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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Nuovi textbooks: copia e incolla?</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 12:14:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Macmillan, una tra le cinque più importanti casi editrici di varia e universitarie, permetterà ai docenti di modificare i contenuti dei manuali online curati da altri autori, integrandoli con testi e immagini o ristrutturandoli per renderli più adatti ai propri corsi. E&#8217; una delle (tante) novità che con cadenza giornaliera ci obbligano a riflettere sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Macmillan, una tra le cinque più importanti casi editrici di varia e universitarie, permetterà <strong>ai docenti di modificare i contenuti dei manuali online</strong> curati da altri autori, integrandoli con testi e immagini o ristrutturandoli per renderli più adatti ai propri corsi. E&#8217; una delle (tante) novità che con cadenza giornaliera ci obbligano a riflettere sulle dinamiche della formazione e della comunicazione scientifica. Quella di Macmillan, a pensarci bene, non è un&#8217;idea particolarmente originale: dopo tutto, non è altro che l&#8217;applicazione della logica wiki alla produzione e disseminazione delle conoscenze. Ho letto la notizia sul <a href="http://www.nytimes.com/2010/02/22/business/media/22textbook.html?ref=business">New York Times </a>del 21 febbraio 2010, grazie alla segnalazione di Jacqueline,  preziosissima web &#8220;spider&#8221;. Dopo una settimana, ecco un altro interessante articolo di Stefano Salis sul Domenicale del Sole 24 Ore.</p>
<p>A partire dalle tendenze che si osservano nel campo della narrativa, Salis racconta il caso di una scrittrice tedesca &#8211; Helene Hegemann &#8211; autrice di un libro (Axolotl Roadkill) che ha venduto 100 mila copie in tre settimane. <strong>Il libro è risultato copiato dal lavoro di un blogger</strong>.  Hegemann così si giustifica: &#8220;Non è tanto importante l&#8217;assoluta originalità di un autore, quanto anche la sua unicità&#8221; e &#8211; prosegue Salis &#8211; la capacità di combinare al meglio tutti gli elementi, persino quelli già pubblicati. La campionatura, in effetti, è una delle cifre della contemporaneità (pensate alle musica), favorita dalle tecnologie e da <strong>un concetto di diritto d&#8217;autore sempre più labile</strong>.</p>
<p>Scrive Salis: &#8220;Nessuno può dire con certezza come si scriveranno i romanzi del futuro, come li leggeremo e su quali supporti, di sicuro la generazione di narratori &#8216;nati digitali&#8217; ha concezioni letterarie e culturali del tutto inedite, da quelle che l&#8217;hanno preceduta&#8221;. Anche la nuova generazione di docenti è probabile abbia un&#8217;idea diversa del significato e del valore del produrre un testo che formi i propri allievi. <strong>Il pragmatismo del &#8220;copia e incolla&#8221;</strong> può essere soluzione di oggi; è improbabileche sia una strategia per tornare a tracciare visioni del mondo, contenuti|progetti da trasmettere e condividere con i propri allievi.</p>
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		<title>Bloggers senza frontiere</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 12:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passa uno dietro di te che leggi questo post e ti chiede: &#8220;Di che parla &#8217;sto blog?&#8221; Ehi, è a te che sto dicendo, rispondi: di che parla DottProf? Se dici &#8220;di medicina&#8221; sbagli. Facciamo prima: qualsiasi risposta sarebbe sbagliata. Per definizione, internet non accetta più categorie. Inclassificabile, come i compiti del compagno dell&#8217;ultimo banco. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/02/User-web-2.0-wordpress-256.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-874" title="User-web-2.0-wordpress-256" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/02/User-web-2.0-wordpress-256-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Passa uno dietro di te che leggi questo post e ti chiede: &#8220;<strong>Di che parla &#8217;sto blog?</strong>&#8221; Ehi, è a te che sto dicendo, rispondi: di che parla DottProf? <strong>Se dici &#8220;di medicina&#8221; sbagli</strong>. Facciamo prima: qualsiasi risposta sarebbe sbagliata. Per definizione, <strong>internet non accetta più categorie</strong>. Inclassificabile, come i compiti del compagno dell&#8217;ultimo banco. Che senso ha allora un&#8217;idea come <a href="http://www.pixelsandpills.com/tweeder/">The Health Tweeder</a>? Nessuno. Ma ripartiamo dal via.</p>
<p><strong>Graficamente è un orrore ma fa un certo effetto</strong>: un insieme di Petri dishes ciascuno a rappresentare una disciplina della medicina e contenente le &#8220;cellule&#8221; nel brodo di coltura (fa pure un po&#8217; schifo). Ogni cellula un tweet. Quella che ne ha di più è la <strong>Psichiatria </strong>(269 ad oggi, 11 febbraio), seguita dalla <strong>Pediatria </strong>(170) e dall&#8217;<strong>HIV </strong>(168). Se segui il link del disco, col mouse over si apre sulla colonna accanto  l&#8217;elenco dei microblogs dedicati a quell&#8217;argomento (a scriverlo è molto più complicato che a vederlo). Il punto non è tanto (o non solo) nel fatto che <strong>la determinazione delle categorie è arbitraria</strong> (c&#8217;è Psichiatria ma anche Sleep Disorders&#8230;), è che ci risiamo con <strong>la mania delle liste</strong>. Di questi tempi va molto di moda discuterne: dopo che anche il Louvre ha messo in mostra l&#8217;arte e la creatività del catalogo e dalla curatela della mostra da parte di Umberto Eco, ne è nata anche una strenna natalizia.<strong> La smania di elencare è inseparabile da un sentimento di incompiutezza</strong>. Lo scrive anche UE nel libro: &#8220;La realtà è che noi non diamo, se non raramente, definizioni per essenza, ma più sovente per lista di proprietà. Ed ecco che pertanto tutti gli elenchi che definiscono qualcosa attraverso una serie non finita di proprietà, anche se apparentemente vertiginosi, sembrano approssimarsi maggiormente al modo in cui nella vita quotidiana (e non nei dipartimenti scientifici) definiamo e riconosciamo le cose&#8221;.<br />
Non cogliendo l&#8217;essenza delle cose finiamo col fare qualcosa di inutile. Forse momentaneamente rassicurante, ma sostanzialmente superfluo. Come un censimento.</p>
<p><strong>Dai tempi di Erode i censimenti non hanno mai portato niente di buono. Classificazioni, categorie, steccati. Confini. Lasciamoli perdere.</strong><strong> E se qualcuno ti chiede: &#8220;Di che parla Dottprof?&#8221; Te lo dico io cosa rispondere: della necessità di non costruire frontiere.</strong></p>
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		<title>L&#8217;iPad sedurrà il medico?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 14:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’iPad può diventare l&#8217;ideale compagno di lavoro elettronico del medico? “Nel mercato dell’assistenza ospedaliera in fase acuta credo sia difficile che venga adottato su vasta scala&#8221;, sostiene John Moore sul sito Mobihealthnews. &#8220;Non possiamo considerarlo fino in fondo un dispositivo mobile e non è abbastanza grande per le applicazioni di terapia intensiva. Ha un grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/02/steve-jobs-economist-cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-868" title="steve-jobs-economist-cover" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/02/steve-jobs-economist-cover-227x300.jpg" alt="" width="136" height="180" /></a>L’iPad può diventare l&#8217;ideale compagno di lavoro elettronico del medico? “Nel mercato dell’assistenza ospedaliera in fase acuta credo sia difficile che venga adottato su vasta scala&#8221;, sostiene <strong>John Moore </strong>sul sito <a href="http://mobihealthnews.com/6265/apple-ipad-healthcare-industry-weighs-in/">Mobihealthnews</a>. &#8220;Non possiamo considerarlo fino in fondo un dispositivo mobile e non è abbastanza grande per le applicazioni di terapia intensiva. Ha un grande potenziale dal punto di vista formativo: <strong>pensate alla Anatomia del Grey sull’iPad</strong>!” Il parere del direttore al Chilmark Research è condiviso da <a href="http://www.imedicalapps.com/tag/ipad-healthcare/">Iltifair Husain</a>, un blogger tra i più ascoltati quando si discute di informatica medica: “lo sfruttamento dell’opportunità iPad da parte degli editori universitari di medicina è solo una questione di tempo”. Il 2 febbraio il<strong> Wall Street Journal</strong> ha annunciato la partnership tra la ScrollMotion e <strong>McGraw-Hill</strong>. La prima è una delle società più attive nel campo dello sviluppo di applicazioni e la seconda è l’editore dell’<strong>Harrison</strong>. “Nonostante la mancanza di una fotocamera, l’iPad spingerà la sanità lontana dagli uffici e distante dal desktop”, ha dichiarato Ted Eytan di <strong>Kaiser Permanente</strong>, una tra le organizzazioni di assistenza sanitaria più efficienti del nord America.<br />
Molti pareri entusiasti ma anche qualche dubbio.<br />
Secondo<strong> John D. Halamka</strong> per diventare inseparabile dal medico un aggeggio elettronico dovrebbe…</p>
<ol>
<li>pesare meno di mezzo chilo</li>
<li>avere una batteria che duri 8-12 ore</li>
<li>poter cadere in terra senza rompersi</li>
<li>avere una tastiera comoda, il riconoscimento vocale o una precisa interfaccia touch</li>
<li>fornire una piattaforma articolata di applicazioni per l’assistenza sanitaria.</li>
</ol>
<p>Per il <strong>Chief Information Officer della Harvard Medical School</strong>, netbook e laptop sono troppo pesanti, troppo grossi e hanno batterie inadeguate. L’iPhone è troppo piccolo per garantire un’immissione di dati affidabile. Kindle è una gran cosa ma non è una piattaforma flessibile per applicazioni orientate alla sanità. “Sul mercato, l’iPad è il più vicino a questi requisiti”, <a href="http://geekdoctor.blogspot.com/2010/01/ipad-and-healthcare.html">scrive Halamka sul suo blog </a>sottolineando i difetti di non poter scattare fotografie cliniche e fare videoconferenze. “Caricare dati con il touch screen portando i guanti potrebbe essere complicato” e, prosegue, potrebbe essere difficile da disinfettare. Vedremo chi ha ragione. Certo, come lo stesso Steve Jobs dichiarò nel… secolo scorso a <em>Rolling Stone</em>, “c’è bisogno di una combinazione davvero speciale di tecnica, talento, business, marketing e fortuna per apportare dei cambiamenti significativi nel nostro settore”.</p>
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		<title>La Playlist di Febbraio 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 14:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hey: finalmente c&#8217;è una nuova playlist&#8230; guarda lì, tutto a destra!
Volevi sentire ancora la vecchia (l&#8217;abbiamo riattivata)? La trovi qui http://www.mixpod.com/playlist/32010014
Buon ascolto
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hey: finalmente c&#8217;è una nuova playlist&#8230; guarda lì, tutto a destra!</p>
<p>Volevi sentire ancora la vecchia (l&#8217;abbiamo riattivata)? La trovi qui <a href="http://www.mixpod.com/playlist/32010014" target="_blank">http://www.mixpod.com/playlist/32010014</a></p>
<p>Buon ascolto</p>
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		<title>Il New England, il Lancet e i carciofi di Marcello</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 18:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Benvenuti nella nuova WonderPharma”. È la mattina dell’ultimo dell’anno e nell’atrio della sede italiana di una grande industria farmaceutica multinazionale è esposto un cartellone eccessivo per forma e sostanza. Vicino all’ascensore e lungo i corridoi altri cartelli – di dimensioni più modeste ma egualmente enfatici – richiamano ai valori fondanti dell’azienda. Valori non economici, ma sociali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.buttalapasta.it/wp-galleryo/carciofi-ripieni-con-salsa-olandese/carciofo.jpg"><img class="alignleft" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Carciofi" src="http://www.buttalapasta.it/wp-galleryo/carciofi-ripieni-con-salsa-olandese/carciofo.jpg" alt="I carciofi di Marcello" width="113" height="163" /></a>“Benvenuti nella nuova WonderPharma”. È la mattina dell’ultimo dell’anno e nell’atrio della sede italiana di una grande industria farmaceutica multinazionale è esposto un cartellone eccessivo per forma e sostanza. Vicino all’ascensore e lungo i corridoi altri cartelli – di dimensioni più modeste ma egualmente enfatici – richiamano ai valori fondanti dell’azienda. Valori non economici, ma sociali e solidaristici.</p>
<p>Poco dopo, al mercato per assicurarmi i venti carciofi indispensabili alla buona riuscita della cena, saluto il verduraio che mi garantisce che il 2 di gennaio sarà (ovviamente) di nuovo al suo posto: “Uguali a come ci hai sempre visto”, tiene a precisare. Non devo aspettarmi cartelli con scritto “Il nuovo Marcello” (si chiama così il mio pusher di fiducia. Di carciofi).</p>
<p>Il giorno dopo, una mail di <a href="http://www.the-scientist.com/">The Scientist</a> segnala gli articoli più letti del 2009:</p>
<ol>
<li>Merck published fake journals;</li>
<li>Open Access publisher accepts fake paper;</li>
<li>iPhone apps every biologist needs;</li>
<li>Elsevier published 6 fake journals;</li>
<li>Viral cause for prostate cancer?</li>
</ol>
<p>Riviste finte, informazione taroccata, editoria asservita, frodi: chi ci crede più alla medicina? Non conforta proseguire nella lettura degli altri articoli inclusi nei 10 più consultati. Le aziende di maggiore tradizione e dimensione non sono più ammirate come un tempo: pagano poco e hanno la propria debolezza nella <em>integrity</em>, come leggiamo nell’indagine che la stessa rivista dedica – come ogni anno – ai <a href="http://www.the-scientist.com/bptw/industry/">Best places to work in industry</a>.</p>
<p>Se non le sole, le maggiori novità dell’industria farmaceutica sono nell’assetto col quale cercano di rispondere ad uno scenario economico e politico mutato: localizzazione delle relazioni istituzionali, potenziamento della funzione del Market Access con l’obiettivo di ridurre tempi e problemi della immissione in commercio dei medicinali.</p>
<p>Alla nuova WonderPharma interessa sempre meno la medicina generale, considerata un terreno perduto con la scadenza dei brevetti dei blockbuster cardiovascolari e respiratori. Il nuovo <em>battleground</em> è la medicina ospedaliera e specialistica, è qui che si decidono i giochi, che agiscono gli interlocutori che vanno corteggiati, influenzati, convinti. L’editoria scientifica cambia assecondando questi nuovi scenari ed è per questo che negli ultimi mesi anche le più famose e diffuse riviste internazionali di medicina interna sono diventate uno strumento essenziale di marketing.</p>
<p>Che ci riserva l’anno nuovo? Riusciremo a conservare qualche residuo spazio (editoriale) di credibilità? Qualcosa, in sostanza, di cui ci si possa fidare. Come i carciofi di Marcello.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bill Gates legge Novella 2000?</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 17:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bill Gates]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Italia è nella mia lista della vergogna&#8221; confida Bill Gates alla Frankfurter Rundschau. Ce l&#8217;ha col nostro presidente del consiglio, colpevole di aver portato allo 0,21 per cento del Prodotto Interno Lordo il contributo italiano ai paesi in via di sviluppo. &#8220;Rich people spend a lot more money on their own problems, like baldness, than [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_808" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/01/bill-gates-office.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-808" title="bill-gates-office" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2010/01/bill-gates-office-150x150.jpg" alt="Bill mentre gioca" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Bill mentre gioca</p></div>
<p>&#8220;L&#8217;Italia è nella mia lista della vergogna&#8221; confida Bill Gates alla Frankfurter Rundschau. Ce l&#8217;ha col nostro presidente del consiglio, colpevole di aver portato allo 0,21 per cento del Prodotto Interno Lordo il contributo italiano ai paesi in via di sviluppo. &#8220;Rich people spend a lot more money on their own problems, like baldness, than they do to fight malaria.&#8221; Hai capito, Bill? Accusa B. di pensare più alla calvizie propria che alla malaria degli africani.</p>
<p><a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/jan/28/bill-gates-silvio-berlusconi-hair">Secondo il Guardian</a>, Gates è stato colpito dalla rivelazione di Novella 2000: i capelli del Premier vanno e vengono. Secondo Piero Rosati, il chirurgo che li ha trapiantati, è un problema di stress. Un altro medico intervistato, Franco Buttafarro, dice che si dev&#8217;essere scordato di usare lo spray per scurire la pelata.</p>
<p>Insomma: l&#8217;Italia torna finalmente in prima pagina grazie a comportamenti e scelte esemplari dei nostri governanti. Come quella di sostenere il lancio del McItaly, il panino della McDonald con asiago, lattuga e (chissà perché?) uno spruzzo di crema di carciofi. &#8220;Questo sandwich ha grandi ambizioni&#8221;: risate ovunque, anche su un blog conservatore come <a href="http://www.huffingtonpost.com/2010/01/28/mcitaly-burger-mcdonalds_n_440430.html">Huffington Post </a>per il claim pubblicitario del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Di quale paese?</p>
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		<title>Diario intimo di una epidemiologa perbene</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Svelato uno dei piccoli grandi misteri del mondo editoriale internazionale: l’identità di Belle de Jour, l’autrice del piccante bestseller “Diario intimo di una squillo perbene” (appena ristampato in edizione economica da BUR Rizzoli), che ha venduto milioni di copie e ispirato anche un’omonima serie tv con Billie Piper. Belle de Jour si chiama in realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_794" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-794 " title="News_Review_645478a" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/11/News_Review_645478a-150x150.jpg" alt="Brooke Mangianti" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Brooke Magnanti</p></div>
<p>Svelato uno dei piccoli grandi misteri del mondo editoriale internazionale: l’identità di Belle de Jour, l’autrice del piccante bestseller “Diario intimo di una squillo perbene” (appena ristampato in edizione economica da BUR Rizzoli), che ha venduto milioni di copie e ispirato anche un’omonima serie tv con Billie Piper. Belle de Jour si chiama in realtà Brooke Magnanti; la notizia-bomba però è che si tratta di una ricercatrice stimata nel campo dell’Epidemiologia oncologica presso il Bristol Hospital.</p>
<p>Il fenomeno Belle de Jour nasce quasi dieci anni fa con un blog nel quale una sedicente ventottenne inglese laureata raccontava la sua scelta di svolgere come secondo lavoro la prostituta d’alto bordo (&#8220;un impiego stabile ma non pesante&#8221;). E, nascosta sotto pseudonimo, ogni giorno descriveva le sue esperienze sessuali su un sito che suscitò subito una spasmodica curiosità e ricevette nel 2003 il premio del Guardian per il blog meglio scritto del Web, diventando quasi subito un libro di enorme successo, tradotto in decine di lingue.</p>
<p>Ora si viene a sapere la storia vera dietro a tutto questo: la Magnanti, mentre stava studiando per ottenere il dottorato, rimase al verde e si rivolse a un’agenzia londinese di escort offrendo i propri servigi. Già dopo appena una settimana il suo conto in banca lievitava al ritmo di 500 euro l’ora, e questo è andato avanti per 14 mesi. “Non ho rimpianti sulla mia pur breve carriera come prostituta, mi sono sentita peggio a scrivere libri su questo che non a fare sesso per soldi”. Perché rivelare la propria identità ora a distanza di anni? “L’anonimato ormai non era più divertente. Non potevo nemmeno fare presentazioni dei miei libri”. Alcuni pagherebbero per questo, Brooke…</p>
<p>Fonte: Ungoed-Thomas J. Belle de Jour revealed as research scientist Dr Brooke Magnanti. Sunday Times 15/11/2009.</p>
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		<title>Quando l&#8217;autore copia da Wikipedia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 22:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[plagio]]></category>
		<category><![CDATA[wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Spiega Eugenio Santoro del Laboratorio di Informatica Medica del Mario Negri di Milano: &#8221; Il sistema di rating usato dalla comunità di Wikipedia per definire ‘affidabile’ un articolo non è validato e quindi non può essere considerato un valido strumento di misura della qualità dei contenuti. Piuttosto, gli utenti che usano i motori di ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_785" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/11/wired_chris_anderson.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-785" title="Chris Anderson" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/11/wired_chris_anderson-150x150.jpg" alt="L'autore di Free &quot;ruba&quot;?" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;autore di Free &quot;ruba&quot;?</p></div>
<p>Spiega Eugenio Santoro del Laboratorio di Informatica Medica del Mario Negri di Milano: &#8221; Il sistema di rating usato dalla comunità di Wikipedia per definire ‘affidabile’ un articolo non è validato e quindi non può essere considerato un valido strumento di misura della qualità dei contenuti. Piuttosto, gli utenti che usano i motori di ricerca per trovare informazioni sanitarie sono più esposti ai contenuti offerti da Wikipedia rispetto a quelli pubblicati da portali sanitari ‘certificati’ e, pertanto, dovrebbero prestare più cautela nel loro impiego. E, contestualmente, la comunità medica e le associazioni di pazienti dovrebbero partecipare, negli ambiti nei quali esse operano, alla compilazione di nuove voci e al miglioramento di quelle esistenti&#8221;. Bravo Eugenio. <strong>Prendiamo Wikipedia con le molle</strong>: ma come la mettiamo coi medici che copiano Wikipedia per fare i libri?</p>
<p>La redazione del Pensiero è alle prese con <strong>una vera e propria pandemia</strong>: i medici autori che copiano dalla enciclopedia più famosa del mondo. Primari oncologi di ospedali del nord Italia, clinici psichiatri universitari: <strong>la cleptomania editoriale non risparmia nessuno</strong> e sorgono un sacco di domande:</p>
<ol>
<li>Il redattore deve cercare attivamente i possibili furti? (per esempio usando i software anti-plagio disponibili su web o la più casareccia ricerca con Google)</li>
<li>Se trova un brano copiato da una fonte come Wikipedia, deve segnalarlo all&#8217;autore (o al curatore) o è meglio far finta di nulla?</li>
<li>L&#8217;autore smascherato può dare la colpa alla giovane assistente o è più elegante confessare le proprie colpe?</li>
<li>L&#8217;autore che sostiene di essere l&#8217;autore della voce originale di Wikipedia è credibile?</li>
<li>All&#8217;autore che dichiara di aver usato un brano di Wikipedia come promemoria (lui dice &#8220;place holder&#8221; per fare il figo) per sviluppare un concetto (essendosi dimenticato di rielaborarlo) dobbiamo far finta di credere?</li>
<li>Se copi da Wikipedia, tanto vale che la citi tra le reference (ti dicono pure come fare, poi&#8230;)?</li>
<li>Un redattore che punta l&#8217;indice contro chi copia da una fonte &#8220;open&#8221; (che comunque richiede di essere correttamente citata) non ha capito nulla dell&#8217;economia della condivisione e della gratuità?</li>
<li>Un redattore che non capisce che la authorship può risiedere anche nell&#8217;assemblare originalmente idee di altri è un pirla?</li>
<li>Un autore che copia da Wikipedia è giusto che si catturi comunque il compenso promesso dall&#8217;editore?</li>
<li>Se <a href="http://www.businessinsider.com/wired-editor-caught-copying-and-pasting-wikipedia-into-his-new-book-2009-6">l&#8217;autore </a>che copia da Wikipedia è Chris Anderson (il direttore di Wired), è un genio? O pure lui può essere un <a href="http://www.vqronline.org/blog/2009/06/23/chris-anderson-free/">pirla</a>?</li>
</ol>
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		<title>Medicina e mafia si somigliano?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è che l&#8217;ambiente della medicina e quello della mafia si somigliano? Riprendi il libro di Bazell, Vedi di non morire, e fai un elenco.

Sia la Medicina (emme maiuscola) sia la mafia (emme minuscola, almeno) si fondavano su un sistema di valori (ci vorrebbero le virgolette) che oggi è in crisi; per lo meno, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è che l&#8217;amb<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/11/pistola-con-laureola.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-788" title="pistola con l'aureola" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/11/pistola-con-laureola-150x150.jpg" alt="pistola con l'aureola" width="96" height="96" /></a>iente della medicina e quello della mafia si somigliano? Riprendi il libro di Bazell, <strong>Vedi di non morire</strong>, e fai un elenco.</p>
<ol>
<li>Sia la Medicina (emme maiuscola) sia la mafia (emme minuscola, almeno) si fondavano su un sistema di valori (ci vorrebbero le virgolette) che oggi è in crisi; per lo meno, i due sistemi si basano oggi su fondamenta diverse da quelle di un tempo.</li>
<li>Medicina e mafia sono crocevia di copiosi flussi di denaro, tra i più intensi nelle società occidentali.</li>
<li>Uno dei problemi maggiori è nella difficoltà di formare giovani medici e giovani mafiosi; nel racconto di Bazell, i primi dovrebbero imparare a guarire i pazienti e invece uccidono per sbaglio, mentre i secondi vengono formati all&#8217;omicidio ma non ne sono all&#8217;altezza (per così dire), per goffagine e inettitudine.</li>
<li>Medicina e mafia: per mandarle avanti ci vuole il superuomo che, all&#8217;occorrenza, primeggia nell&#8217;una e nell&#8217;altra. Killer invincibile e diagnosta insuperabile, altro che Dr House.</li>
</ol>
<p>Noah Raiszman, su <em>The Lancet </em>del 3 Ottobre, scrive che il racconto di Bazell è costantemente in bilico tra la credibilità e l&#8217;assurdità a ruota libera. La stessa sensazione che prova il recensore del <em></em>, Matt Ruff, che aggiunge involontariamente un altro punto all&#8217;elenco: sia nella Medicina sia nella famiglia mafiosa alcuni tra i killer hanno un&#8217;anima.</p>
<p>Sbaglio?</p>
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		<title>La Playlist di Ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 14:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asides]]></category>
		<category><![CDATA[In breve]]></category>
		<category><![CDATA[Suoni/Ascolti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo qualche traversia dovuta al cambio della piattaforma di gestione delle playlist (Grooveshark è diventato inaccessibile dall&#8217;Italia), pubblichiamo la playlist di Ottobre; stavolta l&#8217;abbiamo fatta davvero con il randomizzatore e se non vi piace l&#8217;invito è sempre quello di mandarci le vostre liste: le trasformeremo e le pubblicheremo quanto prima!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo qualche traversia dovuta al cambio della piattaforma di <a href="http://www.mixpod.com/index.php" target="_blank">gestione delle playlist</a> (Grooveshark è diventato <strong><a href="http://www.nextopeninnovation.it/site/news/articles/user-created/200909/Dalle-stelle-alle-stalle-in-due-mesi.html" target="_blank">inaccessibile</a></strong> dall&#8217;Italia), pubblichiamo la<strong> playlist di Ottobre</strong>; stavolta l&#8217;abbiamo fatta davvero con il <strong>randomizzatore </strong>e se non vi piace l&#8217;invito è sempre quello di mandarci le vostre liste: le trasformeremo e le pubblicheremo quanto prima!</p>
]]></content:encoded>
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