G. Tutti i nostri mercoledì. Bellinzona: Casagrande, 2001.</p>
<p>Solimine G. L&#8217;Italia che legge. Roma-Bari: Laterza, 2010.</p>
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		<title>La medicina sul web</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:05:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-470" title="Medico che telefona" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/05/medico_che-telefona_cr2-150x150.jpg" alt="Medico che telefona" width="150" height="150" /></p>
<p>E&#8217; appena nato e il <a href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673609608308/fulltext?rss=yes">Lancet </a>l&#8217;ha già battezzato: il Google per le linee guida. Il vero nome sarebbe <a href="http://www.evidence.nhs.uk/Default.aspx?AspxAutoDetectCookieSupport=1">NHS Evidence</a> e anche un commento di Gillian C. Leng, sullo stesso settimanale inglese, lo paragona a Google. Anche qui trionfa il bianco ma il valore aggiunto sarebbe nella valutazione di qualità delle informazioni incluse nel database (molto meglio dell&#8217;algoritmo di Page e Brin, dicono). La quadratura del cerchio? Può darsi, anche se due super-espertissimi KOL dell&#8217;Ebm come <a href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(09)60787-X/fulltext">Jack Hirsh e Gordon Guyatt avvertono</a>: i conflitti di interesse sono un rischio reale anche nelle pubbliche istituzioni (quindi, attenzione a ciò che ci suggerisce anche la risorsa neonata&#8230;).</p>
<p>Il punto è sempre lo stesso: come trovare sul web ciò che ci serve? Ne abbiamo discusso nel corso che ha (anche) messo a confronto Medline (e quindi Pubmed, ma non solo) e Google, a Roma l&#8217;8 maggio. Il prossimo appuntamento è a Reggio Emilia venerdì 22 (caspita: <a href="http://biblioteca.asmn.re.it/">tutti i posti esauriti</a>, dice il sito della Biblioteca della ASL&#8230;).  Le cose di cui discutere, in realtà, sono tante; il punto non è tanto se usare Pubmed o Google, quanto saper tradurre i propri interrogativi in domande che abbiano un senso, saper valutare le informazioni che troviamo, essere consapevoli che anche le riviste più accademiche stanno cambiando (guarda la presentazione <a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/05/la-medicina-sul-web.pps">La Medicina sul web</a>). Se non lo abbiamo già fatto, dobbiamo rassegnarci a cambiare anche noi.</p>
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		<title>Paziente informato mezzo salvato</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 09:34:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immagina di avere a portata di mano un libretto fatto di schede sui benefici e sui rischi delle procedure diagnostiche e delle terapie più utilizzate. Prima di prescriverle, il medico lo apre e lo usa come traccia per parlarne al paziente. Non esiste ed è una bella idea di Roni Zeiger, medico e product manager di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-325" title="stetoscopio-e-ricetta" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/stetoscopio-e-ricetta-150x150.jpg" alt="stetoscopio-e-ricetta" width="120" height="120" />Immagina di avere a portata di mano un libretto fatto di schede sui benefici e sui rischi delle procedure diagnostiche e delle terapie più utilizzate. Prima di prescriverle, il medico lo apre e lo usa come traccia per parlarne al paziente. Non esiste ed è una bella idea di Roni Zeiger, medico e product manager di Google Health. Ne parla in un <a href="http://www.huffingtonpost.com/roni-zeiger/risks-vs-benefits-get-the_b_186653.html">articoletto </a>su The Huffington Post che dice tanto della filosofia che sta ispirando le strategie di Mountain View sulla gestione dei dati sanitari. Oggi però mi intriga di più un&#8217;altra domanda: chi potrebbe preparare una guida del genere?</p>
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		<title>La Qualità mi fa male lo so</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 21:43:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul Wall Street Journal, un articolo di due clinici di Harvard mette in guardia sui pericoli della &#8220;quality metrics&#8221;; citano David Sackett per avvertire i lettori di quanto sia pericoloso affidarsi ai risultati delle sperimentazioni per giudicare l&#8217;assistenza erogata dagli ospedali: &#8220;Half of what you&#8217;ll learn in medical school will be shown to be either [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-318" title="sackett_david" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/sackett_david-150x150.jpg" alt="sackett_david" width="105" height="105" />Sul Wall Street Journal, un <a href="http://online.wsj.com/article/SB123914878625199185.html">articolo </a>di due clinici di Harvard mette in guardia sui pericoli della &#8220;quality metrics&#8221;; citano David Sackett per avvertire i lettori di quanto sia pericoloso affidarsi ai risultati delle sperimentazioni per giudicare l&#8217;assistenza erogata dagli ospedali: &#8220;Half of what you&#8217;ll learn in medical school will be shown to be either dead wrong or out of date within five years of your graduation; the trouble is that nobody can tell you which half &#8212; so the most important thing to learn is how to learn on your own.&#8221; Mah&#8230;</p>
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		<title>Come &#8220;imparano&#8221; i medici?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 07:41:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il curatore del blog Efficient MD ha provato a visualizzare &#8220;How doctors learn&#8221;: è venuto fuori un bel pasticcio. Largo al social web e riviste scientifiche in un angolino. Poi: d&#8217;accordo sul fatto che le forme di apprendimento sono tante e molto diverse tra loro; ma il lifelong learning è un processo, molte volte un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-183" title="TETRRF-00009694-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/dottoressa_ride_corridoio-150x150.jpg" alt="TETRRF-00009694-001" width="120" height="120" />Il curatore del blog <a href="http://efficientmd.blogspot.com/">Efficient MD</a> ha provato a visualizzare &#8220;How doctors learn&#8221;: è venuto fuori <a href="http://3.bp.blogspot.com/_xMVaj3y1aws/ScbtVyFz-iI/AAAAAAAAAhA/EKIXE1Mpx2w/s1600-h/How+Doctors+Learn.jpeg">un bel pasticcio</a>. Largo al social web e riviste scientifiche in un angolino.</p>
<p>Poi: d&#8217;accordo sul fatto che le forme di apprendimento sono tante e molto diverse tra loro; ma il lifelong learning è un processo, molte volte un percorso a gradini, in cui il critical thinking e la valutazione delle proprie conoscenze è forse il momento più importante.</p>
<p>Qualche commento critico è già arrivato: vediamo se l&#8217;Efficient MD deciderà di rivedere la flow chart rendendola meno incasinata e più completa&#8230;</p>
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		<title>Dieci regole per aggiornarsi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 16:00:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Più di 25 mila riviste scientifiche, centinaia di articoli al giorno: cosa fare, in concreto, per mantenersi aggiornati? Nei due giorni di corso a Bolzano, insieme a Tom Jefferson, abbiamo parlato della concentrazione della comunicazione nelle mani di pochi attori; della convergenza degli interessi di editori, industrie e autori; della crisi del modello dell&#8217;editoria tradizionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-142" title="medico_blackberry" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/03/medico_blackberry-150x150.jpg" alt="medico_blackberry" width="120" height="120" />Più di 25 mila riviste scientifiche, centinaia di articoli al giorno: cosa fare, in concreto, per mantenersi aggiornati?</p>
<p>Nei due giorni di corso a Bolzano, insieme a Tom Jefferson, abbiamo parlato della concentrazione della comunicazione nelle mani di pochi attori; della convergenza degli interessi di editori, industrie e autori; della crisi del modello dell&#8217;editoria tradizionale e delle opportunità e dei rischi dell&#8217;open access; della valutazione della qualità dei contenuti, prima con la peer review, poi con misure bibliometriche come l&#8217;impact factor.</p>
<p>Alla fine, i trenta partecipanti chiedono una sintesi. Ecco, il decalogo è questo.</p>
<ol>
<li>Se non lo sai, impara l&#8217;inglese. Comunque, cerca di migliorarlo.</li>
<li>Prova a interpretare i tuoi bisogni di informazione: la metà delle volte riguardano la terapia e, in questi casi, PubMed serve a poco. Meglio il British National Formulary, che esiste anche in italiano sul sito dell&#8217;AIFA. Se ciò che ti interessa è, invece, un aspetto legato alla diagnosi, cerca una linea guida: usa il sito del Governo statunitense: <a href="http://www.guidelines.gov/">www.guidelines.gov</a> Potrai anche mettere i documenti a confronto tra loro.</li>
<li>L&#8217;80 per cento degli articoli più citati (e quindi, forse, i più importanti) esce su 6 riviste. New England Journal of Medicine, JAMA e Lancet sono tra queste. Concentra la tua attenzione sulle riviste più conosciute, ma tieni presente che sono anche le più ricercate dall&#8217;industria farmaceutica.</li>
<li>Usa iGoogle come tua homepage sul web: puoi trovarla seguendo il link in alto a destra sulla &#8220;classic home&#8221;- Personalizzala iscrivendoti al Feed RSS di NEJM, Lancet, JAMA e BMJ: avrai sotto controllo la letteratura scientifica che conta.</li>
<li>Segui con costanza una rivista di medicina generale; tra queste, il BMJ garantisce un osservatorio anche sugli altri settimanali professionali più importanti, con la rubrica Short Cuts.</li>
<li>Trova il tempo per il tuo aggiornamento: non partecipare a riunioni inutili; se puoi, chiudi la porta della tua stanza almeno per una mezz&#8217;ora; non crederti insostituibile e delega ciò che potrebbe essere svolto da altri.</li>
<li>Chiedi la collaborazione dei colleghi: dividetevi i compiti, ciascuno potrà seguire una rivista o un sito web differente segnalando a vicenda le novità più importanti. Stampa e appendi in bacheca i sommari delle riviste principali, sottolineando gli articoli che ti sembrano più interessanti. Se sei già pratico, usa il web sociale: Facebook, Connotea, Delicious&#8230;</li>
<li>Proponi l&#8217;avvio di un journal club di Reparto o Ambulatorio: multi professionale (medici, infermieri, dirigenti, studenti), sistematico (ogni 10 o 15 giorni), ben preparato (fai circolare via e-mail il PDF degli articoli che discuterete). Non il venerdì e con snack o torte da assaggiare &#8230;</li>
<li>Cancella l&#8217;iscrizione alle newsletter che ti vengono inviate senza che tu le abbia chieste. Selezionane due o tre e leggile con costanza, facendo sempre attenzione alla qualità.</li>
<li>Usa gli strumenti per valutare criticamente il contenuto degli articoli; inizia da quelli più semplici, arrivando a conoscere &#8211; col tempo &#8211; quelli più complessi.</li>
</ol>
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