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	<title>dottprof.com &#187; Suoni/Ascolti</title>
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	<description>Tecnologia, comunicazione e risorse in medicina: tutto quello che vorresti chiedere ma hai paura di sapere. E nemmeno sai tanto a chi chiedere...</description>
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		<title>Ebook, neve e la Szymborska</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 15:40:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Doppia pagina della &#8220;Lettura&#8221; sul Corriere di domenica per un giovanotto ladruncolo di nome e di fatto. Oggetto delle sue brame è l&#8217;ebook: confessa di scaricarne a mazzi dal web, beninteso da siti pirata e senza tirar fuori un euro. Eppure, anche lui vive di diritti d&#8217;autore sulle vendite dei suoi libri pubblicati con Bompiani: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/02/gatto_con_ebook.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2242" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="gatto_con_ebook" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2012/02/gatto_con_ebook.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Doppia pagina della &#8220;Lettura&#8221; sul Corriere di domenica per un giovanotto ladruncolo di nome e di fatto.<br />
Oggetto delle sue brame è l&#8217;ebook: confessa di scaricarne a mazzi dal web, beninteso da siti pirata e senza tirar fuori un euro. Eppure, anche lui vive di diritti d&#8217;autore sulle vendite dei suoi libri pubblicati con <a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/autore/latronico_vincenzo.html">Bompiani</a>: &#8220;pur avendo ogni interesse &#8216;egoista&#8217;, in quanto scrittore, a che i diritti d&#8217;autore siano rispettati, non li rispetto&#8221;.<br />
Nel suo diluvio di confessioni domenicali si salva la goccia della frase di Nanni Balestrini, secondo il quale il libro è una sorta di incidente di percorso della letteratura: prima di Gutenberg e dopo Berners Lee, la parola scritta fece e farà a meno della carta. Chi può dirlo? Forse nessuno, anche se non passa giorno che non piovino opinioni sugli ebook. Di questi tempi, sembra esistano solo la neve e i libri digitali.</p>
<p>L&#8217;Associazione Editori &#8220;scopre&#8221; che sono a rischio di pirateria: &#8220;dei 19.000 e-book in commercio, oltre 15.000 sono anche disponibili al download in copia pirata. E ancora, dei 25 (libri cartacei) best seller nella classifica della settimana scorsa di Ibs, almeno 19 avrebbero già una versione pirata. Il «tasso di pirateria» non cambia peraltro tra i libri per cui esiste una versione legale (si trova quella pirata nel 76,5% dei casi) e quelli per cui non esiste (75%).&#8221;  La cosa divertente è che Latronico ammette di rubarli e, soprattutto, di abbandonarne presto la lettura: sarà vero che, senza la leva del costo, qualsiasi bene perde di interesse?  La pirateria è un passatempo troppo facile per essere sconfitto, sostiene Paul Tassi su <a href="http://www.forbes.com/sites/insertcoin/2012/02/03/you-will-never-kill-piracy-and-piracy-will-never-kill-you/3/">Forbes</a>, e forse ha ragione nel dire che (se i pirati sono ormai &#8220;eroi buoni&#8221; per i giovani) alla lunga non ci faranno del male. In uno scenario così poco decifrabile, ad avere certezze sono solo i profeti entusiasti di IfBookThen che prevedono derive apocalittiche per il libro tradizionale.</p>
<p>Naufragio più che probabile, intendiamoci, ma siamo sicuri sia colpa (o merito?) dell&#8217;ebook? Un gennaio da dimenticare (vedi i dati di <a href="http://www.thebookseller.com/news/retail-sales-see-%27second-worst-january%27-since-records-began.html">The Bookseller</a>) potrebbe essere piuttosto dovuto alla scarsa di vena dei narratori, alla ripetitività di una saggistica solo (o quasi) televisiva o alla mancanza di fantasia di librerie che pensano di risolvere il problema sistemando qua e là qualche scomoda poltroncina.<br />
Il libro, come lo conosciamo, è probabile che non sopravviva ad editori e librai, altro che ad internet. E, comunque, non sarà l&#8217;ebook a farlo fuori. Piuttostotutti noi, con Facebook, Twitter o YouTube.<br />
Chiudo. E ascolto Licia Miglietta <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dQ7qFd_punc">recitare </a>la Szymborska.</p>
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		<title>Toccati dal medico</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 13:04:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando Cesare, l’altra sera, mi ha chiesto di togliere la camicia e ha iniziato ad auscultarmi il petto ho provato un senso di sollievo. Ho avuto conferma che si stesse prendendo cura di me e sono sicuro che questo contatto abbia anche influenzato il risultato della misurazione della pressione. Per una volta, niente ipertensione da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Cesare, l’altra sera, mi ha chiesto di togliere la camicia e ha iniziato ad auscultarmi il petto ho provato un senso di sollievo. Ho avuto conferma che si stesse prendendo cura di me e sono sicuro che questo contatto abbia anche influenzato il risultato della misurazione della pressione. Per una volta, niente ipertensione da camice bianco.</p>
<p>Mentre procedeva la percussione pensavo alla spilla sul camice dei medici dell’ospedale pediatrico di Roma: invita i ragazzini a chiedere “Dottore, ti sei lavato le mani?”. Chissà se qualcuno la fa, ‘sta domanda, se trova il coraggio di chiedere al medico se ha le mani pulite, se questo straordinario strumento è tenuto in ordine, pronto ad essere usato.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Abraham_Verghese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2025" style="margin-top: 8px; margin-bottom: 8px;" title="Abraham_Verghese" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Abraham_Verghese-300x165.jpg" alt="" width="200" height="109" /></a>A visita finita, torno a pensare alle mani del dottore guardando la bellissima TED Conference di Abraham Verghese, docente di <em>Theory and Practice of Medicine</em> a Stanford. Già il titolo, <strong><a href="http://www.ted.com/talks/abraham_verghese_a_doctor_s_touch.html">A doctor’s touch</a></strong>, lasciava ben sperare: 18 minuti, come tutte le TED, durante i quali l’esposizione di un problema (la progressiva distanza tra il medico e il malato) era sostenuto da ricordi e aneddoti, ricostruzioni storiche e, cosa più importante, modi possibili per sciogliere questo nodo. <strong>La soluzione è a portata di … mano</strong>, è il caso di dire. Verghese è convinto che, proprio attraverso il contatto tra le dita del medico e il corpo dell’ammalato, sia possibile riannodare il filo di un’intesa di per sé salutare. Fa l’esempio della donna sofferente di cancro della mammella che sceglie di non farsi assistere nel “migliore centro degli Stati Uniti” perché “non le hanno toccato il seno”. Si sono accontentati, per così dire, di valutare la sua storia clinica, di esaminare i dati biomolecolari, di osservare con la massima attenzione l’imaging diagnostico. A lei, però, non bastava, perché cercava qualcosa in più.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/The-doctor.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2026" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="The doctor" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/The-doctor-300x202.jpg" alt="" width="150" height="103" /></a>Ascolto Verghese mentre ricorda uno dei dipinti più classici della professione di medico, <em>The doctor</em>, conservato alla National Gallery; qui è lo sguardo intenso del curante che si sostituisce alla mano. Metto in pausa il video per andare sul suo <a href="http://www.abrahamverghese.com/">sito</a> e poi su <a href="http://www.amazon.com/Abraham-Verghese/e/B000AP9LZ0">Amazon</a> per vedere qual è l’ultimo libro di questo medico che scrive. Scopro che, all’inizio degli anni Novanta, ha tolto il camice bianco per andare a studiare scrittura alla Iowa University. C’è un <a href="http://www.uiowa.edu/%7Eiww/about.htm">Writers’ Workshop</a>, là, che ha l’aria di essere davvero interessante.</p>
<p>Torno alle mani e alla <a href="http://www.who.int/gpsc/information_centre/en/">campagna</a> dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per motivare medici e infermieri a curare la propria igiene: solo 4 su 10 lo fanno abitualmente e in maniera corretta; questa mancanza di <em>compliance</em> è dovuta il più delle volte alla lontananza del lavandino o all’assenza di un detergente appropriato. C’è uno <a href="http://www.who.int/gpsc/5may/hhsa_framework/en/index.html">strumento di autovalutazione</a>, sul sito dell’OMS, utile per capire quanti anni luce dista il proprio servizio dagli standard che potrebbero garantire sicurezza.</p>
<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Verghese_mani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2027" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="Verghese_mani" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/09/Verghese_mani.jpg" alt="" width="200" height="137" /></a>Voglio tornare a guardare Verghese, ma prima di riavviare il video leggo la sintesi delle 25 cose che le mani possono aiutare a capire circa la salute del malato: <a href="http://stanmed.stanford.edu/2010summer/article3a.html">Exam techniques every doctor should know</a>. E’ sul sito della Stanford University. Così scrive Verghese: ““I view the bedside exam as ritual, and rituals are about transformation. The person becomes vulnerable and invests great authority in another. The patient disrobes and allows touching — that is a very significant ritual. If the other person’s skills are not up to the investment of authority, nothing happens.” E ripenso alla mia sensazione di calma provata durante la visita leggendo cosa dice un altro medico dell’università californiana, Daniel Sedehi, docente di Medicina Interna: “For the patients, physical contact — the laying on of hands — has therapeutic benefit, for psychosocial and physical reasons,” Sedehi says. “My belief is that the physical exam allows patients to relieve some of their stress. If they’re not talking to and seeing their physician, they’re kind of left in the dark. I think our culture has been that people expect the physician to examine them. Without that, the emotions may run wild.”</p>
<p>Chiudo la TED conference. Bellissima. Seguirla è stato un piacere durato ben oltre i minuti del video. Adesso so diverse cose che ieri non sapevo. Ho avuto la conferma di una cosa letta in treno stamattina, scritta/detta da <a href="https://plus.google.com/112642281531970605760#112642281531970605760/posts">Erwin Blom</a>: “With digital media I can get customized content and therefore more of what fascinates me and less of what don’t interest me. And digital media are dynamic and can be current at any moment”.</p>
<p>In conclusion: “I read more than ever”.</p>
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		<title>Meno musica e più libri per i bambini? Mah &#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 15:13:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fagli spegnere la musica e digli di aprire un libro. Solo così proteggerai tuo figlio dalla depressione. Questo, in estrema sintesi, ci dice una ricerca condotta a Pittsburgh e pubblicata sugli Archives of Pediatrics &#38; Adolescent Medicine. Ma è improbabile che sia vero. La ricerca ha confrontato l&#8217;effetto di sei tipi di media differenti (televisione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/04/Ragazzino-coi-libri_bassa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1624" title="F1ONRF-00015760-001" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/04/Ragazzino-coi-libri_bassa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Fagli spegnere la musica e digli di aprire un libro. Solo così proteggerai tuo figlio dalla depressione. Questo, in estrema sintesi, ci dice una ricerca condotta a Pittsburgh e pubblicata sugli <em>Archives of Pediatrics &amp; Adolescent Medicine.</em> Ma è improbabile che sia vero<em><strong>.</strong><br />
</em></p>
<p>La ricerca ha confrontato l&#8217;effetto di sei tipi di media differenti (televisione e film, musica, videogiochi, internet, giornali e quotidiani, libri) sulla salute psicologica di 106 adolescenti della città statunitense. <strong>I risultati non sarebbero incoraggianti e, soprattutto, sono incomprensibili</strong>. Il disturbo depressivo maggiore sarebbe associato positivamente (per modo di dire) alla &#8220;esposizione alla musica pop&#8221; e negativamente alla frequentazione di libri e, in genere, di pubblicazioni a stampa.</p>
<p>Purtroppo, studi come questo sono ripresi dai giornali producendo un effetto a catena; nessuno informa il lettore che i &#8220;soggetti studiati&#8221; erano 106 (d&#8217;accordo che i bambini sono diminuiti, ma vogliamo discutere la rappresentatività del campione?); nessuno spiega che stiamo parlando di bambini di Pittsburg, una città che vive problematiche abbastanza particolari, marginalmente toccata dalla crisi economica, che (tra l&#8217;altro) vive in buona misura sull&#8217;indotto dalla assistenza e dalla ricerca sanitaria e che &#8211; per esempio &#8211; garantisce agli insegnanti una delle retribuzioni più elevate negli Usa.</p>
<p><strong>Una città dove il 20 per cento della popolazione ha meno di 18 anni</strong> che può godersi uno dei Children&#8217;s Museum più famosi del mondo. Dove però, ai piccoli visitatori, vengono proposte delle <em>Lunch Box</em> con delle scelte terrificanti:</p>
<ul>
<li>Peanut Butter and Jelly</li>
<li>Cheese Sandwich</li>
<li>Hot Dog</li>
<li>Turkey &amp; Cheese Sandwich</li>
</ul>
<p>Perché non si occupano di questo, piuttosto, i pediatri e gli psichiatri di Pittsburgh?</p>
<p>Fonte: Primack BA, et al. Using ecological momentary assessment to determine media use by individuals with and without Major Depressive Disorder. Arch Pediatr Adolesc Med 2011;165:360-5. doi:10.1001/archpediatrics.2011.27</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>London Calling: sarà mica il Lancet?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 15:43:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Creatività, individualismo, approccio anti-establishment: tre caratteristiche che la musica punk ha sempre esaltato, ma che sono comuni anche a una categoria professionale apparentemente assai lontana da ragazzi con i capelli a cresta e giubbotti con le borchie: i ricercatori scientifici. O almeno così sostiene un divertente articolo pubblicato dalla rivista The Scientist. Spiega Bill Cuevas, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Creativ<a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/02/Clash.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1494" title="Clash" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2011/02/Clash-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ità, individualismo, approccio anti-establishment: tre  caratteristiche che la musica punk ha sempre esaltato, ma che sono  comuni anche a una categoria professionale apparentemente assai lontana  da ragazzi con i capelli a cresta e giubbotti con le borchie: i  ricercatori scientifici. O almeno così sostiene un divertente articolo  pubblicato dalla rivista <em>The Scientist</em>.</p>
<p>Spiega Bill Cuevas, biochimico presso l’azienda biotech Genencor e  conduttore radio per hobby alla stazione radio della Stanford  University, KZSU: “L’ethos punk è caratterizzato da un’appassionata  aderenza alla libertà d’espressione e da un’atavica e radicale  diffidenza verso le opinioni dominanti. Anche la ricerca scientifica se  ci pensiamo però è mossa dallo stesso approccio, da una curiosità  insaziabile che va a minare le certezze più diffuse”.</p>
<p>Il punk è un movimento culturale e musicale che ha vissuto il suo  momento di massima gloria a cavallo degli anni ’70 e ’90, ma che ha  comunque influenzato profondamente numerosi ambiti della cultura  occidentale, per esempio la moda. “La cosa più importante del punk era  la libertà di esprimere quello che avevi l’urgenza di esprimere”, spiega  Milo Aukerman, ricercatore alla DuPont ma soprattutto cantante della  leggendaria band punk The Descendents.</p>
<p>Sarà un caso che così tanti punk svolgono la professione di ricercatori  medico-scientifici? Il batterista dei Dillinger Four Lane Pederson,  Gregg Gillis (Girl Talk), Greg Graffin dei Bad Religion sono solo i  primi nomi che vengono in mente.</p>
<p>“E sono tanti gli scienziati che conoscendola abbraccerebbero l’ideologia punk”, giura Cuevas.</p>
<p>Fonte: McCook A. Researchers are punks. The Scientist 10/02/2011<br />
<em></em></p>
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		<title>La Playlist di Febbraio 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 14:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hey: finalmente c&#8217;è una nuova playlist&#8230; guarda lì, tutto a destra! Volevi sentire ancora la vecchia (l&#8217;abbiamo riattivata)? La trovi qui http://www.mixpod.com/playlist/32010014 Buon ascolto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hey: finalmente c&#8217;è una nuova playlist&#8230; guarda lì, tutto a destra!</p>
<p>Volevi sentire ancora la vecchia (l&#8217;abbiamo riattivata)? La trovi qui <a href="http://www.mixpod.com/playlist/32010014" target="_blank">http://www.mixpod.com/playlist/32010014</a></p>
<p>Buon ascolto</p>
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		<title>La Playlist di Ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 14:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo qualche traversia dovuta al cambio della piattaforma di gestione delle playlist (Grooveshark è diventato inaccessibile dall&#8217;Italia), pubblichiamo la playlist di Ottobre; stavolta l&#8217;abbiamo fatta davvero con il randomizzatore e se non vi piace l&#8217;invito è sempre quello di mandarci le vostre liste: le trasformeremo e le pubblicheremo quanto prima!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo qualche traversia dovuta al cambio della piattaforma di <a href="http://www.mixpod.com/index.php" target="_blank">gestione delle playlist</a> (Grooveshark è diventato <strong><a href="http://www.nextopeninnovation.it/site/news/articles/user-created/200909/Dalle-stelle-alle-stalle-in-due-mesi.html" target="_blank">inaccessibile</a></strong> dall&#8217;Italia), pubblichiamo la<strong> playlist di Ottobre</strong>; stavolta l&#8217;abbiamo fatta davvero con il <strong>randomizzatore </strong>e se non vi piace l&#8217;invito è sempre quello di mandarci le vostre liste: le trasformeremo e le pubblicheremo quanto prima!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Playlist di Settembre 2009</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 15:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la pausa estiva riprendono gli appuntamenti con le playlist di DottProf (vedi nella colonna di destra). Fever Ray: dall&#8217;ex-cantante dei The Knife uno splendido esordio. Fanfarlo: me li hanno consigliati i Sigur Rós pissonalmente in pissona, vi basta? The xx e JJ: sono entrambi nella lista della Best New Music di Pitchfork&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la pausa estiva riprendono gli appuntamenti con le playlist di DottProf (vedi nella colonna di destra).</p>
<p><a href="http://feverray.com/" target="_blank">Fever Ray</a>: dall&#8217;ex-cantante dei The Knife uno splendido esordio.</p>
<p><a href="http://www.fanfarlo.com/" target="_blank">Fanfarlo</a>: me li hanno consigliati i Sigur Rós pissonalmente in pissona, vi basta?</p>
<p><a href="http://pitchfork.com/reviews/albums/13400-xx/" target="_blank">The xx</a> e <a href="http://pitchfork.com/reviews/albums/13326-jj-n-2/" target="_blank">JJ</a>: sono entrambi nella lista della Best New Music di <a title="Pitchfork" href="http://pitchfork.com/" target="_blank">Pitchfork</a>&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;iPod ci rende persone migliori?</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 13:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dfrati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Suoni/Ascolti]]></category>

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		<description><![CDATA[L’iPod rende i ricercatori migliori o peggiori? Un interrogativo che dilania le coscienze e sta spaccando il mondo accademico. Beh, non proprio: ma...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-675" title="In corsia con l'iPod" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/07/iPod2piccola1-150x150.jpg" alt="In corsia con l'iPod" width="150" height="150" />L’iPod rende i ricercatori migliori o peggiori? Un interrogativo che dilania le coscienze e sta spaccando il mondo accademico. Beh, non proprio: ma in tempi di Scienza 2.0 e di Information Technology sono questioni ineludibili, poco da fare. E chi siamo noi per eluderle?</p>
<p>Sempre più spesso nei laboratori delle Università o delle aziende e persino nelle corsie di ospedale si vedono operatori con l’iPod alle orecchie, che sul camice bianco ci sta anche bene. Un tool cool, &#8216;na roba di moda o una volgarità paragonabile a un bubble-gum con palloncino annesso?</p>
<p>Elie Dolgin dell’University of Edinburgh cautamente ammette: “In laboratorio ognuno è libero di lavorare con l’iPod in funzione: personalmente lo adoro, e spesso ascolto podcast di carattere scientifico, non necessariamente musica. Ma una parte di me sospetta che sarei uno scienziato migliore se le mie orecchie fossero aperte alle osservazioni e opinioni quotidiane dei miei colleghi. Avrei avuto idee diverse o sarei riuscito a raggiungere dei risultati scientifici più velocemente se avessi interagito con delle persone e non solo con un iPod?” Il biologo Richard Grant ritiene di sì: “L’iPod rende i laboratori più ‘insulari’, e non sono affatto convinto sia una cosa buona”. “Se hai su l’iPod nessuno ti parla”, sintetizza mirabilmente Marissa Sobolewski-Terry, che si occupa di ormoni di scimpanzè alla Universiy of Michigan. “Magari lavori anche di più, ma non impari nulla da chi lavora con te”.</p>
<p>Fermi tutti: Carl Cohen, presidente di Science Management Associates non ci sta: “Gli iPod aiutano a essere più creativi, non più futili. E alle occasioni in cui ci si incontra e ci si confronta si può arrivare più rilassati e concentrati proprio grazie al fatto che si è stati un po’ della giornata da soli grazie all’iPod”. Del resto, isolarsi è una necessità per molti ricercatori: “Quando gli iPod non esistevano nemmeno mi ricordo gente che si metteva cuffie senza nemmno ascoltare la musica solo perché non voleva parlare o aveva bisogno di concentrarsi”, fa notare Renee Edlund del Baylor College of Medicine di Houston.</p>
<p>Nulla di nuovo sotto il cerume, direbbe qualcuno.</p>
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		<title>Una novità: le playlist mensili</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 11:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
				<category><![CDATA[In breve]]></category>
		<category><![CDATA[Suoni/Ascolti]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Playlist]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie al fantastico servizio offerto da Grooveshark DottProf si arricchisce di una nuova feature: le playlist mensili, che trovate sulla colonna di estrema destra (che di questi tempi mi sembra opportuno averne una)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/06/dreamstime_5754907.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-584" title="DocRock" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/06/dreamstime_5754907.jpg" alt="DocRock" width="120" height="143" /></a></p>
<p>Grazie al fantastico servizio offerto da <a title="Grooveshark" href="http://listen.grooveshark.com/" target="_blank">Grooveshark </a>DottProf si arricchisce di una nuova feature: le playlist mensili, che trovate sulla colonna di estrema destra (che di questi tempi mi sembra opportuno averne una).</p>
<p>Per ora facciamo come ci pare, ma ci piacerebbe avere consigli/suggerimenti/integrazioni, dato che &#8211; come scoprirete presto &#8211; i nostri gusti sono molto ma molto ma molto ma molto random: che musica ascoltano i gli &#8220;operatori sanitari&#8221; in macchina? E alla ASL? E in doccia? E in <a title="Musica in sala!" href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/1349553.stm" target="_blank">sala operatoria</a>?</p>
<p>Mandateci le vostre playlist composte da una decina di brani e noi le pubblicheremo volentieri!</p>
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		<title>Influenze musicali suine</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 09:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GiorgioDF</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Suoni/Ascolti]]></category>
		<category><![CDATA[Influenza]]></category>
		<category><![CDATA[maiali]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Non contento (o forse troppo contento&#8230;) di tutto l&#8217;hype che si è creato intorno all&#8217;influenza suina (alzi la mano chi di voi aveva mai sentito la parola &#8220;swine&#8221; prima di qualche giorno fa&#8230;), Stephan Zielinski, un simpatico fotografo/scrittore di San Francisco, si è dilettato nello scrivere un algoritmo che trasformasse la sequenza degli amino acidi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-343" title="Swine FLu" src="http://dottprof.com/wp-content/uploads/2009/04/maiale-150x150.jpg" alt="Swine FLu" width="120" height="120" />Non contento (o forse troppo contento&#8230;) di tutto l&#8217;hype che si è creato intorno all&#8217;influenza suina (alzi la mano chi di voi aveva mai sentito la parola &#8220;swine&#8221; prima di qualche giorno fa&#8230;), Stephan Zielinski, un simpatico fotografo/scrittore di San Francisco, si è dilettato nello scrivere un algoritmo che trasformasse la sequenza degli amino acidi del mitico virus H1N1 in musica ambient.<br />
Il risultato? Personalmente dopo averla sentita preferirei prendermi l&#8217;influenza piuttosto che risentirla&#8230;</p>
<p>Se proprio volete la trovate qui <a title="Musica dall'influenza suina" href="http://stephan-zielinski.com/dwa/2009/04/28/swine-flu-ha-as-ambient-music/" target="_blank">Swine Flu Hemagglutinin</a> (indossate una mascherina prima di sentirla)</p>
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