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	<title>dottprof.com &#187; Visioni</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Regalare non è un dono. Condividere sì</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 14:48:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alla fine del giorno, Bismark ha guadagnato un euro. Basta per un piatto di riso e pomodoro e forse anche per una coscia di pollo cotta sulla brace che arde nel cerchione di un auto. E&#8217; troppo poco, però, per dormire al riparo di una baracca. Passa la notte rannicchiato accanto alla carcassa di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine del giorno, Bismark ha guadagnato un euro. Basta per un piatto di riso e pomodoro e forse anche per una coscia di pollo cotta sulla brace che arde nel cerchione di un auto. E&#8217; troppo poco, però, per dormire al riparo di una baracca. Passa la notte rannicchiato accanto alla carcassa di un frigo o al monitor infranto di un vecchio computer che domani brucerà.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2383" style="margin: 10px;" title="Pieter_hugo_Permanent_error_12" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/Pieter_hugo_Permanent_error_121-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />E&#8217; uno dei bambini ghanesi che sopravvive nella discarica di Agbogbloshie, ai margini di Accra. Qui, e in altri posti come questo in Africa o in Asia, inizia l&#8217;adolescenza di centinaia di Bismark e <strong>finisce il viaggio di rifiuti elettronici</strong> del primo mondo. Stampanti, computer, cellulari: <strong>alla fine restano scheletri</strong>. Alla fonderia vicino al porto della capitale andranno i metalli ricavati dai fuochi accesi nella discarica; sul corpo dei ragazzi ceneri e veleni. Cadmio, diossina, arsenico, piombo.</p>
<p>Ogni anno si producono nel mondo circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettrici e elettronici. Smaltire in Germania un vecchio monitor &#8211; è scritto in un reportage pubblicato su <em>Internazionale</em> nel maggio 2010 &#8211; costa circa 3,50 euro. Ma a mandarlo in Ghana in un container te la cavi con meno della metà della spesa. L&#8217;Unione Europea ha varato una direttiva, la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Waste_Electrical_and_Electronic_Equipment_Directive">Waste from electrical and electronic equipment</a>, che regola riciclaggio e smaltimento di questi rifiuti pericolosi, e la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Normativa_comunitaria_RoHS">Restriction of hazardous substances directive</a>, che impone restrizioni sull&#8217;uso di sostanze gravemente dannose nella produzione di apparecchiature elettriche e elettroniche. Nonostante le leggi, <strong>centomila tonnellate di rifiuti di questo tipo sono destinati al sud del mondo.</strong></p>
<p>La discarica di Accra è il tragico teatro di un reportage di <a href="http://www.pieterhugo.com/">Pieter Hugo</a>, un giovane fotografo (nato nel 1976 in Sudafrica) che ha documentato ciò che accade in quella che gli abitanti di Accra chiamano la &#8220;Sodoma e Gomorra&#8221; del paese.  Le immagini sono esposte al <a href="http://www.fondazionemaxxi.it/2011/12/01/pieter-hugo-permanent-error/" target="_blank">Maxxi </a>di Roma fino al 29 aprile.</p>
<p>Spesso, computer e stampanti giungono come &#8220;regali&#8221; teoricamente funzionanti. Un dono avvelenato che ricorda altri bizzarri e poco plausibili regali del Primo mondo; come quello che fece arrivare all&#8217;ospedale di una missione in Zambia una donazione di medicinali a base di amfetamine per perdere peso. Proprio <strong>quello che ci voleva</strong>, insomma. Uno <a href="http://www.hsph.harvard.edu/faculty/reich/donations/" target="_blank">studio di Harvard</a>, del 1999, dimostrò che un medicinale su tre di quelli regalati ai paesi (teoricamente) in via di sviluppo sarebbe scaduto entro un anno e due quinti dei farmaci erano comunque non richiesti. Raramente, nella raccolta e consegna dei medicinali vengono rispettate le norme per la corretta conservazione e quasi sempre chi riceve i farmaci non è in grado di leggere o interpretare i foglietti illustrativi o le indicazioni alla prescrizione.</p>
<p>&#8220;Donare&#8221; è un atto filantropico che costa molto meno dello smaltimento dei rifiuti. E, soprattutto, costa molto meno del condividere.</p>

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<a href='http://dottprof.com/2012/04/regalare-non-e-un-dono-condividere-si/pieter_hugo_permanent_error_3/' title='Pieter_hugo_Permanent_error_3'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/Pieter_hugo_Permanent_error_3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Pieter_hugo_Permanent_error_3" title="Pieter_hugo_Permanent_error_3" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/regalare-non-e-un-dono-condividere-si/pieter_hugo_permanent_error_8/' title='Pieter_hugo_Permanent_error_8'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/Pieter_hugo_Permanent_error_8-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Pieter_hugo_Permanent_error_8" title="Pieter_hugo_Permanent_error_8" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/regalare-non-e-un-dono-condividere-si/pieter_hugo_permanent_error_9/' title='Pieter_hugo_Permanent_error_9'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/Pieter_hugo_Permanent_error_9-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Pieter_hugo_Permanent_error_9" title="Pieter_hugo_Permanent_error_9" /></a>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>A che serve una società scientifica?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 07:58:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ne esistono tante. Troppe. A cosa dovrebbero servire? Ecco cinque parole chiave. Condivisione. Sharing è una parola entrata nel lessico quotidiano: dal file sharing al car sharing che, almeno in alcune grandi città, permette di condividere automobili sempre perfette al quasi simbolico costo di un abbonamento annuale. Condivisione non significa soltanto godere insieme di beni comuni, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ne esistono tante. Troppe. A cosa dovrebbero servire? Ecco cinque parole chiave.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2385" style="margin: 10px;" title="AIAC_6" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_61-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Condivisione</strong>. <em>Sharing</em> è una parola entrata nel lessico quotidiano: dal <em>file sharing</em> al <em>car sharing</em> che, almeno in alcune grandi città, permette di condividere automobili sempre perfette al quasi simbolico costo di un abbonamento annuale. Condivisione non significa soltanto godere insieme di beni comuni, ma anche produrre conoscenze in maniera cooperativa, decentrata, flessibile e, soprattutto, facendo affidamento sulla rete che internet ha messo a disposizione. Il modo nuovo di produrre conoscenze cresce con il web; anche se c&#8217;è la tentazione di sospettare che il web sia nato per soddisfare l’esigenza <em>nuova</em> di produrre conoscenze in modo collaborativo. Questa spinta alla condivisione promuove un ambiente culturale più fondato sulla cooperazione che sulla competizione, sulla valorizzazione degli obiettivi comuni piuttosto che sull’individualismo, sulla reciprocità più che sulla gelosia, più sull’abbondanza che sulla scarsità. “Who lights a taper at mine receives light without darkening me”: la convinzione di Thomas Jefferson è tornata in auge di recente, dopo oltre due secoli di scarsa fortuna. Chi accende la propria candela alla mia non mi sottrae luce. Anzi: raddoppia la chiarezza del mio sguardo. Per questo, la condivisione è – com’è stato detto – un “gioco a somma positiva” e, per questa ragione, è uno degli elementi chiave per lo sviluppo di una società scientifica.</p>
<p><strong>Empowerment</strong>. Termine tanto utilizzato quanto intraducibile nella nostra lingua. Parola che si propone come punto di partenza e di arrivo; nel primo caso, verso una sanità più cosciente di rischi, opportunità e responsabilità; nel secondo, come obiettivo per una consapevolezza nuova non solo dei cittadini-pazienti, ma anche dei cittadini-medici, che solo coordinandosi tra loro e con gli altri professionisti della sanità possono realmente ritrovare un ruolo da protagonisti all’interno delle dinamiche tra gli <em>stakeholder</em> della sanità. Il medico deve sentirsi più forte, più tutelato, più supportato dal muoversi all’interno di un gruppo coordinato; non è una novità, del resto, se pensiamo che uno dei primi salti evolutivi fu determinato proprio dal passaggio dal clan (il piccolo gruppo di non più di 20 persone) alla tribù, che ne contava alcune centinaia. “Una delle funzioni della tribù era quella di favorire la circolazione dei geni attraverso matrimoni misti”, ha scritto Kevin Kelly. Non che un’associazione medico-scientifica possa proporsi come agenzia matrimoniale, beninteso. Ma certamente come spazio virtuale e reale per creare collegamenti, per indurre relazioni, per incentivare progettualità condivise.</p>
<p><strong>Comunicazione</strong>. I media sono il tessuto connettivo della società contemporanea e l’intensità della frequenza di scambio di informazioni è oggi straordinariamente maggiore che in passato. Il totale dell’informazione mondiale aumenta del 66% ogni anno; una cifra impressionante, soprattutto se consideriamo che il consumo di carta cresce solo del 7%. Gran parte dell’informazione sceglie dunque strade diverse rispetto al passato: più rapida, più diretta, più radicalmente dettata dall’esperienza; e ogni esperienza “più informata” produce a sua volta velocemente nuova informazione. La comunicazione è la condizione essenziale per la trasformazione del dato in conoscenza che possa essere realmente utilizzata. Una società scientifica non dovrebbe aggiungere informazioni poco utili ad un “rumore di fondo” che indiscutibilmente rischia di allontanare l’utente dal sapere; la sfida è piuttosto quella di proporre interpretazioni, punti di vista, una visione critica. Comunicazione vuol dire, però, anche attività di <em>advocacy</em> per agire sul livello di consapevolezza negli ambienti politico-sanitari e istituzionali, per sottolineare l’importanza strategica della ricerca e, soprattutto, della traslazione dei risultati degli studi e dei rapporti di <em>Health Technology Assessment</em> in buone pratiche del servizio sanitario nazionale.</p>
<p><strong>Documentazione</strong>. Lasciare tracce è elemento essenziale di costruzione della identità; un&#8217;associazione determinata a “fare cultura” deve necessariamente porsi l’obiettivo di proporsi non come un agglomerato indistinto di comportamenti individuali, ma come fonte partecipata di norme utili a favorire condotte condivise e coerenti all’interno del gruppo. Documentare significa dare visibilità, premiare la partecipazione, incentivare l’uso dei risultati del lavoro portato avanti insieme.</p>
<p><strong>Organizzazione</strong>. Ultima di queste cinque parole chiave, apparentemente la più vicina alla mission di una società scientifica. Se è vero che la risorsa più a rischio di scarsità è il “tempo”, non può che essere responsabilità di un’associazione mettere i propri iscritti nelle condizioni per ottimizzare la gestione delle proprie attività quotidiane: lavoro condiviso per standardizzare modelli per lo svolgimento di incombenze quotidiane – come la raccolta del consenso informato o, ancora prima, l’informazione corretta ed esauriente ai malati e familiari sulle procedure programmate. Per una sempre maggiore coerenza e uniformità di percorsi, non soltanto a livello nazionale, ma anche europeo.</p>
<p>Queste keywords sono servite per un bilancio di quindici anni di attività della Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione. Ne è nato un libro, di cui queste immagine documentano le ultime fasi di gestazione&#8230;
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_1/' title='AIAC_1'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_1" title="AIAC_1" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_2/' title='AIAC_2'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_2" title="AIAC_2" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_3/' title='AIAC_3'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_3" title="AIAC_3" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_4/' title='AIAC_4'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_4" title="AIAC_4" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_5/' title='AIAC_5'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_5" title="AIAC_5" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_6/' title='AIAC_6'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_6" title="AIAC_6" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_7/' title='AIAC_7'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_7-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_7" title="AIAC_7" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_8/' title='AIAC_8'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_8-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_8" title="AIAC_8" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_9/' title='AIAC_9'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_9-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_9" title="AIAC_9" /></a>
<a href='http://dottprof.com/2012/04/a-che-serve-una-societa-scientifica/aiac_6-2/' title='AIAC_6'><img width="150" height="150" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/04/AIAC_61-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="AIAC_6" title="AIAC_6" /></a>
</p>
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		<title>Dinosauri scolpiti: vita nuova per i libri?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 10:56:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un’audizione alla Camera dei Lord nel 1995, Iain Chalmers segnalava il pericolo che le decisioni assunte dai medici britannici sulla base della consultazione di libri poco aggiornati rappresentassero un importante fattore di rischio per la salute del malato. A partire quella conferenza, tre Maestri della Medicina inglese scrissero al Lancet paragonando la manualistica scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/03/Altered-set-of-Encyclopedia_light.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2288" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Altered set of Encyclopedia_light" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/03/Altered-set-of-Encyclopedia_light-150x133.jpg" alt="" width="150" height="133" /></a>In un’audizione alla Camera dei Lord nel 1995, Iain Chalmers segnalava il pericolo che le decisioni assunte dai medici britannici sulla base della consultazione di libri poco aggiornati rappresentassero un importante fattore di rischio per la salute del malato. A partire quella conferenza, tre Maestri della Medicina inglese scrissero al <em>Lancet</em> paragonando la manualistica scientifica ai dinosauri: strumenti non propriamente “in via di estinzione”, ma sul punto di cambiare in una maniera così radicale da risultare praticamente irriconoscibili (<em>Weatherall, Lancet 1995</em>).</p>
<p>Questa evoluzione è ormai completata: nei paesi anglosassoni la formazione del medico avviene oggi su <em>textbooks</em> arricchiti da tutorial di ogni genere: dai set di slide alle immancabili apps per iPad e Android; dalle autovalutazioni online alle gallerie di immagini. Il percorso di formazione è sempre più personalizzato ma è diventato il risultato di un assemblaggio talmente originale da sembrare talvolta dettato più dai propri interessi che da rigorosi obiettivi didattici.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/03/Altered-Set-of-Vintage-Encyclopedia_light.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2289" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Altered Set of Vintage Encyclopedia_light" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/03/Altered-Set-of-Vintage-Encyclopedia_light-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Intanto, i libri tradizionali finiscono in soffitta. Oppure vivono vita nuova come quella che gli regala l’artista Brian Dettmer che, intagliando con strumenti da chirurgo antichi libri scientifici, <a href="http://karanarora.posterous.com/insane-art-formed-by-carving-books-with-surgi">costruisce sculture</a> affascinanti: “La funzione del libro è cambiata e la sua forma resta lineare in un mondo che lineare non è più.” Dettmer modifica l’aspetto dell’opera senza nulla aggiungere ma solo mettendo in maggiore o minore evidenza gli elementi contenuti nei libro. Sovvertendo la forma predefinita dell’opera, sostiene l’artista, emergono funzioni nuove e inaspettate.</p>
<p>Nulla da aver paura, dice Brian Dettmer. Solo una nuova e diversa lettura di uno strumento completamente cambiato.</p>
<p>Il sito di Brian Dettmer: <a href="http://briandettmer.com/" target="_blank">http://briandettmer.com/</a></p>
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		<title>Gli artisti sbagliano, i professionisti mai</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 19:29:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il fotografo dei volti. &#8220;I look for the unguarded moment, the essential soul peeking out, experience etched on a person’s face.&#8221; Al MACRO di Testaccio c&#8217;è una mostra di Steven McCurry: molte foto, organizzate per &#8220;parole chiave&#8221; in un percorso snodato sotto igloo di plexiglas. Dopo averle guardate mornava in mente, McCurry, come giudice di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fotografo dei volti. &#8220;I look for the unguarded moment, the essential soul peeking out, experience etched on a person’s face.&#8221; Al MACRO di Testaccio c&#8217;è una mostra d<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/McCurry_Lavazza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2166" style="margin: 5px;" title="McCurry_Lavazza" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/McCurry_Lavazza-300x199.jpg" alt="" width="150" height="98" /></a>i Steven McCurry: molte foto, organizzate per &#8220;parole chiave&#8221; in un percorso snodato sotto igloo di plexiglas. Dopo averle guardate mornava in mente, McCurry, come giudice di un concorso della Lavazza. Le immagini sono ancora più vicine, al bar Marylin sotto casa: tutte perfette, al punto che quella premiata ha una tazzina rovesciata accanto a un cuscino senza nemmeno una traccia di caffè. Possibile?</p>
<p>In genere, le foto di McCurry sono ben più drammatiche di quella della bella addormentata (sarà mica stato avvelenato, il Lavazza?). Però, sono sempre ugualmente perfette. Niente sembra essere<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/McCurry_Bambini_tibetani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2167" style="margin: 5px 10px;" title="McCurry_Bambini_tibetani" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/McCurry_Bambini_tibetani-300x201.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> fuori posto, al punto che anche il soldato iracheno carbonizzato è simmetrico al cannone del carrarmato. D&#8217;accordo: &#8220;Non basta che una fotografia sia errata per definirla una buona fotografia&#8221; diceva <a href="http://www.agathegaillard.com/Jean-Philippe%20Charbonnier.html">Jean-Philippe Charbonnier</a>. Ma <strong>non basta neanche che una fotografia sia perfetta per definirla una bella fotografia</strong>. Piuttosto, per produrre scatti memorabili serve trascorrere mesi tra l&#8217;India e il sud-est asiatico o trovarsi la mattina dell&#8217;11 settembre 2001 sotto le Twin Towers. Che acquisti la copia del National Geographic (o che la sfogli nell&#8217;attesa dal dentista) o che visiti la mostra al MACRO, a guardare queste immagini sono occhi occidentali, ai quali non può che piacere che anche il più terrorizzato tra i bambini abbia, in definitiva, un&#8217;aria serena.</p>
<p>&#8220;L&#8217;arte è<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/McCurry_Bambino_corre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2165" style="margin: 5px 10px;" title="McCurry_Bambino_corre" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/McCurry_Bambino_corre-300x199.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a> il culto dell&#8217;errore&#8221; sosteneva Francis Picabia.  A dar retta a Clément Chéroux, autore di un saggio divertente sull&#8217;<em>Errore</em> <em>fotografico</em>, verrebbe da dire che quelle di McCurry siano &#8220;istantanee premeditate&#8221; <strong>opera di un professionista ma non di un artista</strong>.</p>
<p>Anche quando sembrano scatti presi al volo, le impronte sui muri sono troppo colorate o distribuite con un equilibrio sospetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Bernard-Plossu_Ragazza_a_letto1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2173" style="margin: 5px 10px;" title="Bernard Plossu_Ragazza_a_letto" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/12/Bernard-Plossu_Ragazza_a_letto1-300x201.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a>Lontane un mondo dalla &#8220;fautographie&#8221;  di Man Ray o dall&#8217;<em>estetica</em> <em>della sciatteria</em> di Robert Frank. Per dire: guarda come ha visto una donna a letto Bernard Plossu, che non a caso usa anche macchinette &#8220;usa e getta&#8221; o comunque a buon mercato. Strumenti reali per soggetti veri, insomma.</p>
<p>Errare è &#8220;andare di qua e di là&#8221; e McCurry preferisce questo significato a quello di &#8220;commettere errori&#8221;. A meno che lo &#8220;sbaglio&#8221; non sia, alla fine, quello di documentare una realtà inverosimile.</p>
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		<title>Toccati dal medico</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 13:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando Cesare, l’altra sera, mi ha chiesto di togliere la camicia e ha iniziato ad auscultarmi il petto ho provato un senso di sollievo. Ho avuto conferma che si stesse prendendo cura di me e sono sicuro che questo contatto abbia anche influenzato il risultato della misurazione della pressione. Per una volta, niente ipertensione da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Cesare, l’altra sera, mi ha chiesto di togliere la camicia e ha iniziato ad auscultarmi il petto ho provato un senso di sollievo. Ho avuto conferma che si stesse prendendo cura di me e sono sicuro che questo contatto abbia anche influenzato il risultato della misurazione della pressione. Per una volta, niente ipertensione da camice bianco.</p>
<p>Mentre procedeva la percussione pensavo alla spilla sul camice dei medici dell’ospedale pediatrico di Roma: invita i ragazzini a chiedere “Dottore, ti sei lavato le mani?”. Chissà se qualcuno la fa, ‘sta domanda, se trova il coraggio di chiedere al medico se ha le mani pulite, se questo straordinario strumento è tenuto in ordine, pronto ad essere usato.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Abraham_Verghese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2025" style="margin-top: 8px; margin-bottom: 8px;" title="Abraham_Verghese" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Abraham_Verghese-300x165.jpg" alt="" width="200" height="109" /></a>A visita finita, torno a pensare alle mani del dottore guardando la bellissima TED Conference di Abraham Verghese, docente di <em>Theory and Practice of Medicine</em> a Stanford. Già il titolo, <strong><a href="http://www.ted.com/talks/abraham_verghese_a_doctor_s_touch.html">A doctor’s touch</a></strong>, lasciava ben sperare: 18 minuti, come tutte le TED, durante i quali l’esposizione di un problema (la progressiva distanza tra il medico e il malato) era sostenuto da ricordi e aneddoti, ricostruzioni storiche e, cosa più importante, modi possibili per sciogliere questo nodo. <strong>La soluzione è a portata di … mano</strong>, è il caso di dire. Verghese è convinto che, proprio attraverso il contatto tra le dita del medico e il corpo dell’ammalato, sia possibile riannodare il filo di un’intesa di per sé salutare. Fa l’esempio della donna sofferente di cancro della mammella che sceglie di non farsi assistere nel “migliore centro degli Stati Uniti” perché “non le hanno toccato il seno”. Si sono accontentati, per così dire, di valutare la sua storia clinica, di esaminare i dati biomolecolari, di osservare con la massima attenzione l’imaging diagnostico. A lei, però, non bastava, perché cercava qualcosa in più.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/The-doctor.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2026" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="The doctor" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/The-doctor-300x202.jpg" alt="" width="150" height="103" /></a>Ascolto Verghese mentre ricorda uno dei dipinti più classici della professione di medico, <em>The doctor</em>, conservato alla National Gallery; qui è lo sguardo intenso del curante che si sostituisce alla mano. Metto in pausa il video per andare sul suo <a href="http://www.abrahamverghese.com/">sito</a> e poi su <a href="http://www.amazon.com/Abraham-Verghese/e/B000AP9LZ0">Amazon</a> per vedere qual è l’ultimo libro di questo medico che scrive. Scopro che, all’inizio degli anni Novanta, ha tolto il camice bianco per andare a studiare scrittura alla Iowa University. C’è un <a href="http://www.uiowa.edu/%7Eiww/about.htm">Writers’ Workshop</a>, là, che ha l’aria di essere davvero interessante.</p>
<p>Torno alle mani e alla <a href="http://www.who.int/gpsc/information_centre/en/">campagna</a> dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per motivare medici e infermieri a curare la propria igiene: solo 4 su 10 lo fanno abitualmente e in maniera corretta; questa mancanza di <em>compliance</em> è dovuta il più delle volte alla lontananza del lavandino o all’assenza di un detergente appropriato. C’è uno <a href="http://www.who.int/gpsc/5may/hhsa_framework/en/index.html">strumento di autovalutazione</a>, sul sito dell’OMS, utile per capire quanti anni luce dista il proprio servizio dagli standard che potrebbero garantire sicurezza.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Verghese_mani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2027" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="Verghese_mani" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Verghese_mani.jpg" alt="" width="200" height="137" /></a>Voglio tornare a guardare Verghese, ma prima di riavviare il video leggo la sintesi delle 25 cose che le mani possono aiutare a capire circa la salute del malato: <a href="http://stanmed.stanford.edu/2010summer/article3a.html">Exam techniques every doctor should know</a>. E’ sul sito della Stanford University. Così scrive Verghese: ““I view the bedside exam as ritual, and rituals are about transformation. The person becomes vulnerable and invests great authority in another. The patient disrobes and allows touching — that is a very significant ritual. If the other person’s skills are not up to the investment of authority, nothing happens.” E ripenso alla mia sensazione di calma provata durante la visita leggendo cosa dice un altro medico dell’università californiana, Daniel Sedehi, docente di Medicina Interna: “For the patients, physical contact — the laying on of hands — has therapeutic benefit, for psychosocial and physical reasons,” Sedehi says. “My belief is that the physical exam allows patients to relieve some of their stress. If they’re not talking to and seeing their physician, they’re kind of left in the dark. I think our culture has been that people expect the physician to examine them. Without that, the emotions may run wild.”</p>
<p>Chiudo la TED conference. Bellissima. Seguirla è stato un piacere durato ben oltre i minuti del video. Adesso so diverse cose che ieri non sapevo. Ho avuto la conferma di una cosa letta in treno stamattina, scritta/detta da <a href="https://plus.google.com/112642281531970605760#112642281531970605760/posts">Erwin Blom</a>: “With digital media I can get customized content and therefore more of what fascinates me and less of what don’t interest me. And digital media are dynamic and can be current at any moment”.</p>
<p>In conclusion: “I read more than ever”.</p>
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		<title>Scilipoti e le campane di cristallo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 12:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“È una frode pericolosa che sanno vendere molto bene”, sostiene su Internazionale Steven Salzberg, un biologo dell’università del  Maryland a College Park, parlando della medicina alternativa. &#8220;Quando una cosa funziona, non è poi così diicile dimostrarlo. Queste persone cercano da anni di dimostrare che le loro cure alternative funzionano, e non ci riescono. Ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Salzberg.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1890" title="Steven Salzberg" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Salzberg-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>“È una frode pericolosa che sanno vendere molto bene”, sostiene su <em>Internazionale</em> Steven Salzberg, un biologo dell’università del  Maryland a College Park, parlando della medicina alternativa.</p>
<p>&#8220;Quando una cosa funziona, non è poi così diicile dimostrarlo. Queste persone cercano da anni di dimostrare che le loro cure alternative funzionano, e non ci riescono. Ma non lo ammetteranno mai e andranno avanti così. È ovvio, guadagnano troppi soldi”.</p>
<p>Le medicine alternative &#8211; o complementari o olistiche: come vi pare &#8211; anche quando &#8220;funzionano&#8221; non se ne conosce il motivo. &#8220;La letteratura scientifica &#8211; sottolinea ancora Freedman, l&#8217;autore dell&#8217;articolo ripreso da <em>The Atlantic</em> &#8211; è piena di studi appro<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Novella.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1891" title="Steven Novella" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/07/Steven-Novella-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>fonditi i quali dimostrano che praticamente tutti i trattamenti alternativi, comprese l’omeopatia, l’agopuntura e la chiropratica, non aiutano i pazienti più di quanto facciano certi metodi inventati per truffare la gente.&#8221; Non ci sono basi scientifiche, ma certe cose non si possono dire&#8230;</p>
<p>“I medici alternativi hanno un grande vantaggio”, afferma Steven Novella, neurologo di Yale e blogger a <a href="http://www.sciencebasedmedicine.org/index.php/author/steven-novella/">Science-based medicine</a>. “<strong>Possono mentire ai pazienti. Io non posso farlo</strong>”.</p>
<p>Qualcuno ha meno remore: chi ci governa.</p>
<p>Al convegno sulla Medicina della natura alla Sala delle Colonne di Montecitorio si respirava aria da Bagaglino, con Pippo Franco ad aprire gli interventi: comico, ma anche produttore di elettromedicali. Ad invitarlo all’evento era l’Onorevole Domenico Scilipoti, il Responsabile. E, avendole telefonato per saperne di più, sempre di <em>responsabilità</em> mi ha parlato anche un’altra relatrice, Fiorella Capuano; è avvocato e quasi si scusa: “Mi avevano detto di non venire per non essere associata alle polemiche seguite alla … come dire? scelta dell’Onorevole di cambiare schieramento di Governo. Ma io <strong>sono una scienziata – mi raccomando, scriva così, non una scientista</strong> – e sperimento, perché fa parte dell’evoluzione umana andare sempre a caccia di nuove cose”. Cacciatrice ed esperta in Cromopuntura e suono delle Campane di cristallo. Prego? Ma sì, medicina vibrazionale e disponibilità a nutrirsi di luce. “Per diventare tutti bretaristi”. Come scusi? “È un neologismo da una parola inglese: breath, respiro. Potremmo tutti nutrirci di aria e di luce, vivremmo lo stesso senza mangiare. Non crede? È provato”.</p>
<p>Steven Novella si sbaglia: è provato. “Può accadere che chi viene da me si accorga di avere benefici, che derivano più dalla predisposizione mentale al rilassamento, dato che abbiamo tutti necessità di fermarsi dallo stress della vita quotidiana”. <strong>Eh sì, può accadere</strong>. C’è chi ascolta le campane di cristallo e chi si fa un Cynar. Bisogna uscire dalla “Matrix” tradizionale, spiega un altro relatore che “affronta e risolve con approccio olistico, psichico e sciamanico, difficoltà emozionali, fisiche e spirituali”. L&#8217;avvocato ha parlato appena prima di Danilo Doneguzzi, psichiatra che diffonde in Italia le cinque leggi biologiche del dottor Hamer, fondatore della Nuova Medicina germanica e radiato nel 1986 dall’ordine dei Medici tedeschi. Negli ambienti di una delle massime istituzioni della Repubblica, <strong>si assisteva alla nascita della Medicina della Libertà</strong> ascoltando l’ultima relazione: <strong>Scie chimiche e democrazie dirette</strong>.</p>
<div>L&#8217;approfondimento letto su <em>Internazionale</em> lascia una porta aperta alle &#8220;alternative&#8221; in nome dei benefici che, per un effetto placebo, arrecherebbero ai pazienti. Per tornare a Pippo Franco, si stava un po&#8217; meglio anche quando si guardava la Fenech. Ma avrebbe dovuto pagarla la mutua?</div>
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		<title>Voglio Xavi ministro della Salute</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 10:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rivedo alcuni minuti di Barcellona &#8211; Real Madrid semifinale di Champions League del 2011. Non sono sul divano di casa ma al workshop della Rete Italiana per l&#8217;Health Technology Assessment; mi sembra il modo migliore per spiegare l&#8217;utilità del network in Sanità. Ma anche nella vita. Guarda il video: Barca vs Real Madrid: un network [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Barca-abbracciato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1818" title="Barca abbracciato" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Barca-abbracciato-150x150.jpg" alt="" width="80" height="80" /></a>Rivedo alcuni minuti di Barcellona &#8211; Real Madrid semifinale di Champions League del 2011. Non sono sul divano di casa ma al workshop della Rete Italiana per l&#8217;Health Technology Assessment; mi sembra il modo migliore per spiegare <strong>l&#8217;utilità del network in Sanità</strong>. Ma anche nella vita.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZEoyNVHpp7w"><em>Guarda il video</em>: Barca vs Real Madrid: un network contro solisti</a></p>
<p>In un network che funziona (e il Barca è un esempio straordinario)&#8230;</p>
<ol>
<li>Gioca gente <strong>simile</strong></li>
<li>Si gioca in <strong>assistenza</strong>: ognuno si offre all&#8217;altro come sponda</li>
<li>Ciascuno ha il proprio <strong>ruolo</strong>, ma spesso i ruoli sono intercambiabili</li>
<li>Tutti <strong>sanno </strong>cosa fare</li>
<li>Si punta a risultati <strong>concreti</strong></li>
<li>Si fanno le cose <strong>semplici</strong>: palla bassa e niente lanci</li>
<li>Non si spreca il <strong>tempo</strong>, ma non si ha fretta</li>
<li>Condividendo (il pallone, le guarigioni, i successi&#8230;) ci si <strong>diverte</strong>.</li>
</ol>
<p>A questo proposito, scrive Clay Shirky: &#8220;The sharing, in fact, is what makes the making fun&#8221;.</p>
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		<title>Dove trovare immagini per le presentazioni?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 09:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dove trovi le immagini per le presentazioni?&#8221; E&#8217; una domanda che sento spesso dopo gli interventi a convegni o a seminari e allora provo a rispondere. Foto fatte da me. Giro con una digitale nello zainetto: niente di particolare, abbastanza vecchia e pesante. Serve per fotografare cose strane da associare a concetti, sfondi o pattern [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dove trovi le immagini per le presentazioni?&#8221;</strong><br />
E&#8217; una domanda che sento spesso dopo gli interventi a convegni o a seminari e allora provo a rispondere.</p>
<div id="attachment_1786" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/VFC_abbreviazione.png"><img class="size-thumbnail wp-image-1786" title="VFC_abbreviazione" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/VFC_abbreviazione-150x150.png" alt="" width="100" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Il VFC su un muro di Roma.</p></div>
<p><strong>Foto fatte da me</strong>. Giro con una digitale nello zainetto: niente di particolare, abbastanza vecchia e pesante. Serve per fotografare cose strane da associare a concetti, sfondi o pattern (cieli, nuvole, muri, campi) e graffiti.</p>
<p>Questi sono utilissimi: svegliano la gente e si fanno ricordare. La scritta VFC spruzzata da Giada su un muro di Roma la uso per suggerire ai medici che scrivono di non esagerare con le abbreviazioni.</p>
<p>Per la cronaca, VFC è l&#8217;acronimo di &#8220;Vaccine For Children&#8221;, mica di vaffanculo eh&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1796" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/BH_Puglia2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1796" title="BH_Puglia" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/BH_Puglia2-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Il Salento di Brigitte.</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Foto fatte da amici</strong>. Gli album degli amici su Facebook sono una fonte preziosa.</p>
<p>Li sfoglio con curiosità non per sapere se hanno nuovi fidanzati ma per rubare il loro sguardo sul mondo. Avverto sempre, perché sono contenti di sapere che una loro foto scattata chissà dove può accompagnare un ragionamento su cose in apparenza anche molto distanti.</p>
<p>Tra le foto di amici trovo mari, volti, mani, sorrisi, ancora nuvole, alberi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1790" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Kindle_e_busta.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1790" title="Kindle_e_busta" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Kindle_e_busta-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Il Kindle di un utente Flickr.</p></div>
<p><strong>Foto fatte da persone brave che non conosco.</strong> Per questo c&#8217;è Flickr, soprattutto.</p>
<p>Gran parte delle immagini è coperta da copyright; per questa ragione, per fare prima, uso la ricerca avanzata chiedendo solo foto pubblicate con la licenza Creative Commons. E&#8217; possibile scaricarle in formati di diversa dimensione.</p>
<p>C&#8217;è anche Picasa, comunque: meno ricco, ma potenzialmente utile anche se cercare foto somiglia troppo ad una search in Google Images&#8230;</p>
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<div id="attachment_1793" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Pioggia_in_macchina.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1793" title="Pioggia_in_macchina" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/Pioggia_in_macchina-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Da una &quot;Galleria&quot; di Repubblica...</p></div>
<p><strong>Foto fatte da gente capace.</strong> Non che gli amici non lo siano, ma archiviare delle foto professionali è una gran bella soddisfazione. Come riuscirci? Personalmente, seguo le segnalazioni che quotidiani e riviste professionali fanno di premi e concorsi.</p>
<p>Si tratta, per lo più, di &#8220;gallerie&#8221; tematiche. Quando non c&#8217;è Flash di mezzo, salvare le foto è molto semplice. La foto accanto era di una serie di immagini di traffico cittadino visto dall&#8217;interno di un&#8217;automobile: sotto la pioggia e senza tergicristallo. Splendide: ideali per rendere la complessità, l&#8217;indecisione, una prognosi incerta&#8230;</p>
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<div id="attachment_1795" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><strong><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/scandalizzarsi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1795" title="ROCHRF-00001910-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/06/scandalizzarsi-150x150.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Che starà guardando?</p></div>
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<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Foto di banche dati.</strong> Lavorando in una casa editrice sono fortunato, perché posso accedere a diverse banche dati di immagini. E&#8217; un &#8220;privilegio&#8221; non così esclusivo come potrebbe sembrare: la registrazione annuale può costare anche poco, meno di un centinaio di euro che, nel caso di un&#8217;istituzione, è davvero poca cosa. Un servizio da raccomandare caldamente a qualsiasi Asl o industria farmaceutica&#8230;</p>
<p>La foto accanto è presa da Photostogo.com una risorsa eccellente per le still life e per le ambitissime immagini &#8220;a fondo bianco&#8221; che valorizzano qualsiasi presentazione. Una ragazza scandalizzata è ottima per parlare di conflitti di interesse, ma anche di <em>retractions</em> e altre <em>malpractice </em>editoriali&#8230;</p>
<p>Di foto belle ce n&#8217;è un sacco. Non esageriamo, però: sono relazioni e non lezioni di fotografia&#8230;</p>
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		<title>PowerPoint, pizza e ricotta</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 09:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Vacci piano con le diapositive blu con i testi gialli: prova a consigliarlo a un medico e ti guarderà incredulo o come guarderebbe chi avesse insultato sua madre. Soffre di horror vacui la gran parte dei camici bianchi, al punto da pensare che &#8211; fosse per loro &#8211; preferirebbero andare in giro per l&#8217;ospedale con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vacci piano con le diapositive blu con i testi gialli: prova a consigliarlo a un medico e ti guarderà incredulo o come guarderebbe chi avesse insultato sua madre.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/Diapositiva-blu_bassa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1736" title="Diapositiva blu_bassa" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/Diapositiva-blu_bassa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>Soffre di horror vacui la gran parte dei camici bianchi</strong>, al punto da pensare che &#8211; fosse per loro &#8211; preferirebbero andare in giro per l&#8217;ospedale con il camice blu a pallini gialli. E questo terrore del vuoto, dello spazio libero, si riflette nei PowerPoint che rendono insostenibile la quasi totalità delle relazioni congressuali. Ai template col fondo scuro si associano testi lunghissimi che vengono immancabilmente recitati davanti ad un pubblico in progressivo assopimento.</p>
<p>Pare che il tempo medio per addormentarsi sia di 7 minuti: ai congressi la media si riduce sensibilmente&#8230;</p>
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<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/Garr-Reynolds_Esempio_slide_white.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-1732" style="margin-left: 1px; margin-right: 5px; border: 1px solid black;" title="Garr Reynolds_Esempio_slide_white" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/Garr-Reynolds_Esempio_slide_white.bmp" alt="" width="148" height="111" /></a>Considera che&#8230;</p>
<p>Un layout scuro funziona solo in ambienti <strong>quasi bui</strong><br />
Rende &#8221;<strong>drammatica</strong>&#8221; qualsiasi relazione<br />
Complica l&#8217;inserimento di immagini: le <strong>illustrazioni stanno male </strong>con il fondo blu<br />
<strong>Impedisce l&#8217;uso delle ombre</strong>, essenziali per dare profondità alle slides.</p>
<p>Tre pareri importanti per decidere di preferire il bianco:</p>
<ul>
<li>&#8220;The use and misuse of whitespace determines a slide&#8217;s effectiveness&#8221; (Nancy Duarte)</li>
<li>Distrae chi ascolta perché indirizza verso i testi che risaltano di più (Garr Reynolds)</li>
<li>&#8220;La creazione di spazi bianchi permette a ciò che sta sullo sfondo di emergere&#8221; (John Maeda).</li>
</ul>
<p>E&#8217; proprio vero che <strong>il PowerPoint è una pizza</strong>: oltre a essere sempre uguale, tutti pensano di saperla fare e credono che più cose ci mettono meglio è. Il fondo blu e i pallini gialli equivalgono all&#8217;ananas e al chorizo.</p>
<p>L&#8217;unica è <strong>preferire la pizza bianca </strong>(la focaccia, per chi non è romano) con la ricotta: <strong>bianco su bianco</strong>. Così, anche una semplice aggiuga, un pomodorino o un cappero risalteranno in tutta la loro bellezza &#8230;</p>
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		<title>Immobili foto in movimento</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 22:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ldf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente (a Reggio Emilia) con le foto di Kubrick, quelle scattate ancora adolescente con la Graflex ricevuta a tredici anni dal padre medico e pubblicate su Look. Per capire, è utile un articolo di Frederick Raphael sul Guardian: &#8220;an unmoving movie, which primes and frustrates the viewer&#8217;s wish to know more&#8221;. Immagini ferme in movimento: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1703" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/stanley_kubrick_Shoeshiner_1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1703    " title="stanley_kubrick_Shoeshiner_1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/stanley_kubrick_Shoeshiner_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il lustrascarpe dodicenne a NYC</p></div>
<p>Finalmente (a <a href="http://www.fotografiaeuropea.it/Sezione.jsp?titolo=Stanley+Kubrick+1945-50&amp;idSezione=1196">Reggio Emilia</a>) con le foto di Kubrick, quelle scattate ancora adolescente con la <a href="http://graflex.org/">Graflex </a>ricevuta a tredici anni dal padre medico e pubblicate su <em>Look</em>. Per capire, è utile un <a href="http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2005/nov/26/photography">articolo </a>di Frederick Raphael sul <em>Guardian</em>: &#8220;an unmoving movie, which primes and frustrates the viewer&#8217;s wish to know more&#8221;. <strong>Immagini ferme in movimento</strong>: questo sono.</p>
<p>Perché sì, puoi pensare mille cose, di immagini del genere: com&#8217;è dolce il lustrascarpe dodicenne newyorkese o quanto è figo Rocky Graziano sotto la doccia. Quanto è intenso il mondo del jazz o sexy Montgomery Cliff in mutande sul divano. Ma l&#8217;entusiasmo è per il dinamismo di foto appiccicate al muro che viste insieme fanno un film.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1705" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/Kubrick_Rocky_graziano_sotto_la_doccia.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1705" title="Kubrick_Rocky_graziano_sotto_la_doccia" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/Kubrick_Rocky_graziano_sotto_la_doccia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> Rocky sotto la doccia.</p></div>
<p>C&#8217;è movimento nelle pieghe di un marmo o di una facciata barocca ed è una qualità che, se assente, rende una figura dipinta &#8220;doppiamente morta&#8221; perché è finzione e non mostra movimento, nè di mente nè di corpo. Lo diceva Leonardo e lo riferisce <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Arnheim">Rudolf Arnheim</a> nell&#8217;insuperabile (come il tonno) <em><a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=672741">Arte e percezione visiva</a></em>. (E&#8217; un testo ancora fondamentale per leggere le immagini; pubblicato nel 1962, fu tradotto da Gillo Dorfles e riletto da Arnheim per un controllo: aveva vissuto sei anni in Italia &#8211; dal 1933 al 1939 &#8211; e quando parlava di Roma la chiamava &#8220;casa mia&#8221;.) La sensazione di movimento è data dalla forma triangolare e dall&#8217;obliquo: dimostra di saperlo Kubrick che mette in scena il suo &#8220;unmoved movie&#8221; intorno a corde, catene, funi, sbarre di cancelli e tubi di doccia che limitano lo spazio e disegnano cunei tracciati da rette che attraversano il mondo fotografato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1714" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/stanley_kubrick_Portugal_11.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1714" title="stanley_kubrick_Portugal_1" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/05/stanley_kubrick_Portugal_11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle foto del reportage di Kubrick giovanissimo dal Portogallo: l&#39;unico fuori dagli States.</p></div>
<p><strong>E&#8217; l&#8217;obliquità che suggerisce il movimento</strong>. Di sforzo e impegno, se dal basso/sinistra verso l&#8217;alto/destra, come nella foto dell&#8217;anziana che tira la barca in secca. Di impeto e rapidità, se dall&#8217;alto in basso (destra vs sinistra). Gli effetti dinamici dati da quella che Arnheim chiama &#8220;tensione guidata&#8221; sono la forza delle immagini, ciò che le rende attraenti e memorabili. <strong>La tensione moltiplicata dall&#8217;essere in sequenza,</strong> scattate e ordinate secondo un ritmo che solo un appassionato &#8220;drummer&#8221; come il giovane Kubrick poteva avere nel sangue.</p>
<p><strong>Tensione e ritmo</strong>: ricordiamoli nello scegliere le illustrazioni che accompagneranno un documento o una conferenza. Preferiamo foto che raccontino una storia, che abbiano in sé forza e dinamismo, tali da dare cadenza viva al nostro testo/parlato anche nel momento in cui riprenderemo fiato, noi o il nostro scritto.</p>
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